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Pasquale Scotti è estradato in Italia : finisce una latitanza durata 30 anni .

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A Primeira Turma do Supremo Tribunal Federal (STF) decidiu nesta terça-feira (20) autorizar a extradição para a Itália de Pasquale Scotti, fundador e um dos líderes da organização criminosa conhecida como Nova Camorra Organizada. Condenado à prisão perpétua por ligação com a máfia, ele foi preso no Recife em maio, após 30 anos vivendo no Brasil.

Na mesma sessão, o colegiado também autorizou a entrega para a Colômbia de Marcos de Jesús Figueroa García, conhecido como Marquitos Figueroa, preso no ano passado em Roraima e investigado pelo supostos homicídio de 250 pessoas, entre juizes, promotores e políticos colombianos (leia abaixo).

Scotti foi condenado em 2005 pelo assassinato de mais de 20 pessoas, mas estava desaparecido desde dezembro de 1984, quando fugiu da cadeia após ser detido por ligação com a máfia. Ele tem ainda condenações em 1991 por porte ilegal de arma de fogo, resistência, extorsão e vários homicídios, cometidos entre 1980 e 1983.

Para evitar a extradição, a defesa de Scotti alegou que ele é perseguido político e fugiu da Itália para não ser executado na prisão. Os advogados argumentaram que ele não tem antecedente criminal no Brasil e que não manteve mais contato com a Itália. Além disso, afirmou que ele deveria ficar no país para criar seus dois filhos brasileiros.

Relator do caso no STF, o ministro Luiz Fux considerou que a extradição se enquadra no tratado assinado entre Brasil e Itália e entendeu que não houve perseguição política, já que homicídio é crime comum. Quanto aos filhos, disse que o fato de Scotti ter descendência brasileira não impede a extradição.

“O direito brasileiro prestigia a dignidade da pessoa humana e os sentimentos que gravitam em torno da paternidade. Mas, diante da afirmação de que seus filhos ficarão sem a presença do pai, impõe-se a pergunta: quantos filhos não ficaram sem seus pais em decorrência desses 22 homicídios”, afirmou Fux.

A decisão condiciona a extradição à redução da pena de Scotti para 30 anos na Itália, período máximo em que uma pessoa pode ficar encarcerada no Brasil. Além disso, os ministros do Supremo autorizaram que o italiano comece a cumprir os primeiros dois anos e seis meses isolado de outros detentos, regime previsto na legislação italiana.

Scotti tem dois filhos com uma brasileira — dois meninos — e foi preso quando os levava à escola. Ele se apresentava como Francisco de Castro Visconti, se dizia empresário, dono de uma empresa de importação de alimentos e entretenimento e sócio de uma boate. Ele morava há 28 anos no bairro do Sancho, Zona Oeste do Recife.

Ainda de acordo com a Polícia Federal, o italiano usava identidade falsa, tinha CPF e até título de eleitor ilegais. A identificação dele foi possível pela comparação de impressões digitais. Em maio, quando depôs, ele disse à PF que a família brasileira não sabia de sua identidade real e que resolveu fugir da Itália para não ser morto.

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1 commento

  1. La voce gira. Ci sarebbe una scarna deposizione e un ben più ampio memoriale in cui Pasquale Scotti ammetterebbe di non aver agito solo per conto del boss Raffaele Cutolo. Lo spietato killer della Nco, in un periodo appena successivo la liberazione dell’ex assessore Ciro Cirillo, avrebbe portato a termine “missioni” per non specificate entità coinvolte – a vario titolo – nell’ampia trattativa per salvare la vita dell’ex esponente del partito di Giulio Andreotti.
    Altre attività – lo stesso Scotti – le avrebbe svolte da latitante: “Ero a disposizione, prendevo ordini” avrebbe risposto. Scotti ha già confidato come la sua evasione – la notte di Natale del 1984 – dall’ospedale civile di Caserta non fu improvvisa ma preparata : “I carabinieri mi lasciarono la serratura della cella aperta”. Sono accadimenti lontani, di oltre 30 anni fa, e sono in tanti ad aver paura e temere i racconti dell’ex latitante. In attesa della pubblicazione della sentenza di estradizione e quindi della sua esecuzione entro 20 giorni c’è da registrare una presa di posizione del ministero della Giustizia che smentisce la notizia sul presunto scambio – svelata dal Fattoquotidiano.it e ripresa anche da testate brasiliane – tra l’ex banchiere italo-brasiliano Henrique Pizzolato, condannato a 12 anni e 7 mesi di carcere nell’inchiesta “Mensalao”, da estradare dall’Italia al Brasile e di Scotti da ricondurre dal Brasile all’Italia. Nella nota si sottolinea che il ministro Orlando firmò l’estradizione di Pizzolato il 23 aprile mentre Scotti è stato acciuffato, dopo 31 anni di latitanza, solo un mese dopo ovvero il 26 maggio a Recife. Quindi pochi giorni fa, il 21 ottobre, il Supremo tribunal federal brasiliano, ha sancito l’estradizione dell’ex primula rossa in Italia.
    Nella logica degli avvenimenti, scanditi da date e atti la nota dei funzionari del dicastero di via Arenula, non fa una piega. Occore però stare attenti. Osservare la filigrana dei fatti. Partiamo da un primo punto. L’improvvisa cattura di Pasquale Scotti è anomala.
    Erano anni che diversi pool di investigatori e segugi gli davano la caccia. Indagini non sempre chiare e limpide. Quando si aveva la sensazione di stargli con il fiato sul collo, un ordine superiore e perentorio sanciva un improvviso avvicendamento degli investigatori. Insomma, si ricominciava quasi da zero. Ci sono agenti in pensione e consegnati al silenzio che confidano : “Lo Stato era informato degli spostamenti di Scotti”.
    E’ la solita storia di depistaggi, protezioni e coperture. Qualcuno si muove, qualcosa accade. Un funzionario dello Sco italiano nel corso di un’altra inchiesta “casualmente” osserva delle foto e da un ruga sulla fronte riconosce Scotti, preso.
    Le indagini accertano o meglio accerterebbero che Scotti ha vissuto sempre a Recife. Dubbi, perplessità e verosimiglianze. Curioso un fatto – in molti – a Recife non conoscono Scotti. E’ pur vero, se una persona vive 31 anni in un posto anche se introverso, riservato e con un brutto caratteraccio qualche conoscente, amico pure l’avrà. Niente. Le anomalie non sono finite, anzi. C’è quella più clamorosa e interessante.
    Quando Scotti è stato acciuffato dalle forze dell’ordine mostra in visione un documento di riconoscimento falso che riporta il nome di Francisco Vitale Visconti. Un’identità di comodo e di copertura. Insomma Scotti si spacciava per un’altra persona. Nel codice penale brasiliano è un reato. La legge è chiara. Non ci sono attenuanti. La pena può arrivare fino a due anni di reclusione.
    Mi chiedo : perchè il magistrato brasiliano non ha proceduto d’ufficio alla contestazione del reato? Perchè Scotti non è finito davanti ai giudici ordinari per aver affermato di essere Francisco Vitale Visconti ? Scotti – in caso di condanna – avrebbe dovuto scontare prima i due anni di carcere in Brasile e poi tornare in Italia con l’estradizione. Un contrattempo forse che occorreva evitare. Le autorità brasiliane – si potrebbe ipotizzare – avevano preso impegni precisi: non volevano intralciare l’operazione Pizzolato-Scotti? Forse.
    Fonte : Il Fatto Quotidiano

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