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In una atmosfera da Coppa del Mondo passa alla Camera il si all’impeachment

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Quando Bruno Araujo, un deputato del Psdb, il partito del centro destra, dello Stato di Pernanbuco, è salito sul palchetto di fronte al microfono e ha urlato “Sì”, la Camera di Brasilia è esplosa in un urlo liberatorio. Araujo era il “sì” del quorum, il numero 342, i due terzi degli eletti, che apriva ufficialmente il via libera alla messa in Stato d’accusa della presidente Dilma Rousseff. Gli altri deputati hanno sollevato in aria Araujo portandolo in trionfo come un torero vittorioso e si sono messi a cantare: “Sono brasiliano, con molto orgoglio e molto amore”. La maggioranza contro Dilma a favore dell’impeachment alla fine è schiacciante, al di là delle peggiori previsioni: 367 sì, 137 no, 7 astenuti.
 
Il voto della Camera, dopo tre giorni e notti di dibattiti, sancisce l’inizio dell’allontanamento di Dilma Rousseff dal palazzo di Planalto a Brasilia che adesso dovrà essere confermato dal Senato. Se anche i senatori approveranno, nel loro caso a maggioranza semplice, la presidente verrà sospesa per 180 giorni. Al termine di questo periodo, un nuovo voto del Senato, e poi quello della Corte Suprema, dovranno confermare, o smentire, la sua destituzione. Nel frattempo, il suo vice, Michel Temer, assumerà il potere e formerà un nuovo governo. E’ una svolta maturata nello smarrimento brasiliano degli ultimi mesi fra scandali di corruzione, dura recessione economica e emergenza Zika. E resa possibile dall’uscita dal governo di Dilma del forte partito centrista di Temer che, a marzo, ha rotto la storica coalizione con il Pt di Lula e s’è unito a una opposizione che, da mesi, cercava di rovesciare la presidente.
 
Il grande regista dell’impeachment è stato Eduardo Cunha, il presidente dell’assemblea parlamentare, anche lui del partito di Temer, il Pmdb (movimento democratico brasiliano). Ma è soprattutto una vittoria di San Paolo, la capitale finanziaria del Paese, dove ieri notte migliaia di persone hanno festeggiato il trionfo lungo l’Avenida Paulista, e dove la Confindustria locale, la Fiesp, ha promosso e guidato le proteste che hanno portato alla sconfitta di Dilma. Quello che accadrà da domani è in teoria già scritto nelle regole costituzionali ma non è affatto scontato. Il Paese è diviso e Dilma Rousseff non ha alcuna intenzione di mollare o di dimettersi, come invece sperano i suoi avversari. Gia ieri notte, attraverso José Eduardo Cardozo, l’avvocato dello Stato,  la presidente ha annunciato che continuerà a dare battaglia contro quello che ha definito “un golpe istituzionale”. Un impeachment senza delitto.
 
La debolezza dei vincitori, il partito socialdemocratico (Psdb) di Neves, sconfitto da Dilma nel 2014, è nell’alleanza che hanno stretto con Temer ma soprattutto con Eduardo Cunha. 

Nel caso di Temer esiste contro di lui una richiesta di impeachment per lo stesso motivo di Dilma, il maquillage di bilancio, visto che era il suo vice. In quello di Cunha la situazione è peggiore. Il presidente della Camera è indagato dai giudici dello scandalo Petrobras dopo la scoperta di conti segreti milionari nascosti in Svizzera e in altri paradisi fiscali.

Grazie all’immunità parlamentare di cui gode, Cunha non può essere arrestato. Per la sinistra brasiliana, al governo dal 2002, la disfatta è pesante. Anche se, stando ai sondaggi, l’ex presidente Lula è ancora uno dei leader più popolari nel Paese.

Fonte : Repubblica


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3 Commenti

  1. E adesso quale prospettiva si apre per il Brasile in presenza dell'acuirsi della crisi e del desemprego? Non sarebbe stato meglio un sistema che consentisse di sciogliere le camere e andare subito a nuove elezioni? Se Dilma non ha più l'appoggio parlamentare è ovvio che dovrebbe dimettersi e si dovrebbe votare nuovamente, invece adesso si apre un lungo semestre di vuoto, tra l'altro retto da un vice mai eletto da nessuno.
    Ogni sistema evidentemente ha le sue lacune.

  2. No Marco il vice lo hanno eletto gli stessi elettori di Dilma, votavi Dilma presidente e Temer vice, in internet trovi la foto dell' urna.
    Sara' oltre un semestre prima di indire nuove elezioni, nel frattempo vedranno come gattopardescamente cambiare tutto per non cambiare niente.
    La mia percezione e' che molti di quelli contro credano che una volta uscita Dilma subito dopo si torni all' eterna felicita' del dollaro a 1.6 dei viaggi a Miami dell' auto nuova a 120 rate dell' appartamento comprato sulla carta e venduto poi al doppio…ecc

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