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Panama papers : 800 italiani coinvolti . Ecco dove prendere i soldi per la ripresa caro Renzi .

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Il governo panamense si dichiara pronto a collaborare per il caso dei cosiddetti “Panama papers”, i documenti diffusi su un network di 214 mila società di comodo (off-shore) basate a Panama presso lo studio legale Mossack Fonseca, che emergono da un’inchiesta dell’Icij, il consorzio internazionale dei giornalisti investigativi del quale fa parte anche il settimanale L’Espresso, che ha pubblicato l’inchiesta in Italia. 


I documenti.  Re, primi ministri in carica e non, parenti e amici di uomini potenti,  attori, calciatori ed ex calciatori di oltre 200 Paesi nel mondo. C’è di tutto nel dossier in questione che consiste in 11,5 milioni di file segreti per un totale di 2,6 terabyte – e-mail, PDF e file – che coprono un periodo che va dal 1970 alla primavera del 2016. I documenti forniscono informazioni su leader attuali ed ex, così come celebrità, che avrebbero presumibilmente riciclato miliardi di dollari, evaso tasse con l’aiuto di società all’estero ed evitato sanzioni e presunte attività finanziarie illegali di alcune delle persone più potenti del mondo.


I leader internazionali coinvolti. La lista dei personaggi coinvolti è lunga. Ci sono almeno 12 leader mondiali, o ex tali, tra i quali si segnala la presenza del presidente ucraino Petro Poroshenko, del re saudita Salman, del presidente argentino Mauricio Macri, del primo ministro islandese Sigmundur Gunnlaugsson. Ancor più lunga è la lista dei parenti o dei personaggi strettamente associati ai leader. Si va dal cognato del presidente cinese Xi Jinping, alla figlia dell’ex premier cinese Li Peng, agli amici del presidente russo Vladimir Putin, passando per il figlio del primo ministro malaysianoNajib Razak, i figli del premier pachistano Nawaz Sharif, il padre ormai morto del primo ministro britannico David Cameron. Coinvolto anche Nuraly Aliyev, vice sindaco di Astana e nipote del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, azionista di una società con sede nelle Virgin Island britanniche le cui attività principali sono comprare e vendere yatch di lusso. Ci sono poi alcuni parenti del re del Marocco Mohamed VI, Pilar di Borbone, sorella maggiore dell’ex re di Spagna Juan Carlos, Rami e Hafez Makhlouf, cugini del presidente sirianoBashar al Assad, Juan Armando Hinojosa, imprenditore vicino al presidente messicano Enrique Penha Nieto.


Tra i nomi dei circa 800 italiani coinvolti, secondo l’Espresso anche il presidente di Alitalia e vicepresidente di Unicredit Luca di Montezemolo.



Il Cremlino: manovra contro Putin. Molte delle persone citate negli articoli apparsi nelle ultime ore hanno segnalato di essere in regola con le norme dei loro paesi. Più aggressiva è stata la risposta del Cremlino. Il portavoce del governo, Dmitri Peskov, ha sostenuto che “l’obiettivo principale” dell’inchiesta è Putin e che contro il presidente russo “non c’è nulla di concreto o di nuovo”. Secondo lui, inoltre, la fuga di notizie è partita dalle mosse di “un ex membro della Cia, del Dipartimento di Stato”. Peskov ha anche scagionato sua moglie, la campionessa di pattinaggio artistico Tatyana Navka, che compare nelle carte dell’inchiesta.


Il mondo del calcio. Secondo l‘Irish Times, nei documenti ci sarebbero i nomi di almeno una ventina di grandi calciatori del passato e del presente appartenenti a top club del calibro di Barcellona, Manchester United e Real Madrid. Fra i nomi quello di Leo Messi e dell’ex interista Ivan Zamorano e del presidente (sospeso) della Uefa ed ex campione della Juventus Michel Platini. Ma nei files risulterebbero anche i nomi di proprietari attuali o del passato di almeno 20 grandi club di calcio, fra cui Inter, Boca Juniors e Real Sociedad. Il quotidiano catalano Sport riferisce che Messi è intenzionato a sporgere querela contro il consorzio Icij e il giornale tedesco ‘Süddeutsche Zeitung’ che per primo ha ricevuto i file e li ha poi condivisi con i 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte dell’International Consortium of Investigative Journalists.


Attori e registi. Nelle carte compaiono anche i nomi dell’attore e star di blockbuster Jackie Chan e del regista spagnolo Pedro Almodovar.

Le autorità panamensi
. Come già accennato, la collaborazione offerta dal governo di Panama riguarda la richiesta di assistenza nel caso vengano promosse eventuali azioni legali. Mentre la Procura panamense ha annunciato indagini per verificare eventuali reati rivelati dai documenti.


La difesa dei legali panamensi. Per Ramon Fonseca Mora, capo dello studio legale Mossack Fonseca, l’indagine sulle fortune offshore dei grandi del mondo è “un crimine” e un “attacco hacker” contro Panama “perché molti paesi non gradiscono il fatto che noi siamo molto competitivi nell’attrarre le imprese”.

Il caso del premier islandese. Come detto, è finito nella bufera anche il primo ministro dell’Islanda Sigmundur Gunnlaugsson il quale, assieme a sua moglie, figura come proprietario di una compagnia offshore, la Wintris, acquisita nel 2007. Il politico si è difeso dicendo che non ha violato alcuna norma: la compagnia sarebbe stata usata solo per investire milioni di dollari ereditati, secondo un documento firmato dalla moglie del premier nel 2015. Ma le carte dello scandalo mostrano che Gunnlaugsson aveva il potere di gestire la Wintris “senza alcuna limitazione”, come anche la sua consorte.


Il silenzio della stampa russa. Il grande scoop dei Panama Papers non ha avuto una grande eco oggi in Russia. Solo l’indipendente Novaya Gazeta ha infatti pubblicato l’inchiesta e il dibattito infuria online, principalmente sui social network. In televisione però non se ne fa parola e Russian Today – l’emittente di lingua inglese vicina al Cremlino – segue la linea governativa e accusa apertamente i media britannici per “fissarsi” su Putin quando nei file panamensi figurano anche “figure importanti” del partito Conservatore.


L’ottimismo di Hollande. François Hollande, ha promesso l’apertura di “inchieste” fiscali e di “procedimenti giudiziari”. Per il presidente francese, si tratta di “una buona notizia”, in quanto tutto questo scandalo “consentirà di aumentare gli introiti fiscali”.


Gli affari in India di Elettronica Spa.  Il quotidiano The Indian Express, unico beneficiario in India dell’operazione dell’Icij, ne riporta alcuni che parlano di possibili tangenti pagate dalla società italiana Elettronica spa, attraverso due entità offshore, per forniture ad Aviazione militare e Marina indiane. Interrogata dal giornale, Elettronica ha risposto: “La compagnia respinge ogni pratica errata o illegale e può accettare solo fatti. I soli contratti con il governo indiano riguardano la fornitura di parti di ricambio legate a sistemi sviluppati e consegnati al governo indiano da una unità di affari di una compagnia differente (acquisita da Elettronica nel 1992) e che sono stati realizzati fino all’anno 2000-2003”.

Fonte : Repubblica 

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39 Commenti

  1. Jean-Marie Le Pen al Corriere: “Se esistono i paradisi fiscali, è perché l’Europa è l’inferno” – Il patriarca della destra d’Oltralpe, fondatore del Front National oggi guidato da sua figlia Marine, in un’intervista al Corriere della Sera ha “negato in blocco” di aver mai nascosto i suoi soldi al fisco depositandoli in un “paradiso fiscale”. Non nega, però di avere una certa preparazione in merito. “Non esistono i paradisi fiscali in Europa?” chiede retoricamente, subito pronto a darsi una risposta. “Londra, Guernsey, Lussemburgo… se ci sono dei paradisi fiscali è perché ci sono degli inferni fiscali. La Francia ne è uno, con il 46% di tasso di prelievo. E poi, c’è un’altra cosa che mi sorprende di questa storia di Panama. Che scoperta! Ma pensa un po’, esistono dei paradisi fiscali! Strano però che americani e anglosassoni non siano coinvolti“. E all’intervistatore che gli fa notare come in effetti tra i nomi coinvolti figuri anche il premier britannico David Cameron, risponde tranchant: “Ci sono anche alcune persone vicine a marine Le Pen”. Adesso, secondo Le Pen, dopo aver nascosto i soldi, “la gente inizierà a nascondere se stessa. Avremo l’emigrazione fiscale“.

  2. tutte le volte che succedono storie simili mi sento un emarginato. Niente da fare, sono un coglione di fronte a sifatti personaggi che saranno anche premiati. Già la sorte è stata dalla loro parte all'inizio del loro percorso ed ora sicuramente la Lobby degli evasori che in Italia domina. Io che sono un normale lavoratore sono un escluso oltre che essere un pirla.

  3. Attenzione perchè per il fisco italiano sono considerati evasori TUTTI i "residenti" che abbiano soldi e/o investimenti all'estero non dichiarati e/o non assoggettati a IVAFE e IVIE, lavoratori o meno nulla cambia per il fisco italiano.
    E dal prossimo anno il Brasile inizierà a comunicare all'Agenzia delle Entrate tutti i saldi dei conti detenuti da italiani nelle banche brasiliane. Uomo avvisato mezzo salvato si dice 🙂

    • Scusa Marco e solo per chiarire ai tanti amici che potrebbero preoccuparsi per nulla . Se un cittadino italiano trasferisce attraverso il sistema bancario una certa somma in Brasile ( potrebbe esere qualunque altro paese ) mi chiedo :
      1) Il trasferimento a mezzo bonifico bancario ( non in una valigia per intenderci ) è già sinonimo di trasparenza . Di quale reato di evasione stiamo parlando ?
      2) Sui soldi trasferiti il cittadino italiano riceve un interesse , se applicati , sui quali il governo del paese applica già una tassa . SE questo denaro resta all'estero e non viene riportato in Italia perchè dovrei pagare altre tasse ?

      Credo sia opportuno rispondere a queste domande spiegando la logica che sta dietro a certe affermazioni .

    • l'importante ( e determinante) è poter dimostrare senza giochini che i quattrini trasferiti via Banca dall'Italia al Brasile e viceversa abbiano pagato le imposte nel Paese di origine. Esiste la voce "transferencia de patrimonio" per questo motivo. Se poi incrociando i dati tra Banche e Fisco si viene "evidenziati" tranuillamente si va o all'Agenzia delle Entrate o alla Receita Federal dimostrando l'avvenuto versamento/i fiscale/i. Se onesti, nessuna paura.

    • Ciao Antonio,
      per quanto ne so io, che potrei anche sbagliare data la complessità delle leggi vigenti, il fatto di trasferire somme di denaro a mezzo bonifici internazionali non mette al riparo dal reato di "evasione" ma solo, eventualmente, da quelli di "riciclaggio" e/o "esportazione illegale di valuta". In merito a quest'ultimo reato, difatti, come noto è vietato portare all'estero contanti oltre il limite di €15.000.
      Detto questo, una volta trasferiti all'estero a mezzo bonifici bancari i soldi (oltre i 15.000 annui procapite) per la normativa fiscale italiana è obbligatorio:
      1) Dichiarare le somme esportate e i motivi mediante compilazione del Quadro RW del Modello Unico annuale;
      2) Se i soldi vengono applicati in banche estere, i saldi dei conti sono assoggettati a Imposta sui Valori e le Attività Finanziarie all'Estero (IVAFE) in Italia (0,20% se supera €5000);
      3) Anche i proventi delle applicazioni finanziarie estere devono essere dichiarati e tassati in Italia come pure, ovviamente, i redditi cosiddetti "da capitale" quindi societari;
      4) Se i soldi bonificati all'estero sono finalizzati ad acquisto immobili ricordo infine che le persone fisiche residenti in Italia che possiedono immobili all’estero, a qualsiasi uso destinati, hanno l’obbligo di versare l’Ivie (Imposta sul valore degli immobili situati all’estero) pari a 0,40% del valore dell'immobile se abitazione principale o 0,76% se altro.
      Questi balzelli l'Italia li pretende dai residenti italiani (e i pensionati INPS ad esempio sono tutti residenti italiani fiscalmente), pena multe e sanzioni salatissimi, anche se questo denaro resta all'estero e non viene riportato in Italia.
      In questo contesto normativo assumono particolare rilevanza gli accordi internazionali recentemente sottoscritti da 128 paesi, tra cui anche il Brasile, con i quali è previsto il totale scambio di dati delle Istituzioni finanziarie (banche) al fine della lotta all'evasione internazionale.
      Difatti, a partire dal 2018 sulla base dei dati 2016 e 2017, il Brasile inizierà a comunicare al fisco italiano i saldi dei conti e delle applicazioni finanziarie che gli italiani hanno in Brasile con le relative conseguenze caso non si siano rispettate tutte le normative di cui sopra.
      Inutile dire che io trovo ingiuste gran parte delle norme descritte ma, senza voler creare inutili allarmismi, questo è il nuovo quadro normativo che si è venuto a creare dal 2012 in poi.
      Va detto che questi discorsi riguardano SOLO ed esclusivamente le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia, ossia quelle che producono redditi o hanno il "centro dei loro interessi" in Italia.

    • In risposta a Undo è proprio quello che intendevo dire .
      In risposta a Marco , circa il punto 2 e 3 , letto alla rovescia , dovresti anche pagare il Brasile sull'interesse miserabile erogato dalle banche europee ed in Italia , dopo aver pagato in Brasile il 22% , pagare ancora l'IVAFE ? Spero di aver capito male .

      Per chiarezza non faccio queste domande per me . Grazie a Dio sono disoccupato da 10 anni ed iscritto al collocamento , invalido senza pensione e aspetto la pensione di vecchiaa che prenderò nel 2020 pur avendo fatto versamenti milionari per 33 anni .Nel frattempo in Italia ho venduto la macchina e la banca mi ha ipotecato la casa dove abitavo per non aver più pagato il mutuo ( Mancava solo un terzo da pagare … ) . Viva i politici e viva l'Italia !

    • benvenuto nel club caro Antonio! non per portare menagramo ma quando ti verrà erogata la pensione Inps ti saranno trattenute alla fonte l'Irpef e le addizionali del Lazio e della città di Roma (le piu' care in assoluto) dove l'Inps con Agenzia delle Entrate ti insedieranno come residenza fiscale perchè l'Inps ha Sede a Roma. Ma c'è di piu'….quando trasferirai la pensione in Brasile dovrai inserirla nell'IR annuale…….altre imposte. A meno che la pensione Inps non la lasci in Italia aprendo un conto dedicato e ti fai una credit card internazionale ricaricabile…….

    • Carissimi Antonio e Undo, mi piacerebbe poter concordare con voi ma, purtroppo, il governo italiano dello "stimatissimo" monti ha stabilito che, a partire dal 2012, tutte le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che detengono soldi, investimenti o immobili all'estero devono comunque pagare all'Italia IVIE e/o IVAFE secondo le aliquote previste. E questo a prescindere dal mezzo utilizzato per trasferire i soldi all'estero.
      Dopodiché se i soldi trasferiti/detenuti all'estero negli ultimi 10 anni (5+5 per la prescrizione) non sono stati dichiarati mediante compilazione del Quadro RW si incappa nel reato di omessa dichiarazione e poi, se non si è in grado di provare che i soldi trasferiti/detenuti all'estero erano stati assoggettati a imposta in Italia, questi vengono ritenuti per default come non assoggettati (sottratti a tassazione) e, quindi, tassati in base alle aliquote IRPEF vigenti con aggiunta di multe e interessi.
      Dico questo per esperienza diretta vissuta da un mio amico residente in Brasile il quale è stato sottoposto ad accertamento nel 2015 per 540 mila euro detenuti all'estero nel 2005 non dichiarati in Italia (sebbene sempre pagate tasse come lavoratore dipendente, si trattava della liquidazione di 40 anni di lavoro dirigente + risparmi di una vita). L'Agenzia delle Entrate gli ha recentemente notificato una cartella esattoriale di circa 300mila euro per il solo 2005 e adesso attende analoghe cartelle per gli anni successivi senza alcuna possibilità di opporsi. Ovviamente questi soldi il mio amico non li ha e non potrà mai pagare ma le leggi italiane sono queste e, con la comunicazione automatica dei dati bancari che inizierà nel 2018 sulla base dei dati 2016 e 2017, questi episodi potrebbero moltiplicarsi a dismisura.
      Ovviamente analoghi problemi potrebbero verificarsi con la Receita Federal per i residenti in Brasile che omettono di dichiarare soldi e redditi detenuti o di provenienza estera. D'altra parte è proprio con questo scopo che il Brasile ha recentemente aderito a questi accordi internazionali promossi in sede OCSE e G20.

    • Caro Marco

      consiglio il tuo amico di rispondere con il titolo di un celebre film : Corvo rosso non avrai il mio scalpo !
      In più , come si dice a Napoli : tre sono i potenti : il Papa , il re ed il nullatenente . Indovina dove bisogna posizionarsi .

    • Ciao Undo

      il fatto di ricevere la pensione sarà per me una fonte di gioia per due motivi . Primo che avrò raggiunto la veneranda età di 68 anni , secondo : un pò di eurini non fanno mai male . Le addizionali le pago volentieri ma non saranno per la regione Lazio ma per la Campania .

    • Caro Antonio,
      difatti ho consigliato al mio amico (ottantenne e impossidente immobiliare) la cosiddetta "difesa a testuggine" così articolata:
      1) Iscriversi all'AIRE (per cercare di ritardare la notifica degli atti Equitalia) e trasferire il pagamento della pensione in Brasile;
      2) Effettuare operazione di Cessione del Quinto, così rendendo impignorabile a terzi il quinto stesso della pensione italiana ceduto all'ente finanziatore;
      3) Chiudere tutti i conti bancari in Italia e in Brasile a suo nome;
      4) Dimenticarsi, per quanto possibile, del "Belpaese che fu" e ….. vivereinbrasile al 100% dove, per fortuna, è riuscito a ricrearsi una famiglia.
      Accetto il tuo consiglio e, se dovessi rinascere, tenterò la carriera ecclesiastica 😉

    • sono felice se sei felice! una precisazione….le addizionali all'Irpef regionali e comunali per tutti i residenti all'estero, Brasile incluso, s'hanno da pagare per il Lazio (regionale) e Roma (Comunale) perchè l'inps ha Sede in Roma e quindi…..diverrai romano anche tu. Non c'è scappatoia, è così.

    • @Marco, ma il tuo amico sulla liquidazione ha pagato l'irpef? tanti non lo fanno poi si trovano una mega cartella che tra il dovuto, la sanzione, gli interessi……ti ammazzano. Se l'ha pagata, no problem. Se non l'ha pagata, son cazzi perchè nessun legale a cartella notificata in tempo può fare nulla. Infine se ha sempre pagato le tasse in Italia……anche di fronte alla stortura di Monti, deve stare tranquillo. Comunque sono casi che andrebbero visti da un buon tributarista internazionale ed in Brasile, sopratutto a SP e RJ, non mancano Studi misti Italia/Brasile.

    • Ciao Marco, tutto giusto cio' che hai scritto, ma consentimi di fare chiarezza sulla RESIDENZA/DOMICILIO FISCALE dei pensionati ed in generale: coloro che riscuotono la pensione in Italia, su c.c. banca italiana, praticamente di default(per l'Ag. delle Entrate), lasciano il proprio DOMICILIO in senso "civilistico", in Italia, per cui scatta anche la RESIDENZA FISCALE( obbigo dichiarazione per i redditi ovunque prodotti-ovvero anche quadro RW); nel mio caso, ho trasferito sia il DOMICILIO che RESIDENZA in senso civilistico + iscrizione AIRE) in Brasile, per cui, essendo la pensione (Ex Inpdap) l'unico reddito prodotto in Italia(anche'essa trasferita in Brasile), mi rimane il solo DOMICILIO FISCALE in Italia, il quale obbliga alla dichiarazione dei "soli redditi prodotti in Italia"(NO quadro RW) e che serve anche a indicare quale sara' la sede italiana ad applicare le trattenute italiane (IRPEF + Add. com. e reg. ) che per i residenti all'estero è ROMA; Il risultato è che ,essendo la pensione gia' tassata alla fonte, NON sono nemmeno tenuto a presentare il Mod. Unico PF.in Italia, ma presento solo la DIRPF in Brasile per i redditi ovunque prodotti, che in pratica sono solo quelli prodotti in Brasile;
      Non entro in merito per quanto riguarda la convenzione sulla doppia imposizione sulla pensione; Le informazioni sono consultabili sugli art. 18-19, e presso le rispettive sedi pagatrici.
      Per coloro che volessero sapere a quanto ammonta la trattenuta sulla pensione, in Brasile, è di circa il 10%;
      Volevo aggiungere che, per coloro che risiedono in Brasile col Visto Permanente, il solo possesso dello stesso, obbliga alla presentazione della DIRPF in Brasile, per i redditi ovunque prodotti, anche i beni posseduti in Italia;
      In pratica esiste concretamente la possibilita' di dover presentare 2 dichiarazioni dei redditi, per coloro che vivono un po' qua , un po' in Italia.
      Nota: le informazioni su residenza/domicilio fiscale e sulla doppia imposizione , le ho discusse preventivamente sia con l'INPS-GDP, sia con l'Ag. Entrate che con il SAORT( Seçao Orientaçao e Analise Tributaria) della Feceita Federal della mia citta'.

      Carmine.

    • Scusate, nella DIRPF in Brasile, dichiaro anche l'unico reddito italiano che ricevo direttamente su cc. banca brasiliana, che sarebbe la pensione, ed il 10 % di trattenuta è stato calcolato,facendo una simulazione sull'importo lordo ; non saprei dire se questa trattenuta varia a seconda dell'importo.

      Carmine.

    • ……sei tra i "potenti" del mondo e, quindi, goditi il Brasile da non residente…..con quello che ne consegue nel bene e nel male e paga le addizionali del Comune e della Regione di residenza.

    • in generale per tutti (e per Marco ed il suo amico)….esiste una convenzione tra Italia e Brasile per evitare la doppia imposizione fiscale. E' stata firmata nel 1978 ed è diventata legge nel 1980. Come tutte le convenzioni Internazionali basate sul modello Ocse, e quella tra Italia e Brasile lo è, sono "sovranazionali". Che significa? che sono al di sopra delle leggi amanate dai singoli Paesi che l'hanno sottoscritta. Quindi il caro Dott. Monti può dire, scrivere, fare, impugnare, etc.etc. una sua legge ma deve soccombere alla convenzione che racconta per filo e per segno e nel rispetto dell'ermeneutica originale come ci si deve comportare per tutto e per tutti i redditi. Gli unici che l'hanno preso in quel posto sono i pensionati che sono amministrati dall'art. 18 della convenzione i quali pagano sullo stesso cespite da pensione 2 volte l'imposta, 1 in Italia ed 1 in Brasile (obbligatoriamente da inserire nell IR annuale). Per i pensionati ex pubblici (indap) leggere attentamente dal sito Inps come fare per essere amministrati dall'art. 19 che prevede la liquidazione al lordo della pensione e poi il pagamento delle imposte solo in Brasile. Eccovi il link INPS dove sta scritto:
      https://www.inps.it/portale/default.aspx?iMenu=1&itemDir=7275
      andare verso il fondo alla voce TASSAZIONE. A questi pensionati ex pubblici viene chiesta la naturalizzazione Brasiliana.
      CARO MARCOFALCO: il tuo amico ha una sola strada da percorrere ed è quella di "naturalizzarsi" Brasiliano rinunciando espressamente alla cittadinanza Italiana. Questa sarebbe una operazione "tombale", quello che tu hai indicato sono solo un "rallenty" della burocrazia Italiana che per quanto riguarda le tasse (evase? o redditi non dichiarati) ha una memoria di ferro. PS: l'iscrizione all'AIRE è l'unica vera mossa da mettere in piedi perchè le notifiche devono passare dal Consolato, essere tradotte in portoghese e poi notificate/recapitate da Autorità Brasiliana……la storia del quinto serve veramente a poco perchè a volte può arrivare anche al 50% di prelievo forzato della pensione……attenzione.

    • @Undo il mio amico pensionato ha pagato tutte le tasse sulla liquidazione ricevuta e su tutti i redditi a suo tempo in quanto lavoratore dipendente e quindi, anche volendo, non avrebbe potuto sfuggire. Ciò nonostante avendo omesso la compilazione del quadro RW ed il pagamento dell'IVAFE (anche un po' per ignoranza avendo iniziato a viaggiare molto una volta in pensione) il fisco italiano ha presunto che le somme detenute all'estero fossero state illegalmente detenute all'estero e comunque sottratte a tassazione e ha quindi emesso la cartella esattoriale di cui dicevo. Credo che sarà sottoposto anche a procedimento penale. D'altra parte credo che il solo fatto di essere pensionato italiano, e quindi di produrre reddito in Italia, lo renda fiscalmente residente in Italia e quindi assoggettato alle normative fiscali italiane in toto. Anche il fatto di essersi rivolto ad un noto studio tributarista di livello internazionale con sede a Roma non gli ha evitato l'esazione di 300mila euro.
      Confermo quanto già espresso sopra da Antonio per cui di fronte al fisco italiano e a Equitalia solo il Papa, il Re ed il nullatenente possono sentirsi al sicuro.
      Equitalia peraltro procede coi pignoramenti anche senza avvisare il debitore e in presenza di rateizzazioni concordate.

    • @Undo la convenzione sul divieto sulle doppie imposizioni, per molti versi datata, consente eventualmente di detrarre dall'importo da pagare in Italia le tasse già pagate in Brasile e versare la differenza ma, poiché, le aliquote sui redditi e le rendite finanziarie in Brasile sono più basse e quelle italiane e le tasse sui patrimoni addirittura assenti in Brasile (tranne forse l'IPTU che è comunque irrisoria rispetto all'ICI italiana) rimane sempre qualcosa da pagare all'Italia.
      Quanto al processo di naturalizzazione mi trovi impreparato ma, per quanto ho sentito dire, è molto lungo e complicato e qualcuno asserisce addirittura che comporterebbe la rinuncia alla cittadinanza italiana. Il mio amico pensionato, pur avendo una moglie brasiliana, ha avuto la residenza brasiliana nel 2007 come pensionato.

    • Marco, il tuo amico pensionato, è stato solo sfortunato!! Credo che una bella fetta di italiani che risiedono con visto permanente in Brasile, non dichiara un bel nulla nè in Italia nè in Brasile; Ribadisco che il solo fatto di essere pensionato,e quindi di avere un reddito prodotto in Italia, NON è l'unico motivo per cui è stato notificato; probabilmente la pensione era accreditata su cc banca italiana, e veniva prelevata dall'estero, oppure aveva altra condizione che lui ignorava; il DOMICILIO civilistico,da cui scaturisce la RESIDENZA fiscale, abbraccia diverse condizioni/situazioni che possono verificarsi su suolo italiano; Il passaparola, non sempre è vantaggioso; a volte è meglio rivolgersi prima ad un bravo commercialista o all'Ag. delle Entrate per informazioni, e poi prendere una decisione, molti fanno l'esatto contrario;

      Undo, rinunciare alla cittadinanza italiana, significa che non ci si puo' nemmeno iscrivere AIRE, e non so se perderebbe anche la pensione;

      Per quanto riguarda la convenzione per evitare la doppia imposizione sulle pensioni, vedo che si sta facendo un po' di chiarezza; aggiungo che la cittadinanza brasiliana , per naturalizzazione ,è condizione necessaria, oltre alla residenza fiscale, per avere la detassazione IRPEF ed Add. Com/Reg in Italia, per le pensioni Pubbliche (Ex Inpdap); infatti fino ad allora non si puo' inviare il mod. EPI-1 per chiedere l'applicazione dell'Art. 19.2 lettera b);
      Nel frattempo, da informazioni ricevute dall'INPS-GDP e dal SAORT della receita Federal, la pensione , essendo gia' tassata alla fonte, anche se accreditata direttamente in Brasile,NON puo' essere soggetta a una seconda trattenuta, ai sensi del medesimo art. alla lettera a); Questo potro' confermarlo solo piu' avanti.

      Carmine.

    • Ho dimenticato di specificare che, nel precesso di naturalizzazione brasiliana, si deve rinunciare si a quella precedente, cioe'quella italiana, ma vale solo per il Brasile, per l'Italia, si rimane sempre cittadini italiani, altrimenti, come scritto precedentemente, si verrebbe cancellati anche dall'AIRE.
      Questa è la risposta che ebbi tempo fa da CONSRECIFE al mio quesito:

      La Legge italiana n. 91/92, art. 11, prevede che una eventuale
      naturalizzazione straniera non esclude quella italiana. Perció, puó
      naturalizzarsi brasiliano e non perderá la cittadinanza italiana, ma ne dia
      notizie al Consolato di competenza inviando copia autenticata del
      certificato di naturlizzazione brasiliana (frente e verso) e della carta
      d´identitá.
      Distinti saluti.
      Ufficio Cittadinanza
      Consolato d'Italia – Recife (Brasile)

      Carmine.

    • aver evaso o essere indicati come evasori ad un certo punto interviene il codice penale (di fronte a sentenza negativa). Se il tuo amico è di cittadinanza Brasiliana (naturalizaçao) e ha rinunciato alla cittadinanza Italiana…….non viene estradato ne per il processo e ne per la sentenza che, nel penale, prevede il gabbio. Per il reddito da pensione in Italia concordo con te al massimo gli prelevano presso l'Inps fino al 50%, dipendendo dal valore della pensione e da assegni vitalizi che paga. Boa sorte per lui. Però si è e si sta divertendo……..con i suoi viaggi!

    • La rinuncia alla cittadinanza italiana, è un processo a parte,e va richiesta alle autorita' italiane; non sempre avviene automaticamente chiedendo la cittadinanza in un altro Paese per naturalizzazione, come ad esempio col Brasile;
      allego questo link di LINEAAMICA, dove è specificata la procedura

      http://www.lineaamica.gov.it/risposte/rinuncia-alla-cittadinanza

      l'articolo è stato pubblicato nel 2014, quindi l'interessato dovrebbe informarsi magari con un esperto sullo stesso sito.

      Carmine.

    • per tutti: scrivere a estrangeiros@mj.gov.br per avere conferme. Oppure vedere il formulario della Policia Federal, incaricata della raccolta dei documenti dal MJ, dove espressamente sta scritto se si vuole rinunciare alla cittadinanza Italiana oppure no. I documenti da presentare alla PF per il protocollo della domanda sono pochi: RNE – Passaporto Italiano – utenza (questi 3 in fotocopia conforme all'originale del Cartorio) + estratto trascrizione matrimonio (se sposati) recuperabile dal Cartorio Civil ed infine il nada consta rilasciato anche online dalla PF. Alcuni anni fa erano 15 anni di attesa poi ridotti a 4 anni e, se si è spostati con una Brasiliana oppure se si ha 1 figlio brasiliano, si riduce il tutto a 1 anno per il rilascio. Consegnati i documenti con il formulario/domanda alla PF la stessa rilascia un protocollo attraverso il quale è possibile in internet vedere l'andamento della pratica. Dimenticavo: indispensabile dimostrare la fonte di un reddito suff. per vivere in Brasile (io, all'epoca, avevo presentato il CUD in Italiano).
      Per la convenzione sulla doppia imposizione stiamo verificando perchè un ex pubblico possa attraverso la naturalizzazione ottenere l'esenzione delle imposizioni in Italia mentre un ex privato NO. Suggestivo e sopratutto discriminante. Mah….that's Italy.

  4. Semplicemente se si è residenti fiscalmente in un paese, Italia o Brasile che sia oppure entrambi, questo paese esige che vengano dichiarati anche i redditi di natura estera e i soldi detenuti all'estero, per la successiva tassazione. Purtroppo per determinare la residenza fiscale di un individuo è necessario far riferimento ai suoi legami personali prima che agli interessi economici, pur essendo necessario effettuare un esame cumulativo di tutti gli elementi.
    I miei interventi erano solamente tesi a sottolineare che mettersi in regola (in un modo o nell'altro, questo è soggettivo) oggi è divenuto prioritario in quanto è stato sottoscritto un accordo internazionale, cui hanno aderito 128 paesi, per la trasmissione automatica dei dati finanziari e bancari per cui potrebbe essere giunto il momento opportuno, specie per chi ha ancora i 2 piedi su entrambi i lati dell'oceano, per chiudere i conti bancari a proprio nome da un lato oppure dall'altro per non incappare nelle maglie di Equitalia o Receita nel 2018.
    Ripeto, uso il ocndizionale perchè Italia e Brasile potrebbero anche infischiarsene dei dati finanziari trasmessi ma non credo, entrambi hanno troppo bisogno di soldi ultimamente.

    • Marco , sono d'accordo con te, meglio essere in regola, perche',se alla trasmissione automatica dei dati finanziari, seguissero anche i controlli (fatti al 100%) , ci sarebbe una "strage";
      Ma dubito, perche' sento molta gente parlare di investimenti in vari settori con troppa disinvoltura,sia in Brasile che in Italia, ma quando si tocca il tasto "fisco", il discorso viene subito smorzato o deviato!! Non credo che tutta sta gente non sappia di queste notizie sull'invio automatico dei movimenti bancari alle autorita' fiscali di entrambi i Paesi.

      Carmine.

    • Mio nonno era talmente "preso" dagli aforismi di Confucio che, quando giovane, ritenevo avesse qualche rotella fuori posto, ovviamente con simpatia. Le sue raccomandazioni che preferiva farmi (in verità erano di Confucio ma lui le aveva fatte sue) erano: MALE NON FARE PAURA NON AVERE la prima, MEGLIO ARROSSIRE PRIMA CHE SBIANCARE DOPO la seconda. Quando ci si comporta nel giusto nessuno deve temere nulla. Solo che a volte capita qualche funzionario imbecille pubblico o privato che sia ed il suo compito è quello di "passare le carte"……chiamare il suo superiore immediatamente.

  5. @Carmine purtroppo non si tratta di sfortuna del mio amico ma è la legge italiana e gli accordi recentemente approvati.
    In merito invito a leggere questo articolo:
    http://www.guidafisco.it/paradisi-fiscali-fine-segreto-bancario-1200

    e la Legge 95/2015 del 18/06/2015 che recepisce la Direttiva 2014/107/UE (DAC 2) :
    questa è la Gazzetta Ufficiale:

    http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-07-07&atto.codiceRedazionale=15G00106&elenco30giorni=true

    Questa è una sintesi del processo di maturazione della norma:

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/dossier/908881/index.html?stampa=si&part=dossier_dossier1-sezione_sezione8-h1_h14

  6. la convenzione sottoscritta tra Italia e Brasile per evitare la doppia imposizione fiscale è tutt'ora valida e funzionante. Vedere il sito dell'Agenzia delle Entrate – convenzioni Internazionali oppure il sito della Segreteria Fazenda/Receita Federal – convenzioni Internazionali. Se hai pagato il giusto nel posto dove hai avuto o hai il reddito NON paghi piu' nulla nel caso di trasferimento di soldi e, se te lo impone qualche funzionario imbecille, si impugna l'art. 23 della convenzione in essere. Che poi Italia e Brasile, ma non solo, siano Paesi alla ricerca continua di soldi è vero. Per questo motivo dobbiamo tenere gli occhi aperti, sempre.

  7. Riservato ai Pensionati Inps cittadini Italiani residenti in Brasile. Eccovi quanto scritto sul sito Inps in merito alla tassazione della pensione. E' evidente: a) la discriminazione tra ex privati ed ex pubblici; b) che l'ex pubblico deve avere nazionalità (naturalizaçao) Brasiliana per avere l'esenzione in Italia e pagare le imposte solo in Brasile. La questione presso iGiuristi ed il Legislatore è se è valida questa discriminazione.
    Eccovi gli scritti:
    TASSAZIONE DELLE PENSIONI DELLE GESTIONI PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI PRIVATI

    La Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali in vigore con il Brasile (L. n. 844 del 29.11.1980), per le pensioni delle gestioni previdenziali dei lavoratori privati prevede all’art. 18: ”Fatte salve le disposizioni dell'art.19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe non eccedenti nell'anno solare una somma pari a 5.000 dollari statunitensi, gli assegni alimentari non eccedenti nell'anno solare una somma pari a 5.000 dollari statunitensi, nonché le annualità provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell'altro Stato contraente sono imponibili soltanto in detto altro Stato. L'ammontare delle pensioni o degli assegni alimentari che eccede i suddetti limiti è imponibile in entrambi gli Stati contraenti”.

    TASSAZIONE DELLE PENSIONI DELLE GESTIONI PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI PUBBLICI

    La Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali in vigore con il Brasile (L. n. 844 del 29.11.1980), per le pensioni delle gestioni previdenziali dei lavoratori pubblici prevede all’art. 19, comma 2:
    “2 a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica od amministrativa o da un suo ente locale, sia direttamente sia mediante prelevamento da fondi da essi costituiti, a una persona fisica in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato.
    b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell'altro Stato contraente se il beneficiario è un nazionale e un residente di detto Stato.”

  8. Carmine hai ragione, pochi lo sanno perchè nessuno ne parla e tanti preferiscono non sapere. Da un lato i Governi stanno firmando gli accordi e promulgando le Leggi vessatorie che ho citato sopra e che prevedono multe e sanzioni, dall'altro in Italia si fanno gli scudi fiscali e provvedimenti di "ravvedimento fiscale operoso" come la Voluntary Disclosure per allargare la base imponibile facendo emergere i capitali detenuti all'estero da bastonare.
    Non si tratta più di caccia all'evasore ma, bensì, di caccia alle streghe e "assalto" legalizzato.

    • http://mediaware.selpress.com/UILCA/it/IT/Read?art=150874&a=c2VncmV0ZXJpYUB1aWxjYWxvbWJhcmRpYS5pdA==

      Sulla base di quanto informato nel link allegato il Brasile non compare nella lista fino al 2017.
      Inoltre qui si parla di conti il cui saldo è superiore al milione di USD. Egregio Dr.Marco Falco secondo i sui studi ipotizzando che il Brasile entri in quusta lista a partire dal 2018 da quale anno sarà informato il saldo di un eventuale conto detenuto in Brasile? e se cio' avverà lo sarà per tutti i conti anche con piccoli importi o solo conti rilevanti?

      Un cittadino con doppio passaporto Italiano E Brasilano in Brasile è solamente Brasiliano, Pertanto mi pare alquanto imrpobabile che il Brasile invii alla agenzia delle entrate italiane informazioni riguardanti un "carioca" a tutti gli effetti.

    • Gentile Anonimo, il Brasile inizierà a segnalare nel 2018 sulla base dei saldi 2016 e 2017. In merito ai saldi sopra o sotto il milione di dollari la risposta è riportata nello stesso articolo da Lei segnalato (gli importi non rilevanti inizieranno ad essere segnalati un anno dopo il 2017).
      L'Accordo internazionale sottoscritto prevede che la segnalazione dei dati finanziari debba avvenire sulla base di precisi parametri riscontrabili, non solo dichiarazioni, anche solamente indiziari. Infine le segnalo che una cosa è la Cittadinanza mentre ben altra cosa è la residenza fiscale o valutaria. Ovviamente l'Accordo fa riferimento a quest'ultima.

  9. Buon giorno ho letto con attenzione l' articolo riportato . Nella lista dei 23 paesi che inizieranno a scambiare il Brasile non è presente.
    Forse lei Dr Falco ha dati piu aggiornati.
    Per quanto riguarda un Italiano naturalizzato Brasiliano che produce redditi in Brasile e fa la dichiarazione in Brasile perchè mai la banca brasiliana dovrebbe segnalare ? Con la cittadinanza un Italiano diventa Brasiliano a tutti gli effetti e quindi non è piu' uno straniero infatti dovrà votare obbligatoriamente in Brasile ecc, Il provvedimento riguarda Italiani con conti all' estero e non i cittadini Brasiliani seppur nati in Italia. Premetto che dall italia non arrivano bonifici pensioni o quant' altro,
    Lei che é estremamente competente potrebbe dare delucidazioni sui punti esposti? La ringrazio cordialmente

  10. Anonimo, il Brasile ha già aderito in sede OCSE alla Convenzione AEOI approvata nella riunione del G20 del 2014 in Australia ed inizierà l'interscambio automatico delle informazioni finanziarie dal gennaio 2018 sulla base dei dati bancari 2016 e 2017.
    La residenza fiscale viene stabilita sulla base di vari parametri (luogo di produzione dei redditi, centro di interessi patrimoniali e familiari ecc.) per cui se lei, per ipotesi, avesse anche cittadinanza e/o residenza anagrafica e/o redditi e/o casa e/o famiglia in Italia (oltre che in Brasile) potrebbe essere comunque considerato fiscalmente residente anche dall'Agenzia delle Entrate italiana. In merito alle modalità di identificazione dei nominativi da segnalare sulla base del Common Reporting Standard (CRS) omologato in sede Ocse, si fa riferimenti a dati anche indiziari dichiarati in sede di accensione del rapporto o successivamente. Ai fini del CRS i clienti dovranno fornire all’intermediario che opera in uno dei paesi aderenti al momento della sottoscrizione di un prodotto finanziario un’autocertificazione che ne stabilisca la residenza fiscale. Inoltre i controlli dell’intermediario finanziario (banca) verteranno alla corretta identificazione dell’eventuale residenza fiscale estera con possibili richieste di documentazione aggiuntiva (ad esempio attestazione della residenza fiscale da parte dell’autorità competente). Il primo scambio di informazioni ai fini CRS da parte degli intermediari alle autorità fiscali, dovrebbe finalizzarsi entro il 30 settembre di ogni anno a partire dal 2017 (2018 per il Brasile). Da questa data le autorità fiscali potranno scambiarsi i dati dei clienti per intercettare e approfondire le posizioni degli eventuali soggetti con investimenti all’estero. Questo è il nuovo "fisco globale".

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