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Muore dopo 10 giorni di coma Donna Letizia , moglie di Lula

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Donna Leticia , moglie dell’ex presidente Lula non ha retto alla terribile pressione dell’inchiesta tritatutto denominata Lava Jato . 


Lei che soffriva di ipertensione e aveva un aneurisma al cervello da una decina di anni , dieci giorni fa ha avuto un ictus  ed una massiccia emorragia celebrale dovuta alla rottura dell’aneurisma . Non si è mai più ripresa . Stamani la sua situazione si è aggravata sino a determinarne la morte in queste ore . La ex- primeira dama aveva la cittadinanza italiana .


Terribili  ore per Lula costretto a difendersi dall sospetto di aver ricavato vantaggi illeciti durante il suo mandato ( Scagli la prima pietra chi non ha mai tratto vantaggio dalla propria posizione ) e la morte della compagna della vita .


In omaggio alla moglie Lula modifica la foto sulla pagina Facebook  .



I familiari autorizzano l’espianto degli organi di Donna Leticia .



E’ morta donna Leticia, ex prima dama del Brasile. Marisa Leticia Lula da Silva, 66 anni, moglie del leader del Partido do Trabalhadores, origini italiane di cui conserva anche la cittadinanza, dieci giorni fa era stata colpita da un ictus dovuta alla rottura di un aneurisma che aveva scoperto già da alcuni anni e non si è mai più ripresa .

Ricoverata nell’ospedale siro-libanese di San Paolo, l’ex first lady era stata sottoposta ad una terapia che sembrava averle attenuato le conseguenze, spesso gravissime, del blocco temporaneo di afflusso di ossigeno nel cervello. Si era ripresa ma poi, mercoledì scorso, aveva subito un arresto cardiaco che l’equipe medica guidata dal cardiologo Robert Kalil Filho non è riuscito a recuperare.

Poche ore fa lo stesso Lula, ringraziando “la solidarietà e la vicinanza dimostrati negli ultimi giorni”, ha annunciato sul suo profilo Facebook di aver disposto la donazione degli organi di sua moglie. La premessa di un decesso che è stato comunicato ufficialmente. “Purtroppo – spiegano i medici dell’ospedale – la signora Lula da Silva era caduta in un coma irreversibile”. Il sangue non affluiva più in modo sufficiente al cervello. Era tenuta in vita in modo artificiale. L’ex presidente del Brasile, che è rimasto accanto a lei tutti questi giorni, ha preferito evitare altri, inutili accanimenti terapeutici.
 
Figlia di Antonio João Casa, a sua volta figlio dei Giovanni Casa e Carolina Gambirasio, Leticia era nata in una famiglia di immigrati italiani di Longobardi di Palazzago, in provincia di Bergamo. Come altre centinaia di migliaia di nostri connazionali, anche questo nucleo di contadini aveva deciso di lasciare l’Italia e si era trasferito in Brasile, considerato all’epoca una sorta di nuovo Eldorado.
 
Marisa era nata il 7 aprile del 1950 a São Bernardo do Campo, un agglomerato nella provincia di San Paolo dove era vissuta con altri dieci fratelli. Qui ha frequentato le elementari senza mai accedere alle medie. La sua famiglia non era in grado di mantenere una prole così numerosa e Marisa, con l’autorizzazione del padre, a soli 12 anni, iniziò a lavorare. Prima come sartina, poi in una fabbrica di cioccolatini. Qui conosce l’autista Marcos Claudio che sposa a 19 anni e dal quale ha il suo primo figlio, Mark. Ma il suo fu un matrimonio breve, interrotto appena sei mesi dopo le nozze dall’uccisione del marito che non ebbe la fortuna neanche di essere padre.
 
Nel 1973, donna Leticia lavora come ispettore in una scuola media statale ed è qui che incontra l’uomo della sua vita. Lula Ignacio da Silva è nel pieno delle sue forze e si è fatto notare come un leader sindacale dei metalmeccanici. Si sposano sette mesi più tardi. Avranno tre figli: Fabio, Sandro e Luis Claudio. Marisa accoglierà in casa anche Lurian, la figlia che Lula ebbe da un’altra donna, Miriam Cordeiro.
 
L’ex prima dama si tuffa subito nell’arena politica. Alla fine degli Anni 70, le battaglie sindacali infiammano il mondo del lavoro. La coppia è sempre unita; insieme partecipano alle manifestazioni, alle proteste, alle occupazioni e agli scontri con la polizia. Sarà lei a inventare e cucire nel febbraio del 1980, grazie alle sue abilità acquistate quando era bambina, la bandiera diventata poi il simbolo del più grande partito della sinistra latinoamericana, il Partido dos Trabalhadores (PT). “L’ho cucita con le mie mani”, ricorderà in un messaggio ripreso e rilanciato in queste ore in migliaia di post che inondano la rete. “Ho pensato al rosso che mi ricorda uno dei tre colori della bandiera italiana e la stella al centro come messaggio di luce e speranza”.
 
Quando Lula viene arrestato assieme ad altre decine di lavoratori, è lei che assume la guida delle proteste e della resistenza. Ospita nella sua casa le riunioni clandestine, convoca la famosa marcia di sole donne, accompagnate dai bambini, che sfileranno in mezzo a carri armati e blindati della polizia davanti alla sede del Municipio e poi ancora fino alla chiesa Madre di San Paolo.
 
Sarà ancora lei a sostenere Lula nelle campagne elettorali del 1982, ’86, ’94 e ’98, fino alla vittoria del primo gennaio del 2003 quando diventa la first lady e con il leader carismatico della sinistra brasiliana si trasferisce a Planalto, la sede della Presidenza. Negli otto anni del governo Lula, la prima dama evita però di partecipare alle iniziative politiche. Cosa che gli è sempre stata rimproverata dall’opposizione. Ma la sua assenza non è mai stato un distacco. Piuttosto la scelta di restare nell’ombra per far agire liberamente il politico più apprezzato nell’America Latina del secolo scorso.
 
Finita nel tritacarne dell’inchiesta Lava Jato, Marisa Leticia Lula da Silva è stata incriminata per riciclaggio di denaro. È sospettata di aver comprato, tramite un intermediario, un appartamento a Curitiba. Con denaro frutto delle tangenti.

Il Parlamento ha ossequiato la morte dell’ex first lady con un minuto di silenzio. Pochi i messaggi negativi sulla rete; tantissimi quelli di sostegno per il duro momento che sta vivendo Lula, stretto tra la morte della sua fedele compagna di vita e di battaglie e cinque processi che si affacciano all’orizzonte. 



Fonti : G1/ La Repubblica 

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