Home alimentazione La crisi politica brasiliana

La crisi politica brasiliana

183
8
CONDIVIDI

Una tempesta politica scuote in queste ore l’intero Brasile.

Con uno scoop che ha mandato in tilt la sua edizione online, il quotidiano Oglobo ha svelato un retroscena che colpisce al cuore il presidente Michel Temer e che ora rischia una procedura di impeachment.

Ma il capo dello Stato, in un discorso alla nazione trasmesso in tv, ha ribadito con forza che non si dimetterà. Il Tribunale Supremo Federale ha formalmente deciso di di incriminarlo per corruzione e ha autorizzato la magistratura di avviare delle indagini. “Sarà l’occasione”, ha replicato Temer col viso contratto dalla rabbia, “per chiarire fino in fondo una situazione a cui sono totalmente estraneo”. Poi con rinnovata enfasi, ha aggiunto: “La realtà del paese non può restare a lungo appesa a questa incertezza. Mi aspetto delle indagini rapide e profonde. Non ho mai, dico mai, autorizzato il pagamenti di alcunché per tacitare qualcuno. Non ho bisogno di comprare il silenzio di possibili delatori. Perché non temo alcuna delazione. La mia vita professionale, umana, politica, è la sola, vera prova della mia onestà”.

Il discorso di Temer arriva 12 ore dopo la tempesta che ha scosso in profondità le istituzioni brasiliane. I fratelli Joesley e Wesley Batista, magnati della JSB, la grande holding che si occupa di procedimenti nella lavorazione della carne bovina e suina, con filiali in altri 22 paesi del mondo, tra i più generosi finanziatori delle campagne elettorali, hanno consegnato ai magistrati di “Lava Jato” una registrazione audio dal quale emergerebbe che il Capo dello Stato avrebbe comprato il silenzio dell’ex presidente della Camera, Eduardo Cunha, del PMDB, lo stesso partito di Temer, accusato di corruzione e in carcere dall’ottobre scorso.

La Corte Suprema ha rimosso invece dal suo incarico il senatore Aécio Neves, presidente del PSDB-MG, principale alleato di governo, perché accusato di aver intascato una tangente di 2 milioni di reais. Una serie di foto, fatte dalla polizia, ritraggono suo cugino mentre ritira la valigia con il contante. Il senatore resta a piede libero, ma non potrà lasciare il paese. Finisce in manette anche un sostituto procuratore della Repubblica, Angelo Goulart. E’ il primo magistrato ad essere coinvolto nell’inchiesta “Lava Jato”. Avrebbe passato informazioni sulle indagini a rappresentanti del gruppo alimentare. Le prove sono state fornite dallo stesso Joesley Batista che avrebbe registrato le conversazioni avute con il giudice.

Ma la miccia che ha fatto esplodere la bomba ai vertici del potere brasiliano è l’incontro tra Joesley Batista e Michel Temer. Sarebbe avvenuto attorno alle 22,30 del 7 marzo scorso all’interno del Palazzo Jaburu, residenza del presidente. Il manager si sarebbe recato all’incontro, non ufficiale, munito di un registratore piazzato nella sua borsa. Avrebbe riferito a Temer che stava per consegnare una valigetta con all’interno 500 mila reais (circa 150 mila euro) come prima tranche per assicurarsi il silenzio di Cunha. L’accordo prevedeva il pagamento di una cifra analoga, a settimana, per 20 anni. Un totale di 480 milioni di reais (160 milioni di euro).

Temer, sempre stando alla registrazione di cui O Globo è entrato in possesso, durante l’incontro con Batista avrebbe annuito. Per poi aggiungere: “Questa cosa deve continuare, ok?”. L’industriale ha precisato ai magistrati che l’ordine di corrompere Cunha non sarebbe stato dato dal Capo dello Stato, il quale, comunque, era al corrente dell’intera operazione. L’ufficio della Presidenza della Repubblica ha rilasciato una nota nella quale nega qualsiasi “atto illegittimo” da parte di Temer e afferma che durante la riunione con uno dei due imprenditori “non sarebbe stato affrontato alcun accordo su un presunto passaggio di denaro”.

Ma la notizia ha messo a subbuglio il Senato che si trovava in riunione plenaria. L’opposizione ha iniziato a gridare e a chiedere con forza le dimissioni di Temer. Il presidente del Senato è stato costretto a interrompere la seduta. Un vero terremoto per le istituzioni e anche per la Borsa che ha perso 10 punti ed ha sospeso le contrattazioni. La gente è rimasta incollata davanti alla tv, i social inondati di commenti e di insulti. Centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al palazzo di Planalto a Brasilia invocando le dimissioni di Temer. Manifestazioni si stanno svolgendo anche a San Paolo.

Non si tratta di una delle solite rivelazioni che annunciano nuovi scandali e arresti. Questa volta è diverso. L’impatto politico è rafforzato dalla presenza di una prova audio che ha registrato un chiaro atto corruttivo. Al più alto livello istituzionale. Il Pt, assieme ad altri partiti dell’opposizione, ha annunciato di aver depositato tre richieste ufficiali di impeachment nei confronti del presidente del Brasile. Un boomerang. Fu lo stesso Temer, all’epoca vicepresidente, a guidare con Cunha la battaglia per la destituzione di Dilma Rousseff. Beffe del destino.

Ma Michel Temer parla di congiura e non ha intenzione di dimettersi.

Lo ha detto nel pomeriggio, lo aveva già ribadito mercoledì notte, mentre migliaia di brasiliani  protestavano picchiando sulle pentole dai balconi delle case e e innalzando striscioni per le strade di  San Paolo e Brasilia. “Sto vivendo il peggior momento della mia vita”, aveva dichiarato Temer ai suoi collaboratori, “ma non mi farò da parte. Combatterò”.

Fonte : La Repubblica

8 Commenti

  1. Sono talmente e sfacciatamente ladri che riescono a far sembrare i politici italici dei dilettanti!
    Ha ragione Undo quando dice che il rimedio ormai possibile e’ quello strumento affilato!

    • penso di non essere ne un moralista e ne un integralista ma per chi vive qui in Brasile e non è Brasiliano di estrazione culturale ma ha dei doveri famigliari e sociali da assolvere è veramente dura assistere al quotidiano al “silenzio assenso” ed “all’inerzia” degli intellettuali, imprenditori, anziani e giovani di media cultura di origine Brasiliana verso il continuo sciacallaggio corredato da enormi e offensive bugie della classe politica di questo Paese. Il riferimento allo strumento affilato era per tagliare il cordone ombelicale del Popolo Brasiliano “onesto” (che esiste ed è la maggioranza) dal Popolo Brasiliano “silente quindi complice” collegato e/o beneficiario a questa classe politica (nepotismo-bolsa familha-minha casa minha vida–etc.etc.). In estremo caso lo strumento affilato potrebbe essere utilizzato dagli “onesti” direttamente alla classe politica di qui altrimenti……il Venezuela è dietro l’angolo.

      • preciso: quando mi riferisco alla classe politica Brasiliana è una sintesi di tutta la politica ed i politici Brasiliani: Federali-Statali-Municipali e anche delle istituzioni pubbliche Brasiliane quali ad esempio: STF-TSE-PG (Procura Generale)-Corte dei Conti-Anvisa-Ibama-SUS-Petrobras-etc.etc. sia a livello Nazionale che Statuale e Municipale che sono gestite da “nominati” dai politici. Come si sa: “cane non mangia cane” ma “transano juntos”.

  2. Altro ritardo nel tentativo di far riprendere socialmente ed economicamente il Brasile. La crisi in Brasile è solo politica causata da politici corrotti, ladri e malfattori. Ma mai la politica in nessun Paese nel mondo ha messo con le spalle al muro la vita sociale, economica e morale del proprio Popolo. In Brasile, purtroppo, ci sta riuscendo. Siamo certi che dipenda solo dalla politica/politici del Brasile? Io, tenuto conto della cultura media dei politici e dell’insieme della politica Brasiliana, personalmente ho dei dubbi.

  3. Io non so se la corruzione della politica sia o meno alla base di tutti i mali brasiliani ma so che ora la situazione è molto complicata e comunque peggio di quando c’era Dilma. Da vecchio democratico non vedo altra via di uscita che libere elezioni subito.

  4. @Marcofalco, elezioni in Brasile? Sono d’accordo ma dopo aver chiuso rapidamente “Lava Jato” con processi, condanne e assoluzioni. Questo Congresso non ha titolo per chiamare le elezioni anticipate e nemmeno lo farà. Non ha nemmeno il titolo e credibilità per nominare il sostituto di Temer. Anche STF, TSE, PG, Corte dei Conti & Company sarebbero democraticamente da riorganizzare. La chiusura del “Lava Jato” rilancerebbe l’economia Brasiliana …… questa a mio avviso sarebbe la strada maestra che tu definisci come “democrazia”. No alle privatizzazioni di massa e SI alle riforme! Altra via “democratica”. E, per favore, non parliamo piu’ di Lula che ormai ha perso la verginità (l’avrà mai avuta?) con i suoi “non mi pare” o “non so”…….

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here