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Il Brasile di Temer cede l’Amazzonia ai mercanti di oro

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Un’immensa riserva naturale dell’Amazzonia si prepara a diventare nuova terra di conquista dei cercatori d’oro. Il via libera porta la firma del presidente brasiliano Michel Temer, che mercoledì ha abolito la National Reserve of Copper and Associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46mila chilometri quadrati, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para.

«La misura punta ad attrarre investimenti nel Paese e a creare nuovi posti di lavoro, nel rispetto della sostenibilità ambientale», ha dichiarato in un comunicato il ministero per l’Estrazione e l’Energia, precisando che nove aree della riserva, incluse quelle abitate dalle popolazioni indigene, «continueranno ad essere tutelate».

L’ira degli ambientalisti  

Ma le rassicurazioni non sono bastate ad alleviare i timori degli ambientalisti, secondo cui l’attività di estrazione mineraria nella zona porterebbe a «esplosioni demografiche, deforestazioni, distruzione delle risorse idriche, perdita di biodiversità e creazione di conflitti territoriali». Secondo un recente rapporto del Wwf, la principale area di interesse per l’estrazione di rame e di oro si trova proprio in una delle aree protette, la Riserva Biologica di Maicuru, «popolata da comunità indigene di varie etnie che vivono in isolamento» e una corsa all’oro nella regione potrebbe «creare danni irreversibili a queste culture». «È più grande attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni – ha denunciato il senatore dell’opposizione Randolfe Rodrigues – neppure la dittatura militare o la costruzione dell’autostrada trans-Amazzonica riuscirono a produrre una tale devastazione».

Secondo i dati dell’Inpe, l’Istituto di ricerca sull’Ambiente brasiliano, tra agosto 2015 e luglio 2016 sono andati perduti circa 8000 chilometri quadri di foresta Amazzonica, pari a oltre cinque volte l’area di Londra.

Nell’arco di appena dodici mesi il tasso di deforestazione è cresciuto del 29 per cento: per ritrovare cifre simili bisogna tornare al 2008.

Il governo Temer assicura che le trivelle saranno autorizzate ad operare soltanto in un’area pari al 30 per cento del’ex riserva naturale, la cui superficie totale supera per estensione la Danimarca. Fondata nel 1984 sotto l’allora dittatura militare, la riserva di Renca fu nominata area protetta per consentire le estrazioni minerarie solo alle compagnie di Stato. Il governo brasiliano ha accompagnato il cambio di passo con la promessa che l’apertura ai privati dopo 33 anni di interdizione «porterà enorme ricchezza nel Paese e contribuirà ad estirpare le attività di estrazione illegale in Amazzonia».

Ma secondo gli ambientalisti e l’opposizione la mossa rientra nell’aggressiva strategia di sfruttamento delle risorse minerarie messa in campo da Temer. Il presidente – su cui pende una pesante accusa di corruzione nell’ambito di un’inchiesta che ha già portato in carcere dirigenti statali e delle principali multinazionali brasiliane del settore petrolifero – ha infatti in programma di dare il via libera alle trivellazioni di compagnie nazionali e straniere in 20.000 siti minerari distribuiti in 400 parchi nazionali.

«Lula da Silva and Dilma Rousseff erano molto più attenti a salvaguardare il nostro patrimonio naturale», lamentano gli attivisti, mentre il governo insiste sull’importanza di questa spinta per trascinare il Brasile fuori dalla più grave crisi economica dell’ultimo secolo.

«Nessuno ignora l’importanza dell’attività mineraria per risollevare il Paese», è la replica di Michel de Souza, coordinatore di Wwf Brasile. «Ma se il governo tirerà dritto senza valutare le conseguenze sull’ambiente e sulle comunità locali andremo incontro a una catastrofe annunciata».

Fonte : La Stampa

1 commento

  1. LE RISORSE DEL BRASILE [di Lorenzo Di Muro]
    Il presidente del Brasile Michel Temer ha decretato l’estinzione della Reserva Nacional de Cobre e Associados (Renca), una riserva forestale di 4 milioni di ettari (più estesa della Svizzera) ubicata tra Amapá e Pará, ricca di minerali preziosi quali oro, rame, titanio e acciaio, nonché delle altre risorse naturali di cui abbonda l’Amazzonia.
    Il tempismo non è casuale: la massima carica dello Stato a inizio agosto ha scongiurato l’apertura di un processo d’impeachment a suo carico – sono altre 20 le richieste nel cassetto della presidenza della Camera – anche grazie ai voti dei ruralistas; parlamentari espressione degli interessi latifondiari, vicini ai colleghi armamentistas ed evangelici, con i quali forma il vituperato fronte Bbb: Bibbia, bovini e pallottole, dall’acronimo portoghese Bíblia, Boi e Bala.
    Soprattutto, la misura di Temer, al centro del dibattito politico da mesi, fa parte di un più ampio pacchetto di riforme del settore minerario – tra cui la riduzione del 27% della foresta di Jamanxin nel Pará e la variazione del regime delle royalties – e più in generale di privatizzazione dell’economia, in linea con l’impostazione neoliberista seguita all’estromissione di Dilma Rousseff.
    Dopo la liberalizzazione dei giacimenti petroliferi off-shore (Pré-Sal) e la riforma del mercato del lavoro, è stato annunciato un nuovo giro di privatizzazioni che riguarderà, tra gli altri, i settori infrastrutturale, energetico, dei trasporti.
    La Renca era stata dichiarata area naturale protetta – dunque in gran parte esclusa dallo sfruttamento economico, comunque soggetto a severi criteri sotto il controllo del Servizio geologico federale – nel 1984, durante la dittatura militare, per limitare la penetrazione di capitali privati e stranieri in settori strategici dell’economia, soprattutto in una regione come quella amazzonica cruciale per la difesa dei confini.

    http://www.limesonline.com/brasile-risorse-minerarie-temer-lula-trump-bannon-usa-impero-afghanistan-qatar-germania/101106

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