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In Italia l’anno è di 13 mesi !

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Appena rientrato in Italia , tra le varie incombenze , ho dovuto scegliere l’operatore telefonico per poter accedere al servizio internet . Ho iniziato a leggere le varie offerte e dopo un pò mi sono reso conto che mi ero cacciato in un campo minato da dove non sare pi ù uscito se non acciaccato . A questo punto ho deciso per uno qualsiasi : TIM .

Una volta firmato per un contratto che prevedeva la fibra ( pubblicizzata con un omino che balla in tutte le pubblicità televisive ) abbiamo scoperto che la fibra non esisteva nella località dove abitavo  e sostanzialmente era è disponibile sono in poche grandi città . Meno uno . Successivamente ho scoperto che la bolletta era calcolata non sul classico mese commerciale di 30 gg ma su 4 settimane , ovvero 28 gg . Questo equivale a pagare  13 bollette l’anno  pari ad un ricaro superiore all’8% in un anno !!

Un mese in più di canone da pagare, in un anno, per i servizi telefonici e televisivi. Adesso anche Sky cambia in questo senso i contratti in vigore: passa dal primo ottobre a una tariffazione ogni 28 giorni. E gli operatori telefonici continuano ad applicare questi rincari generalizzati nonostante Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni, glielo abbia vietato esplicitamente, con una delibera dello scorso marzo.

La resa dei conti è vicina, però: prima a settembre, quando Agcom si riserverà di decidere sia sul caso di Sky e sia su eventuali sanzioni, forse milionarie, a carico degli operatori telefonici inadempienti. Poi a febbraio 2018, quando è fissato l’udienza presso il Tar del Lazio a cui gli operatori si sono rivolti per provare a bloccare la delibera di Agcom di marzo.

Si è creata quindi una tipica situazione “all’italiana”.

Da una parte le norme – di Agcom, cioè dell’Autorità competente in materia – dicono che no, non ci possono essere offerte basate su addebiti ogni 28 giorni su rete fissa (telefono, Adsl, fibra ottica); perché questo cambio contrattuale, applicato a pioggia su tutti gli utenti, equivale a un rincaro di circa l’8,6 per cento dei prezzi annuali (le mensilità in un anno diventano 13) e perché si rischia una minore trasparenza delle tariffe. Dall’altra, non solo gli operatori fissi hanno deciso di ignorare la delibera, ma anche adesso il fenomeno attecchisce in altri settori, come quello della tv a pagamento, come dimostra la mossa di Sky.

Il gigante televisivo in questi giorni sta avvisando della novità tutti i suoi 4,760 milioni di abbonati. E questi devono stare attenti a non farsi sfuggire la comunicazione di Sky, distratti dal clima ancora vacanziero, perché hanno fino al 30 settembre per rifiutare la modifica contrattuale chiedendo una disdetta gratuita del contratto. La legge in questi casi di “modifiche contrattuali unilaterali” (cioè imposte dagli operatori) concede infatti agli utenti solo il diritto a disdire senza spese, entro 30 giorni.

Ulteriori diritti possono arrivare da disposizioni di Agcom, che però, appunto, è stata ignorata dagli operatori. A marzo aveva dato 90 giorni di tempo per tornare a tariffe mensili sul fisso. Vodafone e Wind hanno però continuato a usare quelle a 28 giorni, adottate poi anche da Tim da aprile e da Fastweb da maggio. Tiscali è tra i pochi a conservare canoni mensili.

Su telefonia mobile, Agcom concedeva queste tariffe ma chiedeva «un intervento che garantisca una facile comparazione delle offerte e escluda la possibilità che ulteriori variazioni del periodo di rinnovo delle offerte commerciali nascondano, in realtà, aumenti del prezzo dei servizi interessati». Anche questa disposizione però non ha avuto seguito. Si nota solo la mossa di Wind, che ora, per maggiore trasparenza, chiarisce sul proprio sito “a titolo informativo” per ogni offerta quale sarebbe il prezzo se la tariffa fosse applicata ogni 30 giorni.

Adesso che succede? Da Agcom dicono che è aperta una istruttoria sulla disubbidienza degli operatori, cosa che a rigor di norma può portare a sanzioni fino a 2,5 milioni di euro. E gli uffici dell’Autorità hanno aperto una istruttoria su Sky, per valutare il da farsi, dopo aver raccolto segnalazioni dei consumatori. Il tutto è rimandato a settembre, quando ci saranno le prime riunioni delconsiglio dell’Autorità dopo la pausa estiva.

Nel frattempo ai consumatori non resta che subire il volere degli operatori e, solo nel caso di Sky, valutare la disdetta gratuita; sperando che il fenomeno della mensilità extra non contagi altri settori dei consumi.

Fonte : Repubblica

3 Commenti

  1. in italia ci sono cose che sono enormemente più complicate che in brasile.
    ad esempio provai a far addebitare le bollette di mia madre direttamente sul c/c… ci rinunciai.

  2. per la telefonia mobile (e fissa) ormai siamo tutti in overdose d’offerta sia in Italia che in Brasile ed anche alcuni amici che risiedono in USA e GB mi raccontano le “violenze” commerciali alle quali sono sottoposti anche loro dai fornitori vari. forzando il concetto: la dipendenza ci rende tutti/e poco riflessivi/e e selettivi mentre dovremmo esserlo.

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