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Sergipe

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Il Sergipe, lo stato più piccolo del Brasile, è la patria della canna da zucchero ed è carat­terizzato da un litorale in cui si alternano zone paludose, foreste di mangrovie e spiagge sabbiose. Oltre alle belle spiagge situate poco più a sud di Aracaju, la capitale dello stato, il Sergipe ha anche pittoresche cittadine coloniali come São Cristóvão e Laranjeiras.

Aracaju

Durante il weekend il litorale di Aracaju è meta di molti brasiliani, ma la città non esercita un richiamo altrettanto forte sui turisti stranieri, buona parte dei quali al limite vi trascorre una notte o due mentre si sposta tra l’Alagoas e Bahia. Fatta eccezione per la pittoresca piazza principale e la sua svettante cattedrale, il centro storico appare leggermente trascurato. Le spiagge fuori dal centro urbano hanno un’infinità di ristoranti e alberghi per soddisfare le folle di turisti che si riversano nel Serpige in estate.

Storia

Nel 1855, la capitale dello stato fu trasferita da São Cristóvão ad Aracaju, in parte perché quest’ultima aveva un porto più profondo e meglio attrezzato per gestire il traffico delle grandi navi che trasportavano lo zucchero in Europa, in parte perché si temeva una rivolta armata da parte degli abitanti della vecchia capitale. Nel giro di un anno, tuttavia, l’esplosione di un’epidemia decimò la popola­zione di Aracaju, fatto che venne ovviamente interpretato dagli abitanti di São Cristóvão come di cattivo auspicio per la nuova capita­le. La città venne completamente trasformata all’inizio del ’900 con l’avvento dei tram e di altri elementi di urbanizzazione.

Che cosa vedere e fare

Oceanário Il pic­colo ma interessante Oceanário del Progetto Tamar offre la possibilità di vedere vasche con tartarughe di mare, razze e anguille, oltre ad alcune specie tipiche degli habitat di acqua dolce brasiliani.

Mercado Municipal Al pittoresco Mercado Mu­nicipal viene venduta e barattata una vasta gamma di merci; se vi trovate in centro all’ora di pranzo, fateci un salto per consumare un pasto informale osservando il viavai della gente.

Spiagge

Con le palme che stormiscono al vento e un numero relativamente limitato di costruzio­ni, Praia Atalaia Nova (6 km a sud-est del centro, sulla sponda opposta del Rio Sergipe) è generalmente più tranquilla rispetto alle spiagge cittadine situate più a sud, vale a dire Praia dos Artistas (7 km), Praia Atalaia (9 km) e Praia Aruana (11 km). Pur essendo molto urbanizzate, queste spiagge sono ap­prezzate dalla gente del posto e vi si trovano anche numerosi ristoranti di pesce a prezzi popolari. Proseguendo più a sud si incontra Praia do Refúgio (18 km), la spiaggia più bella e isolata dei dintorni di Aracaju.

Tour

Le agenzie di viaggio locali propongono una varietà di escursioni in giornata, tra cui uscite in catamarano sul Rio São Francisco fino alle verdi acque del canyon Xingó, oppure fino alla Foz do São Francisco, dove il fiume incontra il mare. Un’escursione organizzata è anche un buon modo per visitare Mangue Seco, al confine con Bahia e difficile da raggiungere. Gli appassionati di ornitologia apprezzeranno il Parque dos Falcões (www.parquedosfalcoes.com.br), una riserva situata a 45 km da Aracaju.

Feste ed eventi

Il 1° gennaio, una grande flotta di imbarca­zioni da pesca solca le acque del Rio Sergipe seguendo l’immagine del santo patrono per celebrare il Bom Jesus dos Navegantes. L’evento più importante resta comunque la Festa de São João, che si svolge per tutto il mese di giugno con un’alternarsi di esibizioni dal vivo di forró (musica e danza popolare del Nordeste) e quadrilha (una specie di quadriglia).

Pernottamento

Gran parte degli alberghi di Aracaju si trova ad Atalaia, la zona lungomare, piuttosto distante dal centro e dalla stazione degli autobus: i viaggiatori che si fermano una sola notte potrebbero trovare più conveniente alloggiare in centro. Se optate per un albergo sulla spiaggia, tenete presente che la zona litoranea di Aracaju si estende per svariati chilometri. La maggior parte dei viaggiatori preferisce le sistemazioni situate all’estremità settentrionale, nel quartiere Coroa de Meio, oppure quelle dell’estremità meridionale nei pressi della Passarela do Caranguejo; tra le due sono comunque presenti tantissime pousadas.

Pasti e locali

Per quanto non la si possa definire una ca­pitale culinaria, Aracaju è rinomata per un piatto particolarmente prelibato: i freschi e gustosissimi granchi. Immediatamente a sud di Atalaia troverete la frequentata Passarela do Caranguejo (Vicolo del Granchio), un susseguirsi di ristoranti che hanno un lato all’aperto affacciato sul lungomare e che servono questa apprezzata pietanza locale; il preferito dalla clientela locale è il Cariri.

Ristoranti e bar si susseguono numerosi sul lungomare di Atalaia, dove è piacevole passeggiare la sera tra le bancarelle che ven­dono crêpes e dolci al cocco e alla tapioca. In centro, durante il giorno troverete semplici venditori di panini e ristoranti al chilo negli isolati circostanti la piazza principale; la zona però di sera si svuota, diventando potenzial­mente poco sicura.

VELHO CHICO: IL FIUME DELL’UNITÀ NAZIONALE

Per i nordestinos (i brasiliani del Nordeste) non è possibile parlare del Rio São Fran­cisco senza provare un moto d’orgoglio. Non esistono fiumi come il São Francisco, il terzo fiume del Brasile per importanza, dopo il Rio delle Amazzoni e il Paraguai. Chi vive lungo le sue sponde ne parla come di un amico: da qui il nomignolo di ‘Velho Chico’ o ‘Chicão’ (Chico è un diminutivo di Francisco).

In virtù della sua collocazione geografica, il São Francisco ha ricoperto un ruolo importante nella storia coloniale del Brasile. Il fiume nasce nella Serra da Canastra, nello stato di Minas Gerais, a 1500 m di altitudine, poi scorre verso nord attraverso gran parte del sertãos (entroterra) del Nordeste per terminare il suo viaggio di 3160 km nell’Oceano Atlantico, dopo aver percorso i territori del Minas Gerais e di Bahia segnan­do i confini tra gli stati di Bahia e Pernambuco e tra il Sergipe e l’Alagoas.

Per tre secoli il São Francisco, detto anche ‘fiume dell’unità nazionale’, ha rappre­sentato l’unico collegamento tra le piccole cittadine situate ai margini del sertão e la zona costiera. ‘Scoperto’ nel XVII secolo, il fiume era la via più praticabile per penetrare nell’arido entroterra del Nordeste. Fu così che lungo le sue rive si creò una zona di frontiera con nuovi insediamenti la cui economia si basava prevalentemente sull’al­levamento del bestiame. Nel XVIII secolo questa attività costituì la principale risorsa alimentare per i minatori del Minas Gerais, mentre in seguito garantì la sussistenza ai lavoratori delle piantagioni di cacao della zona meridionale dello stato di Bahia.

In Brasile la storia della regione è diventata ormai una leggenda, in cui si rievocano i rudi vaqueiros (cowboy) che pascolavano le mandrie, il commercio del sale (per in­grassare i bovini), la coltivazione del riso, la nascita del banditismo e le lotte tra i grandi proprietari terrieri e, infine, il movimento religioso dei canudos, con il suo strano fanati­smo (i canudos successivamente vennero sterminati).

Il placido São Francisco è di vitale importanza per il Brasile, anche perché è una delle poche fonti sicure di acqua in una regione colpita regolarmente da violente siccità. Oggi la valle del fiume è irrigata e i suoi territori producono frutta e verdura in abbondanza per il consumo interno e l’esportazione.

A causa della sua importanza vitale, nel corso dei secoli intorno al Rio São Francisco sono nate centinaia di storie, favole e miti. Una di esse è la storia del bicho da água (be­stia dell’acqua), creatura in parte animale e in parte uomo che cammina sul fondo del fiume e russa; gli equipaggi delle imbarcazioni lo placano gettando in acqua manciate di tabacco. I nordestinos ritengono anche che il São Francisco sia un dono fatto da Dio alle popolazioni del sertão, per compensare di tutte le sofferenze che essi patiscono in questa terra tormentata dalla siccità.

EX VOTO

In molti santuari e chiese del Nordeste si notano teste, braccia, piedi e altre parti anatomiche realizzate in legno che pendono dal soffitto o sono ammucchiate in cesti custoditi in sale apposite. Mescolanza di fede e arte popolare del tutto unica, questi ex voto noti come milagres (miracoli) vengono offerti dai fedeli che chiedono la grazia per un male specifico, come per esempio un arto ferito o una deformità congenita. In cam­bio della grazia, i postulanti fanno un voto (in genere rivolto a un santo in particolare), promettendo di redimersi dai loro vizi e peccati, oppure impegnandosi a compiere un lungo pellegrinaggio, in alcuni casi addirittura avanzando sulle ginocchia.

Spesso i creatori di questi ex voto sono artigiani improvvisati, a giudicare almeno dalla fattura grossolana e quasi ‘cubista’ di alcuni oggetti. Se si tratta invece di artigiani professionisti, i manufatti (in legno o argilla) possono ritrarre alla perfezione le fattezze del sofferente. Nessuno sa esattamente quale sia l’origine di questa usanza, ma la tradizione dei milagres probabilmente affonda le sue radici in una vecchia tradizione iberica mescolata a retaggi africani e nativi. Presso alcune comunità si ravvisa anche una certa mentalità mistica: pare quasi che i manufatti stessi siano ritenuti in grado di assorbire la malattia del sofferente.

In molte chiese e santuari del sertão è presente una casa dos milagres (casa dei miracoli) dove questi oggetti vengono messi in mostra. Durante le feste religiose, gli ar­tigiani creatori di milagres si propongono ai fedeli offrendo i loro servizi a prezzi modici.

Continua …

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