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Rio Grande do Sul

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Dai canyon boscosi dei parchi nazionali nei pressi di Cambará do Sul alle valli fluviali vicino ai villaggi di montagna come Gramado, passando per l’incantevole Vale dos Vinhedos, dove viticoltori di origine italiana producono vini che non hanno nulla da invidiare a quelli cileni e argentini, il Rio Grande do Sul sfata tutti gli stereotipi sul Brasile.

Lo stato più meridionale del paese è anche quello dalla cultura più peculiare, con una popolazione dalla mentalità indipendente che da sempre si dedica all’allevamento del bestiame. I gaúchos, gli abitanti del Rio Grande do Sul, hanno un carattere orgoglioso e conservatore, e nelle campagne non è raro vedere anziani che indossano cappelli a tesa larga e abiti tradizionali. La carne alla griglia, o churrasco, è il cibo preferito e dappertutto, persino nella cosmopolita capitale dello stato, Porto Alegre, si beve il chimarrão, un tipico tè ricavato dalla pianta di maté.

Quando andare

Gen-marzo Gior­nate calde e notti fresche durante la stagione del raccolto nella Vale dos Vinhedos.

Mag-ott I prezzi sono più alti, ma potreste persino vedere la neve a Cambará do Sul.

Giu, lug e dic Gramado diventa un paradiso alpino a Natale e durante tutto l’inverno.

Storia

Gli abitanti del Rio Grande do Sul sfruttarono il lungo conflitto tra spagnoli e portoghesi per crearsi un’identità distinta dal resto del Brasile. Durante la Guerra dos Farrapos, durata un decennio e terminata nel 1845, la regione arrivò persino a proclamare l’indipendenza. Alla fine dell’Ottocento gli immigrati tedeschi, italiani e svizzeri contri­buirono a rafforzare le peculiarità culturali di questa zona.

Porto Alegre

POP. 1,4 MILIONI

Situata sulle sponde della Lagoa dos Patos, una vasta distesa d’acqua dolce, Porto Alegre è la città portuale più importante del Brasile meridionale e occupa un ruolo di primo pia­no nel Mercosul (l’area di mercato comune che unisce i paesi del Sud America).

La zona del centro ha beneficiato di un approccio attento allo sviluppo urbano, che ha portato alla creazione di un sistema di trasporti efficiente e alla tutela dei suoi gran­diosi edifici neoclassici. Una lunga tradizione di politica progressista ha contribuito alla nascita di un vivace panorama artistico e di una scena musicale alternativa, mentre la co­munità omosessuale, molto ben organizzata, ha ottenuto il riconoscimento delle unioni di fatto molto prima che il Brasile legalizzasse i matrimoni gay nel 2013.

Purtroppo il tasso di criminalità è preoccu­pante e il centro non è sempre raccomanda­bile. Anche durante il giorno, la città sembra meno sicura rispetto ad altre metropoli del Brasile meridionale. Esiste un progetto di riqualificazione dei magazzini del lungoma­re sul modello di Lisbona; se verrà attuato potrebbe portare questa zona a nuova vita.

Che cosa vedere

Praça 15 de Novembro, in cui dal 1869 si tiene il Mercado Público, è il cuore della città. Di giorno il vecchio edificio del mercato è animato da bancarelle che vendono frutta, verdura, carne, pesce e l’erva maté, indispen­sabile per il chimarrão (tè).

Tre isolati più a sud si estende la pittoresca Praça da Matriz, dominata dalla Catedral Metropolitana (www.catedralmetropolitana.org.br), una chiesa neoclassica d’inizio Novecento. Sul lato nord si trovano l’elegante struttura del Teatro São Pedro (www.teatrosaopedro.com.br), di metà Ottocento, e la fac­ciata riccamente scolpita della Biblioteca Pública (www.bibliotecapublica.rs.gov.br).

Museu de Arte do Rio Grande do Sul (www.margs.rs.gov.br) Una via pedonale conduce in Praça da Alfândega, la piazza alberata dove ha sede il Museu de Arte do Rio Grande do Sul, un imponente edificio neoclassico che espone opere di artisti della regione. Al piano terra, il grazioso Bistrot de MARGS, immerso nel verde, è incantevole per il pranzo.

Museu Histórico Júlio de Castilhos (www.museujuliodecastilhos.blogspot.com) Vicino a Praça da Matriz sorge il Museu Histórico Júlío de Castilhos, una tipica abitazione del XIX secolo che espone oggetti dei gaúchos.

Tour

Linha Turismo (www.portoalegre.travel) Propone tour in autobus di 90 minuti di siti storici, tra cui un tour della zona sul (zona sud) nella periferia sud-orientale.

Pernottamento

La maggior parte dei turisti alloggia nella Cidade Baixa, che offre ostelli e un’animata vita notturna, oppure nei quartieri verdeg­gianti di Moinhos de Vento, Rio Branco e Bom Fim, quest’ultimo regno dei modaioli di Porto Alegre.

Locali e vita notturna

La vita notturna si concentra nella Cidade Baixa e nell’elegante Moinhos de Vento. Mol­to attiva è anche la comunità omosessuale: provate Astro (www.astroclub.com.br) e Venezianos Pub Café (www.venezianos.com.br) o uno dei locali in Rua de Re­pública, tra Lima e Silva e João Pessoa, nella Cidade Baixa, soprattutto la domenica sera.

IL PARADISO PERDUTO: LA STRADA DELLE MISSIONI

Nel 1608, il governatore della provincia spagnola del Paraguay ordinò al capo della comu­nità gesuita locale, il frate Diego de Torres, di convertire le popolazioni tupi e guaraní della regione. I gesuiti istituirono missioni in una vasta area che abbracciava gran parte del Brasi­le meridionale, oltre a una parte del Paraguay meridionale e dell’Argentina settentrionale.

A differenza di altri ordini religiosi attivi nel Nuovo Mondo, i gesuiti misero in atto un’ope­razione che mirava a convertire le popolazioni native senza distruggerne la cultura o la lingua. Le missioni divennero centri culturali e intellettuali, oltre che religiosi: le arti fiori­rono, in particolare forme musicali e pittoriche che fondevano elementi europei e guaraní. Alcuni studiosi crearono una forma scritta dell’idioma tupi-guaraní e, a partire dal 1704, pubblicarono diverse opere utilizzando uno dei primi torchi tipografici dell’America Latina. Nelle missioni, inoltre, si realizzavano sofisticate sculture, oggetti metallici, ceramiche e strumenti musicali. In un’epoca di monarchie assolute e di schiavitù istituzionalizzata, le missioni rappresentavano un’oasi di idealismo dove la ricchezza era divisa equamente, e la religione, la cultura e l’arte rivestivano la stessa importanza.

Sin dall’inizio le missioni dovettero affrontare varie minacce provenienti dal mondo esterno. Intorno al 1620 furono oggetto delle incursioni dei bandeirantes portoghesi, bande di paulistas che razziavano i territori interni alla ricerca di oro e di índios da rendere schiavi. Migliaia di índios furono catturati, e le 13 missioni del Guayra (l’attuale Paraná) vennero abbandonate. Dopo il 1630 i gesuiti rafforzarono la loro presenza in 30 località nella zona nord-occidentale dell’odierno Rio Grande do Sul, in Argentina e in Paraguay.

Paradossalmente, fu proprio il successo ottenuto dalle missioni a determinare la loro fine. Lo spirito indipendente dei gesuiti divenne motivo di imbarazzo per Roma e per i so­vrani di Spagna e Portogallo. Nel 1750 il Trattato di Madrid sancì il passaggio delle missioni ai portoghesi, che non protessero i nativi dalla schiavitù. Nel 1754 fu imposto ai guaraní di abbandonare i loro villaggi, e il rifiuto che opposero scatenò la guerra guaraní. Nel 1756 un esercito ispano-portoghese attaccò le missioni, uccidendo oltre 1500 guaraní e vendendo­ne un numero ancora maggiore ai mercanti di schiavi; la popolazione guaraní ne uscì deci­mata. Questa fu la tragica conclusione di uno straordinario esperimento sociale.

Le missioni furono elogiate da grandi pensatori, tra cui Voltaire e Montesquieu, come autentica incarnazione dell’utopia cristiana, distrutta dalle stesse forze che l’avevano creata. Robert De Niro e Jeremy Irons fecero rivivere questi eventi nel toccante film Mission (1986).

Le 30 missioni, oggi tutte in rovina, costituiscono la Rota Missões, o ‘Strada delle Mis­sioni’, una rete di luoghi di pellegrinaggio meta di fedeli e curiosi. Sette missioni si trovano in Brasile (nella zona nord-occidentale del Rio Grande do Sul), otto nel Paraguay meridionale e 15 nell’Argentina nord-orientale. La graziosa cittadina di Santo Ângelo è il crocevia dei trasporti regionali e la base di partenza per esplorare le missioni brasiliane. L’imponente cattedrale di Praça da Catedral è una copia moderna della chiesa di São Miguel das Missões e all’alba riverbera su tutto il centro un riflesso color arancione scuro.

SERRA GAÚCHA

La spettacolare catena montuosa a nord di Porto Alegre è chiamata Serra Gaúcha. Que­sto paesaggio incantevole, particolarmente suggestivo tra Nova Petrópolis e Gramado, è caratterizzato da pendii boscosi e picchi scoscesi dai quali spesso sgorgano cascate.

I primi colonizzatori furono i tedeschi (dal 1824), seguiti poco dopo dagli italiani (intorno al 1870): il loro patrimonio culturale rappresenta tuttora un motivo di orgoglio e contribuisce al fascino della zona. Sebbene le vette più alte non superino i 1000 m, Gra­mado e Canela somigliano a villaggi svizzeri sia per l’architettura sia per l’atmosfera. A Bento Gonçalves e nella vicina Vale dos Vinhedos scorre a fiumi il vinho prodotto dai discendenti degli immigrati italiani, che hanno creato una florida industria vinicola.

Bento Gonçalves

POP. 107.200

Considerando il retaggio italiano della regione e il suo paesaggio arido e collinare, non stupisce che il Rio Grande do Sul sia divenuto la principale zona vinicola del Brasile. Il cuore di questa industria in co­stante crescita è Bento Gonçalves, 124 km a nord di Porto Alegre. Questa città anonima e borghese non offre particolari attrattive per i turisti, ma è una comoda porta di accesso ai vigneti della regione. L’ingresso di Bento Gonçalves non lascia dubbi sulla vocazione della città: a cavallo della strada è posta una gigantesca botte di vino nota come Pórtico da Pipa.

UN BRINDISI AL CHIMARRÃO

Furono i nativi guaraní a far conoscere ai colonizzatori spagnoli i piaceri del chimarrão (tè ricavato dalla pianta di maté) e a insegnare loro come sorseggiarlo: non da una taz­za, ma con una bomba (cannuccia) infilata in una cuia (zucca) vuota. Nota anche come erva maté, questa bevanda simile al tè viene preparata con le foglie dell’albero di maté, una pianta originaria delle pampas, le pianure erbose che si estendono dall’Argentina all’Uruguay attraverso il Brasile meridionale.

I gaúchos, i primi allevatori di bestiame stabilitisi nella regione, svilupparono ben presto una dipendenza dai gradevoli effetti del maté, al contempo energetici e calmanti. Il chimarrão si apprezza poco a poco, e finisce per provocare assuefazione. Oggi questa antica tradizione è tornata in voga grazie alle teorie di alcuni scienziati e pseudoscienziati che sostengono gli effetti benefici del maté sulla salute, dall’abbassamento della pressio­ne all’incremento dell’intelligenza. Al momento, però, non esistono prove concrete.

Tutti coloro che incontrerete con una zucca vuota (e saranno tantissimi!) vi offriran­no di assaggiare questa bevanda; in alternativa, fate un salto nella churrascaria Galpão Crioulo (www.churrascariagalpaocrioulo.com.br) per studiarne personalmente le qualità.

Pinto Bandeira

Nella tranquilla località di Pinto Bandeira, 15 km a nord-est di Bento Gonçalves, si pro­duce un vino con una denominazione diversa dalla più famosa Vale dos Vinhedos, perché il terreno è più adatto alle uve per spumanti. Anche qui troverete graziose strutture dove pernottare ed effettuare degustazioni.

Per maggiori informazioni su Pinto Ban­deira, v. www.asprovinho.com.br.

Che cosa vedere

Cave Geisse (www.vinicolageisse.com.br) Fondata dal celebre produttore di vini cileno Mario Geisse, la Cave Geisse produce i più famosi spumanti brasiliani, molto rinomati anche all’estero. È consigliabile prenotare.

Don Giovanni (www.dongiovanni.com.br) Quest’azienda vinicola, che è anche un’accogliente pousada, è il luogo ideale per acquistare vini. Le otto camere spaziose hanno uno stile rustico ma raffinato, con un’ampia vista su 50 ettari di vigneti. L’azien­da è famosa soprattutto per i vini frizzanti.

Per/da Pinto Bandeira

Gli autobus Bento (www.bento transportes.com.br) servono Pinto Bandeira quattro volte al giorno passando nei pressi di numerose aziende vinicole.

Continua …

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