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HENRIQUE E LUCIARA

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Henrique è nato a Leblon da una buona famiglia, ha studiato nelle migliori scuole, è cresciuto tra gli agi nella zona sud della città ma non ha disdegnato di visitare la favela; il conflitto con una madre un po’ distante l’ha portato all’avventura, a cercare nuove immagini d’amore che riempissero il cuore di un bambino alto e forte, fragilissimo.

L’unico grande amore della sua vita l’ha trovato a Bahia; erano in due, lui e un amico, lavoravano nell’hotel Transamerica vicino a Ilheus, un pomeriggio hanno incontrato due ragazze, una era negra, si chiamava Luciara, stava finendo il corso di agronomia all’università, aveva il sogno di un riscatto sociale inculcatole da una madre baiana tutt’altro che distante.

Henrique e Luciara quella sera si sono baciati al chiaro di luna, in spiaggia; il mare, la brezza, il suono di una chitarra e qualche birra fecero da cornice, condirono le prime parole, i sogni, e lui, un borghese di Leblon, di Rio, decise che avrebbe aiutato la baiana ad aprire il suo proprio ristorante; lei, romantica dubbiosa, pensò che questa volta Dio era stato buono.

Luciara era agronoma e adorava cucinare, voleva farlo professionalmente, Henrique amministrava una rete di hotel. Il padre di Luciara era un commerciante di articoli sportivi, aveva un negozietto in una piccola città della Bahia, il padre di Henrique si era arricchito nella borsa di valori. Si sposarono. Andarono a vivere a Rio de Janeiro in una casa di due piani nel quartiere Rio Comprido, loro abitavano al secondo, al primo piano c’era il ristorante che funzionò a pieno regime, i due innamorati fecero successo, assunsero un esercito di camerieri, a pulire il pavimento e le stoviglie di casa ci pensavano solo le domestiche. Lui era un borghese atipico perché frequentava la favela; lo conoscevano tutti, era un tipo robusto, altissimo, beveva birra al bar e fumava una sigaretta dopo l’altra. Tra la rete delle conoscenze c’erano anche i narcotrafficanti della zona che l’avevano preso in simpatia, Henrique ebbe la garanzia che nessuno avrebbe mai tentato di derubare, scassinare, devastare il ristorante. La loro vita non era perfetta perché continuavano i rapporti tesi tra lui e la madre e tra Luciara e la suocera che non riuscì ad accettare che il bellissimo figlio si fosse sposato con una negra; la signora, falsa progressista di sinistra, avrebbe voluto combinarlo lei quel matrimonio con una ragazza di famiglia della zona sud di Rio o di San Paolo, una ragazza figlia di qualche amico del marito, ricco come loro.

Henrique e Luciara ebbero una figlia negra di nome Sofia che venne al mondo per ricordare alla nonna che non siamo noi a decidere il nostro destino, ma qualcuno, lassù, che pare avere dei progetti e voler metterci alla prova. La famiglia viveva tra Rio Comprido, Leblon, viaggiava a Bahia e Ilha Grande dove Henrique aveva molti amici. Lui e la moglie adoravano abbandonarsi alle gioie di una camminata in mezzo alla natura, amavano spiagge e foreste, ed erano sempre accompagnati da un amico, da un’amica che suonava alla chitarra della Bossa Nova; Henrique poi nuotava e diceva che lo sport lo aiutava a bilanciare, equilibrare l’organismo corroso dal viziaccio di fumare. Trascorsero molte serate al chiaro di luna in spiaggia ascoltando il cigolio della foresta, ricordando quel loro primo incontro. E molte mattine a svegliare gli amici pelandroni, a forzarli ad alzarsi dal letto per godersi una sacrosanta giornata al mare.  A Rio Comprido il mare non c’era, c’era l’asfalto, c’erano i clienti esigenti e, vicinissima, la favela. A quei tempi però i conflitti erano minori, meno evolute le fazioni fuori e dentro le prigioni e la gestione del ristorante di Henrique e Luciara non li consumò come avrebbe fatto ora, se ancora abitassero nello stesso posto.

Luciara oggi abita a Tijuca con la figlia Sofia, che ha tredici anni. Quando di anni ne aveva otto successe una cosa che cambiò la vita un po’ di tutta la famiglia, nonni compresi. Henrique ebbe l’idea, per rilassarsi, di sottoporsi all’agopuntura e una mattina di dicembre andò in macchina con moglie e figlia in un centro specializzato di Ipanema. Luciara e Sofia scesero rapide dall’autoveicolo mentre il marito e padre cercava un parcheggio. Si incontrarono poi per pochi istanti dentro e fuori all’ascensore, quindi si divisero: l’uomo nella stanza degli uomini, le donne in quella delle donne. Luciara si sottopose al trattamento mentre la figlia, seduta accanto, leggeva un fumetto. A pochi metri, separato appena da una porta, Henrique teneva gli occhi chiusi mentre la specialista gli infilava gli aghi nelle braccia, nelle spalle, nel costato. A un tratto l’uomo sentì una fitta al centro del petto e al braccio, incurvò il busto verso l’alto, emise un gemito e spirò. Morì di infarto a quarantasei anni, probabilmente a causa di un’errata applicazione degli aghi dell’agopuntura. L’autopsia decretò infarto fulminante. Eppure prima di sottoporsi alla sessione gli avevano misurato la pressione, e gli esami del sangue, nonostante l’alcool e il fumo, non erano poi così malvagi… Luciara fu fatta chiamare e d’istinto (poi si pentì) decise di evitare alla figlia lo strazio della vista del cadavere del padre. Lasciò Sofia con un’estranea, una cliente della clinica che si offrì d’aiutarla mentre lei piangeva le giuste lacrime per la morte del marito. Lo baciò, gli compose le labbra nel suo consueto sorriso e si ricordò di una foto che avevano scattato qualche giorno prima nella quale lui l’osservava con un sorriso così triste. Si ricordò anche che una settimana prima era stata lei ad essersi sentita male davanti alla televisione e lui l’aveva portata d’urgenza al pronto soccorso dove le avevano applicato l’elettrocardiogramma. Telefonò alla sorella del marito.

  • Luciara, sono all’università, adesso non posso, chiama dopo.
  • E’ morto tuo fratello, ti dico vieni subito.

Ci misero del tempo a trovare la macchina perché Henrique aveva parcheggiato da solo, mentre loro s’affrettavano verso la sessione di agopuntura. Sofia, la figlia, il giorno dopo chiese di andare a scuola per far finta che la vita continuasse normale come sempre… Era il padre ad accompagnarla tutti i giorni, e a studiare con lei, i risultati delle verifiche nei mesi successivi soffrirono una brusca inversione di tendenza.

Gli anni hanno abituato entrambe a vivere senza Henrique ma Sofia ancora piange e la madre non porta mai i nuovi fidanzati in casa quando c’è la figlia. Luciara frequenta i suoceri e ne sopporta i lati spigolosi, il rapporto conflittuale con la suocera continua, lei critica la madre di Henrique perché la signora sostituisce l’affetto coi quattrini. Aiuta sì, moltissimo e la baiana sa che il futuro di Sofia è garantito, ma l’anziana non dà mai un abbraccio alla nipote, mai un bacino. Per fortuna che il nonno è meno duro, più banalmente umano… Non capisce Luciara che la signora si comportava così anche col figlio, con il bell’Henrique…

Poco dopo la sua morte un’amica, medium di un centro spiritista, l’ha contattata e le ha detto che lo spirito del marito, subito dopo aver disincarnato, non capiva cosa fosse successo, non capiva d’esser morto e andò a visitare giustamente il centro spiritista nel quale l’amica lavorava. Henrique chiese spiegazioni e i medium gli dissero che era deceduto, un po’ di confusione era normale ma lui doveva seguire il viaggio e abbandonare la vita passata per continuare il naturale ciclo di esperienze. Lui capì immediatamente (d’altronde non aveva mai avuto paura della morte), si accomiatò e iniziò la nuova avventura.

Luciara lo sognò due volte. Nel primo sogno era seduto dietro a un macchinone che il padre, addormentato, guidava. Era felice. Luciara gli chiese se sentiva ancora attrazione per qualcuno, lui le rispose che era felicemente innamorato di una donna che aveva appena conosciuto. Lei, da sveglia, interpretò quella comunicazione come un invito a dimenticarlo.

Nel secondo sogno Henrique le indicava una casettina nella Bahia, vicino a Ilheus, nello stesso villaggio nel quale Luciara era nata. Dalla porticina usciva una signora con in braccio una bambina, un bebè. Lei interpretò questa comunicazione come l’annuncio di una nuova incarnazione. Henrique era vivo, di nuovo, e Luciara poteva smettere di soffrire.

38 Commenti

  1. mio marito che è brasiliano dice che qui casi sullo stesso tono del racconto sono pericolosamente veri. l’agopuntura infatti ha stretti legami con l’occultismo e quel che da esso purtroppo consegue. non a caso il primo re ebreo della storia subì la peggiore sconfitta (in cui perse la vita e il regno) dopo avere avuto a che fare con una medium. nella zona dove vivo quasi tutti i brasiliani lo sanno

  2. Approfitto di questo post , che speriamo essere il primo di tanti , per dare il benvenuto a Matteo Gennari su Vivereinbrasile .

  3. racconto piacevole, ben scritto e con contenuto attuale, complimenti. c’è un contenuto un poco esoterico/spiritico che faccio fatica a digerire perchè mi ricorda alcuni aforismi di Paulo Coelho, ho prenotato la raccolta dei 40 racconti che sono curioso di leggere…..

      • lucio, chi conosce bene il Brasile sa che gli abitanti hanno (almeno i più) una spiritualità molto accentuata. ma la spiritualità può avere unicamente due origini: divina (corretta) e demoniaca (sbagliata). ecco perchè qui proliferano sia chiese, soprattutto protestanti, che centri spiritistici. il frequentare medium è un aspetto di quest’ultimo. purtroppo paulo coelho pencola verso la spiritualità dubbia, mi sembra sia di stampo new age, la quale ovviamente non viene certo da Dio, visto che divinizza l’essere umano

        • Paulo Coelho lo colloco come uno dei tanti interpreti delle “profezie di Celestino” che, secondo me, tanto male hanno fatto nei secoli e tutt’ora. vero che la New Age ne è in parte figlia…..

        • di coelho lessi “undici minuti”, storia alla moda e politicamente corretta di una “poverina” prostituta che s’innamora del miliardario e fa i soldi. condita di sadomaso.
          mai che s’innamorassero del manovale…
          il politicamente corretto mi dà il voltastomaco. la moda mi dà il voltastomaco. il sadomaso mi dà il voltastomaco. le donne interessere mi danno il voltastomaco.
          gusti personali eh…

          • sì ma con ancora più moralismo pietistico rispetto a pretty woman (che comunque considero uno dei peggiori film della storia del cinema).
            ne ho conosciute tante di prostitute, sono il corrispettivo al femminile del bandito al maschile. se consideriamo “poverine sfruttate” le prime, dobbiamo considerare parimenti anche il secondo.

          • paradigma forzato ma, picchiandolo con il martello e con qualche distinguo, ci può stare. perchè mica tutti e mica tutte sono…….

          • undo,
            beh io ho conosciuto anche banditi che sono ottime persone, se escludiamo che non avevano ancora assorbito bene il concetto di proprietà privata :))
            e poi, come disse bastiat (economista liberista) “anche il crimine fa pil”, ahahah!

          • amici, questi sono gli orpelli in stile pollywod/disney e deplorevoli inutilità varie che nel corso degli ultimi secoli, dato che ci aggiungo la pietosa corrente del romanticismo, di cui purtroppo la maggior parte del cinema americano attuale è figlio (non a caso nel mondo della letteratura seria si dice che la la corrente romantica era la hollywood di 2/3 secoli fa, ma purtroppo per ragioni accademiche la si fa sorbire ai malcapitati studenti di letras fino alla nausea, il tutto per amor di licenciatura). e così come la prostituta o la cortigiana sognatrice si innamora SEMPRE del miliardario bello e affascinante e mai del manovale o del facchino, così pure il “povero” bandito emarginato (ma ovviamente con un destino glorioso davanti a sè, se no non sarebbe letteratura romantica rispettabile!) s’innamora sempre della contessa, della figlia del governatore, di sua maestà la regina e ovviamente mai della lattaia, della panettiera o della cameriera di sua maestà…e siccome questi obbrobri letterari vanno praticamente a ruba, anche pretty woman e i suoi corrispondenti al maschile (vedasi le storie dei pirati e le contesse) fanno pil…

          • ops, mi scuso, mi sono accorta di una frase a metà. voleva essere la seguente: questi sono gli orpelli in stile pollywod/disney e deplorevoli inutilità varie che nel corso degli ultimi secoli la cultura UMANISTA occidentale ci impone

        • infatti siamo in 3, lol! detesto anch’io gli obbrobri pollywoodiani americani che hanno fatto la cultura di pretty woman e boiate varie (pollywoodiani apposta, fautori della cultura acchiappa-polli), anche se per motivi diversi da quelli di lucio: insegnano all’umanità le peggiori bugie con le quali illudersi e far morire disperati i poveri allocchi che ci cascano. la cultura dell’inseguire sogni (a occhi aperti, ovviamente) che più campati in aria non si può: i miliardari sposano le miliardarie, non le prostitute, tranne rare eccezioni. e ancor meno sposano una lattaia, mugnaia o donna delle pulizie a ore. sono questi sogni a occhi aperti che rovinano i brasiliani che prendono per oro colato il riccaccione che muore per la domestica del nonno della cretinaggine di turno (leggere telenovelas). è perfino peggio della cultura del self made man, che aveva sì funzionato, ma in ambito territoriale circoscritto e solo per breve tempo. una cultura che non tiene conto delle circostanze. e ovviamente la new age, pur non sembrando, con il suo divinizzare l’uomo ci marcia a braccetto (certo, se l’uomo è divino basta la forza del pensiero per far diventare il netturbino presidente della repubblica dall’oggi al domani, si, crediamoci e se poi si vive in un paese ove non regna neanche l’ombra della meritocrazia come l’Italia (curiosamente in Brasile esistono margini meritocratici, ma anche qui le circostanze esterne potrebbero pesare), la frittata è fatta. questo è il se vuoi puoi new age

          • nina,
            che bella discussione s’è sviluppata. premesso che io sono ateo, hai detto una grande verità: l’uomo al 90% è soggetto a FORZE MAGGIORI esterne a lui e che non può controllare (poi magari tu le chiami “dio” e io “natura dell’universo”) e quindi concetti come “individuo” e “libero arbitrio” sono in gran parte falsità, interpretazioni superficiali.

          • al libero arbitrio non credo più oramai da tempo immemorabile. tutt’al più, prendendo in prestito l’espressione dal buon Lutero, credo nel servo arbitrio (anche se in ambito protestante, del quale faccio parte, c’è da distinguere libero arbitrio/predestinazione/compatibilità di entrambi sul piano religioso e libero arbitrio/servo arbitrio/determinismo invece su di un piano tout court materiale). premetto che sul piano materiale non credo nè al libero arbitrio nè nel deteminismo, ma il servo arbitrio sono sicura sia imperante. sul piano puramente religioso poi, nessun protestante autentico (autentico, quindi non puramente nominale) si azzarderebbe a pretendere di controllare Dio: semmai, trovandosi in una situazione incresciosa dalla quale sarebbe meglio uscire, implora Dio, sapendo che la risposta può essere un si, un aspetta o anche un no. e un protestante autentico, per quanto sia difficile accettare un no come risposta, alla fine lo fa perchè sa che la conoscenza umana è limitata mentre Dio ne sa infinitamente più dell’essere umano. e le forze maggiori possono anche essere quelle demoniache, cioè le più grosse causatrici delle situazioni incresciose di cui sopra.
            sul piano umano poi, nessuno di noi, se non in rare eccezioni (e forse non esistono nemmeno quelle), prende decisioni che non siano inficiate da un milione di circostanze. faccio l’esempio del signor Rossi (il solito nome a caso, neh?) che vorrebbe studiare medicina. questo considerando che il signor Rossi è portato per le esatte.
            scenario 1: si iscrive e termina i 6 anni accademici senza incidenti di sorta, dopo i quali inizia la specializzazione (durante la quale, come ben sappiamo, lo specializzando riceve un signor stipendio, a differenza di QUALUNQUE altra specializzazione di altro corso di studi).
            scenario 2: a metà degli studi la mamma del signor Rossi si ammala piuttosto gravemente e siccome ha bisogno di assistenza 24h, ma in casa non ci sono abbastanza soldi per pagare un’infermiera che le stia accanto continuativamente e papà Rossi non può prendere licenze dal lavoro (di questi tempi, poi!). morale della favola: il signor Rossi deve sospendere gli studi per fare giustamente assistenza alla mamma. a questo punto possono a loro volta presentarsi ulteriori scenari: o la situazione rientra nella normalità nel giro di qualche anno e seppure a fatica Rossi può riprendere gli studi oppure si prolunga ad infinitum -es. il caso di un parkinson – e dopo che sono trascorsi svariati anni diventa troppo tardi per riprendere, vuoi perchè è trascorso troppo tempo e Rossi non ricorda più bene il programma di studi superato, vuoi perchè la famiglia ha speso tutto causa malattia. e allora Rossi si troverà, se fortunato, a fare il magazziniere, se sfortunato, disoccupato ad infinitum. considerare i termini fortunato e sfortunato come fattori circostanziali, perchè di tali si tratta, quello che siamo soliti chiamare fortuna non è altro che coincidenza oppure circostanza, ecc.
            scenario 3: a casa Rossi stanno tutti bene di salute, ma il padre perde tutti i soldi del conto corrente causa fallimento bancario (so che in Italia saranno fallite 5/6 banche in pochissimo tempo). si sa che medicina è costosa e anche qui il signor Rossi dovrà cercarsi un lavoro come operaio, muratore, magazziniere, ecc. per sbarcare il lunario.
            ora, si usa raccontare che, qualora ce l’abbia invece fatta, lo si debba alla buona volontà e persistenza, ma queste ultime, pur fondamentali (se mancano è la stessa cosa della mancanza delle circostanze giuste), in assenza di circostanze e coincidenze favorevoli, valgono ancor meno della carta igienica. certo che avendo denaro sufficiente allo scopo, familiari in ottima salute, nessun parente classico parassita (al quale il papà non sa ovviamente dir mai di no), certo che la strada è in discesa. ma non certo per meriti personali o meglio i meriti personali sono soltanto una goccia in un secchio. dov’è quindi il libero arbitrio?

          • concordo perfettamente!
            ma questa è la stessa posizione di molti filosofi (nietzsche e marx inclusi), del materialismo e della scienza.
            le scienze umane sono in contraddizione col libero arbitrio.
            nietzsche diceva “col libero arbitrio si uccide la legge di causalità” e sosteneva anche che il libero arbitrio serve solo per appioppare responsabilità al fine di trovare “colpevoli” per far divertire qualche sadico repressore. “è la metafisica del boia” diceva.
            purtroppo sul piano pratico le società hanno bisogno di questa allucinazione per far ripettare le leggi… ma noi qui, sul piano teorico possiamo anche scatenarci :))

          • nina,
            comunque la spiritualità dei brasiliani, nel 95% dei casi, è superficiale e ipocrita. a me non interessa ciò che la gente dice o dice di pensare e credo che nella pratica siano più materialisti degli europei.
            ma con questo non li sto giudicando negativamente, essendo io ateo.
            e non sto parlando di materialismo nell’accezione (errata) attuale di “attaccamento al consumo e ai soldi”.
            errata perchè per me anche economia, soldi e consumo sono una specie di spiritualità, di religione. qualcosa che può trascendere i bisogni della “materia”.
            un’automobile grossa e costosa può trasformare agli occhi altrui un uomo brutto, vecchio e impotente in un uomo bello, potente e desiderabile. ecco che l’economia effettua una trasfigurazione della realtà materiale, si oppone alla realtà materiale e quindi in questo senso è spirituale.

          • nietzsche però suona troppo deterministico. e il determinismo è un altro paio di maniche sia rispetto al libero arbitrio che al servo arbitrio. nonostante le strade che prendiamo sono fin troppo inficiate da coincidenze e circostanze, non si possono comunque ignorare i margini di responsabilità. riprendendo il discorso del signor Rossi, infatti, a fronte delle difficoltà economiche, può decidere di andare a rubare per conseguire a tutti i costi i suoi obiettivi oppure di accettare che le cose sono andate così e accontentarsi del lavoro da magazziniere che le vicissitudini della vita gli hanno riservato. se va a rubare (o peggio, ammazza lo zio per ereditare) non si può non colpevolizzarlo con la scusa che è colpa delle circostanze. nonostante scelga in base alle circostanze che si è ritrovato (come poi succede a tutti gli esseri umani, del resto), avrebbe dovuto prendere l’altra strada, che porta magari a una vita più tapina, però onesta e senza danni sociali. e qualunque delle due scelte faccia sono dettate dal servo arbitrio. non dal libero arbitrio. nè dal determinismo: per quest’ultimo è necessaria l’incapacità d’intendere e di volere…e qui siamo passati a lezione di diritto penale o criminologia, lol!

          • beh nina,
            tu sei protestante e io ateo, deterministicamente parlando queste sono 2 circostanze che portano a delle differenze ovvie di punti di vista.
            secondo me, sul piano TEORICO, anche la scelta del sig.rossi se andare a rubare o accontentarsi di una vita povera e onesta è determinata da milioni di circostanze del suo passato.
            ma sul piano PRATICO, se va a rubare lo metto in galera lo stesso.

            la differenza tra un cristiano e un ateo sta nel fatto che l’ateo lo mette in galera solo perchè nuoce al prossimo, il cristiano perchè ha SCELTO COSCIENTEMENTE di nuocere al prossimo.
            cioè l’ateo punisce il danno, il cristiano la volontà cosciente del danno, la “responsabilità”.
            da ciò ne discende la non punibilità dell’irresponsabilità, per il cristiano.

            io discordo su questo punto dell’etica cristiana, anzi per me fare danni irresponsabilmente è più pericoloso che farli responsabilmente. è più pericoloso uno psicopatico che un trafficante ma la nostra cultura cristiana colpisce più il secondo.
            le antiche culture pagane invece la pensavano come me.

          • l’irresponsabile anche se inimputabile deve essere sottoposto a misura di sicurezza. non dovrebbero esserci ragioni di temere, se non fosse che magari queste potrebbero non funzionare. essere irresponsabile non dovrebbe mai implicare l’essere lasciato a piede libero. ora non ricordo bene, ma mi pare che durante le lezioni di diritto penale ci dicessero di una corrente politica favorevole all’eliminazione delle misure di sicurezza, ma non vorrei dire una sciocchezza perchè oramai sono trascorsi 15 anni da quelle lezioni. per non parlare poi della corrente politica favorevole all’eliminazione del carcere per i capaci di intendere e volere, mafie comprese (questo invece me lo ricordo bene) con la scusa che chi delinque lo fa sempre per colpa degli altri. e qui si sarebbe a un passo dall’anarchia…

          • se il diritto penale non l’hai mai studiato è facile confondere la punibilità con la neutralizzazione dell’irresponsabile. ovvio che un irresponsabile non va punito, ma va neutralizzato e questo non ha niente a che fare con la contrapposizione tra cristianesimo e ateismo. a qualunque cittadino, quale che sia il suo orientamento, va insegnato che un irresponsabile pericoloso non può essere lasciato a piede libero e non perchè debba essere ritenuto colpevole per un azione/omissione della quale ha l’incapacità di intendere e di volere, ma per evitare ulteriori danni. semmai la punibilità (distinguere pena da misura di sicurezza) a questo punto ricadrà sul responsabile legale dell’incapace per negligenza/imprudenza/imperizia nel custodirlo…

          • sì nina, un po’ di diritto l’ho studiato anch’io. i miei erano ragionamenti prettamente filosofici al di là e al di sopra del diritto.

      • Io ho letto poco di Paulo Coelho e quel poco che ho letto mi è sembrato un po’ superficiale. Cioè la spiritualità rappresentata ha poco a vedere con una spiritualità vissuta profondamente, totalmente come era quella, ad esempio, di un grande scrittore come Dostoevskij (la sua era una ricerca tormentata di valori, ma partiva da un credo religioso radicato). Concordo con chi ha scritto qui sotto che il Brasile è un paese dalla spiritualità molto accentuata. Lo è, secondo me questo è il tratto migliore del Brasile. Ci sarebbe tanto da dire a riguardo. Solo aggiungo che i brasiliani vivono bene la mescolanza tra riti di provenienza africana, rituali indigeni, lo spiritismo Kardecista, che viene dalla Francia, il cattolicesimo… Ma il discorso si fa lungo.

        • su coelho faccio parlare un mio racconto (storia vera di una ragazza che mi rimorchia in spiaggia e mi spara un sacco di stupidaggini alle quali resisto, ma dopo che mi cita coelho mi alzo e me ne vado, ahah!):

          “Questi neri moderni e progressisti erano di sinistra e amavano Paolo Coelho, il f. d. p. che dopo aver passato gli anni settanta a fare il rockettaro drogato, appena era cambiato il vento era salito al volo sul carrozzone della religiosità mietendo miliardi”

  4. ciao matteo gennari,
    complimenti per l’iniziativa letteraria.
    sai, anch’io scrivo. a parte qualche libro attinente alla mia professione (sport), ho scritto molti racconti, alcuni dei quali riuniti in una raccolta che avevo intitolato “estremo occidente” prima che rampini di repubblica mi fregasse il titolo per la sua rubrica sul giornale 🙂
    ma non li posso editare in italiano, il mio editore (al quale sono piaciuti) dice che finiremmo in galera, ahah!
    è perchè sono crudi, sboccati e politicamente scorretti, realismo puro: sesso, alcool, samba e sparatorie. alla bukowski, non so se hai presente.
    l’editore mi disse che li avrebbe editati se li avessi tradotti in inglese o spagnolo ma sono pigro :))

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