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Bahia

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L’Africa incontra il Sud America nel meraviglioso stato nord-orientale di Bahia. L’inebriante miscela di due culture appa­rentemente tanto diverse – classiche architetture portoghesi e tamburi africani, chiese cattoliche e candomblé (religione afrobrasiliana) – è davvero unica, e affascina la maggior parte dei viaggiatori. Cuore di Bahia è la coloniale Salvador, che cu­stodisce tesori inestimabili: chiese dorate, vie in acciottolato, vivaci feste, il ritmo potente delle percussioni che risuona tra i vecchi muri di pietra e i capoeiristas che si affrontano tra palazzi del XVI secolo. La capitale afrobrasiliana dello stato è oggi molto attrezzata per accogliere i viaggiatori: Salvador è stata infatti riqualificata per ospitare il campionato mondiale di calcio del 2014. Nel resto dello stato vi attendono più di 900 km di coste, siti Patrimonio dell’Umanità, spiagge deserte e isole paradisiache. A sud, idilliaci villaggi sul mare richia­mano vacanzieri e sub, e nell’interno lo spettacolare Parque Nacional da Chapada Diamantina offre cascate e tranquilli sentieri escursionistici tutti da esplorare.

Quando andare

Dic-marzo Folle di turisti, prezzi elevati e pousadas affollate a Salva­dor per il Carnaval.

Apr-set Clima mite, con qualche pioggia. Le Festas juninas si svolgono nella seconda metà di giugno.

Ott e nov Poca gente e clima estivo.

Storia

Prima dell’arrivo dei portoghesi, la regione oggi nota come Bahia era abitata da nu­merosi gruppi etnici, sparsi nell’entroterra e lungo la costa, che parlavano decine di lingue. Molte tribù furono spazzate via dai nuovi colonizzatori, ma alcune – come i pataxó – esistono ancora oggi. I nativi praticavano alcune forme di agricoltura, coltivando manioca, patate dolci e mais, e si dedicavano alla caccia e alla pesca, oltre a raccogliere frutti nelle foreste. Ben poco altro è noto della popolazione indigena della zona, in gran parte scomparsa dopo l’arrivo degli europei.

I marinai portoghesi approdarono nei pressi di Porto Seguro nel 1500, ma soltanto un anno dopo – il giorno di Ognissanti, secondo la leggenda – il navigatore italiano Amerigo Vespucci entrò nella baia di Salva­dor, che chiamò Baía de Todos os Santos. Due generazioni dopo, nel 1549, Tomé de Souza vi fece ritorno agli ordini della Corona portoghese per fondare la prima capitale del Brasile, Salvador da Bahia.

Per stimolare l’economia del loro nuovo paese, i coloni vi introdussero la coltivazione della canna da zucchero, e in seguito del tabacco, nella fertile regione del Recôncavo (così chiamata dalla forma concava del lito­rale) che circonda Baía de Todos os Santos. I portoghesi ridussero in schiavitù le popo­lazioni indigene costringendole a lavorare nei campi; poi, quando tale manodopera si rivelò insufficiente, iniziarono a deportare numerosi africani. Dal 1550 al 1850, almeno 3,6 milioni di schiavi furono trasportati dall’Africa al Brasile e la maggioranza finì nel Nordeste.

Essendo così numerosi, gli schiavi riu­scirono a conservare molte tradizioni della cultura africana. Quando le loro pratiche religiose vennero proibite, gli schiavi spo­starono sotto terra i loro terreiros, cioè i luoghi dove si riunivano per celebrare i riti del candomblé, e diedero origine a una forma di sincretismo religioso tra le loro divinità e i santi del cattolicesimo. Il cibo e la musica africana arricchirono le case sia dei bianchi sia dei neri, e le tradizioni africane influirono profondamente sullo sviluppo della nascente cultura brasiliana.

Durante tutto il periodo coloniale, i por­toghesi adottarono un sistema di gestione delle piantagioni che vincolò gli schiavi afri­cani alla terra fino alla loro emancipazione, avvenuta nel 1888. Oltre alle piantagioni di zucchero e di tabacco, i portoghesi crearono fattorie per l’allevamento del bestiame che si estendevano nell’entroterra, diffondendosi a ovest nel sertão (entroterra) e nel Minas Gerais, e successivamente a nord-ovest verso il Piauí.

I prodotti principali venivano esportati, mentre si importavano schiavi africani e beni di lusso europei. Bahia costituiva il cuore economico del Brasile coloniale e Salvador ne fu la capitale dal 1549 al 1763. La città era al centro dell’industria dello zucchero, che rimase la più produttiva del paese fino al crollo del prezzo del prodotto su scala inter­nazionale negli anni ’20 del XVIII secolo. Il declino di Salvador continuò durante il boom dell’oro e del caffè, di cui fu protagonista il sud del paese.

A Bahia, l’industrializzazione ebbe inizio verso la metà dell’Ottocento e proseguì lenta­mente, con la crescita del settore bancario e dell’industria, mentre nuove linee ferroviarie trasportavano le merci dall’interno fino al grande porto di Salvador. Cominciarono ad apparire così le prime fabbriche e l’economia, prima incentrata sulla monocoltura della canna da zucchero, iniziò a diversificarsi. L’evento di maggior rilievo, verso la fine del XIX secolo, fu l’emancipazione degli schiavi, che permise a molti abitanti di Bahia di ottenere la libertà.

La scoperta di giacimenti petroliferi negli anni ’40 del XX secolo aiutò Bahia a uscire dal ristagno economico e contribuì alla progres­siva modernizzazione dello stato. Oggi Salva­dor resta un porto molto attivo, che esporta soia, frutta, cacao, prodotti petrolchimici e canna da zucchero (quest’ultima sta nuova­mente conquistando un ruolo di rilievo sul mercato come efficace biocombustibile). Ne­gli ultimi decenni anche il turismo è emerso come importante voce dell’economia locale e, grazie all’afflusso di denaro, lo stato ha potuto investire in infrastrutture quanto mai necessarie e in progetti di sanità pubblica.

SALVADOR

POP. 2,68 MILIONI

Salvador da Bahia ha un’energia e una sem­plice bellezza che poche altre città possono vantare. Un tempo magnifica capitale della grande colonia portoghese nel Nuovo Mon­do, Salvador è il gioiello afrobrasiliano del paese. Il centro, dai colori particolarmente brillanti, è un museo vivente con edifici del XVII e del XVIII secolo e chiese ricchissime di decorazioni in oro. Ma soprattutto, Sal­vador è il fulcro di un incredibile fermento artistico, dove si tengono spesso feste cariche di vitalità con gruppi di percussionisti che quasi tutti i giorni diffondono nell’aria i loro ritmi possenti sullo sfondo dei palazzi coloniali. Di notte si formano nelle piazze e negli spazi all’aperto i circoli di capoeiristas, mentre il profumo di acarajé (frittelle di fa­gioli e gamberetti) e di altre delizie africane pervade l’aria della sera. In altre zone della città, uno spirito ben diverso attraversa la folla mentre i seguaci del candomblé celebra­no le loro cerimonie mistiche ispirati dalle divinità africane. In effetti non esiste luogo al mondo in cui i discendenti degli schiavi africani abbiano conservato il loro retaggio culturale con tanta forza come a Salvador: dalla musica e dalla religione alla cucina, alla danza e alle arti marziali. Accanto alle numerose attrattive della città, subito fuori dall’abitato si distende un magnifico litorale che introduce adeguatamente allo splendore tropicale di Bahia.

Essendo stata una delle 12 città brasiliane che hanno ospitato il campionato mondiale FIFA nel 2014, Salvador negli ultimi anni è stata notevolmente riqualificata, grazie anche alla realizzazione di una passeggiata pedonale a Barra e alla costruzione di una utile (sebbene limitata) metropolitana, per non parlare dell’inaugurazione dello stadio di calcio Itaipava Arena Fonte Nova. Grazie all’afflusso di turisti da tutto il mondo sono migliorati anche i trasporti pubblici e attual­mente tra l’aeroporto e la città fa la spola una comoda navetta con tariffe abbordabili.

Storia

Nel 1549 Tomé de Souza sbarcò a Praia Porto da Barra agli ordini della Corona portoghese per fondare la prima capitale del Brasile, portando con sé progetti urbanistici, una statua, 400 soldati e altrettanti coloni, tra cui preti e prostitute, e scelse una posizione facilmente difendibile, su un’altura rivolta verso il mare. Nel giro di un anno si sviluppò un insediamento di fango e paglia, e nel 1550 era stata portata a termine la cinta muraria per proteggere l’abitato dagli attacchi degli índios ostili. Salvador da Bahia rimase la città più importante del Brasile per i tre secoli successivi.

Nei suoi primi anni di vita, la città dipese dall’esportazione della canna da zucchero e poi del tabacco provenienti dalla fertile regione del Recôncavo, all’estremità setten­trionale della Baía de Todos os Santos. In seguito venne introdotto l’allevamento del bestiame che, insieme all’oro e ai diamanti estratti nell’entroterra, portò a Salvador le immense ricchezze di cui si conserva ancora una traccia nell’opulenta architettura baroc­ca della città.

Gli schiavi africani furono condotti a Salvador per la prima volta verso la metà del XVI secolo; nel 1587 lo storico Gabriel Soares stimò che la popolazione della città fosse co­stituita da circa 12.000 bianchi, 8000 índios convertiti e 4000 schiavi neri. Questi ultimi continuarono ad aumentare fino a costituire la metà della popolazione, e le rivolte da loro messe in atto posero più volte a rischio la stabilità di Salvador.

Dopo Lisbona, Salvador divenne la seconda città dell’impero portoghese per importanza, nonché la gloria del Brasile coloniale, famosa per le tante chiese ricche di ori, le magnifiche residenze e le numerose feste. Già nel XVII secolo era nota per la vita licenziosa e per la sensualità e decadenza, tanto da far meritare alla baia il sopranno­me di Baía de Todos os Santos e de Quase Todos os Pecados (Baia di Tutti i Santi e di Quasi tutti i Peccati)!

Salvador rimase la sede del governo colo­niale del Brasile fino al 1763, quando, con il declino dell’industria della canna da zucche­ro, la capitale fu spostata a Rio de Janeiro. Nel 1798 la città fu teatro della Conjuração dos Alfaiates (Congiura dei Sarti), che diede inizio a una serie di scontri tra i lealisti portoghesi e coloro che lottavano per l’indi­pendenza. Fu soltanto con la sconfitta delle truppe portoghesi il 2 luglio 1823, a Cabrito e Pirajá, che la città ritrovò infine la pace. A quell’epoca Salvador contava 45.000 abitanti ed era il cuore delle attività commerciali di un vasto territorio.

Per buona parte del XIX e XX secolo, la città visse un lungo periodo di stagnazione economica a causa del declino inarrestabile dell’agricoltura, provocato dalla scarsa organizzazione della forza lavoro e della produzione. Oggi Salvador è la terza città del Brasile per dimensioni e negli ultimi decenni la sua economia ha dato segni di ripresa: nuove attività, come l’industria petrolchimica e il turismo, hanno portato ricchezza alla città, ma la popolazione in rapida crescita deve ancora confrontarsi con gravi problemi economici e sociali.

Che cosa vedere

La Cidade Alta (formata dal Pelourinho e dal Carmo) ha il maggior numero di siti turistici, ma ci sono musei interessanti anche a Vitória, oltre a un faro meravigliosamente pittoresco a Barra e ad altre affascinanti attrattive sparse per tutta la città.

IGREJA NOSSA SENHORA DO BONFIM

Ecco da dove arrivano tutti quei nastri colorati: sulla Penisola di Itapagipe, a nord della maggior parte dei siti turistici di Salvador, la celebre chiesa settecentesca chiamata Igreja Nossa Senhora do Bonfim  è un fiero simbolo di Bahia, la cui fama de­riva dalle guarigioni miracolose che l’hanno resa un santuario molto frequentato. Le fitas (nastri colorati) che si vedono ovunque a Salvador (e in tutto il Brasile) sono souvenir della chiesa: se avvolgete una fita intorno al polso, prendete un impegno che dura diver­si mesi. Facendo tre nodi, si esprimono infatti altrettanti desideri che si avvereranno al rompersi del nastrino, mentre si dice che tagliarlo sia di cattivo auspicio.

Nella Sala dos Milagres (Sala dei Miracoli), sul lato destro della chiesa, i devoti lasciano fotografie, lettere ed ex voto, ossia riproduzioni in cera delle parti del corpo guarite o bisognose di cura. Per il sincretismo candomblista Gesù Cristo (Nosso Senhor do Bonfim) corrisponde a Oxalá, la divinità principale del candomblé; di conseguenza Bonfim è la chiesa più importante, dove il venerdì – giorno dedicato a Oxalá – si svolgo­no funzioni religiose molto frequentate.

Per raggiungere la chiesa prendete un taxi, oppure un autobus urbano (25 min). Ai piedi dell’Elevador Lacerda, dirigetevi a nord lungo Av Jequitaia e cercate l’autobus n. 204 con l’indicazione ‘Ribeira’, che ferma nei pressi della chiesa.

Pelourinho Indipendentemente da ciò che vi diranno o pubblicizzeranno gli uffici turistici, sappiate che le chiese del Pelourinho sono aperte solo sporadicamente, perciò non pianificate il vo­stro itinerario in base alla loro visita, perché rischiereste di rimanere delusi.

Pelourinho Il cuore della Cidade Alta è il Pelourinho (o Pelô), dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, che comprende edifici coloniali dai colori vivaci e magnifiche chiese. Girovagando nelle viuzze acciottolate e alzando lo sguardo per ammirare i palazzi più antichi della città, vi renderete conto che il Pelô non è solo un quartiere turistico. I suoi edifici in tinte pastello dei secoli XVII e XVIII sono infatti sede di centri culturali e di scuole di musica, danza e capoeira.

A partire dal 1993, grazie ai finanziamenti dell’UNESCO, il quartiere è oggetto di un’im­portante opera di restauro tuttora in corso. A onor del vero, i lavori hanno tolto al Pelô gran parte della sua caratteristica atmosfera, ma bisogna anche ammettere che l’hanno reso assai più sicuro e curato.

Elevador Lacerda  in stile art déco e mera­vigliosamente restaurato, collega la Cidade Alta con il Comércio per mezzo di quattro ascensori che percorrono 72 m in 30 secondi. Furono i gesuiti a installare intorno al 1610 il primo ascensore, azionato a mano grazie a un sistema di corde e pulegge, per trasportare merci e passeggeri dal porto al centro abita­to. Nel 1868 fu inaugurata una struttura di ferro con sferraglianti ascensori a vapore, poi sostituita nel 1928 da un sistema elettrico.

Di fronte all’ascensore si trovano gli imponenti archi della Câmara Municipal, il municipio del XVII secolo, in cui occasional­mente si svolgono eventi culturali.

continua…

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