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Bahia

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Trancoso

Situato in cima a un verde promontorio che domina spiagge meravigliose, Trancoso incarna una certa sofisticata rusticità che richiama i turisti più attenti allo stile – in effetti gran parte del villaggio sembra uscito direttamente da Travel + Leisure. Si tratta di una meta molto popolare nel jet-set, e adatta a chi desidera rilassarsi in un ambiente tran­quillo senza però rinunciare ai ristoranti e ai negozi alla moda.

Trancoso è più piccola di Arraial, con un’at­mosfera rilassata, alcune graziose pensioni, una chiesa da cartolina affacciata sull’ocea­no, e irresistibili bar e ristoranti all’aperto disposti intorno all’erboso Quadrado (la piazza principale dove non possono accedere le automobili). Sebbene questa località si rivolga soprattutto ai turisti ricchi, la vista del Quadrado illuminato dalle candele di sera resta qualcosa di magico.

La spiaggia dista 15 minuti a piedi scen­dendo dal villaggio in cima alla scogliera: dal Quadrado (nome ufficiale: Praça de São João) l’inizio del sentiero si trova a destra della chiesa, guardando l’oceano.

Pernottamento

A gennaio e durante le festività principali è indispensabile prenotare. Per soddisfare la crescente richiesta vengono costantemente avviate nuove pousadas.

PRAIA DO ESPELHO

Considerata una delle 10 spiagge migliori del Brasile, Praia do Espelho (Spiaggia dello Specchio, per i riflessi sul mare placido) si distende 27 km a sud di Trancoso e 14 km a nord di Caraíva. Le barriere coralline al largo rendono queste acque calme, limpide e tiepide, e con la bassa marea vicino alla costa si formano piscine naturali, mentre il litorale è coperto di palme da cocco. Scogliere bianche e arancione dividono Espelho da Praia do Cu­ruípe, la sua vicina, che ha un gruppet­to di pousadas di lusso.

Le agenzie di viaggi di Arraial d’Ajuda e Trancoso organizzano escursioni in giornata a queste spiagge (che con­sigliamo, dal momento che le strade sono piene di buche e arrivarci da soli è un’impresa); in alternativa si può prendere un autobus Aguia Azul (2-3 corse al giorno) in servizio da Trancoso a Praia do Espelho. Visitate il sito www. praiadoespelho.net.br per orari e infor­mazioni su questa splendida e remota destinazione.

Caraíva

Il tempo scorre lentamente nel remoto e splendido villaggio di Caraíva, dove non esistono strade né automobili (e dove fino al 2007 non c’era neppure l’elettricità). Questa atmosfera informale richiama da tempo hippy e viaggiatori alla ricerca di un ritmo di vita rilassato. Oggi, nonostante i ripetitori dei telefoni cellulari e la connessione a internet, la gente del posto sostiene che Caraíva ha an­cora la stessa atmosfera che aveva Trancoso una ventina di anni fa. Le interruzioni di corrente sono sempre molto frequenti; l’il­luminazione fornita dai rumorosi generatori viene utilizzata dai negozi e ristoranti situati nelle strade sabbiose, ma soprattutto per il vivace forró del venerdì sera.

Questo villaggio nostalgicamente rustico è disteso lungo la sponda orientale del Rio Caraíva, orlata dalle mangrovie, e su una spiaggia deserta lambita da onde spumeg­gianti. Rivolgendosi alle pousadas, si possono facilmente organizzare escursioni in barca sul fiume, verso sud per il Parque Nacional de Monte Pascoal o Corumbau, e verso nord per Praia do Espelho e Praia do Curuípe (circa R$85 per persona).

La maggior parte dei visitatori compie a piedi, in barca o a cavallo il breve tragitto fino a Barra Velha, il villaggio dei nativi pataxó a 6 km dalla cittadina; in tal caso portate con voi abbondanti scorte di acqua e banconote di piccolo taglio per acquistare oggetti di artigianato. In riva al fiume si trova il Centro Cultural de Tradições Indígenas (horari variabili), che organizza mostre e spettacoli e dà informazioni sui pataxó. Visitate il sito internet www.caraiva.com.br per ulteriori approfondimenti.

I PATAXÓ

Il più grande gruppo etnico nativo dello stato di Bahia è costituito dai pataxó, circa 3000 persone che formano una delle tante comunità indigene dal futuro molto incerto. Storicamente, i pataxó sono veri e propri sopravvissuti. Un tempo erano una tribù forte che resistette strenuamente ai portoghesi, e fino al XIX secolo uno tra i più temuti grup­pi nativi dell’entroterra. La loro opposizione ostacolò l’avanzata del dominio coloniale portoghese, sebbene all’inizio del XIX secolo il loro potere fosse ormai molto ridotto.

Oggi i pataxó praticano un’agricoltura di sussistenza nella parte meridionale di Ba­hia, oltre a caccia, pesca e raccolta. Come i nativi dell’Amazzonia, utilizzano le piante locali come medicinali, e le foreste pluviali della zona costituiscono una risorsa vitale per la medicina tradizionale. La regione vanta infatti un’incredibile biodiversità e molte delle sue specie animali e vegetali non esistono in altre parti del pianeta. Complessi­vamente, i pataxó utilizzano oltre 90 specie vegetali diverse per curare il raffreddore, l’asma, la febbre, il mal di denti, i reumatismi, l’anemia e decine di altre malattie.

Sebbene i poteri dei guaritori siano pienamente riconosciuti a livello sociale, i pataxó devono lottare per preservare le loro tradizioni. Infatti, come accade anche in altre comunità indigene, i giovani non partecipano attivamente alle usanze della generazione precedente, e i guaritori tradizionali (curandeiros, indifferentemente uomini o donne) non hanno trasmesso le loro conoscenze alla generazione successiva. A Barra Velha, la più grande comunità pataxó (conta circa 1800 persone), tutti i guaritori sono ultra­sessantenni, perciò, se la situazione non cambia, le loro conoscenze andranno perdute nell’arco di due decenni. I curandeiros odierni potrebbero essere l’ultima generazione di guaritori tradizionali della cultura pataxó.

Nel 2012 le condizioni sanitarie dei pataxó suscitarono l’interesse dei media per un motivo diverso, quando la famiglia di un bambino nativo affetto da una grave malattia cercò di ottenere le cure necessarie prima all’ospedale di Porto Seguro e poi a Salvador. Il bambino sopravvisse, ma la somministrazione delle cure fu ritardata per questioni burocratiche, dal momento che le istituzioni non riuscivano a mettersi d’accordo su chi dovesse pagare l’assistenza, e molti bahiani presero a cuore la vicenda.

Oltre alle difficoltà interne, i pataxó devono affrontare gravi minacce provenienti dall’esterno. Con l’aumento della popolazione di Bahia, gli agricoltori hanno finito per allontanarli dalle loro terre, con conseguenti gravi contrasti. Nel 2007 15 delegati pa­taxó si sono recati a Brasília per cercare di far valere i loro diritti. Tuttavia le possibilità di sviluppo per questa comunità tribale – e la salvaguardia dei suoi costumi – non dipenderanno tanto dai provvedimenti governativi, quanto piuttosto dai suoi giovani, fondamentali per garantire la sopravvivenza del gruppo nel tempo.

Parque Nacional de Monte Pascoal

Nel 1500 i portoghesi che navigavano al co­mando di Pedro Álvares Cabral avvistarono l’imponente profilo del Monte Pascoal: era la loro prima immagine del Nuovo Mondo. I marinai chiamarono la regione Terra da Vera Cruz (Terra della Vera Croce).

Il parco nazionale (www.icmbio.gov.br) si estende su 225 kmq e presenta una grande varietà di ecosistemi: foresta pluviale atlantica, paludi e acquitrini, mangrovie, spiagge e scogliere. La fauna comprende diverse specie di scimmie, due di bradipo, formichieri, rari porcospini, capibara, cervi, giaguari e numerosi uccelli.

L’angolo nord-orientale del parco, sotto Caraíva, è abitato da una piccola comunità di pataxó che dal 2000 si occupano della sua gestione. I pataxó consentono ai visitatori di percorrere due sentieri (uno dei quali risale la montagna) ma solo se accompagnati da una guida (prima di partire concordate il prezzo). Per accedere ad alcuni settori con una guida si paga un biglietto (da R$40 a R$60 per gruppi da 1 a 6 persone).

Il settore sulla costa è accessibile in barca o a piedi da Caraíva. Non ci sono autobus diretti per il parco, però si possono utilizzare le corse da Porto Seguro a Itamaraju (a 30 km dal parco); dal venerdì al lunedì da Itamaraju partono alcune corse per l’ingresso del parco.

Caravelas

POP. 22.500

Caravelas è una tranquilla cittadina di pe­scatori sulle sponde orlate di mangrovie del Rio omonimo; il motivo principale per cui i turisti vengono qui è visitare il Parque Na­cional Marinho de Abrolhos e altre barriere coralline al largo della costa.

Che cosa vedere e fare

Per vedere quanto sia fiorente l’industria ittica della cittadina, passeggiate sul lun­gofiume, dove si ritrovano i pescatori con il pescato del giorno. Quando gli abitanti del posto decidono di andare in spiaggia, la mag­gior parte si dirige a nord verso Praia Grauçá (7 km) o verso la più isolata Praia Iemanjá (20 km), entrambe con acque tranquille e un po’ torbide a causa dei depositi limacciosi del fiume. È inoltre possibile raggiungere in barca Praia Pontal do Sul (attraversando il Rio Caravelas) e la spiaggia dell’isola, Coroa da Barra (30 min al largo).

GRANDI CREATURE DEL MARE

La balena megattera, uno dei più grandi animali del mondo, percorre fino a 25.000 km ogni anno e da adulta può raggiungere ben 17 m di lunghezza e un peso pari a 36 tonnellate. La caccia indiscriminata di cui fu oggetto portò questo animale quasi all’estinzione nei primi anni del XX secolo, ma il numero di esemplari sta aumentando lentamente grazie a una moratoria del 1966 sulla caccia. Oggi i biologi stimano che ne esistano da 30.000 a 60.000 esemplari.

Caratterizzate da lunghe pinne pettorali e da evidenti gibbosità e protuberanze sul capo, le megattere si nutrono di krill e piccoli pesci nelle acque polari solo d’estate, mentre d’inverno migrano verso i mari tropicali per accoppiarsi. Perciò l’inverno austra­le (da giugno a settembre) è il periodo migliore per osservarle al largo della costa del Brasile, dove arrivano in grandi branchi per gli accoppiamenti e la nascita dei piccoli.

In questo periodo le megattere digiunano e vivono grazie alle loro riserve di grasso. La competizione per conquistare le femmine è molto accesa, con gruppi da due a 20 maschi (chiamati ‘scorte’) che a volte inseguono una sola femmina. Per avere la meglio, ogni maschio cerca di stabilire il predominio menando colpi di coda, caricando e schi­vando i rivali anche per diverse ore.

Il canto delle balene è forse una delle caratteristiche più affascinanti ed enigmatiche di questi mammiferi. Le balene all’interno di una stessa zona effettuano il medesimo canto – o sue variazioni – mentre quelle di altre regioni hanno canti completamente diversi. Eseguiti solo dai maschi, durano ognuno da 10 a 20 minuti e possono essere ripetuti nell’arco di diverse ore (alcuni scienziati li hanno registrati ininterrottamente per più di 24 ore). I canti sono incredibilmente complessi: un gruppo di ricercatori della Universidade Estadual de Campinas ha studiato le balene al largo di Abrolhos nello stato di Bahia per un inverno, identificando 24 note organizzate in cinque temi.

Non si conosce lo scopo dei canti, che cambiano da un anno all’altro. Inizialmente gli scienziati ritenevano che servissero all’accoppiamento, una teoria messa però in dub­bio da vari casi documentati di maschi che cantano lontano dalle femmine.

A Bahia il whale-watching è un’attività turistica in espansione, che si può effettuare da varie località. D’inverno le megattere si avvistano spesso al largo di Salvador, e il Par­que Nacional Marinho de Abrolhos è uno dei luoghi migliori al mondo per osservarle.

Parque Nacional Marinho de Abrolhos

Si ritiene che il nome del primo parco marino del Brasile derivi da un tipico avvertimento che i marinai pronunciano quando si avvici­nano a terra: ‘apri gli occhi’ (abre os olhos). Abrolhos si estende su una superficie di 913 kmq comprendente barriere coralline, note per la varietà cromatica, e un arcipelago di cinque isole che Charles Darwin, a bordo della HMS Beagle, visitò nel 1832. Oggi gli abitanti sono per lo più uccelli migratori e megattere (da giugno a ottobre), che raggiun­gono queste acque per riposare e riprodursi. Soltanto su Ilha de Santa Bárbara ci sono al­cuni edifici, tra cui un faro costruito nel 1861.

In queste acque cristalline la visibilità può arrivare a 20 m nella stagione secca (da maggio a settembre).

continua…

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