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Il capo

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Ciao. Innanzitutto vi presento una

nuova bellissima recensione del mio ultimo libro, dal Blog Dentro Rio de Janeiro

Segue poi, come di consueto, un nuovo racconto intitolato “Il capo”.

All’inizio di questo nuovo secolo a capo della favela Rocinha c’era la fazione Comando Vermelho rappresentata dal bandito Lulu, una specie di valente Robin Hood, secondo i racconti degli abitanti, dei residenti che ancora ricordano (alcuni con le lacrime agli occhi) quel periodo di relativa pace. Lulu distribuiva settimanalmente kit di alimenti alle famiglie più povere e ci metteva riso, fagioli, pasta, carne… Aiutava con medicinali e denaro quando i più poveri avevano problemi di salute in casa, soprattutto se i malati erano bambini… Organizzava eventi e feste nelle quali per i partecipanti residenti nella favela tutto era gratis, quelle di Lulu furono grandiose fagiolate che ancora oggi sono menzionate… Lui restava un narcotrafficante, certo, ma ci teneva all’immagine, alla reputazione, ed era orgoglioso di ricevere applausi e strette di mano quando circolava per i vicoli con gli amici della scorta. Pagava la polizia regolarmente, affinché non rompesse i coglioni e contribuiva così al benessere di tutte le entità che gravitavano fuori e dentro alla comunità; quando le richieste dei PM erano esose ci litigava, i litigi sfociavano in sparatorie, arresti e scontri fino al successivo accordo economico che ristabiliva la pace.

Questo idillio finì il venerdì santo dell’anno duemilaquattro quando la favela venne invasa da un avversario, un narcos con la fama di violento stupratore, membro della fazione Terceiro Comando con l’intenzione di cambiare squadra e passare al Comando Vermelho. Il Comando Vermelho, le cui decisioni più importanti venivano e vengono prese dai boss chiusi nelle carceri, scelse di assecondare il cambiamento nella Rocinha forse perché timoroso che Lulu si stesse allargando. Il capo non accettò l’imposizione dello stupratore come socio nella gestione della vendita di droga, per questo la favela venne invasa e ci furono molte morti, la prima quella di un avvocato che stava tornando a casa dal lavoro nell’esatto momento nel quale i banditi, imbracciando i fucili, pistole alla mano, entravano nella via Apia. L’avvocato era una donna ben vestita, impiegata in uno degli uffici notarili del centro, residente dall’altra parte della città, a Barra da Tijuca. Venne fatta scendere dalla macchina, venne obbligata a inginocchiarsi e poi Dudu, questo il nome dell’invasore, le sparò alla testa e rise quel ridicolo ghigno, tristemente famoso.

Dopo una settimana di scontri, la fazione di soldati rimasti fedeli a Lulu venne sconfitta: la parte alta della comunità era cosparsa di corpi di banditi morti ammazzati; tutti erano terrorizzati dall’imminente cambio di potere. Dudu però non durò tanto, era troppo arrogante, e cattivo. Una volta a causa di un debito contratto dal barista che gestiva un chioschetto proprio all’inizio della via Apia, il nuovo boss e uno scagnozzo fecero irruzione nel locale e ammazzarono non solo il debitore insolvente ma tutti i clienti che erano lì per farsi una birra o una partita a carte.

La fama di stupratore fu confermata e l’inimicizia provocata nei cuori dei residenti fece sì che qualcuno rivelò alla polizia dove abitava una delle amanti del narcos, che venne arrestato mentre faceva all’amore e apparve seminudo nella foto sui giornali. Fu poi ammazzato in carcere da un affiliato della fazione Amigos dos Amigos alla quale era passato Lulu poco prima di morire, per protesta contro la decisione di Comando Vermelho di affiancargli Dudu, che era fuoriuscito da Terceiro Comando, alla guida della Rocinha.

Lulu, un uomo bianco smilzo con i capelli e gli occhi scuri, lasciò invece immensa nostalgia. Venne ucciso dalla polizia (che lui aveva pagato ma Dudu l’aveva pagata di più) durante i giorni di guerra a cavallo della domenica di Pasqua del duemilaquattro. Venne trasportato dalle braccia di comuni residenti fino all’entrata della favela; il corpo trivellato di colpi, martoriato a terra come quello di un profeta, venne benedetto e riverito da decine, centinaia di Padre Nostro. Su Lulu sono state scritte poesie, racconti e canzoni, io ne ricordo una, un tema di un baile funk: raffica di colpi di mitra, voci di sottofondo, poi qualcuno grida “Oh Oh, Uh Uh, que saudade de Lulu, porra” che in italiano suonerebbe “Oh Oh, Uh Uh, che nostalgia di Lulu, cazzo”, quindi nuove raffiche di mitra al ritmo sincopato del funk brasiliano. Sui muri della Rocinha ancora si trovano scritte che ricordano il narcotrafficante e quei tempi di tranquillità, di aiuti paternalistici in denaro e alimenti che contribuirono a creare un senso di appartenenza e di sottomissione a un potere se non proprio giusto, almeno un po’ più giusto di quello dello stato.

2 Commenti

  1. io di tutte ste guerre fra narcos ancora non ho capito se le fanno:
    – perchè sono scemi (incapaci di mettersi d’accordo, come invece fanno le mafie italiane)
    – perchè sono manovrati da gente all’esterno e più in alto, gente in giacca e cravatta ovviamente

    • vedo guerriglie e guerre narcos dal 1982. alla tua domanda rispondo senza dubbi: la tua prima considerazione. nel tempo (10-15 anni) sono quintuplicati gli usuari e anche gli spacciatori sono aumentati. quindi oggi è ancora piu’ complesso un accordo. permettimi un paradigma: metti dei “bimbi” davanti ad una torta non porzionata e lascia loro fare le porzioni…….come pensi vada a finire?

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