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Il dubbio

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  • E noi qui e altrove cerchiamo la pace nello spirito, la pace dentro, e la troviamo perché lo spiritismo spiega tutto.
  • Fai un esempio – dice Don Matteo, seduto al primo piano nella saletta delle riunioni del mercoledì.
  • Quel ragazzo di Goiania che è entrato nella scuola e ha ucciso con due pistole una dozzina di compagni… Poi la maestra, che è stata colpita, lo ha convinto a non ammazzarsi… E ora è in prigione o in clinica… Hai visto l’intervista a uno dei genitori di una vittima? Quello davanti alle telecamere ha detto io non sono preoccupato per mio figlio che è stato molto amato e ora sta in un posto migliore di questo, io sono preoccupato per l’assassino, per il suo equilibrio, cosa gli sarà passato per la testa?
  • Hai ragione – è intervenuto l’omone con gli occhi chiari – lo spiritismo ci dà la fede necessaria per sopportare i mali di questo mondo e per avere compassione di ogni essere umano.
  • Esattamente – Aline, la riccia, ha ripreso a parlare – i media in toto hanno condannato l’atto del ragazzo e, se potessero, lo lincerebbero assieme a qualche genitore ma pochi, pochissimi si sono chiesti quali fossero le estreme sofferenze che lo hanno indotto a spargere quel sangue.
  • Se così fosse – Don Matteo ha di nuovo preso la parola – se così fosse dovremmo avere pena anche di Giuda e chiederci cosa avrà indotto uno degli apostoli prediletti a tradire il Maestro e dovremmo ritenere che il traditore invece di impiccarsi avrebbe potuto riflettere su ciò che aveva fatto; ma il peccato che aveva commesso era troppo grande, consegnare il figlio di Dio nelle mani dell’ingiusto tribunale del sinedrio non era cosa da poco, per Giuda non ci fu perdono…
  • Non lo puoi sapere, Matteo – Aline insiste e lo fa con un sorriso pacificatore che irrita l’italiano, profondamente – forse Dio Giuda lo ha perdonato, forse l’anima di Giuda, disincarnata, è stata accolta da spiriti di luce che, anno dopo anno, secolo dopo secolo (il tempo è relativo nel mondo spirituale) lo hanno educato alla riflessione sulla gravità dell’atto compiuto, senza giudicarlo, forse Giuda, lo spirito di Giuda un giorno è tornato ad abitare sulla terra in nuove spoglie, forse Dio nella sua infinita bontà lo ha graziato nonostante abbia tradito il suo unico figlio, e gli ha concesso la possibilità di una nuova incarnazione -.

Il religioso non ha la forza di ribattere, c’è troppa sicurezza dietro gli occhi di Aline. Don Matteo la osserva e la trova carina: sicuramente è una donna che ha sofferto e che nella religione ha trovato una medicina per il suo dolore. Chi è lui per giudicarla, lui che molti anni fa è scappato dalla donna, dalla ragazzina che amava perché non sopportava il peso dell’aggressività che quell’amore gli disegnava nella mente, nel cuore?

Lo spiritismo spiega tutto con la reincarnazione, questa la differenza maggiore dal cattolicesimo. Il paradiso e l’inferno non esistono, esistono nuove vite nelle quali pagheremo per ciò che abbiamo fatto. O godremo la felicità della raccolta dei frutti dei buoni semi che abbiamo sparpagliato in terra fertile nelle passate incarnazioni. La colpa non esiste, non esiste il peccato o il giudizio, ogni azione ha le sue conseguenze, volenti o nolenti, in questa vita o nella prossima.

Il prete alza la fronte verso l’orologio e vede che mancano pochi minuti alla fine della sessione. Tra poco Aline, bianca come una rosa, dirà che, due alla volta, i partecipanti possono andare nell’altra stanza dove verranno loro imposte le mani per lo scambio energetico. Poi, prima di uscire, tutti berranno un bicchierino di acqua fluidificata dalla presenza di buoni spiriti, rituale questo che, secondo gli spiritisti, era realizzato anche ai tempi di Cristo, dai suoi seguaci. Ma il prete ha paura di uscire da quel centro, nella Rua Viuva Lacerda, sotto al colle del Corcovado, quello con il Cristo dalla braccia aperte, sul cocuzzolo. In quel posto tutto pare avere senso, tutto ha una spiegazione e la rassegnazione è la virtù più insegnata. Da quando il cattolico si è messo a girare decine di spazi religiosi per ingannare il tempo perso a non fare il bene, il centro spiritista Lar do Amor è quello nel quale si è sentito accolto, non tanto dalle persone che gli hanno aperto la porta, ma da una specie di pace interiore che lo assale tutte le volte che varca quella soglia. Lui ha riferito questo suo pensiero a Lina, la negra che comanda là dentro, e lei gli ha detto che sono gli spiriti illuminati della casa dell’amore che si incaricano, quando lui si presenta al loro cospetto, di allontanargli dalla mente i pensieri più riottosi, più confusi. E lei vede, lei sente che la mente di Matteo è disturbata da troppe cose, da troppi desideri e da infiniti dubbi intorno alla sua stessa vocazione e alla missione qui in Brasile, quella di aiutare adolescenti, che pare non poter seguire a causa dell’eccesso di pericoli.

Adesso però sono le nove e venti della sera e Don Matteo saluta Aline, Lina e tutti gli altri, li saluta cordialmente come sempre. E, come sempre, appena mette piede in strada e sente il rumore delle macchine, delle ambulanze, degli elicotteri della polizia e della stampa che, come scarafaggi, sorvolano la città ormai in guerra già da un pezzo (è guerra di fazioni di narcotrafficanti), lui intuisce quanto sia folle credere che tutto questo abbia un senso, e un Dio.

9 Commenti

  1. “lo spiritismo ci dà la fede necessaria per sopportare i mali di questo mondo e per avere compassione di ogni essere umano”

    lo dicono anche i credenti di altre religioni, mi pare un’ammissione di utilità e convenienza (psicologica), ma sarà anche verità?

    • non credo che pirandello attraverserebbe l’autosole al sopraggiungere di un tir a 130 kmh “figurandosi” che l’autostrada è vuota oppure non esiste proprio, eheheh!

      p.s. io in filosofia sono un realista (critico), credo che ci sia una realtà e credo che ci sia una verità, nel senso di possibilità umana di una rappresentazione mentale (percentualmente) esatta della realtà. una mappa che descriva abbastanza bene il territorio, per dirla alla bateson.
      poi ovviamente è possibile anche la falsità. e agli umani spesso piace più la falsità, in un mondo a maggioranza di falsi aiuta ad avere successo. e la falsità è simile alla malattia mentale, l’unica differenza è che questa è inconscia.
      non sono un relativista. il relativismo è inevitabilmente contraddittorio. intendo il relativismo estrapolato dall’ambito leggittimo della fisica dell’estremamente grando o dell’estremamente piccolo.

  2. ciao Anonino,
    la questione pirandelliana non è fisica, ma metafisica, nel senso che l’autosole, le macchine che sfrecciano, la possibile morte, il fatto di essere presenti, pronti a sterzare sono comportamenti propri della fisica, cioè istintivi. La questione pirandelliana (e religiosa, quando legata al racconto qui sopra) riguarda l’interpretazione di tali fatti. Nel senso che quello che per uno è coincidenza, per un altro è fato, quello che per uno è il caso, per un altro è la volontà di Dio. Questa verità, il fatto che dietro una tale azione ad esempio ci siano tali o tal’altre intenzioni, il fatto che la tale azione abbia prodotto il tale risultato per questi e quest’altri motivi e non per altri (non motivi fisici, puramente causali, ma metafisici), ecco tale interpretazione dei fatti è assolutamente libera. Siamo cioè noi a costruirci la nostra verità dei fatti. Ad esempio per uno l’interpretazione, lo studio di ciò che è avvenuto nella propria infanzia è fondamentale e lo interpreta in chiave freudiana, per un altro, per uno spiritista brasiliano, ad esempio, ciò che avviene nei primi anni di vita e in gran parte di varie situazioni seguenti, dipende dal karma, cioè da ciò che portiamo con noi dalle incarnazioni precedenti. Uno troverà soddisfazione in un’interpretazione meccanicistica degli eventi, senza la presenza di un Dio, ma sì del caso e degli incidenti, scontri, avvicinamenti tra molecole e individui, un altro vedrà, evangelicamente, la volontà di Dio nella caduta di un unico capello, seguendo le parole di Gesù che disse che non sarebbe caduto un solo capello dalle nostre teste senza che così si adempisse la volontà del Padre. Non esiste una verità. Esiste l’interpretazione dei fatti a seconda della verità che ci soddisfa maggiormente, che si avvicina in maggiore misura a ciò che sentiamo essere vero. Certo però che davanti a un tir che ci viene contro dall’altra parte della carreggiata, sterziamo cercando di evitarlo. Se lo evitiamo possiamo poi pensare d’essere stati fortunati o bravi a sterzare o che non era ancora arrivato il momento di morire, che Dio ci ha preservato perché su di noi ha altre intenzioni, e progetti. Rimane il fatto oggettivo di aver sterzato. L’interpretazione però cambia. Questa interpretazione è quella che io credo Pirandello intendesse come verità (e che vale anche nell’interpretazione dei comportamenti umani in società, così diversa a seconda dei punti di vista – Pirandello si concentrava spesso sull’interpretazione di ciò che per alcuni era follia e per altri l’unico modo di esprimere una sofferta interiorità..)

    • ero lucio.
      eh lo so che ognuno interpreta come gli piace. ma non dividerei il fisico dal metafisico, infatti nel mio primo commento, e nelle affermazioni nel racconto, si evince che la credenza metafisica serve a lenire le sofferenze nel mondo fisico.
      so benissimo che il relativismo esasperato va di moda… ebbene io sono contrario a questa visione filosofica.
      e a pirandello preferisco verga.

    • vediamo cosa ne pensano tre giganti della filosofia medievale (religiosi per giunta):

      “ogni operazione della natura si verifica nel modo più determinato, più ordinato, più breve che ad essa è possibile” (roberto grossatesta)

      “il senso non s’inganna intorno all’oggetto che gli è proprio, a meno che non intervenga un disturbo” (tommaso d’aquino)

      “l’attribuzione di un qualsiasi elemento al dominio della volontà equivale alla negazione della sua necessità, cioè della sua dimostrabilità razionale” (giovanni duns scoto)

  3. noto che le “profezie di Celestino” (Redfield) stanno colpendo ancora parte delle persone. e pensare che, negli anni 70-80, si leggevano per poi farci una canna sognatrice.

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