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Rio negra

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L’omicidio di Marielle Franco, affiliata al partito PSOL, deputata nella Camera Comunale di Rio, donna negra, lesbica, a difesa dei diritti delle minoranze, mantiene molti punti oscuri.

A Rio c’è l’esercito, il governo statale (cioè dello Stato di Rio de Janeiro) ha dichiarata ufficialmente di non farcela più, non ce la fanno più a gestire la questione sicurezza, hanno alzato e sventolato bandiera bianca.

L’esercito si è concentrato attorno a una o due favelas (tra le quali Villa Kennedy), il resto della città è in preda al caos.

Marielle aveva appena parlato davanti a un gruppo di femministe nere. La donna che era seduta accanto a lei durante la conferenza le aveva chiesto un passaggio, sarebbe cioè entrata insieme a lei nella macchina oggetto, bersaglio dell’agguato ma, all’ultimo momento, si è ricordata di aver scordato il caricatore del cellulare nella Casa das Pretas, centro culturale, sede del dibattito sulla violenza contro le donne.

Dopo aver parlato, dopo aver ribadito il suo appoggio a tutte le donne di qualsiasi razza e colore che subiscono violenze da chicchessia, Marielle (capelli ricci nero schiariti, sorriso aperto, sincero) ha dichiarato:

  • E’ stata una serata proficua e piena di buone premesse. Esco da qui più fiduciosa, se mai fosse necessario. Continuerò a lottare per tutte noi.

Il suo autista Anderson, poi morto con lei, l’aspettava fuori, vicino agli Arcos da Lapa, in centro. La macchina di Marielle e Anderson era parcheggiata di fronte a una macchina grigio metallizzata coi vetri scuri dentro alla quale i sicari aspettavano armati. Dalle telecamere di sicurezza di uno dei bar della zona si vede chiaramente Anderson che esce dall’abitacolo, era magro, i capelli neri, il passo dinoccolato ma spedito, e passa davanti alla macchina parcheggiata dietro alla sua dentro alla quale i sicari attendevano, armati. Quando Marielle e la sua segretaria sono entrate, Anderson ha poi messo in moto e sterzato a destra, la macchina grigio metallizzata ha atteso mezzo minuto e li ha seguiti, seguita a sua volta da un’altra macchina grigio metallizzata. Le registrazioni delle telecamere del quartiere (funzionanti solo nelle vie principali e non in quella dell’omicidio duplice) hanno filmato la macchina bianca di Marielle e dietro le due grigio metallizzate. L’inseguimento (a detta della segretaria, l’unica sopravvissuta, Anderson e Marielle parlavano d’altro e non si sono accorti di niente) è durato una ventina di minuti. Era mercoledì quattordici marzo. Erano circa le nove e mezza della sera. I banditi conoscevano bene la zona. Sapevano quali strade venivano filmate e quali no. Per uccidere si sono affiancati alla macchina bianca, uno di loro ha abbassato il finestrino e ha cominciato a sparare usando la pistola come fosse una mitragliatrice. Sono stati sparati tredici colpi, nove hanno raggiunto i bersagli, cioè la testa di Marielle e la schiena di Anderson. I banditi erano probabilmente dei poliziotti, Marielle si era dichiarata contro gli assassinii perpetuati dal quarantunesimo battaglione della Polizia Militare di Rio de Janeiro, su facebook. A detta della trentottenne e di vari testimoni, il battaglione della Polizia di Acari, vicino alla favela della Mare’, è specializzato in esecuzioni sommarie. La giovane donna aveva poi molti nemici tra i colleghi di lavoro deputati e assessori, e stava importunando i proprietari delle compagnie di autobus, chiedendo ripetutamente l’interruzione delle esenzioni fiscali. Era inoltre contro l’intervento dell’esercito federale a di Rio de Janeiro, credeva che lo stato nelle favelas dovesse entrarci con le scuole e gli ospedali, non con uomini armati fino ai denti. Era lei che presiedeva la commissione esaminatrice dell’operato dell’esercito…

Marielle veniva dalla favela della Mare’, aveva studiato grazie a una borsa di studio ottenuta in seguito ai meriti scolastici, agli sforzi dei genitori e alla professionalità di un’organizzazione non governativa. Era laureata in sociologia, aveva anche un master. Era entrata in politica dopo la morte di un’amica durante una sparatoria in favela.  Era stata eletta al primo colpo, la quinta più votata nella città di Rio de Janeiro. Durante l’anno di mandato aveva rotto i coglioni a molta gente: oltre alla polizia aveva calpestato i piedi di molti colleghi corrotti che non sopportavano il suo modo pulito e sincero di esprimere gli ideali in cui credeva, cioè quello dell’uguaglianza di tutti i cittadini, di tutti gli esseri umani, quello delle pari opportunità. Il successo di una favelada negra e lesbica dava fastidio a molti, abituati a un certo vecchio modo di fare politica.

Una mattina dalla tribuna dell’Assemblea Comunale, aveva  gridato:

  • Non crediate di zittirmi, io rappresento molta gente che è stanca dei vostri metodi, noi stiamo disegnando nuove regole e una nuova grammatica sociale!- .

Per zittire una giovane e intelligente signora di quasi quarant’anni (lei e la fidanzata si sarebbero sposate tra un anno) sono stati necessari i muscoli, l’intelligenza e la preparazione logistica di cinque o sei uomini i cui volti, nascosti dai neri vetri, nessun amico di Marielle è ancora riuscito a decifrare.

 

5 Commenti

  1. il fatto che fosse donna, negra (??? molto schiarita invero) e lesbica non c’entra nulla con sta storia.
    ogni anno in brasile muoiono ammazzati una ventina di politici ma, essendo nella quasi totalità bianchi, maschi ed etero, evidentemente per l’ideologia dominante non meritano alcuna ripercussione mediatica.

    • Concordo! Se poi includiamo anche i politici locali forse il numeto arriva a 200! Ricordo che era un esponente del psol che recluto’ quel ragazzo che uirante una manifestazione tiro’ un .petardone che uccise un giornalista (era un giornalista quindi ne parlarono)

  2. Politici, poliziotti, gente comune ecc… ne muiono a centinaia tutti i giorni ma non sono di sinistra, femministe invasate, difensori dei diritti di chissà chi o altre cavolate per diventare falsi eroi; è un omicidio come qualsiasi altro, niente di più.

  3. a mio avviso poco o nulla c’entrano le ideologie (sinistra-centro-destra). qui c’entra la cronica esaltazione/subliminazione dell’essere Brasiliano quindi forzatamente/obbligatoriamente felice nella sua ignoranza nel senso letterale, purtroppo. c’è solo una piccola minoranza che è capace di stare lontana dalla geladina, dal fumo e pò. infine: c’è una continua rincorsa al fatto del momento……io l’interpreto come una mancanza totale dei valori basilari della vita: famiglia, lavoro, rispetto del prossimo.

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