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Dietro le sbarre

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Sembrava fosse imprendibile, irraggiungibile, dicevano entrasse e uscisse dalla favela in barba alla polizia, che in realtà sapeva dov’era, chi frequentava, ma non aveva il coraggio d’afferrarlo, più comodo era usarlo come intermediario per i loschi traffici che coinvolgevano Rio, Sao Paulo, le fazioni criminali e la Milizia…

Invece Rogerio 157, efferato luogotenente di Nem, poi suo acerrimo nemico, passato dalla fazione ADA al Comando Vermelho, si nascondeva nelle favelas del centro, dormiva una notte qua, una là, nei letti di numerose amanti. L’hanno preso così, che fingeva di dormire nascosto sotto le lenzuola di una mulatta che lui dichiarò essere sua cugina. Con sé non aveva documenti ma i Reparti Speciali della Polizia lo riconobbero. Le foto dell’arresto apparvero su tutti i giornali, i poliziotti e le poliziotte ci tennero a posare accanto a siffatta preda e così Rogerio venne immortalato abbracciato a questo e a quella e, a guardarlo in faccia, sembrava un pesce appena pescato esposto a bella vista tra le braccia dei pescatori.

Finì, d’un colpo si spense quell’alone leggendario che lo voleva scaltro, furbo, attentissimo ad ogni sua mossa e lui divenne solo un altro narcos in galera ad articolare le azioni degli scagnozzi che gli rimanevano in favela, per mezzo di un cellulare irregolarmente fornitogli in cella da qualche guardiano poco scrupoloso.

L’accoglienza in carcere avviene per “ali”. C’è l’ala dei prigionieri di Comando Vermelho, quella dei prigionieri di Amigos dos Amigos e quella degli affiliati a Terceiro Comando Puro. Se i prigionieri si mescolassero, ci sarebbe una strage (cosa che farebbe comodo a molti ma non piacerebbe ai giornalisti e all’opinione pubblica). Amigos dos Amigos dialoga con Terceiro Comando Puro e odia Comando Vermelho, Rogerio ha cambiato fazione da poco ma dentro Comando Vermelho già è un leader, ed eccolo infatti magro, scuro in volto, senza più gli anelli d’oro perché è appena entrato, fra qualche giorno però gli verranno restituiti dal solito guardiano.

  • Salve, Rogerio 157, e benvenuto a bordo – gli dice il fido Cannamozza, arrestato insieme a lui mentre gli altri due che erano con loro nella casa della mulatta sono riusciti a scappare. Cannamozza, piccolo, tarchiato e incazzato nero, la cella l’ha raggiunta per primo già da qualche ora.
  • Questo è Imbuto, questo è Cuore Fragile e quello che vedi appoggiato alla parete sotto il disegno del diavolo con le corna, è il Diavolo in persona. Te lo presento: ha seicentosessantasei omicidi sulla coscienza!

Rogerio osserva il Diavolo con rispetto.

  • Fa parte della cellula centrale della nostra fazione. E’ l’esecutore di sentenze.
  • Voglio che mi stai vicino e, assieme a Cannamozza, mi difendi dalle possibili congiure – ordina il boss.

Il Diavolo gli sorride mostrando un buco in mezzo ai denti. Cannamozza pensa che in fondo è felice di stare in prigione con Rogerio: se la spasseranno, se gli va bene riusciranno pure a scopare.

Ma il boss è inquieto.

  • Cannamozza, va’ e trovami un piatto di minestra che sto morendo di fame – afferma.

Il fido non ci pensa due volte, esce attraverso la porta che rimane sempre aperta e si dirige verso l’ufficio del guardiano. I prigionieri tutti intorno non hanno smesso un secondo di agitarsi e ancora sbattono coperchi e bastoni contro le sbarre; l’arrivo di Rogerio e del suo secondo è un evento da commemorare. Cannamozza osserva tutto e tutto registra dentro al cuore, lui al suo signore gli vuole bene davvero e per aiutarlo è disposto a tutto, anche al sommo sacrificio. Non è pazzo ma realista, sa che i suoi figli in favela chi glieli mantiene è il narcotraffico, sa che all’unica donna che abbia mai amato chi le permette di studiare e di provare a costruirsi una vita diversa è il narcotraffico. Per questo serve il suo padrone, perché gli è debitore.

La stanza dei guardiani è composta da una porticina protetta da uno sbarramento e da una telecamera. Cannamozza si agita davanti alla lente che ne sta registrando le movenze.

  • Cosa c’è? – chiede una voce anonima.
  • Rogerio 157 di Comando Vermelho ha fame.
  • E non può aspettare l’orario della cena come gli altri?
  • Lui vuole della minestra e la vuole subito. Se lo aiuterai ti sarà debitore.
  • Il tuo capo non sa che dentro la prigione ci sono delle regole?
  • E quali sono?
  • Ti faccio aprire, tu avvicinati che te le spiego… – sulla porta appare un tale vestito di grigio con la faccia trivialmente marcata da una cicatrice. Cannamozza viene fatto passare al di là dello sbarramento.

Ne esce dopo una decina di minuti. Le videocamere lo hanno ripreso che camminava tra le varie celle nelle quali sono ammonticchiati anche trenta o quaranta corpi in pochi metri quadrati. L’odore di urina è intenso. Dinoccolato ed elegante nonostante sia basso e tarchiato, lo scagnozzo raggiunge l’ultima cella, quella più vicina alla porta che dà sul patio. Dentro, seduti con una cassa di legno nel mezzo, Rogerio 157, Cuore Fragile, Imbuto e il Diavolo stanno giocando a carte. Le coppie sono Rogerio e il Diavolo contro Imbuto e Cuore Fragile.

  • Capo, scusa se ti interrompo – esordisce Cannamozza – la guardia mi ha detto che se vuoi mangiare come al ristorante devi pagare duecentocinquanta al giorno. Io gli ho detto che ne pagherai trecento e che vuoi che ci portino non solo da mangiare ma anche della birra.

Lui stava per scartare un jack di fiori ma si è bloccato ed è rimasto con il jack in mano.

  • Ti sei incluso nella scelta del cibo e hai incluso i nostri compagni di stanza? –.

Gli occhi inespressivi, freddi, vuoti impauriscono Cannamozza che ricorda quando ha visto il suo amato capo uccidere a mani nude un traditore, soffocandolo.

  • Non dovevo? – sussurra il luogotenente.

Lui lo fissa, serio.

  • La prossima volta che ci parli digli che lo paghiamo meno, lo paghiamo duecento solamente e oltre alla birra vogliamo il whisky. Se non ce lo porta, se non ce lo vuole portare digli che sappiamo dove abita, chi ama, con chi va a dormire…

Cannamozza tira un sospiro di sollievo e frena l’impeto di abbracciare Rogerio 157, di abbracciarlo forte per fargli sentire quanto gli vuole bene.

8 Commenti

  1. Se è così per Rogerio mi immagino Lula, nel giro di qualche mese è capo indiscusso del carcere, autorità che lo governano comprese.

  2. Beh già quando era sindacalaio e in carcere e faceva lo sciopero della fame aveva sotto il materasso cioccolate e altro immagina adesso!

  3. @Matteo, la raccolta di questi racconti sono anche in portoghese? Miei parenti e amici ai quali ho parlato del tuo libro me li stanno chiedendo. Ciao

    • purtroppo no. mi piacerebbe tantissimo che qualcuno li traducesse o mi aiutasse a tradurli ma avrei bisogno di un editore brasiliano e di qualcuno che ci mette qualche soldo. Io, come sempre, sto al verde. se tu hai qualche contatto nell’editoria brasiliana, parlagli del libro. dovrebbe acquistare i diritti dalla casa editrice italiana e poi io potrei tradurli con l’aiuto di un traduttore, traduttrice brasiliano-a. non sarebbe caro, la casa editrice italiana è piccola, ma un piccolo investimento sarebbe necessario. poi dovrebbero stampare il libro, distribuirlo. ripeto, io potrei tradurli con l’aiuto di qualcuno, ma lo farei solo se ci fosse un editore locale interessato.

      • peccato! io in Brasile non ho nessun contatto nel settore, purtroppo. quello che posso fare è parlarne con 2 amici di Torino entrambi giornalisti ai quali prima faccio acquistare e leggere il libro in Italiano e poi, se gli piacerà come penso, gli chiederò se tra i loro contatti potrebbero procedere alla traduzione o a sostenere la traduzione……..ti terrò aggiornato.

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