Home Racconti da Rio de Janeiro Il prete

Il prete

0

 Don Matteo è così felice dei risultati ottenuti dai suoi alunni (non soltanto suoi ma anche di Marzia, Carmigna e dei valenti professori Weverton e Eduardo, subentrato all’ultimo minuto, un signore sui cinquanta, educatissimo) dopo i primi quattro mesi di lezione (le lezioni sono dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 21 e sono state cancellate solo in due occasioni, la prima volta a causa di una forte pioggia con conseguente inondazione, la seconda a causa di una sparatoria). I professori Weverton (della Baixada) e Eduardo (della Zona Sud, Eduardo ha sostituito Dario che quando ha visto i narcotrafficanti armati e ha capito che avrebbe dovuto passarci davanti tutti i giorni per recarsi al lavoro, si è licenziato) stanno mantenendo un buon ritmo e sono riusciti nel miracoloso proposito di catturare l’attenzione di tutti i trentacinque alunni, compresi la bella Andressa e il fidanzatino Lucas. Andressa poi pare avere messo la testa a posto e ha smesso di fare l’occhiolino a Don Matteo che, come una vedetta o una spia, è presente quasi a tutte le lezioni e cammina tra i banchi, chiede a questo o a quella avete capito?, stimola i professori al confronto o si siede lui stesso in un banchetto vuoto e cerca di assimilare il contenuto delle spiegazioni, prende appunti, serve d’esempio agli iscritti al corso che osservandolo meditano su quanto il religioso italiano creda nel progetto e, per emulazione, finiscono per crederci anche loro. Dopo quattro mesi Weverton, scuro come un senegalese e Eduardo, con i tratti somatici schematici e secchi come quelli di un portoghese, hanno preparato e somministrato una prova a sorpresa i risultati della quale verranno inviati ai finanziatori del progetto, cioè alle risorse umane di una piccola ditta della Brianza contattata dal fratello minore di Matteo, noto ingegnere della zona. Il prete è ansioso forse anche più dei suoi alunni perché sa che i brianzoli qualora ricevessero verifiche fatte male, qualora sospettassero che i soldi spesi non servono a niente, penserebbero certamente di impiegarli in altro modo, aiutando magari un’altra associazione. Matteo ne ha parlato a Marzia e la sua amica Marzia, la nera Marzia orgogliosa moglie di Ney ha replicato: 

  • Stai calmo, italiano, altrimenti ti viene un infarto.

Lui infatti era molto, troppo nervoso mentre le raccontava dell’importanza di quelle verifiche e camminava avanti e indietro sulla terrazza che sovrasta il tetto della scuola, terrazza dalla quale si vede la casa a due piani di Marzia e Ney con il cane della coppia, un cane minuscolo chiamato Principessa, che abbaia agli aquiloni. Matteo era nervoso e fumava una Marlboro dopo l’altra, da un po’ di tempo ha ripreso anche a bere la sera nei due bar all’entrata della Rocinha, il lunedì, il mercoledì e il venerdì beve bel Trapia’, il martedì, il giovedì e il sabato nella Garota da Via Apia. La domenica non beve ma va a messa nella parrocchia della favela dove adora ascoltare le omelie di Fra’ Bernardo.

Stranamente, ha smesso di frequentare centri spiritisti.

  • Marzia, a calmarmi non ci riesco. Questo progetto per me è troppo importante.

Il religioso e la favelada parlavano e dal terrazzo scorgevano la Rua Dois, in alto, al culmine di migliaia di casette costruite con mattoni rossastri e senza intonaco. E’ nella Rua Dois che si ritrovano i narcotrafficanti rimasti fedeli a Rogerio 157 e al Comando Vermelho. Matteo non li ha visti ma gli hanno detto che, armati, sbevazzano nei bar minuscoli che come vecchie rannicchiate paiono scavati nella roccia. I narcos sono pronti ad affrontare la polizia, i reparti speciali, l’esercito o i banditi nemici fedeli a Nem e a Amigos dos Amigos, ma non hanno intenzione di guerreggiare sobri… Vicino all’asilo di Marzia sempre passa qualche soldato della fazione Comando Vermelho, si tratta per la maggior parte di adolescenti della stessa età o più giovani dei trentacinque iscritti al corso pagato dai brianzoli, alcuni sono stati alunni dell’asilo di Marzia che non hanno seguito il buon esempio e si sono fatti sedurre dai privilegi di una vita da bandito. Al momento si limitano a fare le ronde nella Roupa Suja che è un luogo strategico dirimpetto al vertice destro della pietra che sovrasta la collina, dal quale si raggiunge la foresta, ed è attraverso la foresta che i narcos visitano gli amici delle favelas alleate o scappano dall’esercito e dalla polizia.

  • Matteo, io ti capisco sai, anche per me è importante ma non possiamo permettere che la realizzazione dei nostri progetti sia vincolante. Prima viene Dio, sempre e comunque, poi i nostri sogni.

Marzia è un’accanita lettrice della Bibbia, parla due volte alla settimana dal pulpito di varie chiese evangeliche della Rocinha. Le sue parole sono rispettate da tutti.

  • Sì, Marzia, noi però dobbiamo lottare e non possiamo lasciare che il male abbia di nuovo il sopravvento – il religioso intanto fuma una sigaretta dopo l’altra – La Rocinha ha già sofferto troppo e poi cosa vogliamo noi se non fare del bene, aiutare qualche adolescente a costruire un futuro di pace, un futuro prospero. Essendo queste le nostre intenzioni, perché Dio non dovrebbe agevolare la realizzazione dei nostri sogni?

Marzia sospira e non fa in tempo a rispondere perché sulla terrazza adesso c’è Carmigna che l’avvisa che è arrivata la pediatra e lei, direttrice dell’asilo (di sera l’asilo si trasforma nella scuola gestita da Don Matteo) deve parlarci perché ci sono dei bambini che hanno tosse e mal di pancia. Carmigna è meno sicura di Marzia, è ansiosa e più di una volta lei e Don Matteo hanno chiacchierato e intuito, parlandosi, che si assomigliano. Carmigna non vive nella Rocinha, ci viveva ma ora non più. Ci viene solo a lavorare. Marzia invece abita nella casetta che si trova a meno di venti metri in linea d’aria dalla terrazza dell’asilo. I due edifici sono separati da poche vie scavate nella roccia che paiono viottoli medievali di un borgo, decadenti e sporchi.

L’italiano finisce la sigaretta e la spegne nel bicchiere con acqua che tiene nell’altra  mano. Poi appoggia il bicchiere per terra e si avvicina alle inferriate che lo separano dal resto della favela. Casette, aquiloni, moto taxi, taxi, auto, van, autobus, televisioni, radio, casse degli stereo accese a tutto volume, segnali di una continua agitazione che, quando non è trasfigurata dalla violenza, è ricca di significati e di vita. Matteo legge la scritta che capeggia sul muro davanti alla casa di Marzia: “Se il cammino è difficile, significa che sei sulla strada giusta”. E pensa agli alunni, alle alunne, pensa a Andressa e Lucas, pensa ai professori, alle verifiche, ai test di ammissione all’università, cioè il traguardo che decreterà il successo o l’insuccesso della sua idea, e si sente colmo di gioia e di riconoscimento verso il Signore… eppure un tarlo, qualcosa, un non so che gli rode dentro e lui questa strisciante sensazione di malessere non riesce a definirla, solo sa che cercherà di placarla al bar la sera con qualche amico improvvisato. Don Matteo sa che Marzia sa delle sue frequentazioni notturne. Marzia sa e non gli ha ancora detto niente.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here
This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.