Home Racconti da Rio de Janeiro Nonna Joana

Nonna Joana

14
CONDIVIDI

L’atteggiamento ipercritico nei miei confronti è iniziato subito dopo la morte di sua madre. Madre che lei nemmeno aveva conosciuto… Mia suocera si chiamava Joana, era baiana di Una, in provincia di Ilheus, e aveva abbandonato il tetto coniugale cioè il marito e le quattro figlie quando Maria, mia moglie, non aveva ancora compiuto cinque anni. Secondo Joana lei se ne andò perché mio suocero, Almir, la trattava male, era irruento, la obbligava a fare sesso in continuazione neanche fosse una mula e l’aveva obbligata fin da quando l’aveva conosciuta e, ancora minorenne, sposata. Secondo Almir, Joana se ne è andata di casa perché si è innamorata di un altro con il quale è stata vista dalle parti di Minas, secondo Almir niente poteva giustificare il fatto d’averlo lasciato solo a gestire una famiglia di cinque persone, a maggior ragione nelle condizioni di indigenza in cui la casa cadde quando lui si dedicò alla ricerca di avventure tra i bar della città. Fatto sta che Joana viaggiò, visse lontana dall’ex marito e dalle figlie, ebbe un altro figlio, l’unico maschio, e si separò dall’amante di allora per finire tra le braccia di un altro uomo il quale circa trent’anni dopo l’abbandono del tetto coniugale da parte di mia suocera, ci telefonò. Era un sabato mattina. Maria stava dando l’acqua alle sue adorate piante ed era di buon umore (oggi non è quasi mai di buon umore).

  • Sì, pronto – ho detto, distratto dalla partita di calcio della Juve trasmessa in televisione.
  • Sì, salve, chi parla è il marito di Joana, la madre di Maria. Lei è il marito di Maria?
  • Sì, sono io.
  • Bene, la sto chiamando per informarla che Joana è gravemente malata, ha un tumore all’utero che ormai si è diffuso in altre parti del corpo e non ha più molto tempo da vivere. La sto chiamando dall’ospedale, lei, Joana, è qui accanto a me e vorrebbe parlare con la figlia, vorrebbe chiederle perdono.
  • Sì, un attimo – ho replicato, continuando a seguire la partita alla televisione nonostante la gravità dell’assunto. Poi ho staccato la cornetta dall’orecchio, ho coperto il microfono con la mano e ho urlato: – Maria, c’è qui il marito di tua madre, non della madre adottiva ma di quella che ti ha partorito – il motivo del tono alto della mia voce era il cronista che in portoghese narrava le vicissitudini di Bonucci e compagni nel campionato italiano di calcio. Me ne avvidi. Presi il telecomando e abbassai il volume della tv, al minimo. – Maria, c’è qui tua madre, quella vera, sangue del tuo sangue. Dice che sta male e che vuole parlarti, cioè in realtà chi ha chiamato è il marito di tua madre che sta con lei in ospedale, tua madre è accanto a lui -.

Mia moglie si irrigidì davanti alle piante. Immobile con la bottiglia di acqua in mano, mi fissò con occhi duri la cui espressione mostrava un sentimento che oscillava tra il desiderio infantile di un incontro e l’odio.

  • Dille che non ho niente da dirle, che lei non è mia madre. Mia madre è Santa che mi ha preso a vivere con lei e mi ha educata quando Joana ci ha abbandonate -.

Maria riprese subito a interessarsi alle piante forse per non lasciare dentro al cuore dello spazio al turbinio di emozioni che quella telefonata le aveva causato. Io ho riferito al marito di mia suocera quanto la figlia di Joana aveva detto, l’ho salutato e mi sono seduto per godermi almeno gli ultimi minuti di non ricordo più quale partita della Juventus. Una volta sul divano ho rialzato il volume a un tono ascoltabile e Maria ha continuato a vivere quella giornata senza menzionare nemmeno una volta la telefonata. A pranzo poi siamo anche andati al ristorante.

Nei mesi successivi Joana però scaltramente ha contattato le altre figlie, due a Sao Paulo e una, Telma, quella più vicina anche psicologicamente a Maria, a Rio. Con una delle figlie, con Gil, ha cominciato a sentirsi via whatsapp e nel gruppo whatsapp delle sorelle sono circolate le foto di Joana, una signora sui cinquanta che, a causa della malattia, dimostrava qualche anno in più. La madre ha continuato a rivolgere lo stesso appello, lo stesso messaggio che diceva sono stata un pessimo genitore, lo riconosco, però ora che devo morire per favore concedetemi il perdono, non fatemi disincarnare con questo peso di coscienza. Ricordo che mia moglie mi fece vedere un’immagine di Joana, capelli neri, naso piccolo e rotondo, guance scavate, sul corpo una vestaglia, accanto a lei abbracciata l’infermiera che accorata aveva scritto “Signora Maria, sua madre parla solo di lei. Sta soffrendo molto e mi fa una gran pena. Io che la frequento tutti i giorni le posso garantire che è diventata una buona persona, non merita questa indifferenza”. Maria mi guardò, aveva gli occhi lucidi, disse: “Però sta proprio male”.

Capii che dentro il suo animo stava cambiando qualcosa, lei stava aprendo il cuore a una riconciliazione, la principale artefice di questo possibile incontro e del perdono fu Gil, sua sorella, da Sao Paulo, che passava delle ore chiacchierando via whatsapp con Joana e poi scriveva nel gruppo frasi del tipo “Maizinha è proprio figa. E mi sta pure simpatica”.

Ci furono notti nelle quali io andavo a dormire e scorgevo Maria accanto a me con lo sguardo fisso verso il soffitto, ci furono mattine nelle quali mi svegliai e la sorpresi  nella stessa posizione, sdraiata, pensierosa, gli occhi aperti che scrutavano il soffitto. Si decise, titubò ma si decise, con mia suocera ci parlò via telefono, la madre le chiese scusa per quello che le aveva fatto, le disse che era tornata a vivere a Bahia dove era nata e dove desiderava disincarnare. Le chiese di andarla a trovare e di perdonarla guardandola negli occhi, a nome di tutte e quattro. Maria le rispose che ci avrebbe pensato. Ci pensò, e viaggiò nel marzo 2017, viaggiò in autobus da Rio a Bahia e visitò Joana nella casa della zia, donna muta fin dall’infanzia e attaccatissima al figlio problematico, docile signora che si era presa carico della sorella.

Quando tornò a Rio dopo una decina di giorni era più calma. Disse che non aveva sentito niente di che davanti alla madre, che sua madre era Santa, nella cui casa aveva pernottato, la sua devozione filiale era per Santa. Comunque aveva perdonato Joana, le aveva detto che poteva morire in pace senza sentirsi eccessivamente in colpa. Nessuna delle quattro figlie la odiava più, se mai l’avevano odiata. Erano state per anni disperatamente nostalgiche, bramose di una sua telefonata, di una lettera, di un segnale che non erano arrivati.

Joana morì quattro mesi dopo, pochi giorni dopo la sua morte Maria stava pulendo l’appartamento di un’amica, appartamento che poi avrebbe affittato ai turisti e, mente lucidava le finestre, dal piano di sopra le cadde tra le mani un biglietto già compilato della Mega Sena, lotteria nazionale brasiliana. Io suggerii che poteva essere un segnale o un regalo di Joana, dovevamo puntare su quei numeri. Puntammo ma la fortuna non ci arrise, poco a poco comunque le cose tornarono come erano prima della telefonata di Joana; della madre di Maria, la nonna sconosciuta dei miei figli, non se ne parlò più.

Mia moglie divenne però progressivamente sempre più nervosa e aggressiva nei miei confronti, e refrattaria ai compromessi, sempre più impaziente, insoddisfatta di tutto e soprattutto della vita che ci siamo costruiti in questi anni. Può essere che la causa del malumore, dell’insofferenza di Maria sia un’altra, può essere che ci siano cause nascoste, magari un altro uomo, ma io sono convinto che l’apparizione e la morte di Joana avvenuta così in fretta, il fatto che l’incontro tanto atteso con la madre in realtà sia stato solo un addio che non le ha dato il tempo per pensare, per metabolizzare, io sono convinto che l’arrivo e la partenza di Joana abbiano scatenato il suo malessere.

14 Commenti

  1. Ciao Matteo questo filone di racconti (Nonna Joana, La madre) è a mio avviso il migliore in assoluto che ho avuto la possibilità di leggere. Così intimi e assolutamente scorrevoli nella narrazione. Continua così !

  2. matteo,
    guarda le coincidenze… anche l’umore della mia lady peggiorò tanto, e in modo duraturo, dopo che morì la madre (anche lei di cancro) qualche anno fa. ma in questo caso la cattiveria della madre non era motivata da abbandoni e bensì dal fatto che era una donna violenta, la picchiava tutti i giorni senza motivo (a suo dire) quando era bambina.
    tu segui lo spiritismo, io la psicoanalisi (forse sono simili?)… se vuoi ti dò un’interpretazione psicoanalitica (poco piacevole, ti avverto).

    • matteo,
      parlo della mia (della tua situazione non so nulla, poi vedi te se possono esserci paralleleismi).
      quando si è maltrattati si sviluppa ovviamente odio per il maltrattatore, se non si può rispondere. per un bambino quest’odio si concreta in un desiderio di morte del maltrattatore, desiderio che poi viene represso e passa nell’inconscio, perchè la società lo vieta.
      quando poi il maltrattatore muore il maltrattato si sente in colpa (a causa del suo vecchio desiderio di morte) e risolve il problema incarnando il maltrattatore, identificandosi con lui e assumendone i comportamenti.
      è tutto irrazionale e inconscio ovviamente.
      nel caso della mia lady, quando gli venivano le crisi di aggressività, i suoi parenti stessi lo confermavano: “sembra diventata sua madre!”.

  3. Ciao Antonio,vorrei una informazione per favore, devo rinnovare il passaporto italiano scaduto. Vivo in Brasile’ da tre anni e posseggo l’RNE. visto i tempi e la burocrazia volevo chiederti un consiglio,credo che tu abbia gia’ fatto questa operazione. Puo’ essere piu’ veloce tramite il patronato piu’ vicino o e’ necessario andare al consolato?
    Grazie tante
    Paolo

    • Ciao Paolo , scusa il ritardo nella risposta ma sono in Brasile per risolvere in due mesi quello che normalmente si risolverebbe in 15 gg ma qui non riuscirò comunque a risolvere . Scusa il bisticcio di parole .
      Ho risolto il problema del passaporto semplicemente rientrando in Italia . Preferisco risolvere così ogni problema che coinvolge il Consolato : passaporto , patente , ecc a meno che non sia di sola competenza consolare .

  4. se però il viaggio non gli conviene in termini finanziari non gli resta se non il consolato. se può aiutare, da poco ho fatto la prenotazione online e il mese prossimo andrò a rinnovarlo nonostante manchino 10 mesi alla scadenza. ho preferito anticipare approfittando che ci fossero posti disponibili. consiglio allora di anticipare perchè purtroppo il biglietto aereo ha dei costi improponibili (ho visto sulle 5K reais) e Paolo è in Brasile già da 3 anni (non so se con delle uscite o no, ho capito che no)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here