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Maria Bahia

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Il sesso è migliorato, Maria ha detto “Ti sto guardando con nuovi occhi, uno sguardo nuovo”, credo che alludesse al fatto che qualcosa di ingarbugliato pare essersi sciolto tra noi, un nodo strettissimo, un ostacolo invalicabile, una pietra pesante è stata tolta dal cammino da un’onda impetuosa. Stiamo indugiando uno sul corpo dell’altro con più pazienza, con più curiosità. Non abbiamo fretta, è diminuita la rabbia, entrambi dobbiamo aver pensato che non vale la pena di attribuire all’altro le colpe delle nostre frustrazioni.

Nonostante i dolori, i problemi di salute e le molte cose negative che hanno caratterizzato i miei quarantatre anni di vita (problemi di salute causati, per la maggior parte, dalla dipendenza dall’alcol), se guardo indietro mi scopro orgoglioso della famiglia che ho formato. Nonostante la mia figlia acquisita Milena mi risponda male e alle volte mostri un’incoerenza fastidiosa, nonostante io mi sia rotto un dito durante un litigio con lei e poi abbia deciso di non andare dal medico e di tenermelo storto per ricordarmi quello che è successo, sono contento che lei sia la mia figlia acquisita, sono contento di averla presa a vivere con me e di essermi occupato di lei e del fratello, assieme a Maria. E’ stata una decisione difficile ma necessaria. Non sarei diventato quello che sono adesso se non avessi preso questa decisione. La fatica che ho fatto mi ha aiutato, mi ha trasformato in un essere umano migliore.

Sono di nuovo innamorato di mia moglie e ricordo quando la conobbi, ricordo il sorriso intrigante e semplice dietro il quale io vedevo il lungomare di Ilheus e la sua città natale dove ho conosciuto l’Umbanda; tutti i misteri della Bahia erano nascosti, erano racchiusi nei riccioletti di Maria che ballonzolavano vanitosi mentre lei passeggiava sulla spiaggia avanti e indietro per scaricare la tensione e mantenere la forma. Maria è molto magra, come Julia e Gabriel; Milena, più sedentaria, sta ingrassando. Io sono magro non di costituzione ma perché se mangio troppo sto male e non digerisco. Maria è piccola di statura, è cocciuta, è decisa, sa quello che vuole. Mi ha sempre saputo indirizzare verso luoghi che le piacevano, verso decisioni che la soddisfacevano. L’unica cosa che non è riuscita a ricavare da me è stata il trasloco in Italia. Maria è rimasta incantata dall’efficienza della periferia ricca di Milano, dai parchetti ordinati di San Donato Milanese, dalla tranquillità borghese di Pesaro, dalle certezze, dalla sicurezza che la borghesia italiana possiede e che quella brasiliana non riesce ad acquisire. Uno dei motivi dei nostri litigi è la mia ritrosia ad andare a vivere in Italia, nonostante il Brasile oggi sia un caos. Quante volte davanti al telegiornale brasiliano che fa l’elenco dei morti ammazzati, dei casi di latrocinio, rapine a mano armata, scontri nelle favelas, in città, proiettili vaganti che uccidono bambini nelle scuole, lei ha esclamato:

  • E’ questo che vuoi per i nostri figli, è questo il futuro che immagini, li vuoi costringere a vivere nell’incertezza, nell’insicurezza, è possibile che non capisci che l’Italia per loro, o almeno per Milena e Julia, sarebbe meglio?

E io, con pochissimi argomenti per ribattere, ho balbettato “Beh, in effetti…” e poi ho tergiversato, temporeggiato, non ho avuto il coraggio di prendere la decisione che lei voleva indurmi a seguire. E’ stata questa l’unica richiesta totalmente disattesa, nel senso che sono riuscito a farla vivere in un bell’appartamento a Copacabana e sono riuscito, con lei, a crescere Gabriel e Milena inculcandogli qualche valore, ma, davanti alla possibilità di tornare a vivere in Italia (per me sarebbe un ritorno, per loro l’inizio di un’avventura) qualcosa dentro mi dice “No, questa no, Matteo”.

Solo recentemente ho avuto il coraggio di risponderle:

  • Senti, Maria, ormai ho scoperto che i motivi che mi hanno indotto a lasciare l’Italia tanti anni fa sono ancora validi, solo ora capisco che i traumi dentro di me esistono ancora, e se rimango troppo tempo a Pesaro e a Milano mi invade la noia e, vicinissima, arriva poi la depressione. Non so nemmeno perché mi succede, ma so che succede. Io non posso tornare in Italia e noi dobbiamo continuare qui, uniti come una famiglia.
  • Sei un egoista – ha risposto lei.
  • Sì, forse sì, ma a cosa serve sacrificarmi per fare felici voi? Io non credo che i figli vorrebbero stare in Italia con un padre svogliato e depresso, meglio il Brasile, per loro, con un padre malandato ma combattivo.

Ci ho impiegato molto per convincerla ad accettare questa mia posizione. Non so nemmeno se l’abbia accettata davvero. Il sesso però è migliorato, il corpo di Maria ancora mi emoziona, mi affascina e nei suoi occhi io ancora vedo il lungomare di Ilheus e gli insondabili misteri della Bahia.

6 Commenti

  1. emozionante io adoro queste storie che racconti Matteo. Grazie per regalarmi qualche momento di riflessione e condivisione, i problemi e le vittorie che sono lo specchio della famiglia e dell’amore.

  2. fai bene a non portarli in italia.
    tutti quelli che conosco che hanno portato la moglie brasiliana in italia sono poi stati mollati e ora si ritrovano a 50-60 anni soli. e stare soli a quell’età in italia è molto peggio che in brasile.
    in italia le mogli brasiliane inevitabilmente sono circuite da migliaia di morti di figa, prima o poi trovano quello più ricco di te e ti rifilano un calcio nel deretano. è inevitabile.
    e poi all’altruismo si deve porre un limite!
    cavolo, i figli manco sono tuoi… le hai dato moltissimo (io non l’avrei fatto), cosa vuole ancora? spero che anche lei abbia fatto molto per meritarsi ciò che tu le hai dato…

    • ciao Lucio, i tuoi commenti mi fanno sempre riflettere. Crei sempre il giusto mix tra realismo e cinismo.
      Una figlia comunque è mia, due nn lo sono.
      Un saluto da Rio

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