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Turismo in favela

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Ci sono due posizioni predominanti: i favorevoli e i contrari. I contrari affermano che il turismo in favela è immorale, è un turismo della miseria, i favelados vengono considerati delle bestie nello zoo, i visitatori ignoranti e presuntuosi farebbero dunque un “safari nella miseria” per compiacersi con la vista di persone mal vestite, di una rete fognaria a cielo aperto e di cavi elettrici, fili della luce aggrovigliati tra loro in nodi inestricabili. La famosa trasmissione satirica di youtube “Porta dos Fundos”  ha criticato aspramente questo tipo di visite da voyer. Secondo i produttori della trasmissione l’immagine del Brasile che ne esce è degradante e i favelados non dovrebbero prestarsi a tale umiliazione. Giudizio analogo è stato espresso anche da un mio conoscente italiano che in favela non ci è mai entrato, e si è arrabbiato quando io gli ho detto che sono favorevole a questo tipo di avventure perché in favela ci ho vissuto e ho molti amici che ci sono nati o ci abitano e si guadagnano da vivere lavorando come guide turistiche. A me non frega niente dei giudizi moralistici dei comici brasiliani, delle opinioni dei radical chic di sinistra con casa vista spiaggia a Ipanema o Leblon o dei giudizi militaristi dei bellicosi partigiani di destra ai quali, quando sentono parlare di favela, gli prudono le mani e subito invocano interventi di esercito e polizia. Io so che il popolo della favela vuole che, nonostante i problemi e la violenza, il turismo continui perché i visitatori spendono i loro soldi nei bar, nei balli funk, nei ristoranti, nelle fiere di prodotti locali, nei concerti di forro’, pagode, musica pop e fanno donazioni alle organizzazioni non governative.

Alcuni turisti comprano e consumano droghe e allora?

Gli abitanti delle zone ricche e povere di Rio non comprano e consumano droghe?

I tour muovono l’economia e questo fa bene alla tantissima gente onesta della favela, molto meglio il turismo, che rivitalizza il territorio, degli interventi dell’esercito e della polizia che demoralizzano gli abitanti e non risolvono niente (morto un narcos, il giorno dopo ce ne sarà un altro pronto a sostituirlo; morti dieci narcos, il giorno dopo che ne saranno altri dieci ansiosi di sostituirli).

Ho conosciuto in questi anni troppi italiani ben pensanti, troppi brasiliani radical chic di sinistra o bellicosi aderenti ai partiti di destra. Queste tre categorie hanno in comune una cosa: parlano della favela, alcuni teorizzano sulla favela o vorrebbero distruggerla perché non ne sopportano la vista, nessuno di loro però ci ha messo piede. Gli italiani ben pensanti non ci entrano perché loro non fanno del turismo nella miseria e sono venuti in Brasile per godersi il mare e le belle donne. I brasiliani radical chic di sinistra a parole amano e difendono i diritti dei più poveri, poi però quando si tratta di sporcarsi le mani e i sandali tra le vie della Rocinha hanno sempre qualcosa di più importante da fare: cocktails con gente che conta, show imperdibili con artisti “super bacanas” o viaggi imprescindibili con mamma e papà all’estero. I bellicosi di destra invece vorrebbero distruggere tutto in nome di una presunta legalità: visto che in favela lo stato non riesce a entrare per schedare, catalogare, censire, tassare, registrare, visto che in favela si vendono le droghe, ecco che una bella bomba risolverebbe ogni problema. Quest’ultimi sono i più ignoranti in materia; oggi però il loro pensiero va per la maggiore.

Noi invece che in favela ci entriamo, ci transitiamo, noi che consideriamo la favela parte integrante della città (e che ci abbiamo vissuto anni indimenticabili) useremo questo Blog per una serie di consigli a quanti vorranno visitare la Rocinha: ristoranti, bar, discoteche, guide turistiche da contattare, organizzazioni non governative da conoscere, zone pericolose da evitare (o da visitare assumendosene i rischi), orari e modi in cui accedervi.

Dedicheremo una decina di post all’argomento a partire dalla seconda metà di settembre (o forse un po’ prima).

Un saluto a tutti

6 Commenti

  1. grande matteo! concordo al 101%!
    ma hai dimenticato un particolare importante… le 3 categorie di “benpensanti”, delle favelas e dei loro abitanti ne hanno BISOGNO come manodopera! e hanno bisogno che vivano in inferiorità, povertà e ignoranza, così pagano salari inferiori!!!
    la famosa, perfida, inetta, inefficiente, pigra e paracula “classe media brasileira”, quelli dei panelaços anticorruzzzzione dal 2013!

    p.s. qua a salvador quando la Premiata Macelleria entra iin favela accoppa 1 trafficante e 4 cittadini normali… io ho 2 bocas entrambe a 300m da casa, mai hanno torto un capello a un morador, accoppano solo chi non paga i debiti

  2. Le favelas di Rio sono bellissime, le più belle del Brasile.

    Quando vado a Rio passo più tempo in zona nord che in spiaggia má ora é impossibile anche solo pensare di avvicinarsi. Viverci é un incubo, anzi peggio.

    A parte i condomíni sulle spiaggie e alcuni pochi quartieri ricchi delle grandi cittá il resto del Brasile é un’ immensa favela.

    • a Rio è difficile passare piu’ tempo in Marè o Lichao o Moro do Alemao o JArdim America o etc.
      che in spiaggia o al jardim botanico. si vede che hai un salvacondotto speciale e duraturo. ho fatto diverse volte la salita alla Penha con la cabina sospesa ed è uno spettacolo incredibile quello che ti appare per un paio di km……quanti colori, che moltitudine di motociclette e quante persone una sull’altra….però dimostrano di starci bene. a volte penso che alcune zone periferiche delle città di 150/200.000 abiitanti siano piu’ pericolose delle favelas.

      • ciao Undo, io conosco bene solo la favela Rocinha nella zona Sud perché ci ho vissuto e ci torno per visitare gli amici. Altre favelas le ho visitate come hai fatto tu.
        Il vero salvacondotto ce l’avevo quando lavoravo per una ONG e lo sapevano anche i narcotrafficanti (poi giravo sempre col mio contratto di lavoro in tasca). A quell’epoca sì andavo un po’ dove volevo nella Rocinha. E anche quando ci ho vissuto per 2 anni mi muovevo abbastanza agilmente. Oggi no. Oggi chiedo di venirmi a prendere e mi ci addentro solo se “scortato” da qualche locale che sa il fatto suo.
        Conosco però qualche straniero più giovane di me che si muove agilmente tra le varie favelas di Rio, senza paura e con vari contatti. Forza e spensieratezza della gioventù…

        • …..o complicità/legami con gente del posto. la spensieratezza in una comunità di Rio non può permettersela nemmeno un bimbo/a, purtroppo. di quando in quando vado al mercato domenicale in Sao Cristovao e poi da li andiamo ad uno degli ingressi della Rocinha aspettando un paio di amici che ci risiedono per farci una geladina insieme…..ma restiamo ai margini esterni della comunità. un via vai di motociclette gialle da paura…..mi dicono essere dei taxi per residenti o parenti conosciuti dei residenti…… io penso sia un via vai commerciale un poco dannoso.

        • ciao Matteo, prima non ti ho salutato scusa. aggiungo che dal 1987 ho parenti che vivono in Duque de Caxias (+ di 1.000.000 di abitanti ai limiti della zona Nord) in un Bairro chiamato “Lote 15” ….. da 5-6 anni a questa parte quando ci vado mi faccio venire a prendere da qualche parente acquisito che ci risiede. è un bairro non definito comunità o favela ma bairro …. credimi è da paura, lungo il percorso obbligato di passaggio c’è un mercato a cielo aperto di armi sia da fuoco che bianche ed anche di fuochi di artificio tipo “bomba di Maradona”. quando esco da questo “bairro” e risupero il ponte di Niteroi verso la Regiao dos Lagos tiro un sospiro di sollievo. MA solo dopo il ponte di Niteroi.

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