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Tour dentro la Favela della Rocinha

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Quello al centro della foto sono io, il ragazzo alla mia sinistra è Paulo. Lo conosco da quindici anni, da quando lavoravo come volontario nell’asilo e nell’organizzazione non governativa della madre. Oggi Paulo, nato e cresciuto in favela, è guida turistica nella Rocinha. Parla inglese e mi ha chiesto aiuto con la lingua nel caso ci fossero turisti italiani che gli manderanno un messaggio. Il suo whatsapp è 0055 21 983003031. Insieme a Renan (nella foto alla mia destra) sta costruendo un baretto in una località tipica della favela, con vista splendida di Lagoa, Gavea, Pan di Zucchero, la statua del Cristo, un pezzo della baia di Guanabara e il ponte di Niterói.

Il suo bar sarà pronto a fine settembre e lui sta stringendo accordi con le agenzie di Rio che organizzano tour, ha chiesto agli operatori turistici di includere il locale e lo spazio, chiamato Mirante da Rocinha, tra le tappe fisse dei loro giri. Ci sono molte agenzie che organizzano visite da queste parti; secondo Paulo e Renan nei giorni di punta circa trecento turisti camminano tra i vicoli, le piazze, accanto ai fiumiciattoli, e visitano le terrazze (famoso è il “churrasco na laje”, carne grigliata e birra sul terrazzo con vista favela, per una ventina di persone). I turisti fanno come ho fatto io nella casa dello zio di Renan quando sono entrato e ho scattato la foto di cui sopra, è un modo per provare a sentire cosa significa vivere in un luogo come questo.

Il vantaggio di ricorrere a Paulo e Renan è quello di avere a che fare con persone del posto che hanno vissuto sulla propria pelle tutta la bellezza e l’orrore. Entrambi hanno amici di infanzia morti a causa del narcotraffico, entrambi hanno conoscenti tra le fila di Comando Vermelho, la fazione che comanda, oggi. Entrambi hanno imparato a sopravvivere e si sono costruiti una professione con la quale si mantengono.

Ho chiesto a Paulo dove mi porterà durante questo mini tour, lui mi ha risposto:

  • Sicuramente a conoscere l’organizzazione di mia madre, l’União de Mulheres Pró Melhoramento da Roupa Suja. Visiteremo l’asilo, lei ti racconterà come vanno le cose, tu magari potrai fare qualcosa per aiutarle. Poi andremo all’ostello Roupa Feliz, nel quale sono passati tanti stranieri, volontari all’asilo, che di giorno lavoravano coi bambini e di notte si divertivano nelle feste in favela. Con l’aumento delle sparatorie il flusso è diminuito, solo i più coraggiosi rimangono per un mese o due.

Poi, vediamo: ci sono un paio di ristoranti che qui in favela sono famosi, c’è un bar che ha appena aperto, dove suonano tutte le sere  e poi ci sono i balli funk… Ma tu non sei tipo da baile funk, o no?

 

Io ripenso all’unica volta in cui partecipai a una festa funk. Era il 2004, in favela ci ero appena arrivato, non avevo ancora capito se avrei lavorato come volontario nella scuola di un’italiana, sulla cui insegna all’epoca si leggeva “Saci Sabe Tudo” (Saci è un personaggio folkloristico, un folletto bambino della foresta, scuro di pelle, con una gamba sola) e oggi “Centro Educacional Ítalo Brasileiro”. Non sapevo nemmeno cosa stessi facendo in Brasile e perché avessi deciso di partire e di rimanerci. Nel dubbio bevevo o forse bevevo per schiarirmi le idee. Al baile funk ci andai ubriaco: ricordo solo molte armi, a vista, i narcos ballavano imbracciando i fucili. E i travestiti mi ronzavano intorno forse perché sapevano che sono italiano e gli italiani sono famosi in Brasile per certe tendenze. Al taxi mi ci riaccompagnò il marito della mia amica italiana della scuola Saci Sabe Tudo.

  • No, Paulo, io non sono tipo da baile funk – gli rispondo.

Per incontrarlo ho preso una moto, in basso, all’entrata della Rocinha, e ho chiesto all’autista di portarmi all’altezza del numero 199 dell’Estrada da Gavea (al moto taxista devi dire: “Portami al 99”), punto turistico nel quale il Mirante da Rocinha è in costruzione, accanto alla Fiera degli Artigiani. Il percorso in sella alla moto, schivando autobus, taxi e le altre moto tra la via Apia e l’Estrada da Gavea (vicino alla Rua Um: non capirò mai come sono distribuite le vie principali della Rocinha) è un’avventura che vi consiglio.

8 Commenti

  1. Io vengo di sicuro per conoscere di persona il mitico Matteo e anche perchè da ragazzo ho vissuto un paio di mesi nella favela di Maceio mentre collaboravo con una missionaria italiana. Io ricordo che nella scuola finanziata dalla missione si tendeva a privilegiare l’indottrinamento religioso alla matematica e le scienze. Me ne rammaricai ero solo un ragazzo e mi buttai a capofitto nella vita della favela innamorandomene per sempre..

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