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Amazzonia

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Perché andare

Chiamata con il nome delle leggendarie guerriere della mitologia greca, l’Amazzonia è a sua volta un luogo quasi mitico. Quale viaggiatore degno di questo nome non ha so­gnato di esplorare questi luoghi, non solo per ammirare gli alberi giganteschi e i fiumi impetuosi, ma anche per entrare in contatto con l’autentica sorgente di vita del pianeta, da cui origina in buona misura l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il clima su cui facciamo affidamento? Tenete però presente che resterete senz’altro delusi se vi aspettate un’esperienza alla Discovery Channel (con giaguari sugli alberi e índios lancia in pugno a ogni angolo). In effetti le esperienze tipiche dell’Amazzonia sono più sublimi che adrenaliniche: attraversare in canoa una foresta allagata, sonnecchiare in amaca su un battello che risale lentamente la corrente, svegliarsi al grido sinistro delle scimmie urlatrici. Sono le piccole cose a rendere speciale il viaggio lungo que­sto fiume dalle dimensioni leggendarie. Prendetevi tempo, lasciate da parte le aspettative e l’Amazzonia vi conquisterà.

Quando andare

Mag: A Manaus si svolge l’Amazonas Opera Festival, famoso in tutto il mondo.

Giu: La pioggia si placa, ma il livello del fiume resta alto e la foresta è ancora allagata.

Ott: Il clima caldo e secco è ideale per le escursioni a piedi.

Amazzonia in breve

  • In passato il Rio delle Amazzoni scor­reva da est a ovest.
  • Dopo avere lasciato le Ande, l’alveo del Rio delle Amazzoni scende soltanto di 1,5        cm al chilometro.
  • I delfini rosa di fiume (inie o botos) possono piegare il collo e stringersi nelle spalle.
  • Fino al 30% della biomassa animale dell’Amazzonia consiste in formiche.
  • Metà della pioggia che cade sull’Amazzonia non tocca mai terra.

Storia

Il Bacino del Rio delle Amazzoni è abitato da 11.000-14.000 anni. I primi abitanti erano dispersi in centinaia di tribù remote, alcune minuscole, altre con decine di migliaia di membri. I primi ricercatori ritenevano che la foresta pluviale fosse troppo inospitale per offrire sostentamento a popolazioni numerose, ma gli studi recenti hanno messo in discussione questa convinzione e ora si ritiene che all’epoca del primo contatto con gli europei in Amazzonia vivessero fino a cinque milioni di persone. L’incontro avven­ne nel 1541, quando Francisco de Orellana e 60 uomini navigarono lungo il Rio delle Amazzoni dall’attuale Perù all’Oceano At­lantico. La spedizione fu attaccata parecchie volte da gruppi di nativi comprendenti anche alcune donne, che agli spagnoli ricordarono le amazzoni della mitologia greca. Fu così che il più grande fiume del mondo ricevette il suo nome. Soltanto nel 1616 i portoghesi costruirono il loro primo forte sul fiume e ci vollero altri 20 anni perché l’esploratore Pedro Teixeira risalisse il corso del fiume, spingendosi fino a Quito.

Gli índios dell’Amazzonia utilizzavano già da tempo la linfa degli alberi della gomma per fabbricare borse impermeabili e altri oggetti, ma il materiale si dimostrò difficile da lavorare al di fuori del clima umido della foresta pluviale. Quando però, nel 1842, l’americano Charles Goodyear sviluppò il processo di vulcanizzazione (che rendeva durevole la gomma naturale), in Europa e negli Stati Uniti, da poco industrializzati, si scatenò subito una insaziabile sete di gomma. Il prezzo della gomma brasiliana salì alle stelle e parallelamente crebbe lo sfruttamen­to dei seringueiros (raccoglitori di gomma), quasi tutti provenienti dal Nordeste flagellato dalla siccità e attirati in Amazzonia dal sogno della ricchezza, per poi trovarsi incastrati in uno spietato sistema di lavoro a contratto. Nel 1876 un inglese di nome Henry Wickham introdusse di contrabbando a Londra 70.000 semi di albero della gomma, sottratti in Amazzonia. Poco tempo dopo queste piante venivano coltivate in piantagioni linde e or­dinate nelle colonie britanniche di Ceylon e della Malaysia; il prezzo del lattice precipitò e negli anni ’20 il boom della gomma in Brasile poteva dirsi concluso.

Temendo che l’Amazzonia potesse cadere in mani straniere, il Brasile intraprese un programma di sviluppo e di insediamenti sintetizzato dallo slogan degli anni ’70 ‘Integrar para não entregar’ (tradotto: Integrare per non perdere). I risultati si rivelarono disastrosi per la foresta pluviale. Le strade che avrebbero dovuto facilitare lo sviluppo dell’interno divennero arterie dalle quali la distruzione dilagava nelle foreste. Nel Rondônia la popolazione passò dai 111.000 abitanti del 1970 agli 1,13 milioni del 1991, mentre il 20% della foresta primaria dello stato veniva rasa al suolo. Negli anni ’80 il tasso di deforestazione era più o meno pari a un campo di calcio al minuto, e rimase tale per un intero decennio.

Nel dicembre 1988 Chico Mendes, leader sindacale e ambientalista noto in tutto il mondo proveniente dallo stato dell’Acre, fu ucciso nel portico sul retro di casa sua da un gruppetto di proprietari terrieri, che non tol­leravano la sua lotta contro la deforestazione. L’attentato, non certo il primo del genere, ma caratterizzato da un’estrema sfacciataggine, attirò l’attenzione mondiale sui problemi am­bientali dell’Amazzonia. Da allora il Brasile ha introdotto una regolamentazione molto severa, avvalendosi perfino di un sistema di controllo satellitare che ha ottenuto un grande successo: il tasso di deforestazione in Amazzonia è calato ai livelli più bassi mai registrati.

Però gli effetti del cambiamento climatico a livello globale si fanno comunque sentire. A partire dal 2005 l’Amazzonia è stata colpita da una serie di inondazioni e siccità estreme, ognuna più forte della precedente. Si sono verificate terribili siccità nel 2010 e nel 2013, e inondazioni da record nel 2012 e nel 2015, con livelli dell’acqua che hanno sfiorato i 30 m, più del doppio dell’innalzamento stagionale considerato normale.

Un’altra tendenza preoccupante è lo spopolamento della foresta, o ‘abbandono rurale’. Ciò avviene perché la gente parte in cerca di un lavoro fisso e perché scarseggiano le scuole al di sopra del livello elementare. Si potrebbe pensare che una popolazione ridotta sia un bene per l’ambiente, ma qui è vero il contrario: le comunità che vivono stabilmente nella foresta producono un impatto minimo sull’ambiente e sono un deterrente per la pesca e il taglio delle fo­reste illegali. Il problema è avvertito anche dai tour operator, che faticano sempre più a trovare guide esperte, in particolare tra le generazioni più giovani.

Per/dall’Amazzonia

Manaus e Belém sono i principali snodi dei tra­sporti dell’Amazzonia. La maggior parte dei viag­giatori arriva in aereo. I voli internazionali, tra cui quelli diretti provenienti da Miami e Buenos Aires, di solito arrivano a Manaus, ed entrambe le città sono servite da frequenti voli interni. A Manaus il servizio di autobus è limitato, mentre a Belém ar­rivano e partono autobus da tutto il Brasile. Alcuni viaggiatori raggiungono l’Amazzonia brasiliana in battello dal Perù o dalla Colombia, attraversando la cosiddetta Tripla Frontiera. Altri invece arrivano via terra, dal Venezuela o dalla Guyana, che sono collegati da una linea di autobus a Manaus, o dalla Bolivia, passando per le cittadine di frontiera di Guajará‑Mirim o Brasiléia. Chi arriva dall’interno del Brasile, Brasília o il Pantanal compresi, può entrare in Amazzonia da Porto Velho, dove potrà prendere un aeroplano o un battello fluviale per Manaus, oppure da Palmas nello stato del Tocan­tins, da cui si può raggiungere Belém in autobus o in aereo.

Trasporti locali

Praticamente ogni città di una certa grandezza lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi principali affluenti ha un porto e una pista di atterraggio, ma è priva di strade in entrata e in uscita. La scelta tra spostarsi in aereo o in battello è una questione di tempo, budget e gusti; la maggior parte dei viaggiatori utilizza entrambi i mezzi. Viaggiare in battello è un’esperienza unica e indimenticabile: è un ottimo modo per entrare in contatto con i brasiliani e chi viaggia per mesi spesso apprezza qualche giorno di riposo forzato. Detto questo, le distanze sono immense e le imbarcazioni molto lente, soprattutto se si risale la corrente (ma se non altro viaggiando controcorrente sarete più vicini alla costa). L’aereo, invece, è più comodo, più sicuro e più veloce – un viaggio di tre giorni in bat­tello richiede un’ora in aereo – e lascia più tempo ed energia per dedicarsi ad attività divertenti una volta arrivati. I voli si possono cercare e prenotare online e sarete sorpresi di quanto siano simili le tariffe dei viaggi in battello e in aereo.

Si può arrivare in autobus negli stati ai margini della foresta pluviale, come il Pará, il Tocantins e il Rondônia. Le condizioni delle strade stanno mi­gliorando e ci sono più corse deluxe e dirette che rendono i viaggi in autobus (sempre molto lunghi) un po’ meno faticosi.

L’Amazzonia preistorica

Quasi tutti i ricercatori concordano sul fatto che i primi insediamenti umani nel Bacino del Rio delle Amazzoni risalgano a circa 11.000-14.000 anni fa, basandosi sugli studi di antiche pitture rupestri rinvenute nei pressi di Monte Alegre, nello stato del Pará. Circa 6000 anni fa la popolazione dei tapajoara, che viveva vicino all’attuale Santarém, iniziò a realizzare semplici urne di argilla (le più antiche ceramiche rinvenute nel continente americano), mentre altri popoli dell’Amazzonia cominciarono a padroneggiare i primi rudimenti dell’agricoltura.

Negli ultimi secoli dell’era precristiana l’Amazzonia era abitata da numerose comu­nità molto coese, che contavano migliaia di membri ed erano guidate da capi; produ­cevano ceramica di buona qualità e coltivavano in modo intensivo mais e manioca. Fu in questo periodo che vennero sviluppate per la prima volta le tecniche dell’agricoltura itinerante, tra cui la combustione selettiva e la rotazione dei raccolti, consentendo alla terra ‘momenti di riposo’ in cui rigenerarsi.

La cultura marajoara fu una delle più sofisticate dell’Amazzonia precoloniale e fiorì tra il 400 e il 1350 d.C. nelle paludi dell’attuale Ilha de Marajó. Questi popoli costruivano grandi piattaforme di terra chiamate aterros – le più grandi erano alte 6 m e lunghe 250 m – per ripararsi dalle inondazioni annuali e seppellivano i loro morti in urne elabo­rate, considerate le ceramiche più sofisticate realizzate nel Brasile precoloniale.

È interessante osservare come la presenza umana nell’Amazzonia preistorica sia diventata un argomento cruciale negli attuali dibattiti ecologici. I conservazionisti so­stengono da tempo che l’occupazione e lo sviluppo su vasta scala è incompatibile con una foresta pluviale in buone condizioni, ma le recenti ricerche, secondo cui in passato l’Amazzonia era molto più popolosa di quanto si ritenesse fino a pochi anni fa, sono state usate per sostenere che uno sfruttamento maggiore della foresta pluviale non solo è innocuo, ma è da millenni parte della storia locale.

Il bacino del rio delle amazzoni

Il bacino del Rio delle Amazzoni si estende per nove nazioni e tre fusi orari e ha una superficie di oltre 7 milioni di chilometri quadrati, vale a dire il 40% dell’intero conti­nente sudamericano, quasi le dimensioni degli Stati Uniti continentali e più del doppio di quelle dell’India. La foresta amazzonica è la più grande foresta tropicale pluviale del mondo e, nonostante la deforestazione dilagante, resta per l’80% intatta e in­contaminata (in molte foreste di Asia, Africa, America Centrale e perfino della costa atlantica brasiliana siamo al 5-10%.) Il Rio delle Amazzoni è il secondo fiume più lungo del mondo – il Nilo lo batte per un soffio – ma di gran lunga il più grande per quanto riguarda il volume: al massimo della sua portata, il fiume immette nell’oceano 330 milioni di litri di acqua al secondo, creando una corrente d’acqua dolce che si spinge in mare per più di 100 km. Nel Rio delle Amazzoni transita più acqua che negli altri sette fiumi più grandi messi insieme, senza contare che due dei suoi affluenti, il Rio Negro e il Rio Madeira, sono essi stessi fra i 10 fiumi più grandi del mondo. Ci sono punti in cui, quando l’acqua è alta, il Rio delle Amazzoni raggiunge una larghezza di 50 km e diventa un immenso mare di densa, mobile acqua marrone, troppo ampio per vedere l’altra sponda.

Letture sull’Amazzonia

Sono stati scritti innumerevoli libri sull’Amazzonia. Vi proponiamo un elenco dei più interessanti:

  • L’Amazzonia e la foresta di Teresa Isenburg (Jaca Book, 2012)
  • La stagione del fuoco. L’assassinio di Chico Mendes e la lotta per salvare l’Amazzonia di Andrew Revkin (Mondadori, 1990)
  • Amazzonia. I popoli della foresta di Tullio Aymone (Bollati Boringhieri, 1996)
  • Il sogno amazzonico di Michel Braudeau (Sellerio, 2007)
  • Z la città perduta di David Grann (Corbaccio, 2010)
  • Amazzonia co yvy ore retama. Distruzione, sopraffazione, speculazione di Giuli G: Rizzo (Gangemi, 2005)
  • Puroremo. Viaggio in Amazzonia di Franco Monnet (EDT, 1999)

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