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Le parole di Sandro

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Il frate ha una tempra forte, è combattivo. Meg dice che è un po’ vanitoso e gli piace essere intervistato: ultimamente sono venuti quelli della Globo, volevano sapere come se la passano lui e la favela, cosa è cambiato dopo la invasione della fazione Amigos dos Amigos in una domenica del settembre 2017, la situazione si è normalizzata?

Io ho mezz’ora di tempo per l’intervista. Dopo di me c’è un altro giornalista, un ragazzo di colore che collabora con la Globo e che per carpire qualche parola a Frate Sandro userà la telecamera del cellulare. Io sono un giornalista vecchio stile: niente cellulare, solo un blocco dove annotare…

  • Mi chiedete tutti la stessa cosa, volete sapere della guerra, delle sparatorie. Io invece voglio parlare dei progetti.
  • Allora dimmi, per favore, cosa è cambiato nei vostri progetti, nei progetti dei missionari francescani della parrocchia Nossa Senhora da Boa Viagem nella favela della Rocinha dopo l’irruzione della fazione avversaria e lo scoppio dell’ondata di violenza dell’anno scorso.
  • Eh già, è passato un anno. Per questo i giornalisti mi cercano. Hai visto che è uscita una mia intervista nel telegiornale della Globo?

Il tempo è bello anche se fa un po’ freddo. La chiesa nella quale ci siamo seduti è piena di buoni spiriti. Davanti a Frate Sandro, accanto a Meg, la mia amica cattolica, io avverto una pace unica, un clima di raccoglimento e di devozione semplice che mi attrae. D’altronde Frate Sandro e Meg mi hanno spiegato che la chiesa è sempre piena durante le messe del sabato e della domenica ed è strapiena nelle feste, devozioni dei santi. La religiosità dei numerosi residenti in favela provenienti dal nordest del Paese non è di natura intellettuale ma emotiva. Si commuovono con le immagini dei santi, toccano le statue, toccano la veste del sacerdote, pregano con le lacrime agli occhi. E Sandro, intellettuale, parlatore di quattro lingue tra le quali l’italiano (più il latino, ovviamente) si è adattato.

  • La guerra cominciata un anno fa è finita. Continua però la sensazione di insicurezza e tutti abbiamo ancora paura. Alcuni dei nostri progetti abbiamo dovuto interromperli perché coinvolgevano persone che venivano da fuori. Per esempio quello delle ripetizioni scolastiche, che includeva 60 ragazzini dai 12 ai 15 anni ai quali erano somministrate ripetizioni di portoghese, matematica, inglese, lezioni su come aprire una micro impresa, sedute con uno psicologo, era finanziato da una ONG brasiliana ed è stato interrotto. E’ durato cinque anni, le lezioni si tenevano qui accanto alla chiesa tutti i pomeriggi dalle 13 alle 17 ed è stato chiuso perché i professori, che abitavano fuori dalla favela ed erano pagati dalla ONG, si sono rifiutati di entrare in Rocinha, era diventato troppo pericoloso.

Ed anche il progetto con le mamme della favela basato sulle chiacchierate con le signore altolocate del quartiere Gavea è stato sospeso. Le signore della Zona Sud impartivano lezioni di autostima, educazione civica, insegnavano piccoli lavori di bigiotteria (sempre nell’ottica del micro reddito), donavano viveri e vestiti in un clima di armonia e confronto tra due mondi, quello della favela Rocinha e quello del quartiere Gavea, così vicini e così lontani. Un sabato ci siamo ritrovati tutti nel mezzo di una sparatoria, ci siamo rifugiati in chiesa; i mariti, i figli delle signore di Gavea hanno telefonato preoccupati perché stavano guardando la televisione e le mogli, madri hanno risposto mentre tutt’intorno si scatenava l’inferno.

Ed anche il progetto ECOMODA è stato bloccato dalla violenza. Era gestito dalla ONG Viva Rio, vi partecipavano donne, madri di famiglia dai 25 ai 45 anni. Creavano borse, vestiti usando tutto ciò che trovavano tra i rifiuti (e, nella favela, di spazzatura ce n’è parecchia!). La sede degli incontri era una casettina povera nella Rua Um, proprio al centro della zona degli scontri a fuoco tra le due fazioni di narcotrafficanti, spesso accompagnate dagli spari dell’esercito e della polizia… Adesso però è ricominciato il progetto delle ripetizioni scolastiche grazie a Gabriel, un ragazzo della favela che è riuscito a laurearsi e che ora, da solo, senza nessuna contribuzione economica da parte di nessuno, ha ripreso le lezioni che si svolgono negli stabili della chiesa. I professori che Gabriel ha chiamato sono tutti volontari e lavorano gratis. Al momento vi partecipano circa 100 adolescenti -.

Quando sto per entrare nella metro, ormai lontano dal trambusto, sento che i luoghi della Rocinha e le parole del frate riecheggiano dentro di me. E’ sempre la stessa storia: la favela risveglia in me un’energia pazzesca che non riesco a definire, che non riesco nemmeno bene a capire e mi ricorda degli istanti della mia infanzia quando mi accovacciavo nella cameretta a San Donato, chiudevo gli occhi e sentivo che tutto dentro vibrava come se il flusso della vita presente in tutti gli esseri viventi, non solo gli uomini e le donne ma anche le piante, gli animali, i fiori, gli insetti, presente anche nelle cose inanimate, negli oggetti morti della casa, la moquette della sala, presente nella polvere che fuoriusciva dai tappeti e nel momento della morte, quel flusso stava usando in quel momento il mio corpo per manifestarsi, per rendermi cosciente che ero io, ed ero vivo lì sdraiato nella cameretta ed essere vivo era un piccolo miracolo.

Contatti – Frate Sandro – -whatsapp 0055 21 981232332

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