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TU NUOVO DI NUOVO

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testo e foto Gianluca Uda

 

Vivo nel centro di Curitiba, rua André de Barros civico 204.

Numero 201 al secondo piano di un’edificio che ne ha almeno 13 di piani, questa è la mia attuale casa.

Qua vivo.

Casa senza divano, senza quadri alle pareti, senza scopettone del cesso e sopratutto senza televisione.

Senza Globo, senza notiziario della sera.

Ho la finestra che mi fa da grande fratello.

Una finestra che da´ su una delle arterie principali della città, questa è la mia televisione, il mio digitale terrestre, il mio netflix.

Io sono il grande fratello.

Io osservo senza essere osservato.

Tranquillo nel mio secondo piano, che mi fa da torre di guardia, la visione è ottima, sono in prima fila e lo spettacolo è la strada.

Delle volte ho come l’impressione di vivere in strada, di essere una parte marginale di essa.

Di essere una delle sue creature, una creatura minore della strada, della rua, una creatura che osserva in silenzio.

Sono un guardone cazzo.

Uso la finestra per fumare.

Davanti a me ho tre piantine di basilico, le ho messe dentro una bottiglia della Coca-Cola tagliata a metà, lavoro ben riuscito.

La mezza bottiglia è sul davanzale ed io mi prendo cura di lei, o almeno cerco di fare del mio meglio.

Lo smog delle macchine entra in casa, ma prima di entrare sporca il basilico con il suo nero.

Un nero che ha un sapore simile alla morte, un nero che mi rende triste.

Pulisco le foglie tutti i giorni e tutti i giorni il nero ritorna.

La modernità, il nero, le macchine… qualcosa deve essere andato storto questo è sicuro.

TU NUOVO DI NUOVO

Lo leggo tutti i giorni, è la prima cosa che faccio. Accendo una sigaretta e guardo l’insegna… tu nuovo di nuovo, impianti capillari senza chirurgia.

Fumo e mi tocco la testa già in parte pelata.

Delle volte ci penso, ma poi lascio sempre stare.

Sembra un mantra tunuovodinuovo, lo uso come monito per la giornata fumo e penso ok nuovodinuovo.

Può andare, va bene così, ce la posso fare… anzi ce la devo fare.

E’ che essere italiano all’estero non è facile, delle volte ti senti anche solo ma poi pensi al basilico e vedi la scritta in caratteri cubitali e ti ripeti tunuovodinuovo.

Butti il fumo contro la strada, stringi i denti e mandi a fanculo la crisi e tutto il resto.

E poi di cose da ‘sta finestra già ne hai viste.

Io sono il grande fratello.

Osservo la gente entrare pelata ed uscire con un parrucchino, e li vedi dalla tua torre di guardia e sono felici, e poi pensi potresti andare anche tu del resto ne hai bisogno, si vede stai diventando pelato proprio come tuo padre, vai ad essere felice come loro.

Ma a te oramai non te ne frega più un cazzo, e sei felice così, e allora sei veramente nuovo di nuovo.

Fumi e l’odore del basilico ti ricorda la panzanella ed altre storie simili. Ti ricordi di quella volta che dalla finestra entrava un rumore di gente.

Ti affacci e vedi la polizia, le donne, i barboni… e poi la polizia prende uno e lo sbatte al muro, e  tu curioso, in silenzio ad osservare.

La polizia gli allarga le gambe, mani al muro…. e´ un ladro e dall’alto capisci anche cosa ha rubato, un cellulare, così arriva un’altra macchina della polizia apre il bagagliaio ed il ladro è inghiottito, mangiato.

Un cellulare cazzo… ma tu hai il cuore duro.

In realtà ti è diventato duro, e non c’entrano un cazzo le storie che entrano dalla finestra… è stata la vita.

Le macchine non si fermano mai, delle volte gridano Bolsonaro delle altre Lula… gridano Brasile.

Alcune hanno gli AC/DC e tu sei contento, altre il funky e allora li lo sei un po´ di meno, ma in fondo non te ne frega un cazzo ed aspetti solo una macchina con i Rolling Stones a palla mentre pensi tunuovodinuovo.

Una notte è stato il rumore di uno sparo a farmi avvicinare alla finestra.

Io osservo, io sono il grande fratello e dovevo sapere, ma c’era solo un uomo a terra, neanche il sangue si vedeva, era solo a terra vicino all’entrata di un piccolo hotel ad ore.

Qualche puttana di troppo, fu questa la causa del decesso.

Il signore aveva passato i cinquanta e se la faceva con una, pagava questo è certo, ma il marito di lei non era interessato ai soldi e una notte per gelosia ha sparato.

La Globo ha parlato anche di questo, ma io sono il grande fratello e l’ho visto per primo.

Il pezzo di strada che domino ha la clinica capillare, subito dopo l’hotel ad ore con il suo via vai di trans ed altre creature mitologiche. Un paninoteca e un barbiere, un negozio di tubi idraulici, un parcheggio a pagamento e così via.

Tutte le sere un piccolo superman corre vicino al barbiere, corre sorpassando puttane e trans, barboni e gente per bene. Delle volte corre con una palla delle volte con la fantasia.

La madre fa i capelli a tutti, uomini, donne, e trans.

Agli uomini fa anche la barba e delle volte, ma non sempre, anche ai trans.

Poi arriva superman che avrà circa sette anni, entra nel salon e ne esce con la palla in mano.

Tutti conoscono superman e lo lasciano fare mentre sua madre lavora fino a tardi.

Una sera poi arrivò la polizia, era incazzata, con mitra alla mano.

Entrano nel salon e superman non poteva fare nulla, cazzo la polizia è come la kriptonite per superman… ma io non lo sapevo.

Io sono il grande fratello e ormai so tutto.

Superman vede che la madre in una scatola ha della cocaina, altro che kriptonite.

La polizia apre il cofano della macchina e inghiotte la madre di superman, la mangia in un secondo.

Spaccio.

Superman sta solo sotto la scritta tu nuovo di nuovo, non piange.

Superman non piange mai.

Chiudo la finestra e il basilico è un po’ più nero del solito stanotte.

4 Commenti

  1. Adoro questo ragazzo… Bravo Gianluca, le persone come te devono scrivere, hai la dote di riuscire a trasmettere le sensazioni che racconti in modo semplice ma molto intimo. Sono sicuro che anche Matteo e Lucio concorderanno!

  2. Má con tante bellissime Cittá come ,Maceió, Recife,San Luis …. dovevi metterti a vivere a Curitiba ,orribbile,per il clima,,freddissima d inverno e un inferno di calore in estate,in piu’ ,senza mare, senza allegria …..??!!!
    Mahhh!!??

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