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I VIVI E I MORTI

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Testo e foto Gianluca Uda

Presto Halloween sarà una festa mondiale, se già non lo è, questo mi fa pensare a come sappiano vendersi bene gli americani.

Un’altro prodotto USAegetta.

Ma qui, ad Araruama, di Halloween non frega un cazzo a nessuno.

Meglio così, quindi preparo la macchina fotografica e vado al cimitero, il due, il giorno dei morti questa è un’altra storia.

Il cimitero sta dietro la chiesa cattolica, molti sono gli ambulanti che vendono fiori e candele, cinque real cinque candele, oggi è un buon giorno per lavorare con i fiori.

Non compro nulla, solo un’acqua minerale, il sole è coperto dalle nuvole cariche di pioggia ma riesce a filtrare bruciandomi la testa e dandomi molta sete.

-Di dove sei?-  Mi fa uno all’entrata del cimitero.

-Italiano.-  Rispondo, sudando.

-Come il papa!- Mi risponde felice il tipo.

-Si come il papa.- Gli sorrido io.

All’entrata noto subito dei ragazzetti con al massimo 15 anni, che gironzolano per tutto il perimetro del cimitero. Secchio alla mano e scopettone per pochi real ti puliscono le tombe.

Un buon lavoro, mi fanno ricordare il film dell’amortedell’amore.

Questo di lavoro, è solo un’altro frutto della povertà.

Non è faticoso ma è considerato di basso rango.

Oggi, anche per loro, è un buon giorno per lavorare, peccato che succeda solo una volta l’anno.

Il cimitero e decadente, quasi completamente distrutto, consumato dal tempo e dal clima,  non curato, ma la natura dei tropici incornicia tombe e tumuli con i suoi colori verde, rosso, giallo.

E’ qualcosa di magico e triste allo stesso tempo.

In realtà non voglio pensare ai morti, voglio solo fare qualche foto.

-Tutti perdiamo qualcuno durante il nostro cammino.- Mi fa una signora sulla settantina.

-E già.- Rispondo sperando che non inizi anche lei con la storia dell’Italia e del papa.

-Tu hai perso qualcuno.- Mi chiede premurosa.

Mi aspettavo questa domanda, non so perché ma me l’aspettavo. Avrei voluto quasi dirle una cazzata per tagliare corto, ma non mi sembrava onesto nè per me, nè per lei.

-Si mio padre.- Rispondo, concentrando tutte mie forze per non cadere in pensieri tristi.

-Mi dispiace, ma non ti devi preoccupare le persone non muoiono mai.- Così mi risponde la signora con in mano dei fiori dirigendosi verso un’atra tomba.

Sembra, che qua, tutti già sanno che le persone in realtà non muoiono.

Ognuno ha il suo paradiso, il suo mondo, il suo spirito da raccontare.

Vedo in lontananza una signora, il vestito e il modo che ha di fare mi ricorda una prostituta anche un po’ fatta.

Pantaloncini corti, un tatuaggio con uno scorpione su una coscia, piercing al sopracciglio, non sono l’unico a pensare questo, il suo modo di camminare è molto particolare.

In mano ha una rosa rossa e delle candele bianche, mi guarda e mi ferma.

E’ una puttana, ma non mi propone niente.

-Io ho fatto tante cose brutte.- Mi dice sorridendo.

Qua la gente, i vivi, hanno voglia di parlare tra di loro e come ti fermi loro, i vivi, ti raccontano una storia.

-Per questo vengo qua, per dare luce a quei morti che le persone hanno dimenticato, ce ne sono molti.-  Mi fa lei con una dolcezza che quasi mi fa uscire le lacrime agli occhi.

-La luce della candele e le preghiere servono per aiutarli a farli uscire dall’oscurità che noi gli creiamo.-

Lei mi guarda sorridente, il volto provato da qualche sostanza, lo scorpione sulla coscia.

Delle volte gli angeli hanno strane fisionomie.

-Se noi ci aggrappiamo al loro, ai morti ,con dolore, loro soffrono e non riescono ad evolversi, se invece li ricordiamo con amore e li lasciamo andare  faranno il loro cammino.-

Tutto molto interessante, lei sembra in pace, l’angelo. Dà fiori dove nessuno ha messo nulla, accende candele bianche pregando per la liberazione dei morti. Morti che in realtà non gli appartengono, ma che lei considera in un qualche modo suoi.

 

Un signore mi racconta la morte di sua moglie, qua è un giro di confessioni, devo farmene una ragione, così racconto anche io di mio padre.

La moglie pagava sempre l’assicurazione sanitaria, il seguro lo chiamano qua.

Se non hai un seguro in Brasile non è facile.

L’uomo, mi dice che sua moglie era in ritardo di due giorni nel pagamento. Non hanno voluto curala gli hanno detto di aspettare perché doveva ancora pagare. Due giorni dopo è morta per un’infezione agli occhi.

Cazzo il seguro.

Penso a mio padre e di come sia morto volando e da una parte questo mi lascia felice.

Una vecchietta sta seduta ed un uomo le sta riscrivendo il nome del marito sulla lastra tombale.

Un’altro lavoro che solo oggi da i suoi frutti.

-Mio marito era buono, non beveva, lavorava era onesto.-

Mi dice l’anziana, felice delle virtù passate del marito, lei non si è mai risposata, lo aspetta o forse è lui che sta aspettando lei.

Il marito si ammalò, nessuno seppe di cosa perché lui decise di non curarsi.

L’uomo che stava sottolineando di nero i caratteri del marito di lei, mi disse che lui da queste parti è un’artista famoso, ma che non ha Facebook e quindi dovrei portargli personalmente le foto.

Mi dirigo verso est, in un punto dove ci sono tante piccole croci infilate nella terra sabbiosa. E’ l’angolo dei bambini, non c’è nessuno li´ ed io non voglio leggere i nomi scritti sulle croci.

Un uomo in piedi  piange sua moglie. L’uomo è di colore ma la moglie ritratta nella piccola foto è bionda con una carnagione molto chiara.

Quasi tutti i fornetti e le lapidi, sono privi di foto.

L’uomo ha bevuto si sente dall’odore e credo non sia una cosa dovuta alla circostanza.

Lui vive facendo i lavori più umili, qualche volta il muratore, altre raccoglie i rifiuti, non sa leggere bene mi dice senza vergogna. Non aveva molti soldi, ma ha voluto lo stesso mettere la foto a colori di sua moglie morta per colpa dell’alcol.

-Lei beveva molto… noi bevevamo molto.-  Mi fa il tipo con gli occhi lucidi.

Cazzo però che giornata complicata, anche i miei di occhi sono un po’ lucidi, i vivi e i morti, noi qua e loro chissà, sicuramente dentro di noi ma forse pure da qualche altra parte ma questo no è dato sapere, penso sedendomi su una tomba di fine del novecento, Jorge c’è scritto sulla tomba.

Riposa in pace Jorge.

Il lavoro
L´angelo
L´artista
I bambini
La foto a colori

Per chi fosse interessato al mio lavoro fotografico puo´ visitare la pagina Facebook Gianluca Uda Photographer

1 commento

  1. Scrivi davvero bene e le foto toccano il cuore. L’umanità è la caratteristica che ti contraddistingue. Se vieni a stare un tempo in favela, come mi hai detto, sicuramente ne verranno fuori delle belle.
    Grande Gianluca!

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