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La figlia di Almir

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Ciao a tutti, vi presento il primo capitolo di un testo, di un romanzo breve scritto più di dieci anni fa e mai pubblicato. Spero possa interessarvi.

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Devo partire da lontano, da un uomo dalle braccia forti, dalle gambe solide, naso grosso e tondo, negro, padre di quattro figlie. Sta tornando dal lavoro nella foresta e nei campi, ha raccolto le fascine di grano, è il bracciante agricolo di un proprietario terriero, per terminare la giornata gli mancano da pulire i recipienti nei quali custodisce la farina, deve poi lucidare il pavimento, le tavole, la farina si infiltra dappertutto come il vento. La moglie, la bella Jasmine, sta preparando una valigia. Cosa fai mamma, chiede la figlia primogenita, un esserino attento e mulatto, Preparo i bagagli non vedi, io e papà andiamo a fare un viaggio, E perché i vestiti di papà non ci sono, Sì che ci sono guarda, dice mostrando alla figlia Maria Bethânia le due camicie bianche del marito che ha messo a bella mostra sopra i suoi indumenti, tutti ordinati e prelevati dagli armadi di casa in legno, hai visto, ci sono anche i vestiti di papà. Mamma senti, riprende il filo da lungo tempo seguito Maria Bethânia, ci sono domande che le sono piovute nella testa mesi fa dopo la nascita dell’ultima sorellina, Judite, ora di sei mesi, mamma, perché il signor Thiago ha detto che papà è cornuto. Sei sicura che ha detto così, risponde pronta la donna dalla pelle chiara, i lunghi capelli lanosi fino a metà schiena, Io l’ho sentita dire così, Non devi aver capito bene e adesso va e porta a papà questo coltello, che gli serve per pulire il magazzino. La piccola Maria Bethânia è titubante, non vuole allontanarsi dalla mamma, forse sente che sta accadendo qualche cosa di grande, di imponderabile, che avrà per epicentro sua madre e di riflesso lei. Ma ai genitori si deve ubbidire e allora prende il coltello per portarlo al papà, a metà cammino si volta e osserva la lunga chioma spumosa della bella Jasmine e gli occhi neri profondissimi, sempre appassionati. Sarà l’immagine che di lei le rimarrà fissa nella memoria, conficcata come un paletto alla catena. L’ultima istantanea di una donna sciagurata che non è stata mamma, e che in un giorno soleggiato ha abbandonato il marito e le quattro figlie, l’ultimogenita di sei mesi. Jasmine infatti in quel lontano pomeriggio di ventitré anni fa scappò con il suo amante, anche lui lasciò moglie e figli, la moglie incinta. Dei loro percorsi poco si sa, sappiamo che vissero in un comune poco distante dal municipio di Una, dove entrambi risiedevano. Sappiamo che si avventurarono nel Minas Gerais, a sud, sappiamo che il loro amore finì, Jasmine prese parecchie botte e partorì un altro figlio, il primo maschietto, frequentò nuovi uomini, la quinta creatura però non la abbandonò, se la portò dietro invece. Sappiamo che Jasmine passò davanti alla casa di Conceição, dove Maria Bethânia fu data in affidamento, e più di una volta vide la figlia seduta sull’uscio intenta ad osservare gli autobus, ma non scese dal pullman.

Almir si trovò costretto a crescere da solo quattro creature. Seppe subito della fuga della moglie con un altro ma non volle correrle dietro, Se mi capitano tra le mani io li ammazzo e se li ammazzo finisco in galera, affermò durante una discussione, Che ti importa almeno ti vendichi e poi in prigione ti fai quattro o cinque anni ed esci, commentarono gli amici. Intanto beveva, un giorno chiese a un killer professionista, assoldato come cane da guardia dal proprietario terriero per il quale anche lui lavorava, di fargli un servizietto di favore e di ammazzare la moglie fuggiasca e l’amante. La richiesta creò una grande confusione perché il negro la fece da ubriaco, il giorno seguente smentì e chiese scusa, i due finirono la discussione davanti al proprietario terriero che si limitò a dire, Almir trovati un’altra donna, se ti va prenditi la moglie di João che è scappato con Jasmine e tu Gonzalo preoccupati di difendere le mie terre e non ascoltare le chiacchiere di un ubriaco.

Il negro si risposò, ma non con la moglie di João. Conobbe e fu una fortuna, nonostante gli iniziali commenti negativi del paese, Dona Gracinha, madre di sei figli. Adesso i figli erano dieci, le quattro figlie di Jasmine dormivano nello stesso letto, con le teste e i piedi alternativamente in alto e in basso, quando una si muoveva urtava l’altra, provocando una catena di fastidi, e poi c’erano gli odori, le flatulenze notturne alle quali anche le dame più nobili sventuratamente indulgono, a maggior ragione le quattro mulatte, sangue del sangue di Almir.

Il grande padre non smise di bere, non immediatamente, ogni fine settimana si ricordava della bella Jasmine e il bicchiere era sempre mezzo vuoto e allora, Riempimelo barista, diceva come un ossesso, a volte cadeva addormentato, un giorno sul marciapiede davanti alla fermata dell’autobus, un altro sotto la tettoia del municipio o di fronte al cancello della scuola elementare, fino a quando non ebbe la ventura di sdraiarsi davanti ad una chiesa evangelica. Anzi quella volta non si abbandonò sul pavimento, cioè lo fece ma si rialzò ed entrò nel tempio, ubriachissimo e pentito (era con un compagno di bevute). Il pastore gli mise la mano sul capo, Dio vi ama fratelli, Gesù vi ama, Gesù è vostro fratello, e voi lo amate come lui vi ama, disse, lo amate come si ama un fratello. Almir aveva bisogno di cambiare strada, in lui non era presente il germe dell’autodistruzione e quella fu, forse, la sua buona occasione.

Il suo compagno di sbronze continuò a bere tutti i fine settimana, e oggi dicono beva ancor più di allora, dicono che cirrotico e diabetico frequenti le bettole più squallide di Una e spesso ricordi “quel rincretinito che ha venduto i sogni di libertà per un posto in chiesa”, ma dicono anche che queste frasi le ripeta senza che nessuno lo ascolti.

Forse nel suo animo è presente quella cosa che chiamano nostalgia per il vecchio amico, pieno di figli, abbandonato dalla moglie e ora evangelico.

1 commento

  1. una madre che abbandona i figli non é sana di mente.
    probabilmente odia i figli perché sono ció che la lega a un uomo che odia profondamente.
    p.s. per me l´insanitá mentale non é una giustificazione, per me il malato mentale é peggio del criminale, é piú pericoloso. e spesso si diventa malati “volutamente”, per fare il proprio porco comodo senza pagarne le conseguenze.

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