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Chi è chi?

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Avevo deciso di scrivere un bell’articolo colto su Machado de Assis e di rifugiarmi nel mondo della letteratura che tante volte mi ha salvato. Sarebbe stato utile sì, anche perché ho appena finito di leggere l’ultimo libro scritto e pubblicato da Machado, nel 1908, l’anno della sua morte. Si tratta di “Memorial de Aires” ed è scritto con quella leggerezza e quella sottile ironia che io adoro e che vorrei tanto imparare ad usare nei miei testi.

Ma poi ho cambiato idea.

Avevo deciso di parlare dei personaggi femminili fatali in Machado, volevo parlare di queste bellissime donne (su tutte, Capitu, la moglie di Bentinho, amante, forse, del suo miglior amico,  nel libro “Dom Casmurro”, la donna traditrice eppure affettuosa che dà un figlio al protagonista, al narratore, un figlio che probabilmente non è il suo), volevo dire come nell’ultimo libro di Machado, incentrato sul tema della vecchiaia, la donna fatale cambi, non sia più così fatale ma il risultato della sua bellezza è lo stesso; soltanto che a soffrire adesso non è il marito, ma la coppia di anziani che la ama come una vera figlia e che deve separarsi da lei (Fidélia è il nome della dama) e dal suo compagno Tristão appena sposato dopo anni di vedovanza, perché i due partiranno, andranno a vivere in Portogallo. Noi lettori capiamo quanto è grande il dolore dei due coniugi, dei due vecchi, a causa della separazione dai giovani, solo nell’ultima riga e questo stratagemma di dire tutto senza dirlo chiaramente, direttamente, rivelando poi, sciogliendo il bandolo della matassa solo nel finale è geniale: il libro è un susseguirsi di frivolezze, di incontri borghesi in ambienti un po’ noiosi e solo per mezzo delle ultime parole Machado de Assis ci restituisce la dura realtà e il reale significato del suo romanzo: una riflessione sulla morte (che noi facciamo a posteriori – l’Autore ci obbliga a riflettere sulla morte quando il libro ormai l’abbiamo chiuso, e non durante la lettura).

Atteggiamento, quello di Machado, tipico di un carioca: non si dice la verità di getto, all’italiana, non la si spiattella in faccia al lettore ma gliela si fa capire poco a poco, lo si lavora ai fianchi illudendolo lungamente facendogli credere che si sarebbe andati a parare da un’altra parte.

Volevo dirvi tutto questo ma, leggendo i commenti vari ai post precedenti, ho cambiato idea.

Infatti mi è venuto in mente di invitarvi a rileggere alcuni commenti del nostro amico Saulo, non a causa della sua aggressività ma perché alcuni dettagli ortografici (“trouxe” scritto “trousse”, “barraco” scritto “baracco”, “licenciar” usato al posto di “demitir”, i suoi riferimenti a elementi tipicamente italiani come il corso CEPU, Berlinguer, l’uso sbagliato degli accenti – usa quelli gravi al posto del Til e si capisce che la tastiera da cui scrive è programmata in italiano) mi hanno fatto pensare che sia italianissimo e non brasiliano (come invece si proclama).

Non avendo però la certezza delle mie affermazioni ma solo il sospetto che quella che usa sia una maschera (comunque se è italiano, in portoghese scrive bene, anzi molto bene) ho rinunciato anche a questo intento.

E allora… questo è un non-post.

L’ho scritto per non dirvi niente.

E augurarvi la buonanotte.

2 Commenti

  1. Amigo Matteo,
    nunca me proclamei brasileiro, nem italiano ou inglês.
    Lembro de ter escrito “licenciar” por engano, as outras palavras não lembro.
    Tem hora que a cabeça anda na modalidade portuguêsa, outra em italiano…e acabo misturando; é um exercício.
    Meu teclado é europeu, escrevo de pressa e sem prestar muita atenção nos acentos por preguiça.
    Com o celular igual agora a história é outra, não erro um acento nem querendo…rsrs
    Não sou agressivo (como disseram do discurso do Presidente da República na ONU) nunca briguei com ninguém até hoje, sou claro e direto… não sou de muitas frescuras; provavelmente é um defeito, não sei.
    Vou fumar um Hoyo de Monterrey… Boa Noite !!
    OBS: cariocas são expertos, malandros por natureza.

  2. I Brasiliani non sanno dire no.. la verità subito e causare una piccola “magoa” preferiscono dire si enrolando e causare un disagio ben superiore successivamente
    Quando dicono si si molto probabilmente non manterranno quanto promesso
    Quando dicono fica tranquilo deixa comigo sicuramente non manterrano l impegno
    Quando dicono vou te dar um retorno significa non mi sentirai più arrangiati

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