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Società italiana coinvolta nella nuova fase dell’operazione Lava Jato

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Techint sospettata di coinvolgimento nella corruzione a dirigenti Petrobras

La società italo-argentina Techint è  stata coinvolta nelle indagini dell’operazione Lava Jato (67° fase) lanciata mercoledì mattina dalla polizia federale e che indaga sulla corruzione e sui reati di riciclaggio di denaro.

La polizia federale ha emesso 23 mandati di perquisizione e sequestro a San Paolo, Rio de Janeiro e nello stato del Paraná. Il Tribunale Federale ha inoltre bloccato R$ 1,7 miliardi.

Il sospetto è che Techint abbia pagato 60 milioni di dollari in tangenti ai dirigenti di Petrobras.

Tra gli indagati vi sono ex dipendenti statali, intermediari del gruppo italo-argentino e rappresentanti di due società di consulenza.

La nuova fase dell’operazione Lava Jato è stata denominata “Tango & Cash“, un nome che, secondo la polizia federale “si riferisce al pagamento delle tasse e al fatto che la società coinvolta nell’inchiesta appartiene a un gruppo italo-argentino”

“Al fine di dare apparenza di legalità al pagamento delle commissioni, il gruppo di affari ha indagato sugli importi trasferiti tramite società offshore a ex direttori ed ex dirigenti di Petrobras, attraverso la firma di contratti di consulenza creati ad hoc“, afferma la polizia federale.

Techint è stata fondata a Milano nel 1945 e opera nel settore siderurgico, minerario, ingegneristico e delle costruzioni. La sua traiettoria è sempre stata strettamente legata all’America Latina, in particolare all’Argentina, dove l’azienda ha una sede logistica.

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