Home Conoscere Il Brasile -La vita in Brasile Multiculturalismo in Brasile

Multiculturalismo in Brasile

0

Il Brasile è una nazione di straordinaria diversità, forgiata dagli africani, dagli europei e dalle popolazioni native, oltre che dalle decine di milioni di immigrati che si sono riversati nel paese tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il popolo brasiliano attuale forma un ricco mosaico di etnie e di fedi religiose che affondano ciascuna le proprie radici in un grande varietà di condizioni sociali ed economiche. Non meno composito è lo stile di vita: del resto, questo è un paese in cui popoli nativi con tradizioni che si perdono nel tempo convivono con le avveniristiche aspirazioni delle grandi metropoli moderne.

Nella foto (resa a colori grazie all’intelligenza artificiale) immigrati Italiani in Brasile 

Multiculturalismo

L’identità brasiliana non è stata modellata soltanto dai portoghesi, che le hanno fornito la lingua e la religione principale, ma anche da varie popolazioni di índios, dagli africani e dai numerosi immigrati che nel corso degli anni sono arrivati nel paese dall’ Europa, dal Medio Oriente e dall’Asia.La cultura dei nativi, per quanto venga spesso ignorata o denigrata dai brasiliani inurbati, ha contribuito a plasmare il Brasile moderno e il suo bagaglio di leggende, musica e danze. Non solo: molti degli alimenti e delle bevande diffusi tra i nativi, come la tapioca, la manioca, le patate, l’erva maté (una bevanda simile al tè preparata con le foglie della pianta omonima) e il guaraná (bacche dagli effetti stimolanti da cui si ricava anche una bibita molto diffusa), sono diventati parte integrante della dieta brasiliana. Altrettanto evidente è l’influenza della cultura africana, soprattutto nella regione del Nordeste. Gli schiavi strappati all’ Africa dai portoghesi portavano con sé la loro religione, la loro musica e le loro tradizioni culinarie,che nel corso degli anni hanno contribuito anch’ esse a delineare l’ identità brasiliana.

Il Brasile ha subito numerose ondate di immigrazione volontaria. Dopo l’abolizione della schiavitù, nel 1888, milioni di europei furono reclutati per lavorare nelle piantagioni di caffè. Il contingente più numeroso giunse dall’ Italia (tra il 1890 e il 1920 in Brasile arrivarono circa un milione di italiani), ma considerevole fu anche la presenza di portoghesi e spagnoli,a cui si aggiunsero gruppi più ridotti di tedeschi e di russi.L’immigrazione, tuttavia, è responsabile soltanto in parte dello sfaccettato mosaico etnico e culturale della società brasiliana. In questo paese,infatti, assumono grande rilievo le appartenenze e le specificità regionali,che in molti casi sono associate a pittoreschi stereotipi. Per esempio i caboclos, che discendono dagli índios, vivono lungo i fiumi della regione amazzonica e mantengono vive le tradizioni e le leggende dei loro antenati. I gaúchos popolano lo stato di Rio Grande do Sul, parlano un portoghese con inflessioni spagnole e non riescono a scrollarsi di dosso la reputazione di cowboy rozzi e scontrosi. Al contrario i baianos (di Bahia), discendenti dei primi africani giunti in Brasile, hanno fama di essere i brasiliani più allegri ed estroversi. I mineiros (abitanti del Minas Gerais) sono considerati più seri e riservati rispetto ai loro connazionali delle regioni costiere, mentre i sertanejos (abitanti dell’entroterra – chiamato sertão – del Nordeste) sono, nell’ immaginario comune, gente di tempra dura e ancora molto legata alle tradizioni. I cariocas (abitanti di Rio de Janeiro)sarebbero superficiali tipi da spiaggia secondo i paulistanos (abitanti della città di São Paulo), i quali, a loro volta, vengono spesso denigrati per l’eccessivo stacanovismo e l’incapacità di godersi i piaceri della vita (una rivalità molto simile a quella che esiste tra Los Angeles e New York). Oggi esiste un’ampia terminologia per descrivere le innumerevoli combinazioni etniche dei brasiliani. Non di rado anche le persone di pelle bianca hanno un albero genealogico alquanto eterogeneo, di cui fanno parte antenati europei, africani e nativi. Eppure, dietro la facciata dell’integrazione e dell’armoniosa convivenza tra etnie diverse, si cela una realtà decisamente più cruda. Infatti, pur costituendo il 45% dell’ intera popolazione, i neri e i mulatti sono poco rappresentati sia al governo sia nell’ economia e spesso hanno poche speranze di uscire dalla povertà. I nativi sono ancora più discriminati e continuano a subire in qualche modo la feroce politica razziale messa in atto dai primi coloni europei.

Curiosità

  • L’immigrazione giapponese in Brasile ebbe inizio nel 1908 e oggi São Paulo ospita la più grande comunità di origine giapponese al mondo al di fuori del paese del Sol Levante.
  • In Amazzonia vivono ancora molte tribù isolate. Nel 2007, presso un villaggio del Pará sono comparsi all’improvviso 89 metyktire, un popolo fino a quel momento considerato estinto in quanto non si registravano segnali della sua presenza dal lontano 1950.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here
This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.