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Storie da una Rio de Janeiro pandemica 8

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Camminando: mare azzurro chiaro, onde a intermittenza, linea infinita finita, isolette; davanti invece ci sono i due picchi, le due vette della collina, qui a Leblon. In molti camminano, vanno in skate, calzano i pattini, spingono passeggini, corrono, vanno in bicicletta, corrono, vendono caramelle, trasportano casse di polistirolo piene di bevande, svuotano i bidoni del tè freddo, li riversano da un bidone all’altro contravvenendo alle più naturali regole di igiene, si incontrano, si abbracciano, mantengono le distanze, indossano le mascherine, non indossano le mascherine.

Io cammino.

Mi ero riproposto di smetterla col calcio, con l’interesse per il calcio, ed invece ogni 300 passi controllo, al cellulare, il risultato di Milan Napoli. Avevo deciso di non seguire più il campionato di calcio italiano, perché è un campionato minore e perché la mia squadra è stata eliminata dalla Champions, come spesso accade, ed ancora ho negli occhi l’errore di Bentancur a Oporto, dopo il quale spensi il computer, al minuto 2 del primo tempo.

Schiamazzi, un drone che filma forse i giocatori di pallavolo. Fa caldo, e siamo a marzo; dovrebbe piovere, non piove.

Nonostante il clima gradevole, le donne che catturano il mio sguardo, i seni i culi, nonostante lo sciabordio delle onde e la Natura, unico rifugio, io, mentre cammino, penso ai significati delle parole complottista e negazionista.

Complottista dovrebbe essere colui che trova sempre un significato nascosto, perverso, immagina fantastiche cospirazioni.

Negazionista anni fa significava colui che negava l’olocausto degli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale, oggi è colui che nega la tragedia del Covid, l’ineluttabilità dell’emergenza sanitaria, minimizza ed è quindi insensibile, non ha una morale.

Mi fermo al bar che dà sul promontorio, osservo il lungomare di Leblon, gli ombrelloni, i non molti bagnanti, è tutto placido, ragionevole, accettabile.

Compro dell’acqua e comincio a berla, senza smettere di camminare.

Chi si ferma è perduto.

Sono un complottista, penso, perché non credo alla buona fede dell’Organizzazione Mondiale della Salute, tutt’altro, secondo me loro sono in malafede, hanno rifiutato e rifiutano cure a buon mercato, efficienti (il cortisone, l’eparina, l’idrossiclorochina, il sangue dei pazienti già curati), hanno chiesto ai medici di base di non intervenire celermente, in Italia come in Brasile, favorendo così l’insorgere di forme gravi della  malattia e l’aumento dei malati negli ospedali. Hanno fatto tutto ciò che potevano fare per farci arrivare dove siamo: l’unica salvezza, fin dall’inizio, dovevano essere i vaccini.

Singolare ad esempio che l’idrossiclorochina sia stata considerata nociva, per gli effetti collaterali al cuore, e il vaccino AstraZeneca, proibito già in vari stati, non venga messo in discussione.

Sono un complottista, sì, penso osservando le macchine dei vigili del fuoco che ci avvertono che alle 18 e 10 il traffico riprenderà a scorrere normalmente e noi, che stavamo camminando in mezzo alla strada, dovremo tornare sul marciapiede.

Non perdo il ritmo, sono agile, mi insinuo tra i passanti e mi accorgo che ora siamo in molti, la maggioranza senza mascherine. Che faccio, la metto, non la metto?

Allontano il pensiero e continuo a camminare.

Non nego, no, nemmeno un po’ il dolore dei pazienti e dei familiari, conosco gente che è stata male, so quanto ha sofferto.

Quindi forse sono un complottista  e non un negazionista.

Entrando a Copacabana, vedo che ormai è sera, la luce cala, le barche sono a riva, le onde sono placide, calme come i miei pensieri.

Nella serie e nel libro Games of Thrones, quando il figlio bastardo di Ned Stark va a vivere tra i guardiani del Night Watch, all’inizio se viene chiamato bastardo lui si offende. È un nano, il figlio più odiato di Tywin Lannister, che gli spiega che il fastidio che lui sente si trasforma in piacere nel cuore di chi lo offende.

Questo penso ritornando sui miei passi.

Sudato, passerò al mercato, a prendere yogurt e frutta.

Per entrarci, la mascherina me la infilo e poi non la tolgo più, fino a casa.

3 Commenti

    • vai a vedere “Terapia Domiciliare Covid 19” diffusa ormai in tutta Italia. Guarda tra i farmaci che usano e troverai, tra gli altri, la clorochina. Migliaia di medici la usano in Italia. Tutti matti? O tutti di destra, genocidi, ecc?
      In Brasile la questione politica ha preso il sopravvento.

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