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Muore di covid il comico Paulo Gustavo

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Davanti all’ospedale Copa Star, a un centinaio di metri da casa mia, c’erano reporter, cameraman e curiosi.

È una clinica per ricchi e ricchissimi.

Io andavo al mercato, all’Extra, a scambiare due barattoli di cera liquida, di una marca non gradita da mia moglie, con tre bottiglie di tè Mate gelato. In tasca tenevo lo scontrino.

–         Che succede? – ho chiesto.

–         Quell’attore… – mi ha risposto una vecchietta.

–         Paulo Gustavo! – ha detto una ragazza che attraversava la strada vicino a me, con una maschera nera su bocca e naso.

Sono entrato nel mercato, ho parlato con una signora bionda che mi ha pregato di fare in fretta perché stava finendo il turno.

Ho raggiunto il frigorifero, ho preso le bottiglie e sono tornato da lei. Mi ha fatto passare dalla cassa dove lo scambio è stato registrato, mi sono fatto dare un sacchetto in cui ho infilato il tè, e sono uscito.

Davanti all’ospedale continuava la confusione, una donna di 30 anni piangeva mentre parlava in una videochiamata.

Record, Band, Globo, tutte le televisioni erano presenti. I reporter, spesso donne bianche di bell’aspetto, recitavano i dati, informavano gli spettatori di fronte a telecamere appoggiate su treppiedi.

Le telecamere erano maneggiate da tecnici di pelle nera.

Ho immaginato di filmare anch’io col cellulare, ho preso l’apparecchio ma ci ho subito ripensato e sono tornato a casa.

L’attore era ricoverato da un paio di mesi, a causa del Covid.

Secondo i giornali, Paulo Gustavo ha trascorso il 2020 chiuso in casa, in quarantena forzata, perché affetto da asma. Poi, nel 2021, esasperato dall’isolamento ha partecipato a una festa e si è contagiato.

La notizia è stata diffusa in serata. Io ero sdraiato a letto, sonnecchiante, è entrata mia figlia, ha gridato:

–         Paulo Gustava è morto!

A lei i suoi film piacciono perché sono pieni di ironia, lui è riuscito a raccontare la bellezza della comicità dei rapporti madre-figli, tipica di molte famiglie brasiliane.

–         E allora? – ha risposto mia moglie, con una cuffia nera in testa a mantenere la piega dei capelli, lavati e sistemati dopo il lavoro, prima di seguire le lezioni online, al cellulare.

Tutte le sere lei partecipa alle lezioni e io, semi addormentato, ascolto sdraiato sul letto.

La professoressa di portoghese sta insegnando alla classe come si scrivono i temi, in vista di una prova, di un esame, l’ENEM, obbligatorio per accedere alla facoltà di infermieristica (e ad altre). Mia moglie vuole diventare infermiera e sta recuperando gli anni scolastici non frequentati, da adolescente.

Da adolescente lei lavorava.

Io ho dormito male. Durante le prime ore della notte ho sentito le urla dei tifosi del Flamengo che festeggiavano i gol della squadra, in trasferta in Ecuador per la Coppa Libertadores. Due gol di Gabigol e uno di Bruno Henrique, credo.

Vittoria per 3 a 2, con un rigore negli ultimi minuti battuto da Gabriel Barbosa con la solita freddezza. Quando batte un rigore, il centravanti rossonero fissa il portiere, non distoglie lo sguardo fino a pochi istanti prima di calciare, poi calcia piano, quasi irridente, nell’angolo opposto a quello verso il quale si è già tuffato l’avversario.

Quando finalmente sono riuscito a prendere sonno, il volto dell’attore, o forse il suo spirito, disincarnato a pochi metri da dove dormivo, è venuto a visitarmi. Mi sono rotolato nel letto pensando a Paulo Gustavo di cui, prima di sdraiarmi, credevo non m’importasse.

È morto a 42 anni, ha lasciato un marito e due figli.

Alla 4 e mezza è suonato il telefono, qui di casa. Preoccupato che fosse successo qualcosa in Italia ai miei genitori, che non avrebbero potuto avvisarmi in altro modo perché il cellulare era spento – quando il fisso ha squillato, io comunque ero già sveglio –  mi sono alzato, sono corso in sala e ho risposto.

–         Pai – hanno detto dall’altra parte della linea quando ho alzato la cornetta – Sono entrati i ladri, Pai, aiuto!

Rincoglionito dal sonno, ho però capito che si trattava di un tentativo di estorsione, stravagante perché notturno. Non ho fiatato.

–         Pai – ha ripetuto la voce e poi hanno riattaccato.

Ho controllato nelle varie stanze e i figli erano a letto.

–         Però, poverino, quell’attore – ha commentato mia  moglie – Lascia un marito e due bambini piccoli.

–         Eh, già.

–         Chi era a quest’ora?

–         Qualcuno che fingeva di essere mio figlio, una voce maschile.

–         E tu cosa gli hai detto?

–         Io… niente.

Tra le 5 e le 7 del mattino ho badato al cane, ho controllato che stesse meglio, questa è stata la prima notte in cui ha dormito senza il collare elisabettiano. Dalle mammelle esce ancora del liquido ma non più del latte. L’infiammazione è diminuita, la gravidanza psicologica sta passando.

Ma forse col cane sono rimasto solo mezz’ora e tra le 5 e 30 e le 7 ho dormito.

Paulo Gustavo è morto e stamattina davanti all’ospedale ancora c’erano i reporter e le videocamere, ma meno numerosi di ieri.

I giornali e le televisioni oggi non parlano d’altro.

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