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Storie da una Rio de Janeiro pandemica 12

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Il negozio è all’angolo dell’incrocio tra la Santa Clara e la Nossa Senhora, direzione mare.

Antonio, a Toledo Lodigiano, cioè dall’altra parte del mondo, ha appena incontrato Marco. Fra un po’ vedranno Sion, l’africano e Gustav, il tedesco – entrambi sono nati in Italia e parlano la nostra lingua – poi, insieme, incendieranno la città.

Mi attira la vetrina di quel negozio perché ieri ero in mezzo alla strada, stavo attraversando la Nossa Senhora quando, in quella vetrina, ho visto riflesso… ho avuto paura di ciò che ho visto. Allora, sospettoso, mi sono avvicinato e quella circospezione che provavo nei confronti dei miei demoni personali non l’ho provata nei confronti dei demoni degli altri. C’erano quattro ragazzini che chiedevano l’elemosina assieme alla madre. Avranno avuto fra i tredici e i sedici anni. Seduti a terra, dietro a due ceste piene di caramelle, cicche, lecca-lecca da vendere.

Ho detto:

  • Bambini, se andate tutti insieme davanti a quel negozio, vi do 5 reais a testa.

È un negozio che vende zaini, borse, portafogli, di una sola stanza. Io ci ho comprato una cintura di finta pelle piuttosto brutta, che è durata pochissimo.

Poi, quello stesso anno, ho comprato un’altra cintura di vera pelle, ma non lì, da un’altra parte.

  • Bambini, fatemi questo favore. Dovete stare in piedi davanti alla vetrina di quel negozio, uno accanto all’altro, e dirmi cosa vedete.

La madre mi fissa e sorride.

  • 5 reais a testa?
  • Certo.
  • E quanto fa in totale?
  • 20 reais.
  • 20 reais?
  • Sì, venti reais.
  • È troppo poco.

Alla fine di reais ne ho spesi 50 per sentirmi dire che, in fila, davanti alla vetrina, loro non vedevano le loro immagini, nel vetro, non vedevano quattro ragazzi in bermuda con le magliette strappate, o senza magliette, a torso nudo, e senza sandali, scalzi sull’asfalto bollente, ma un ragazzo ben vestito, di nome Antonio che, in una città distante, camminava tutto solo e claudicante verso la portineria della palazzina in cui vive l’amico Marco, lo spilungone.

Gustav e Sion li hanno raggiunti nello spiazzo, con le bombolette spray.

Alternandosi alla regia e alla direzione artistica, hanno scritto a chiare e rosse lettere sul muro della scuola:

  • QUESTO EDIFICIO NON SERVE PIU’ A UN CAZZO

E poi sono scappati.

Rimango sorpreso ad ascoltare questa storia dalle bocche dei ragazzini neri, anche perché il dettaglio della scritta, e il contenuto, me l’hanno riportato parafrasando l’italiano, sillabandolo, come se davvero la scritta l’avessero vista riflessa nel vetro al posto dei loro volti, dei loro corpi.

Per un attimo ho pensato di entrare.

Poi però sono stato invaso dalla tristezza e mi sono ricordato che Sion è figlio di un senegalese e di una italiana, Gustav di una tedesca e di un italiano, Marco è alto quasi il doppio degli altri e Antonio, dentro all’armadio, ha solo jeans firmati, felpe e magliette Lacoste.

  • Zio, i soldi! – chiede lei.

Io le ho dato tutto quello che avevo in tasca e mi sono avviato verso il mare.

Tra due giorni qui a Rio comincerà il lock down alla brasiliana, che non si capisce cos’è. Quel negozio di valigie e zaini e portafogli dovrà chiudere alle 17 e l’entrata sarà limitata al 40 per cento della capienza.

L’oceano verde chiaro spumeggiante rivela all’intera città la sua costante noncuranza, sbadataggine, la sua superficialità nei confronti del dolore, della malattia e della morte.

Qui, della gente che muore negli ospedali non frega quasi niente a nessuno.

3 Commenti

  1. fine anni ’90, quanti ricordi a quell’incrocio, Santa Clara c/Nossa Senhora, quante volte l’ho indicato a un tassista per tornare a casa, quando ancora non c’era il Metro na Zona Sul do Rio.

  2. marco,
    io lo ricordo anni 90-91.
    all´incrocio santa clara – orla invece c´era il ristorante ”la maison”, si mangiava con 8 dollari. poi amici argentini mi dissero ”ma sei scemo? vieni qua che ti mostriamo dove si mangia a 2 dollari” in una traversa.
    nel 90 nei primi giorni stavo in una pousada in fondo alla santa clara, ai piedi della favela, lontanissimo dalla orla, poi mi trasferii dietro all´othon in un appartamento affittato a 20 dollari al giorno. nella pousada il problema era che tutte le volte che mi portavo una tipa dovevo regalare 5 dollari al recepcionista perché ufficialmente non si poteva, kkkkk

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