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Jair il candidato Impopolare

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Alle ultime elezioni presidenziali gli ho fatto campagna contro e ora lo appoggio. Mi piace. Mi piacciono la barba da montenegrino e i pochi denti che gli sono rimasti. Quando parla con la bocca spalancata come le fauci della balena con dentro Pinocchio, sento orgoglio d’essere un suo fan. Dovesse essere eletto, sarebbe un bene per il Brasile.

Sotto casa mia a Copacabana pernottano e bivaccano una trentina di barboni.

Stamattina mentre aprivo dall’esterno il cancelletto che dà sullo stradino che porta alla casa dei miei qui a Pesaro, ho incontrato uno di quei neri che pernottano e bivaccano nell’edificio abbandonato. Aveva i pantaloni sporchi e la faccia stanca, la pelle molto scura; mi è sembrato originario del Ghana.

Buongiorno, ha detto. Salve, ho risposto.

Ero tentato, avrei voluto chiedergli parecchie cose ma ho pensato che non sarebbe stato un bene per miei. Mio padre dalla nostra parte della rete ha trovato delle siringhe usate. Le ha raccolte e lanciate dall’altra parte. I neri spacciano o si fanno, meglio non eccedere con la confidenza.

A Copacabana interagisco coi barboni sotto casa, ogni tanto do l’elemosina. Con uno più volte mi sono messo a parlare.

Il mio candidato, quello che sembra un barbuto montenegrino, credo che migliorerebbe l’economia se lo lasciassero lavorare. Ma non glielo permettono. Ha pestato troppi piedi importanti negli ultimi anni, in cui è stato Presidente anche con un certo esito; non gli permettono di realizzare ciò che ha promesso alle ultime elezioni e difficilmente sarà rieletto.

L’attuale presidente del Brasile ha la faccia da montenegrino, una barba che gli arriva al collo e quasi nessun dente in bocca.

Alle ultime elezioni gli ho fatto campagna contro per diversi motivi. Innanzitutto perché nel condominio in cui risiede, in un quartiere tra i più cari della città, abitava anche uno dei killer di Marielle Franco, la giovane attivista di sinistra morta assassinata qualche anno fa; il sicario era amico dei figli del candidato. Io ho pensato che l’odio inveterato contro la sinistra avesse stimolato le voglie di sangue di qualcuno della famiglia. Lo sospettavo mandante, a me la giovane attivista era simpatica. Non che la seguissi o conoscessi prima della sua morte, ma ne avevo sentito parlare bene da parte di alcuni amici, oggi ex amici (mi hanno escluso, hanno deciso che, siccome io simpatizzo per il candidato impopolare, a casa loro non sono ben accetto; e poi non mi sono ancora vaccinato contro il Covid).

Prima delle ultime elezioni camminando sotto casa vidi un militante di sinistra, col megafono, dietro a un banchetto ricoperto di volantini informativi.

– LA FAMIGLIA DEL CANDIDATO IMPOPOLARE FLIRTA CON LA MAFIA PRESENTE TRA LE FORZE DI POLIZIA! – gridava e io ne ammirai il coraggio. Fu uno dei motivi per cui gli feci campagna contro nel centro religioso che frequento (frequentavo) in cui più della metà erano favorevoli all’elezione di questo strano nuovo presidente sdentato e autoritario.

Litigai con uno dei miei “fratelli di Santo”. Ne mandai a fare in culo uno nella chat perché non credeva, come il candidato impopolare, alla pericolosità del Covid. Io mi sforzai di spiegare a tutti cosa stesse succedendo in Italia e in molti non ne volevano sapere.

Un altro motivo per cui gli feci campagna contro fu la sua politica ambientalista, a favore dei proprietari, contro la foresta. I motivi abbondavano: il montenegrino auspicava la liberalizzazione della vendita di armi, ammirava l’esercito e ricordava con nostalgia gli anni della dittatura, era tremendamente evangelico, antigay, conservatore tradizionalista, voleva che i libri di testo venissero riscritti soprattutto per quanto riguardava le critiche agli anni della dittatura e che i professori esplicitamente di sinistra fossero sostituiti, emarginati, insomma era un mostro. E io ero contro i mostri, contro lui.

Quando anche in Brasile iniziò la pandemia e gli ospedali si riempirono di gente che non riusciva a respirare sembrava che la colpa fosse sua, del suo menefreghismo, del fatto che negasse che il virus fosse così pericoloso e proponesse cure complementari o alternative all’uso dei vaccini.

In tv vidi la registrazione di una riunione tra il candidato impopolare e i suoi ministri e, come la maggior parte dei brasiliani, ne rimasi schifato. Quella sera, alla finestra, sbattei ripetutamente il mestolo contro la padella di alluminio; lo facevano in tanti in segno di protesta. Di notte non dormii.

Quest’anno però in Brasile ci saranno nuove elezioni e io, se potessi, farei campagna a favore del candidato impopolare e non perché non mi voglia vaccinare ma perché in questi due anni mi sono sentito tremendamente preso per il culo dalla sinistra, in cui credevo

(il candidato impopolare non ha più la barba da montenegrino, non l’ha mai avuta, il mio è stato solo un modo per confondere le idee; in bocca ha tutti i denti, è uno dei più grandi figli di *** che io abbia mai visto parlare in pubblico e si chiama JairBolsonaro).

Qui, di fianco alla casa dei miei, a meno di un chilometro dal mare di Pesaro, i vicini stanno facendo dei lavori, approfittano del bonus elargito dal governo. Tra i vari operai ho notato prima degli albanesi, ora tre ragazzi d’una trentina d’anni, forse del Bangladesh. Tra di loro parlano la loro lingua e io penso a cosa si dicano in bilico sul tetto, mentre sistemano gli infissi, spennellano. Vestono tute e calzoni sporchi di vernice.

Il capo spirituale del mio centro religioso ha detto che ai rituali ora si entra solo con il certificato vaccinale. In passato abbiamo tenuto aperto ad assassini e narcotrafficanti che venivano da noi per parlare con qualcuno che li aiutasse a comprendere le ragioni che spingono a fare il male.

Ora tutto è cambiato e ciò che prima era sbagliato è giusto.

Comunque il candidato impopolare le prossime elezioni dovrebbe perderle; le vincerà la sinistra, amica dei banchieri.

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