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Il fenomeno Lula

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Inannzitutto la parola non é esagerata. Proprio di un fenomeno si tratta: un vero e proprio fenomeno brasiliano, come Pelé, Ayrton Senna, Oscar Niemeyer, Caetano Veloso.
Nel paese verde oro, il culto per le Storie è nato molto prima di instagram. E queste storie non durano 15 secondi, ma una vita.
Il popolo ama le storie di una vita, perché tutti vi si riconoscono, in particolare le storie in cui il protagonista supera le avversitá. La cultura popolare ne é piena, le canzoni sono piene di queste storie di navigatori, capitani, liberatori, schiavi che lottano per la libertá.
Lula é una storia. E ad ogni elezione si é presentato in un capitolo diverso di questa storia, proprio come se fosse una serie di Netflix.

Alla prima elezione nel 2002, Lula era l’ex-metalmeccanico riuscito a competere per la presidenza, aggiudicandosela dopo vari tentativi frustrati.
Alla seconda elezione, quattro anni dopo, era ormai il presidente piú popolare del pianeta che stava dirigendo, come un re felice, il suo regno verso la crescita economica piú solida che il Brasile abbia mai vissuto. Lula uscí da quel secondo mandato con l’87% dei consensi: il Pil del Brasile aveva ormai superato quello dell’Inghilterra.
Alla terza elezione, dopo dodici anni, proprio come se fosse la nuova stagione di una serie tv attesa da tanti, eccolo riapparire. Qual é la tappa di questa formidabile vita, questa volta? L’essere sopravvissuto, indenne, ad uno dei piú grandi attacchi verso un partito e verso una persona che il Brasile, e forse non solo il Brasile, ricordi.

Avete presente il capitano che dopo un periodo su un’isola deserta, sopravvissuto al naufragio, riesce a trovare prima il suo equipaggio, poi a rimontare su quella nave e ritornare vittorioso alla guida della stessa?
Ecco questa é la nuova stagione della serie. Questa volta il nostro eroe, dopo essere stato incarcerato, si è ripresentato illeso e libero dai processi alla sfida presidenziale, acclamato dal popolo come un vecchio re.

Non c’é ovviamente spazio per soffermarmi sui suoi anni in carcere e sulla vicenda giustizialista tipo “Mani Pulite”, né di rispondere ai commenti dei destrafondai che scommetto si presenteranno sotto questo post (cambiano le latitudini, ma rimangono uguali come testa, faccia, letture inesistenti, slogan vacui, fonti di informazione tetre).
Sappiate che come Craxi, Lula avrebbe potuto emigrare in un altro paese: gli fu proposto, in cambio della fine del ciclone giudiziario che lo vedeva al centro di esso. Ma la storia di Lula é quella di una persona che incarna la lotta per un Brasile che NON sia piú quella di masse di poveri contrapposti a pochi ricchi. Cioé Lula incarna una Storia che va oltre la sua stessa biografia, la storia dei movimenti epocali, dei popoli che cambiano faccia, di strutture di potere che si rompono per sempre, di ceti sociali che emergono, di favelas che diventano quartieri regolari con l’acqua potabile e numero civico. Di figli di donne delle pulizie che diventano medici, di poveri che accedono ai consumi con la stessa fame che Lula aveva sentito quando, da bambino, lasciava lo stato di Pernambuco per São Paulo.

É proprio per la consapevolezza di essere quasi l’artefice di questo cambiamento epocale, che Lula ha sempre affrontato a testa alta le sue avversitá e oggi, a 76 anni, si è presentato per affrontare l’altro fenomeno brasiliano, la sua antitesi, il cane da guardia dei ricchi, ma anche amato da tantissimi che, molto meno ricchi, sono comunque affascinati dalle sue doti di bullo, in realtá specchio della loro zona d’ombra psichica: Jair Bolsonaro.

In cosa consiste la differenza tra questi due fenomeni, cosí opposti, eppure cosí brillanti, lussureggianti di vitalitá come la vegetazione tropicale, che sarebbero pesi massimi in un’elezione di qualunque altro paese?

La differenza é appunto che Lula non é affatto solo. Metalmeccanico e umile nella forma di parlare, e quindi vicino ai ceti umili, il suo é il registro dotto di chi si accompagna a quanto di meglio ci sia stato nel paese tra artisti, sociologi, uomini di stato e imprenditori illuminati negli ultimi decenni. Ex militaNte contro la dittatura, conosceva giá il carcere in cui era finito sotto i militari spalleggiati dagli USA.
Non so se avete capito. É un presidente che si é fatto il carcere per ben due volte. Per arrivare a qualcosa di comparabile in Italia, bisognerebbe risalire all’ex partigiano Sandro Pertini…

Questo Lula che vi ho descritto ha oggi sconfitto il nemico Bolsonaro. Nemmeno il campione delle destre, il populista piú abile e piú sboccato, uno che in Italia lo avrebbero incoronato da tempo il nuovo “interlocutore della pancia del popolo”, nemmeno il piú abile ciarlatano del mondo, ha potuto nulla, contro un uomo con la storia di Lula.

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