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la psicologia di Bolsonaro

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L’argomento per i non brasiliani é difficile da trattare, visto che tanto la storia di questo personaggio, quanto le amicizie, l’ascesa, il declino, gli aneddoti e i meme di questa caricatura vivente sono strettamente legati alle vicende del Brasile degli ultimi anni.
Molti dei motivi per cui Bolsonaro é stato eletto, si trovano negli intrecci della vita politica brasiliana, soprattutto negli eventi traumatici dell’ultimo decenno, che sono culminati nel golpe parlamentare avutosi nel 2016 e che hanno ferito il Brasile come farebbe una guerra.

Il sostanziale pareggio di Bolsonaro all’ultima elezione, in cui ha perso nemmeno di un punto percentuale, ha molto a che vedere più con la sua manomissione della macchina pubblica e con l’acquisto spregiudicato di voti, piuttosto che con un totale sostegno popolare.
Moltissimi dei motivi per cui Bolsonaro ha potuto creare un vasto appoggio sociale, ha potuto essere presidente e ha potutto conservare il proprio consenso durante il proprio governo, si devono alla sua relazione, diciamo psicologica, con l’elettorato.
Inoltre se c’é un modo di mettere a fuoco un personaggio anche dal punto di vista di un osservatore straniero, é la sua psicologia, visto che la dimensione psicologica é un tema universale. Niente di meglio quindi di parlarvi di Bolsonaro dal punto di vista psicologico.

Cominciamo dicendo che, spesso, nella bolla della sinistra di cui faccio parte, ci si auto-commisera pensando che un presidente cosí bislacco sarebbe stato possibile solo in Brasile, a causa della presunta arretratezza del grado d’istruzione di molta parte dell’elettorato brasiliano. Ovviamente non condivido questo principio.
Credo invece che un personaggio come Bolsonaro attecchirebbe rigoglioso in qualunque altro paese, persino in Finlandia. Anzi, l’ammirazione che Bolsonaro ha suscitato nelle destre di oltre mare mi ha suggerito che quelle destre stiano aspettando l’avvento di un leader locale che abbia proprio le caratteristiche del brasiliano Jair Messia Bolsonaro.
Sembrerebbe proprio che il Brasile, da sempre foriero di miti e fenomeni, ne abbia partoriti due nel giro di poco tempo: uno di sinistra, Lula, e l’altro di destra, Bolsonaro, entrambi amati e visti come modelli fuori dal Brasile dalle rispettive frange politiche.
Del resto, il populismo non é mica nato in Brasile ed é dai tempi di Berlusconi che noi italiani abbiamo familiarizzato con l’espressione “il leader che sa parlare alla pancia del popolo”. Lo dicevamo del Cavaliere prima, poi lo abbiamo detto di Grillo e di Trump, quindi lo si dice oggi di Bolsonaro e di altri, ahimé, si dirá in futuro.
Sembra ci sia, nelle pur moderne democrazie occidentali, un lato un po’ oscuro, non cosí governabile né prevedibile che é il grado di un politico di saper dialogare con gli istinti piú bassi della gente.

Bene, Bolsonaro non solo dialoga con quegli istinti, ma ci va a pranzo, colazione e cena. Di quegli istinti é l’espressione perfetta.
Gli ingredienti sono quelli che noi italiani conosciamo bene. Culto per l’uomo forte, piglio del bullo da cortile, disprezzo assoluto per le timide conquiste civili, assenza del senso del ridicolo e soprattutto, l’ingrediente piú importante, quello che fa leva sulla frustrazione, l’ingrediente capace di trasformare in un militante politico anche l’essere piú mediocre o buono a nulla: il disprezzo per il “sistema”.
Che il sistema sia il sistema politico, o finanziario, che sia l’elite culturale o il mondo accademico, che sia la potente emittente TV, quanto piú il populista si mostrerá distante dal sistema, tanto piú attrarrá le simpatie di coloro che si sentono ultimi, emarginati, carenti di affetto, esclusi da qualunque sfera di appartenenza, che sia il circolo tennis, il comune, il partito, la scuola, il mondo del lavoro, il mercato dei consumi.
É per questo che basta andare ad una manifestazione di gente che appoggia Bolsonaro per perceprie la sfiga esistenziale come se fosse la nebbia in Val Padana. Non dico che uno si aspetta di trovare la Corte di Luigi XIV, o incontrare professori universitari, o dotti scienziati, ma almeno gente normale ed empatica: invece no. Ad un raduno pro – Bolsonaro, troverete provincialismo che sfocia in un patriottismo di cartone, timore per la vita che approda ciecamente in un credo religioso pervasivo e tossico, troverete la rabbia del piccolo imprenditore dai sogni infranti, la meschineria, la mediocritá di piccoli affarismi personali, malati di egolatrismo, un’odore latente di sessualitá repressa, un feticismo insano per la difesa armata avvertita come diritto del singolo, un’inquietante nostalgia per la dittatura: capito la simpatica atmosfera?
Piú volte si sente dire che questa mediocritá umana diffusa nel suo elettorato é la dimostrazione inconfutabile che Bolsonaro sia il vero catalizzatore del popolo, a differenza dell’elitismo culturale della sinistra tutta caviale e ricevimenti fashion. Niente di piú sbagliato.
Bolsonaro usa a proprio vantaggio questo disagio sociale, diventando sì il riflesso dei risentiti, ma un riflesso narcisistico, compiaciuto, fecondo, che trasforma quella sconfitta in massa critica esclusivamente a suo favore.
É questa la ragione per cui Bolsonaro, benché sia giustamente considerato il cane da guardia dell’Elite economica, mostrando una facciata popolaresca e beffarda ha fatto da sempre breccia nei cuori di gente risentita, soprattutto nelle periferie popolari delle grandi cittá, in cui il senso di abbandono delle persone é reale e dove per lo stesso motivo le chiese evangeliche fioriscono come le moschee in una casbah.

Se i ricchi appoggiano Bolsonaro per ovvie ragioni di Classe, i poveri, la sacca di voti piú grande dell’Ex Capitano esonerato dall’ Esercito Brasiliano per indisciplina, lo seguono per risentimento.
Capitemi, non é che la condizione di emarginato o di ultimo dalla societá sia automaticamente degradante, non voglio dire questo. Infatti, nella condizione di escluso, in teoria chiunque di noi puó prendere coscienza del suo stato e decidere di reagire perché la sua situazione cambi. La sinistra ha codificato questo risentimento e lo ha assunto come punto di partenza necessario alla lotta di classe per arrivare a un futuro di miglioramente collettivo. Il filosofo Nietzsche parlava dei risentiti come la condizione di partenza da cui era possibile elevarsi, e andare oltre se stessi, valorizzando le proprie potenzialitá e affermarsi. I libri di Houellebecq fanno puntualmente un ritratto esemplare, anche se disperato, della solitudine di questi personaggi risentiti che lui coglie nello spirito del tempo e ce li fa digerire solo grazie ad alte dosi di ironia.
Ma una cosa é dire “sei un emarginato, puoi migliorare, possiamo migliorare, la tua rabbia puó cambiarti e cambiare il mondo”. Un’altra cosa é dire “sei un emarginato, votami, sono come te, mi comporto come te, faccio SCHIFO come te e ti dimostro che uno come te puó diventare presidente come ME , rimanendo sostanzialmente uguale”.

Oggi, non so perché, forse a causa dell’individualismo o del capitalismo, forse per le scarse possibilitá di partecipazione civile, o forse a causa di una realtá sempre piú complessa da interpretare e decodificare, o per la difficoltá della sinistra di far valere la propria narrazione di rivalsa di classe, questo senso di frustrazione individuale si fa sempre piú dilagante ed ecco apparire questi leader spacconi che, attraverso un atteggiamento fuori dalle righe, rappresentano quasi una liberazione per chi da sempre rimugina il proprio disagio.
Facciamo degli esempi. Piú il leader sará maleducato, dirá parolacce, si presenterá in ciabatte all’incontro di un capo di stato, piú verrá evitato come la peste dall’Universitá o dal mondo dell’arte, piú il suo gusto estetico sará impercettibile….piú il populista genererá nell’emarginato un senso di familiarità e di rivalsa.
Piú il leader riderá in faccia al nuovo, all’emersione di nuove forme di relazione, alle famiglie allargate, alla presa di posizione di minoranze… piú compiacerá chi guarda con timore quei cambiamenti, piú diventerá il Mito di chi reagisce stizzito ai diritti sociali delle minoranze.
Piú il leader si mostrerá contro il sistema, piú racconterá barzellette da quinta elementare nelle conferenze ONU… più si accentuerá quella sensazione di essere una “persona fuori posto”, ma vincente. Cosí, i tanti esseri umani messi fuori posto da un sistema sempre piú escludente, messi fuori gioco da una realtá sempre piú complessa da afferrare, dal mondo del lavoro, dalla politica e dai partiti, prigionieri di un consumismo che li imprigiona ma allo stesso tempo li umilia, vedranno in Bolsonaro la loro riscossa, sentiranno il loro cuore irradiarsi di nuova luce, quando egli si presenterá in modo inaccettabile al cospetto di quello stesso sistema che non accetta loro.
Essi vedranno che Bolsonaro é tanto inadeguato al mondo quanto loro, ma fa esattamente ció che loro sognerebbero di fare, cioé mandare tutto a quel paese, sbraitare e trattare tutti a pesci in faccia. Di fronte a un mondo che chiude loro le porte, vedranno il loro Mito dare un calcio alla porta, sfondandola.
Vedranno cioé vincere un perdente come loro.
Lo vedranno vincere anche se sostanzialmente è rimasto un perdente.

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