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Da Rio

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L’amore era dappertutto

era nelle fogne, nelle tombe, coi topi

e con gli insetti

nella separazione, nell’isolamento

nella morte in lingue straniere

nei sottoscala

dove i portinai, residenti in favela,

facevano la doccia a fine turno.

 

L’amore era nei figli spaventati

nei genitori in crisi, in una generazione

d’alienati, era nelle mascherine,

nel contagio, nella danza della morte

L’amore era nei calamai, negli ospedali,

nei posacenere, nei polmoni.

Nei tumori, negli infarti, nelle parole ultime.

Nei preservativi usati che il mio cane calpesta,

a Copacabana.

C’è amore, dappertutto

e mai come ora

non me n’ero accorto perché non volevo vedere

c’è amore nella fine dell’amore

nelle rime, nel dolore

nel colore viola o nero

nel cimitero

nelle nuvole a quadrettoni, nella luna che fissa

il volto dell’oceano e arrossisce di pudore

di languore o di vergogna se uno straniero

con la museruola sulla bocca

parla alle onde, sottovoce.

Lo stato delle cose – e il mare s’aprì.

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Dalla Favela Rocinha dicono: molti casi, molti malati, molti morti.

Nei centri religiosi che frequento dicono: ricominciamo, ritorniamo gradualmente alla normalità.

Il sindaco di Rio dice: le scuole private se vogliono possono aprire, quelle pubbliche aspettino.

Bar e ristoranti qui a Copacabana: alcuni sono aperti, i tavoli sono all’aperto e i clienti rilassati; altri rimangono chiusi.

Gli shopping center sono aperti.

Camminando sul lungomare: vari chioschetti aperti, uno circa una settimana fa ospitava una festa piena di gente. Però c’è una macchina della Prefeitura che passa e, attraverso un altoparlante, invita le persone a preoccuparsi del contagio e tornare a casa.

Ai brasiliani e stranieri residenti qui, intanto sono resi più complicati il viaggio, l’ingresso e la permanenza in Europa.

Alla fine non ci rimangono che i pazzi tipo quello che ho incontrato già tre, quattro volte: vestito bene, Bibbia alla mano, in piedi in spiaggia davanti all’oceano con fare apocalittico citava il libro dell’Esodo e invitava il mare ad aprirsi.

Io mi sono fermato ad osservarlo. Ci credeva proprio; era, al contrario di me, cento per cento dentro alla rappresentazione che dava di se stesso.

MR. PRESIDENT

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Il cielo è terso e le poche nuvole all’ orizzonte sembrano volerci dire qualche cosa, ma forse è meglio non starle a sentire e poi terso è una parola così bella.

“Signor Presidente… la Stampa Estera inizia a parlare di…”
Il presidente è di spalle a guardare dalla grande finestra del palazzo presidenziale.
“Che si fotta la stampa estera… anche loro come la globo vogliono solo metterci paura.”
Il Presidente ha le mani appoggiate ai fianchi e l’uomo alle sue spalle ha l’aria stanca e perplessa.
“… non per disturbarla, ma qualcuno sta iniziando ad insinuare che la morte di Marielle…”
Il presidente si gira verso l’uomo, il suo volto è visibilmente pieno d’ira, d’odio e una follia perversa che rendeva i lineamenti del volto duri e disordinati.
“NON VOGLIO NEMMENO SENTIRE QUEL NOME… quella lesbica non c’è più e la mia famiglia…”
Il Presidente osservo la Bibbia sulla grande scrivania del palazzo presidenziale.
“… credo che dobbiamo parlare alla popolazione… il virus si sta diffo…”
La Bibbia sul tavolo era un’edizione con una copertina in pelle nera e la scritta SACRE SCRITTURE  color oro creava un sentimento di sicurezza nel Presidente.
“… il virus è un’influenza come tutte le altre e poi i Brasiliani sono abituati a saltare le fogne, pensi che si ammalino così facilmente?”
Sentenziò il presidente con un ghigno sulla bocca asciutta.
“… ma signor Presidente, non le sembra…”
“COSA, COSA… cosa dovrebbe sembrarmi… LA VERITA’… io sono IL PRESIDENTE… Dio mi ha dato questa missione, cosa pensi…”
“… non penso nulla è che dopo due Ministri della Sanità che hanno rinunciato al loro incarico, la Stampa estera… quel problema con la Polizia Federale…”
Il Presidente nel sentire quella semplice parola POLIZIA FEDERALE cambiò il colore del volto e delle mani, ora erano diventate rosse come un fuoco che dall’ inferno vuole uscire e bruciare il mondo intero.
“… DOVETE LASCIARE IN PACE ME E LA MIA FAMIGLIA!”
Urlò il Presidente e dal lato destro della sua bocca un grumo di bava fuoriuscì, come una piccolo magma biancastro illuminato dalla luce al neon della stanza.

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