Home Blog Pagina 2

Elezioni brasiliane : analisi dei sondaggi del dopo attentato

5

Sono trascorsi alcuni giorno dall’attentato contro il candidato presidenziale Jair Bolsonaro e nuovi dati sulle intenzioni di voto dei brasiliani sono stati resi noti dall’istituto  DataFolha .

Prima di analizzarli vediamo quale era la situazione all’indomani della decisione del tribunale di respingere la candidatura di Lula e poche ore prima della pugnalata che ha perforato l’intestino crasso di Bolsonaro .

Come si vede  dalla grafica in alto Bolsonaro era in testa con il 20% delle intenzioni di voto seguita da Marina Silva e poi da Ciro Gomez .La situazione oggi mostra diversi cambiamenti .

Bolsonaro ancora fermamente in testa ma con un modesto incremento rispetto a candidati ben più indietro di lui nel precedente sondaggio . Ciro Gomez sale dal 9% al 13 % strappando il secondo posto a Marina Silva che precipita al 9% dal 12% di qualche settimana fa . Certo la differenza tra Bolsonaro e Ciro è ancora grande , praticamente Ciro ha la metà delle intenzioni di voto di Bolsonaro .

Esiste tuttavia un altro sondaggio che tenta di capire a chi possano finire i voti degli indecisi che sono il 22% . E’ il sondaggio che misura il rigetto verso questo o quel candidato . Gli intervistati devono rispondere alla domanda : chi NON votereste mai ?

La risposta , per qualcuno sorprendente , è che il rigetto verso Bolsonaro è salito  al 43% ovvero più del doppio di Ciro che è al 20% in diminuzione . Sembra  chiaro che l’attentato non ha in alcun modo giovato alla popolarità del  candidato Bolsonaro .

Se le cose resteranno così i duellanti finali saranno Jair Bolsonaro e Ciro Gomez , a meno che , entro oggi , il PT di Lula non tiri fuori qualcosa dal cappello magico  .

Visita a un’organizzazione non governativa, in favela

0

Per parlare dell’ “União de Mulheres Pró Melhoramento da Roupa Suja” scriverò due o forse tre post.

Cominciamo con un testo, un capitolo del romanzo “Un succo naturale, grazie”, nel quale ho raccontato l’esperienza di collaborazione in favela con l’italiana Barbara e la brasiliana Márcia, tra il 2004 e il 2006.

Márcia

Le mamme venivano fino a me nella stanzettina al terzo piano dell’asilo di Márcia e facevano la fila per raccontarmi le loro sventure. Alcune erano sincere, avevano bisogno di aiuto e noi eravamo una possibilità concreta; altre erano abituate a cantilenare le proprie sciagure e lamentarsi era diventato il modo per ricevere qualche soldo. Non succedeva la stessa cosa coi progetti di recupero sociale del governo Lula?

Ne ricordo una, che lavorava nella lotteria clandestina (il jogo do bicho); stava seduta agli angoli delle strade e gli scommettitori compravano da lei le schede coi numeri corrispondenti agli animali. Quando c’era l’estrazione, lei riceveva dei soldi che distribuiva tra i vincitori… Il figlio credo si chiamasse Breno e soffriva di una bronchite cronica. Vivevano vicino a un incrocio stradale, alla polvere, in una zona umida, nascosta ai raggi del sole. Il bambino aveva bisogno delle medicine e i padrini italiani gliele compravano. La madre non era sposata, forse era separata come la maggior parte delle intervistate. Ricordo Fabiana, la mamma di una ragazzina bellissima a cui mi affezionai. Nera, di carnagione lucida, era incinta del secondo figlio e viveva in una casa di legno, sotto alla roccia che segnava il limite della collina. Nel bagno non c’era un vaso sanitario, ma un buco che dava direttamente sul rigagnolo della fogna. Il box doccia era di legno marcio, la sua non pareva una casa ma una palafitta. Fabiana raccontava quella triste vita meccanicamente… Io annotai tutto, cioè il numero di figli (una più uno in arrivo), il reddito (uno stipendio minimo che riceveva da Márcia, essendo una delle collaboratrici dell’asilo), le condizioni abitative (la palafitta), la mancanza di un marito/padre per i figli (situazione cronica, già l’avevo capito). Gli amanti o fidanzati abbondavano, invece. E io pensavo non fosse poi così male che i brasiliani amassero divertirsi e fare all’amore, non capivo però perché non usassero il preservativo… Ne ricordo un’altra, madre di quattro figli di quattro padri diversi, tre dei quali narcotrafficanti o collaboratori del traffico di droga. Praticamente se la spartivano durante i sabato sera e lei sfornava dei bei bambocci, che Barbara aveva deciso di salvare! Più tempo passavo al contatto con queste donne, più giusta mi pareva la missione che l’italiana aveva scelto per dare un senso alla sua vita. Ero orgoglioso di aiutarla, ero felice di far parte di un progetto così ambizioso. Stravedevo poi per Márcia, la direttrice dell’asilo della Roupa Suja. Quando mi raccontava le sue vicissitudini, i miei occhi si riempivano di ammirazione per il coraggio e la forza di volontà di questa donna che, dal niente, aveva costruito un lavoro giusto, era diventata una leader per i suoi vicini di casa, era riuscita a diffondere, in un ambiente malsano, messaggi di speranza. Chiunque avesse un problema da risolvere andava da Márcia e lei cercava di aiutarlo. Márcia aveva adottato la figlia di una donna schizofrenica che viveva per strada, le aveva dato il suo cognome, il suo affetto, trasformandola in una adolescente piena di sogni. Márcia mi portava in giro per la favela, mi faceva entrare nelle case; io scattavo delle foto per i progetti della ONG oppure chiacchieravo dell’Italia, di calcio, di cibo o rimanevo zitto, ad osservare. La direttrice dell’asilo mi fece conoscere Ezequiel, un ragazzino che era allevato dalla nonna e dallo zio, malati. Lo zio beveva molto e pareva uno scheletro (poi morì di aids). La nonna picchiava il nipote e la mia amica lo aveva inserito nel progetto adolescenti, così lui, quando tornava da scuola, continuava a studiare e passava in casa solo le notti. Lei voleva evitare che collaborasse col narcotraffico o che tornasse a vivere per le strade della città di Rio de Janeiro, dove era solito guadagnarsi qualche spicciolo facendo il giocoliere, ai semafori. Di Ezequiel nella Rocinha ce n’erano migliaia, nella Roupa Suja centinaia, la mia amica li avrebbe salvati tutti, se avesse potuto.

La ricordo una mattina che stavamo accompagnando i bambini dell’asilo verso la scuola nel quartiere Barcellos. Sentimmo degli spari. Uno scontro tra banditi e polizia. Affrettammo il passo. Arrivati in fondo al sentiero, scorgemmo una decina di poliziotti. I narcotrafficanti erano dietro di noi e rispondevano al fuoco, dall’alto, dalla Roupa Suja. Io avevo paura, non solo per la mia incolumità ma anche per quella dei bambini. Eravamo intrappolati, stretti tra i vicoli e dovevamo scegliere tra le possibilità di tornare indietro ed affrontare i narcos o continuare a scendere, verso la polizia. Osservai la direttrice dell’asilo. Viso duro, serio. Si avvicinò al caporale, che aveva il fucile puntato verso di noi, in posizione di tiro. Lei oppose il suo petto alla canna del fucile. Il poliziotto abbassò l’arma.

“Non lo vede che devo passare?”, disse Márcia.

E quello si scansò.

 

 

Bolsonaro accoltellato durante una manifestazione

93
FMOTTA11 - JUIZ DE FORA - MG - 06/09/2018 - BOLSONARO / JUIZ DE FORA - POLÍTICA OE - Uma tentativa de agressão ao candidato do PSL a presidente da República, Jair Bolsonaro, durante caminhada no Parque Halfeld em frente à Câmara Municipal de Juiz de Fora, Minas Gerais, cumprindo o dia inteiro extensa agenda na cidade mineira. Foto: FABIO MOTTA/ESTADÃO

JUIZ DE FORA (MG) – Il candidato alle presidenziali del PSL Jair Bolsonaro è stato accoltellato ieri pomeriggio alle 15:40 mentre partecipava a un evento della campagna elettorale a Juiz de Fora (MG). Bolsonaro è stato colpito all’altezza dell’addome dal suo aggressore, identificato come Adelio Bispo de Oliveira, 40 anni, che è stato arrestato.

Secondo i medici, il quadro clinico è  “serio ma stabile”. Il candidato ha subito un singolo colpo di coltello che ha perforato l’intestino tenue in tre parti, causando traumi addominali e emorragie interne. Il candidato rimane in terapia intensiva.

Tour dentro la Favela della Rocinha

8

Quello al centro della foto sono io, il ragazzo alla mia sinistra è Paulo. Lo conosco da quindici anni, da quando lavoravo come volontario nell’asilo e nell’organizzazione non governativa della madre. Oggi Paulo, nato e cresciuto in favela, è guida turistica nella Rocinha. Parla inglese e mi ha chiesto aiuto con la lingua nel caso ci fossero turisti italiani che gli manderanno un messaggio. Il suo whatsapp è 0055 21 983003031. Insieme a Renan (nella foto alla mia destra) sta costruendo un baretto in una località tipica della favela, con vista splendida di Lagoa, Gavea, Pan di Zucchero, la statua del Cristo, un pezzo della baia di Guanabara e il ponte di Niterói.

Il suo bar sarà pronto a fine settembre e lui sta stringendo accordi con le agenzie di Rio che organizzano tour, ha chiesto agli operatori turistici di includere il locale e lo spazio, chiamato Mirante da Rocinha, tra le tappe fisse dei loro giri. Ci sono molte agenzie che organizzano visite da queste parti; secondo Paulo e Renan nei giorni di punta circa trecento turisti camminano tra i vicoli, le piazze, accanto ai fiumiciattoli, e visitano le terrazze (famoso è il “churrasco na laje”, carne grigliata e birra sul terrazzo con vista favela, per una ventina di persone). I turisti fanno come ho fatto io nella casa dello zio di Renan quando sono entrato e ho scattato la foto di cui sopra, è un modo per provare a sentire cosa significa vivere in un luogo come questo.

Il vantaggio di ricorrere a Paulo e Renan è quello di avere a che fare con persone del posto che hanno vissuto sulla propria pelle tutta la bellezza e l’orrore. Entrambi hanno amici di infanzia morti a causa del narcotraffico, entrambi hanno conoscenti tra le fila di Comando Vermelho, la fazione che comanda, oggi. Entrambi hanno imparato a sopravvivere e si sono costruiti una professione con la quale si mantengono.

Ho chiesto a Paulo dove mi porterà durante questo mini tour, lui mi ha risposto:

  • Sicuramente a conoscere l’organizzazione di mia madre, l’União de Mulheres Pró Melhoramento da Roupa Suja. Visiteremo l’asilo, lei ti racconterà come vanno le cose, tu magari potrai fare qualcosa per aiutarle. Poi andremo all’ostello Roupa Feliz, nel quale sono passati tanti stranieri, volontari all’asilo, che di giorno lavoravano coi bambini e di notte si divertivano nelle feste in favela. Con l’aumento delle sparatorie il flusso è diminuito, solo i più coraggiosi rimangono per un mese o due.

Poi, vediamo: ci sono un paio di ristoranti che qui in favela sono famosi, c’è un bar che ha appena aperto, dove suonano tutte le sere  e poi ci sono i balli funk… Ma tu non sei tipo da baile funk, o no?

 

Io ripenso all’unica volta in cui partecipai a una festa funk. Era il 2004, in favela ci ero appena arrivato, non avevo ancora capito se avrei lavorato come volontario nella scuola di un’italiana, sulla cui insegna all’epoca si leggeva “Saci Sabe Tudo” (Saci è un personaggio folkloristico, un folletto bambino della foresta, scuro di pelle, con una gamba sola) e oggi “Centro Educacional Ítalo Brasileiro”. Non sapevo nemmeno cosa stessi facendo in Brasile e perché avessi deciso di partire e di rimanerci. Nel dubbio bevevo o forse bevevo per schiarirmi le idee. Al baile funk ci andai ubriaco: ricordo solo molte armi, a vista, i narcos ballavano imbracciando i fucili. E i travestiti mi ronzavano intorno forse perché sapevano che sono italiano e gli italiani sono famosi in Brasile per certe tendenze. Al taxi mi ci riaccompagnò il marito della mia amica italiana della scuola Saci Sabe Tudo.

  • No, Paulo, io non sono tipo da baile funk – gli rispondo.

Per incontrarlo ho preso una moto, in basso, all’entrata della Rocinha, e ho chiesto all’autista di portarmi all’altezza del numero 199 dell’Estrada da Gavea (al moto taxista devi dire: “Portami al 99”), punto turistico nel quale il Mirante da Rocinha è in costruzione, accanto alla Fiera degli Artigiani. Il percorso in sella alla moto, schivando autobus, taxi e le altre moto tra la via Apia e l’Estrada da Gavea (vicino alla Rua Um: non capirò mai come sono distribuite le vie principali della Rocinha) è un’avventura che vi consiglio.

Ultimi Articoli

L’unione fa la forza

Quando abitavo in favela e decidevo di risalire verso la Roupa Suja dove c’era l’asilo di Márcia, per me era una specie di rituale...

Visita al frate della favela

Che ” Time ” fa ?

Economia