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A Copacabana da qualche settimana le mascherine le usano tutti

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Dalla finestra del suo studio, vedo il negozio della BAGAGGIO e mi vedo seduto sul sofà, davanti alle vetrine, che sto spiando nella casa di Gustav. Io sono due, una parte di me ha appena suonato alla porta della psicanalista, è rimasta 5 minuti ad aspettare ascoltando, dalla radio accesa, la voce perfetta di Milton Nascimento e l’altra parte è seduta, qui sotto, all’altro lato della strada, davanti al negozio, ed osserva i fantasmi proiettati nei vetri.

Glielo dico:

–         Io sono qui e sono anche lì sotto. Mentre parli con me io sono lì sotto e nei vetri vedo…

–         Ti va di stenderti sul sofà?

Forse, con la testa appoggiata sul cuscino, sdraiato, osservando il muro, ti sentirai più libero di dire ciò che ti viene in mente e d’associare le idee.

Seduto, all’incrocio tra la Santa Clara e la Nossa Senhora, sento che una parte di me non è più con me e mi distraggo, per un momento non osservo le azioni e le parole dei quattro adolescenti che, a casa di Gustav, hanno organizzato una vera e propria festa pandemica, perché sono attratto da quell’altro io che poi sono io anche questo, il quale si è alzato, nello studio della psicanalista, e si è sdraiato nel sofà.

–         Sono scomodo – ho detto – Mi sembra di stare a casa mia. Così, le associazioni d’idee mi vengono malissimo.

Allora mi sono messo a sedere, non molto lontano da lei.

–         Posso prenderti la mano?

–         Perché…  – ha risposto, porgendomela.

Le sue dita non sono fini come mi aspettavo che fossero e sono anche screpolate. Ha la faccia stanca, è più magra del solito, è filiforme.

Barra da Tijuca non è Copacabana

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Barra da Tijuca non è Copacabana.

Osservo l’Avenida mentre salgo le scale del BRT. La stazione non è piena, non ricordo esattamente quale autobus devo prendere, se Madureira o Recreio, ne prendo uno a caso.

Dentro siamo in tanti, con le mascherine.

Qualcuno senza, perché mangia patatine con le mani unte di grasso. Poi passa le palme sullo schienale del sedile di chi le sta davanti, si pulisce sulla gonna e infila di nuovo le dita nel pacchetto. È una signora grassa, con la mascherina incastrata sotto il mento.

Un giovane dal fisico atletico grida:

–         Scusate, signori, se interrompo il silenzio della vostra corsa. Sono qui per proporvi l’acquisto dell’ultimo prodotto delle caramelle MENTOS. Se preferite le classiche alla menta… se invece volete le nuove multi gusto… in un negozio delle LOJAS AMERICANAS le troverete a 2 o 2 e 50; con me potrete approfittare della superofferta: un pacchetto a 1real!

(è magro, nero, con tutti i denti in bocca)

Io non esisto, o meglio, esisto perché osservo.

Qualcuno mi nota, mi guarda. Io guardo gli altri e gli altri mi guardano.

Il mio proposito iniziale, quello di trovare uno o una disposto a tornare con me a Copacabana e a piazzarsi davanti alle vetrine del negozio BAGAGGIO per poi raccontarmi cosa ci vede riflesso, sta svanendo, lasciando il posto a… PROPOSITO NENHUM!

Scendo, indifferente, a una fermata qualunque.

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