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L’amico

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Dopo la morte dell’attivista negra Marielle Franco, del partito PSOL, Socialismo e Libertà, la Polizia, i Procuratori e i Politici tutti avevano gridato ai quattro venti che i colpevoli sarebbero stati trovati e il caso risolto nel più breve tempo possibile. Sembra ormai acquisito che a uccidere la donna siano stati i reparti deviati della Polizia ma non ci sono ancora imputati e pare plausibile pensare che la Polizia non investigherà mai la Polizia e che il confine tra reparti deviati, corrotti e membri onesti ed effettivi delle forze dell’ordine sia troppo labile, troppo sfumato. Sono passati tre mesi, poco è successo a parte le dichiarazioni di intenti, il tentativo di colpevolizzare (mediaticamente e non giudizialmente) un collega di Marielle alla Camera di Rio de Janeiro che avrebbe mantenuto rapporti con un rappresentante dei reparti deviati, un ex commissario di Polizia, oggi in carcere, il quale avrebbe progettato l’agguato a Marielle dalla prigione; questo individuo però, intervistato dai giornalisti per mezzo dell’avvocato, avrebbe dichiarato di essere un capro espiatorio: non essendoci prove concrete che portino ai veri colpevoli, si vuole attribuire la colpa a un malfattore che si è attribuito altri crimini ma non questo.

Maria Bahia

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Il sesso è migliorato, Maria ha detto “Ti sto guardando con nuovi occhi, uno sguardo nuovo”, credo che alludesse al fatto che qualcosa di ingarbugliato pare essersi sciolto tra noi, un nodo strettissimo, un ostacolo invalicabile, una pietra pesante è stata tolta dal cammino da un’onda impetuosa. Stiamo indugiando uno sul corpo dell’altro con più pazienza, con più curiosità. Non abbiamo fretta, è diminuita la rabbia, entrambi dobbiamo aver pensato che non vale la pena di attribuire all’altro le colpe delle nostre frustrazioni.

Nonostante i dolori, i problemi di salute e le molte cose negative che hanno caratterizzato i miei quarantatre anni di vita (problemi di salute causati, per la maggior parte, dalla dipendenza dall’alcol), se guardo indietro mi scopro orgoglioso della famiglia che ho formato. Nonostante la mia figlia acquisita Milena mi risponda male e alle volte mostri un’incoerenza fastidiosa, nonostante io mi sia rotto un dito durante un litigio con lei e poi abbia deciso di non andare dal medico e di tenermelo storto per ricordarmi quello che è successo, sono contento che lei sia la mia figlia acquisita, sono contento di averla presa a vivere con me e di essermi occupato di lei e del fratello, assieme a Maria. E’ stata una decisione difficile ma necessaria. Non sarei diventato quello che sono adesso se non avessi preso questa decisione. La fatica che ho fatto mi ha aiutato, mi ha trasformato in un essere umano migliore.

Sono di nuovo innamorato di mia moglie e ricordo quando la conobbi, ricordo il sorriso intrigante e semplice dietro il quale io vedevo il lungomare di Ilheus e la sua città natale dove ho conosciuto l’Umbanda; tutti i misteri della Bahia erano nascosti, erano racchiusi nei riccioletti di Maria che ballonzolavano vanitosi mentre lei passeggiava sulla spiaggia avanti e indietro per scaricare la tensione e mantenere la forma. Maria è molto magra, come Julia e Gabriel; Milena, più sedentaria, sta ingrassando. Io sono magro non di costituzione ma perché se mangio troppo sto male e non digerisco. Maria è piccola di statura, è cocciuta, è decisa, sa quello che vuole. Mi ha sempre saputo indirizzare verso luoghi che le piacevano, verso decisioni che la soddisfacevano. L’unica cosa che non è riuscita a ricavare da me è stata il trasloco in Italia. Maria è rimasta incantata dall’efficienza della periferia ricca di Milano, dai parchetti ordinati di San Donato Milanese, dalla tranquillità borghese di Pesaro, dalle certezze, dalla sicurezza che la borghesia italiana possiede e che quella brasiliana non riesce ad acquisire. Uno dei motivi dei nostri litigi è la mia ritrosia ad andare a vivere in Italia, nonostante il Brasile oggi sia un caos. Quante volte davanti al telegiornale brasiliano che fa l’elenco dei morti ammazzati, dei casi di latrocinio, rapine a mano armata, scontri nelle favelas, in città, proiettili vaganti che uccidono bambini nelle scuole, lei ha esclamato:

  • E’ questo che vuoi per i nostri figli, è questo il futuro che immagini, li vuoi costringere a vivere nell’incertezza, nell’insicurezza, è possibile che non capisci che l’Italia per loro, o almeno per Milena e Julia, sarebbe meglio?

E io, con pochissimi argomenti per ribattere, ho balbettato “Beh, in effetti…” e poi ho tergiversato, temporeggiato, non ho avuto il coraggio di prendere la decisione che lei voleva indurmi a seguire. E’ stata questa l’unica richiesta totalmente disattesa, nel senso che sono riuscito a farla vivere in un bell’appartamento a Copacabana e sono riuscito, con lei, a crescere Gabriel e Milena inculcandogli qualche valore, ma, davanti alla possibilità di tornare a vivere in Italia (per me sarebbe un ritorno, per loro l’inizio di un’avventura) qualcosa dentro mi dice “No, questa no, Matteo”.

Solo recentemente ho avuto il coraggio di risponderle:

  • Senti, Maria, ormai ho scoperto che i motivi che mi hanno indotto a lasciare l’Italia tanti anni fa sono ancora validi, solo ora capisco che i traumi dentro di me esistono ancora, e se rimango troppo tempo a Pesaro e a Milano mi invade la noia e, vicinissima, arriva poi la depressione. Non so nemmeno perché mi succede, ma so che succede. Io non posso tornare in Italia e noi dobbiamo continuare qui, uniti come una famiglia.
  • Sei un egoista – ha risposto lei.
  • Sì, forse sì, ma a cosa serve sacrificarmi per fare felici voi? Io non credo che i figli vorrebbero stare in Italia con un padre svogliato e depresso, meglio il Brasile, per loro, con un padre malandato ma combattivo.

Ci ho impiegato molto per convincerla ad accettare questa mia posizione. Non so nemmeno se l’abbia accettata davvero. Il sesso però è migliorato, il corpo di Maria ancora mi emoziona, mi affascina e nei suoi occhi io ancora vedo il lungomare di Ilheus e gli insondabili misteri della Bahia.

il cambio del dollaro potrebbe superare il tetto dei 5 reais

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Rogério Xavier uno dei manager più rispettati del mercato brasiliano ha fatto un’analisi estremamente pessimista del mercato in un evento a San Paolo

SÃO PAULO – Non tutti gli investitori hanno il privilegio di essere nella lista degli ospiti per un evento del Pactual BTG a porte chiuse. Ma grazie alla “democratizzazione dell’informazione” delle applicazioni di messaggistica, le informazioni che in un passato non troppo remoto sarebbero rimaste solo all’interno di un gruppo ristretto di persone oggi sono condivise con noi, semplici mortali. E mercoledì, nei gruppi Whatsapp del mercato finanziario è emersa una proiezione estremamente pessimista fatta da uno dei manager più rispettati del mercato brasiliano, che ha contribuito a spiegare (o addirittura accelerare) la debacle di Ibovespa e il boom alle stelle del dollaro e dei tassi di interesse in questa sessione.
Il manager in questione è Rogério Xavier , uno dei fondatori di SPX Capital , una società con oltre R$ 30 miliardi di asset in gestione e che ha raggiunto un’elevatissima redditività nei suoi 8 anni di storia.

Riassumendo: Xavier ritiene che la situazione in Brasile sia caotica: il PIL dovrebbe crescere solo dello 0,8% nel 2018 e il dollaro raggiungerà R$ 5,30. A peggiorare le cose, il tasso di interesse degli Stati Uniti “esploderà”, con l’altissima probabilità che i buoni del tesoro a 10 anni possano raggiungere il 6% annuo (ora ha “toccato” il 3% ed è stato sufficiente a scuotere il mercato globale).

In Brasile ogni anno 62.000 omicidi

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Nel 2016, 62.517 persone sono state uccise in Brasile, il che equivale a un tasso di 30.3 decessi ogni 100.000 abitanti.

I dati provengono dal Ministero della Salute e sono stati rilasciati martedì nel documento Atlas of Violence 2018, presentato dall’Institute of Applied Economic Research (IPEA) e dal Forum brasiliano di pubblica sicurezza (FBSP). Secondo l’analisi il tasso di omicidi in Brasile è 30 volte quello dell’Europa con 553.000 persone uccise negli ultimi 10 anni.

Sergipe (64,7 per 100.000 abitanti), Alagoas (54,2), Rio Grande do Norte (53,4), Pará (50,8%),  Amapá (48.7), Pernambuco (47.3) e Bahia (46.9). Le variazioni maggiori sono state osservate a San Paolo, dove si è registrata una riduzione del 56,7%, e nel Rio Grande do Norte, che ha registrato un aumento del 256,9%.

Gioventù nera

Il problema è aggravato includendo la razza nell’analisi infatti il 71,5% delle persone che vengono uccise ogni anno nel paese sono di colore.

La violenza contro i giovani negli ultimi anni rappresenta il 56,5% dei decessi tra gli uomini di età compresa tra i 15 ei 19 anni.

Femminicidio, stupro e pedofilia

I dati mostrano che il 68% dei registri di stupro sono di vittime al di sotto dei 18 anni e quasi un terzo sono bambini fino a 13 anni. I carnefici nella maggior parte dei casi sono amici e conoscenti della vittima e nel 30% dei casi sono parenti stretti, come padri, madri , patrigni e fratelli.

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