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NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI PAROLIN

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Testo e foto di Gianluca Uda.

Antonio Parolin carico´ moglie e figli e si diresse per il lontano Brasile.

Fece il viaggio in nave, i suoi sette figli erano tutti molto piccoli e il viaggio molto lungo. Siamo verso la fine dell’ottocento e dal veneto Antonio, decise di cercare la fortuna in Brasile.

Del resto, per cercare una vita migliore la geografia non ha piu´ senso.

Di origine veneta, come il neoeletto presidente Bolsonaro, Antonio pensò che la sorte l’avrebbe trovata nel sud del paese e non in Argentina come fecero tanti suoi connazionali.

Molti sono i discendenti degli Italiani a Curitiba che in buona parte arrivarono dal veneto.

Antonio Parolin era un muratore.

Fu lui a costruire la prima casa in stile coloniale, in quella che poi sarebbe diventato il quartiere Parolin.

Quartiere centrale della città, quartiere che nel suo epicentro ha trovato dimora la nota favela Parolin.

Maria mi chiama per fare un giro a Parolin, sembra che Maria, ha capito che i centri commerciali non fanno per me.

Pensando ad Antonio, ed immaginandomelo con cazzuola e martello in mano, magari imprecando Dio non trovando del vino buono da queste parti, mi dirigo verso Parolin.

D’Italiano qua in favela non c’è rimasto nulla, solo qualche Fiat rubata e nascosta tra i cespugli.

Non ci vuole nessuno, mi fa Maria, ma poi tutti vengono qui a comprare la droga.

-Avrete la droga migliore.-  Le faccio prendendola in giro.

-Quella merda è sempre la stessa, ma costa meno qua.-  Mi rispose Maria.

La favela non risparmia… i narcotrafficanti controllano tutta la villa e di notte vogliono le macchine con le luci interne accese, loro devono vedere chi sei, altrimenti non entri.

La droga fa parte del flusso sanguigno della comunità, c’è chi ci vive, c’è chi ci muore ma sopratutto c’è chi attraverso essa s’illude di essere felice.

Diogo per esempio, a lui essere lucido non piace, ma come il nostro Antonio tutte le mattine cazzuola alla mano va a lavorare.

Diogo ha otto figli e tutti i giorni è lui a portare la spesa a casa, anche Diogo e´ un muratore.

L’argine del fiume in cemento non è stato completato, un lavoro lasciato a metà dalla prefettura.

-Ci usano solo per il voto.- Mi fa Maria, guardando il fiume.

I tondini di ferro lasciati privi di cemento sono molti e molte sono le persone che cercano di appropriarsene per comprare una dose di crack.

Rivendono i tondini di ferro per una dose, cazzo.

Il crack ti distrugge, mi fa Maria, anche lei ci era cascata, ma stranamente ne è uscita fuori. C’è riuscita da sola, senza l’aiuto ne´ di Dio ne´ dei centri gestiti dalla prefettura.

-Dopo che smisi di farmi, ho cercato di dedicare la mia vita per i più deboli, gli emarginati, i negri.-  Mi fa Maria soddisfatta.

Qua non c’è molto da fare, a Parolin, la noia ti frega. Ma non solo quella, chi vive qua è un’abusivo, un poveraccio ed anche se è bianco è un negro.

I negri non li vuole nessuno, ma i veneti si.

Il cuore di Parolin è una favela, il fiume con ai lati le case in legno, lamiera e qualche mattone, non ricordano di certo Venezia.

Pure il presidente è di origine veneta, sicuramente lui farà qualcosa.

Maria mi presenta Roxette, sarà lei la prossima volta ad accompagnarmi. A Parolin è meglio essere accompagnati, ed in questo le donne sono più sicure ed il presidente gia´ sa tutto questo.

Forse le donne, hanno una forza maggiore rispetto agli uomini, penso. Non so se è per via della loro biologia o solo perché Dio le ha create subito dopo l’uomo, accorgendosi di alcuni errori che aveva fatto con il primo essere.

Il figlio di Roxette è depresso perché il padre lo hanno ammazzato quando lui era molto piccolo.

Il padre beveva molto e spesso dava fastidio a chi non doveva.

Ora Roxette da buona madre è anche un po’ preoccupata, ha paura che il figlio cada nella droga.

Qua se cadi… puoi cadere solo nella droga.

La maggior parte della gente qua vive raccogliendo e vendendo plastica, cartone e ferro.

Con la borsa famiglia qualcosa è migliorato, ma ancora non è sufficiente.

-Che avrebbero fatto i veneti?- Mi fa ironica Maria.

-Maria, io per i veneti sono un terrone… non so forse avrebbero piantato la vigna.- gli rispondo.

-Il vino… allora è lo stesso qua piantano la marijuana.- Ride Maria.

Tanti dalla città, i ragazzi per bene, quando cominciano a finire i soldi vengono qua a rifornirsi. Parolin per questo è sempre aperto al pubblico, l’importante è pagare se no so cazzi.

Il fiume ed il ferro, la terra battuta e le pietre, buste di plastica che il vento fa volare e i ragazzi che a stento camminano.

Quando non hai più vie d’uscita cosa puoi fare, non cercheresti un’illusione che ti possa portano lontano da tutta questa merda?

Questo non è uno zoo, perché ha visitatori, Parolin è uno zoo perché i suoi abitanti sono in gabbia.

Tanti sono i bambini che il fine settimana giocano con gli aquiloni, volando lungo il perimetro dello zoo. Bambini nati in un posto difficile, molti di questi bambini non hanno il padre.

I padri muoiono prima, non so perché. Bambini che già sanno quali sono le regole tra trafficanti e polizia, bambini che sanno che non potranno mai fidarsi ne´ degli uni ne´ degli altri, ma almeno i trafficanti lo fanno sapere che sono dei figli di puttana.

La droga è pericolosa?

Sicuramente ma anche l’indifferenza.

Noi, i ragazzi dello zoo di Parolin… amiamo come voi, sogniamo come voi, ci piacciono le cose che hai tu e che vogliamo anche noi.

Ci fanno sognare con la pubblicità, li vediamo i palazzi delle persone perbene, sappiamo che la droga fa male, ma non ci spiegate mai come avete fatto ad arrivare fino a là… forse il nuovo presidente ci aiuterà questa volta.

 

SE QUALCUNO VOLESSE AIUTARE LA COMUNITA` DI PAROLIN PUO` CONTATTARMI.

Bolsonaro presidente : vamos “desamarrar” o Brasil.

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E andata proprio così . Quello che avevo previsto a metà Agosto si è puntualmente verificato . All’epoca le previsioni davano l’ex- presidente Lula con il doppio delle intenzioni di voto rispetto al secondo  : Jair Bolsonaro . Tuttavia la candidatura di Lula era in discussione all’ STE ed un eventuale sua esclusione avrebbe deciso nei fatti chi sarebbe stato il nuovo presidente .

Il PT sapeva che il sostituto di Lula ed ex-prefetto di SP , Fernando Haddad non avrebbe mai potuto eguagliare il carismatico Inacio ed ha rimandato fino all’ultimo la decisione di annunciarne la candidatura . Tutto inutile .

La pugnalata all’intestino dell’ormai favorito Bolsonaro gli ha forse fatto guadagnare  un pugno di voti ma ancora di più lo ha favorito il non partecipare agli infuocati  dibattiti elettorali cui si è sottratto per ” indicazione ” dei medici . Si sa che Bolsonaro non è un grande oratore e che spesso parla a sproposito .

Haddad , dal canto suo ha risucchiato i voti dei partiti che più che simpatizzare con il PT odiavano Bolsonaro . Il risultato è stato un primo turno non decisivo ed una vittoria risicata al secondo turno 57.8 milioni a favore di Bolsonaro contro 47 milioni per Haddad . La terza vittoria più risicata dal 1989 . Ben 42 milioni di elettori non si sono espressi !

Nel suo primo discorso da presidente , tenuto dalla sua residenza di Rio de Janeiro , Bolsonaro ha affermato :

Nosso governo vai quebrar paradigmas: vamos confiar nas pessoas. Vamos desburocratizar, simplificar e permitir que o cidadão, o empreendedor, tenha mais liberdade para criar e construir e seu futuro.

Vamos “desamarrar” o Brasil.

Messaggi di congratulazioni da parte dei capi di Stato si sono già accumulati sulla scrivania del neo eletto . Il primis una telefonata di Trump già nella notte di domenica .

Non sono mancate le congratulazioni del Ministro Salvini che già si era espresso entusiasticamente all’annuncio di Bolsonaro , durante la campagna elettorale , di estradare il terrorista Cesare Battisti .

Ricordo che la famiglia Bolzonaro ( Registrata in Brasile come Bolsonaro ) viene da Anguillara Veneto un paesino nel nordest dell’Italia tra Padova e Venezia da dove il bisnonno di Bolsonaro partì nel secolo XIX in cerca di fortuna a Sao Paulo .

Jair Bolsonaro è pertanto il primo Presidente brasiliano di origine italiana .

Non aprite quei ” pacotes ” !

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Dei pacchi dall’aspetto inquietante si sono arenati nei giorni scorsi sulle spiagge dello stato di Alagoas . 

In accordo con l’istituto di Conservazione Biota i pacchi sono stati ritrovati sulla spiaggia di ben 8 municipi dello Stato di Alagoas su una estensione di ben 189 Km  tra il  24 ed il 25 Ottobre . Inizialmente si era pensato a pacchi di pellame pressato  ma una analisi successiva anche se non definitiva ha fatto pensare ad un prodotto sintetico . E’ ancora una incognita ha dichiarato  il presidente dell’istituto Bruno Stephanis .

Al momento sono stati recuperati ben 75 pacchi  ognuno del peso di oltre 100 Kg che sono stati inviati per ulteriori esami all’Istituto per l’Ambiente di Alagoas ( IMA-AL) . Altri pacchi si  sono arenati negli Stati di Pernambuco e Paraiba .

Comunque oggi  sono arrivate le prime analisi che hanno rivelato trattarsi di materiale sintetico  derivato del petrolio  e pertanto un prodotto potenzialmente pericoloso per l’ambiente . Si avverte la popolazione , in caso di rinvenimento di ulteriori pacchi , di non portarli a casa e soprattutto di non danneggiarli .

Il “New York Times” vede Bolsonaro come “una scelta triste per il Brasile”

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Il quotidiano americano lo ha paragonato a Donald Trump

Il quotidiano americano “The New York Times” ha pubblicato domenica 21 un articolo che dipinge il candidato alla presidenza del PSL e leader della destra Jair Bolsonaro come “la più triste scelta del Brasile”.

Nell’editoriale le idee politiche del candidato vengono considerate “ripugnanti” in virtù delle sue dichiarazioni tra le quali: “meglio un figlio morto che un figlio omosessuale” ma anche l’infelice uscita nei confronti di Maria do Rosário (PT)  “non ti stupro perchè sei troppo brutta”.

L’articolo cita anche una dichiarazione in cui Bolsonaro afferma che l’afro-brasiliano sarebbe “pigro” ritenendo il candidato un vecchio “nostalgico” del regime militare che ha governato il Brasile tra il 1964 e il 1985.

Per il New York Times, il candidato è il nuovo membro di una lunga lista di leader populisti che approfittano di un’ondata di malcontento, diffusa frustrazione e disperazione. L’immagine che il popolo si è fatto di questo leader è quella di un “non politico” che “pulisce le stalle” e agisce con polso fermo. L’obiettivo principale quello di contenere il tasso di omicidi (175 casi al giorno nel 2017). Secondo il quotidiano tali caratteristiche lo avvicinano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il testo definisce inoltre Bolsonaro come un cristiano evangelico che difende un misto di conservatorismo e liberalismo economico, nonostante ammetta di avere una conoscenza superficiale dell’economia.

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