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2018

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Sono dove dovrei essere.

Questo posto “Rocinha” non so perché ma mi commuove. Non potrei spiegarlo adesso, è ancora troppo presto, sicuramente sbaglierei.

Prima di partire per il Brasile, un signore a Roma sotto la galleria Alberto Sordi mi aveva letto le carte.

Aveva dato un’occhiata al mio 2018 e non so per quale legge fisica, ma ci aveva indovinato.

Prima di andarmene, ho regalato un mazzo di tarocchi a mia madre con la speranza che non leggesse nulla su di me.

Quando sono arrivato a Curitiba, tempo una mesata venne brutalmente assassinata Marielle Franco.

Fù un offesa al mondo uccidere quella DONNA, un’ingiustizia alla libertà.

Io onestamente prima di quel triste evento non la conoscevo, la sua voce non mi era arrivata.

Poi c’è stata tutta la storia sull’ex presidente Lula ed io ho visto dove stava prigioniero, li vicino ho fatto tutti i miei documenti.

Io con la burocrazia ho finito per il momento, ma Lula no.

Roger Waters voleva incontrarlo, Lula, ma non glielo hanno permesso. Negare qualcosa a chi ha scritto the wall e wish you were here sicuramente è inaccettabile.

Arrivi in Brasile e capisci che è bello, ma anche pericoloso… è grande il Brasile con le sue differenze, i suoi colori e le sue divinità antiche.

Li chiamano Orixas e sono divinità legate all’Africa, ed io al mercato ne ho comprata una.

Ho comprato una Pomba Gira chiamata  Rosa Caveira, con il volto metà femminile e per metà scheletrico.

E poi ho conosciuto Maria di Parolin, che in un qualche modo mi sembrava un’eco di Marielle, e questo mi rendeva speranzoso.

E in Italia che è successo invece?

Hanno fatto il governo nuovo, ma io non ci ho capito un cazzo di questi due presidenti, sono stato poco attento sicuramente.

E poi… arriverà la prima femminuccia della famiglia ed io che capisco che non potrei mai essere un buon padre, sono contento che mio fratello in un qualche modo si sia incaricato di lasciare un filo che continuerà anche dopo di noi.

Ed io spesso mi sento un punto… dove tutto nel bene o nel male ruota intorno a me, alla mia sete di vita, al mio bisogno di andare oltre.

Vorrei fare qualcosa di grande, qualcosa di buono… ma ci devi lavorare duro e certe cose non puoi raccontarle a tutti, non saresti capito.

Ma fortunatamente, non voglio essere capito.

Poi c’è stato lo sciopero dei camionisti e qualcuno già pensava ad un nuovo Venezuela, ma si erano sbagliati.

E poi… noi fuori dai mondiali di calcio e ti prendono per il culo per questo. Berlusconi dov’è? Ti senti dire e soffri sapendo che la tua terra è ancora associata a Berlusconi e la mafia.

Ma Giordano Bruno non era mafioso e Berlusconi lo metteranno tra i pulcinella e gli arlecchini nostrani.

Sai… l’Italia e il Brasile hanno un legame antico, quell’anima latina che scende ruzzolando e allora pensi a Mogol e Battisti e capisci che loro hanno visto quello che ho visto io e ti senti bene perché loro hanno trovato parole migliori delle tue.

Tra poco è Natale e qui fa caldo, i manichini dei negozi hanno costumi da bagno con il cappello di babbo natale, ma la tua famiglia sta bene e niente è stato veramente tolto.

Qua delle volte vedi anche dei parapendii che sorvolano la favela da lontano, ed io li guardo pensando io non ho paura ma adesso non volerò, aspetto qua con i piedi per terra a difendere quello che mi è stato lasciato.

E allora vi faccio i miei migliori auguri di buone feste.

Un anno nuovo ci aspetta, ma qua c’è Bolsonaro e a me questo un po’ preoccupa, il clima poi sta cambiando ma cosa ci posso fare.

Vorrei vedere quel film su Freddie Mercury e ricordarmi di quella volta che vedendo la sua casa natale avevo perso una parte di me.

Il Brasile non è più quella speranza economica che si pensava, su Marte non troveremo un cazzo, almeno per il momento, ma intanto ci prepariamo che non si sa mai, chissà se sarò troppo vecchio quel giorno per affrontare un viaggio così lungo.

Il Brasile poi i mondiali non li ha vinti e qua gira ancora la polizia pacificatrice, con i fucili che escono dai finestrini delle loro pattuglie.

Questa di fare la pace con  le armi è una vecchia storia ormai.

Forse è stata la milizia a uccidere Marielle.

Presto gireranno un film su Buscetta e si stanno organizzando per fare qualche scena qua, poi penso a Salvini e ai suoi discorsi sulla mafia e la Francia che scende in strada e quel film su Freddie Mercury che mi piacerebbe vedere.

Avete cantato amore e capoeira quest’estate e sapete che come muovono il culo le brasiliane non lo muove nessuno, ma questa non è l’anima latina dei presepi vivi, la prossima estate avrete un’altra opportunità state tranquilli.

Svalutazione degli immobili continua nel 2018

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Il grafico in alto non ha bisogno di ulteriori commenti . Mostra la rivalutazione/ svalutazione  degli immobili degli ultimi 10 anni così come rilevato da FipeZap .

E’ opportuno evidenziare che l’indice FipeZap è costruito considerando il prezzo richiesto per immobili residenziali di 20 città campioni .

Ho messo in grassetto la parola richiesto perchè  quello non è il prezzo che il compratore è disposto a pagare  che  è ciò che a chi vuole vendere interessa realmente . In altri termini l’indice FipeZap è falsato , rappresenta più le speranze dei venditori che la cruda realtà del mercato immobiliare . La realtà è ben peggiore.  Ciò nonostante l’indice mostra che a partire dal 2017 gli immobili si stanno svalutando  anzi , se consideriamo l’effetto della inflazione , questa svalutazione è già iniziata nel 2014 .

Prendendo  come esempio l’inflazione dello scorso anno  (IPCA accumulata del  3,69%, secondo Focus ), la caduta reale del valore degli immobili è stata del  3,76%.

Morale della storia : non è il momento di vendere il vostro immobile in Brasile soprattutto se lo avete acquistato negli anni del boom immobiliare , rischiate di perdere oltre il 50% .

In compenso alcuni investimenti finanziari stanno dando soddisfazioni notevoli soprattutto dopo la vittoria di Bolsonaro .

Un capitolo di “Il fumo della pipa va lontano”, romanzo inedito in cerca di un editore

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Il conflitto s’incrudì nel periodo che seguì il mio passaggio dalla scuole medie al liceo scientifico.

Gli esami di terza media filarono via lisci come olio. Agli orali le professoresse mi chiesero che prospettive avessi per il futuro e perché avessi scelto lo scientifico mentre loro mi avevano consigliato il classico. Io non seppi cosa rispondere. Sapevo cioè che avevo deciso di seguire le orme di mio padre che aveva frequentato il liceo scientifico di Pesaro ma ero consapevole che mai sarei riuscito a lavorare all’Eni come lui, la convivenza con i colleghi in un ufficio e i brevetti non facevano per me. Mi pareva anche poco probabile che all’università studiassi chimica come Marco perché, sebbene fossi bravo in matematica, i numeri mi interessavano sempre meno, avevo iniziato a provare gusto per la lettura e stavo pensando di seguire un giorno un corso che mi avrebbe permesso di leggere molti libri. Le professoresse della sezione H della scuola media Alcide de Gasperi  l’avevano capito e forse mi conoscevano meglio di quanto credessi: il Liceo Classico era quello giusto, chiaro. Ma io avevo paura del greco e anche del latino, e poi mi piaceva contraddirle (e indirettamente contraddire mia madre).

Scelsi lo Scientifico allora e l’ingresso nelle scuole superiori, all’Omnicomprensivo di San Donato Milanese a non più di 700 metri dall’ingresso del nostro condominio, fu un disastro.

La colpa non fu né mia né di mia madre.

Io oggi attribuisco i nostri litigi di quei giorni e le conseguenze che ne derivarono al fato.

da Pesaro

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Vorrei che Pai Joaquim, il mio amico spirito baiano, fosse qui con me mentre seduto al centro del cortile della casa dei miei genitori, in questo freddo inverno italiano, fumo una Marlboro. Indosso un cappello grigio di lana fin sopra alle orecchie, una giacca impermeabile blu; seduto sul coperchio di cemento del pozzo osservo il fumo della sigaretta che produce strani ghirigori nello spazio; l’aria è tersa, il cielo è scuro, al secondo piano di una delle case delle mie vicine marito e moglie stanno appendendo al soffitto e alle pareti gli addobbi natalizi. Lei, compagna di giochi dell’infanzia, dove essersi accorta della mia presenza e non gradendo gli occhi indagatori di Matteo venuto da lontano si è avvicinata alla finestra e ha chiuso le tende. Poco male, io aspiro, giro il collo e osservo l’inquietante collina che sovrasta le loro villette a schiera e la casa dei miei illuminata dall’unica luce della cucina, stanza nella quale i nonni e la nipote stanno giocando, seduti intorno a un tavolo.

E’ la vigilia di Natale. Il centro popolare, monumentale di Pesaro accoglie una fiumana di persone ben vestite che camminano avanti e indietro per via Branca e calpestano con gli scarponcini di marca e gli stivali di camoscio l’acciottolato antico. Ma io sono lontano dal centro, io sono in via Padre Kolbe a un tiro di schioppo dal mare e, mentre fumo nervoso penso a Pai Joaquim, là a Bahia, e all’apparato religioso brasiliano, agli Orixas, alle entità, agli spiriti che dipanano i fili dei miei pensieri già da qualche anno.

Il paesaggio silenzioso del cortile dei miei è così poco brasiliano: l’erbetta tagliata fina dalla macchina tagliaerba che mio padre, nonostante l’età, utilizza con maestria, è segnata dalla presenza di poche pianticelle verdi con rimasugli di frutti rossi (accanto a piante secche, morte). Dietro di me le galline delle vicine non emettono suoni, forse dormono. Il silenzio di qui è frastuono per chi è abituato come me e mia figlia ai versi delle foreste del Brasile, ai cinguettii, fruscii, squittii, il silenzio di qui induce a pensieri più pesanti, più seri, in sintonia con la luce fioca, severa dell’inverno.

Sono contento d’essere venuto a visitare la mia famiglia di origine, a contemplare le radici, cioè la mia cara mamma ansiosa ma buona e il mio caro babbo ansioso e colto. Stanno invecchiando bene, si lamentano sì ma sono autosufficienti e vogliono continuare a esserlo il più a lungo possibile. Sono contento di aver calpestato l’acciottolato pesarese in mezzo alla fiumana natalizia dedita agli acquisti, al vin brulé, alle castagne e alla pista di pattinaggio.

Mentre aspiro una gran boccata dalla Marlboro e la dedico interamente a Pai Joaquim penso che in fondo una folla di gente che cammina vale l’altra e i pesaresi accalcati tra le pareti di Via Branca non sono poi così diversi dai miei concittadini che si fanno spazio a gomitate quando escono dalla stazione Carioca della metro, a Rio de Janeiro.

(CONTINUA)

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