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La normalità in Brasile

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Il modo in cui il Brasile ha reagito alla pandemia e ha gestito e sta gestendo l’emergenza potrebbe essere definito da due espressioni:

  • Alla cazzo
  • Crediamo nella buona volontà dei cittadini, medici, infermieri, nel volontariato…

Di fatto ognuno fa come gli pare. Chi vuole uscire, esce, chi vuole stare in casa e può farlo sta in casa.

(A  me dispiace non poter fare il bagno in mare, la spiaggia infatti qui a Copacabana è sorvegliata dalla polizia e io non sono ancora riuscito a svegliarmi alle cinque del mattino per correre in acqua ed eludere gli sguardi degli uomini dell’ordine)

per passare il tempo poi ci occupiamo di politica. Noi ci occupiamo dei politici mentre loro non si occupano di noi. Noi pensiamo a cosa loro potrebbero fare mentre loro pensano a come organizzare un colpo di stato.

Noi discutiamo tra di noi via messaggio via whatsapp di Bolsonaro e dei figli mentre lui promuove

la Clorochina (perché lo fa? Non è che ci guadagna qualcosa?)

e il Kaos (si è liberato di due ministri della salute, di Sergio Moro, il Kaos è quasi instaurato).

E allora chi gestisce la crisi, come sempre in Brasile, sono le persone normali che vanno tutti i giorni al lavoro in ospedale, che puliscono le strade, che insegnano online, che non stanno a sentire quali sono le direttive dall’alto ma agiscono e basta.

E’ come se fossimo senza governo e ci autogovernassimo.

Distruggendo il Brasile

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Chi sta distruggendo l’economia brasiliana è Guedes, è Bolsonaro.

Guardate il turismo.

Nessuna prospettiva per una prossima riapertura perché, per attrarre turisti è necessario diminuire il contagio. Chi visiterebbe Rio de Janeiro in queste condizioni, cioè con terapie intensive piene, emergenza sanitaria, ecc?

Il Brasile all’estero viene definito come paese a rischio. Meglio non viaggiare, meglio evitarlo.

Cosa stanno facendo Bolsonaro e Guedes per migliorare questa situazione?

Niente; dovrebbero cercare di frenare il contagio, ma questa non è la loro priorità.

Un’altra questione, le scuole.

Se continuiamo così, rimarranno chiuse fino a dicembre.

Perché? Perché anche se le riaprissero in questo momento, quali genitori avrebbero il coraggio di mandare i figli a scuola sapendo che le terapie intensive degli ospedali sono piene?

In Rocinha, qui a Rio, ci sono almeno 100 decessi comprovati Covid e molti decessi non testati. Quali residenti, nel clima di paura che si è instaurato, porterebbero i figli a scuola?

Lo stesso vale per Copacabana, quartiere di classe media, dove vivo. Per pensare a una riapertura delle scuole – io non vedo l’ora che succeda, sia perché ci lavoro sia perché ho 4 adolescenti chiusi in casa con me – bisogna prima far diminuire il contagio. Ma questa non è la priorità di Guedes e Bolsonaro.

Il Brasile ha bisogno che il valore del cambio di dollaro e euro torni a quote sopportabili. Ha bisogno di investimenti, capitali e capitalisti che credano nel Progetto Brasile. Chi in questo momento crede nel Progetto? Chi è disposto a investire in un Paese allo sbando? Per attrarre investimenti bisogna prima far diminuire il contagio. Ma questa non è la priorità di Guedes e Bolsonaro.

Guedes e Bolsonaro non vogliono affrontare l’emergenza sanitaria, non vogliono occuparsi del Ministero della Salute.

Perché?

Perché loro vogliono il Kaos, la situazione attuale gli piace.

Cercano una scusa per l’intervento militare.

E dopo: una guerra civile e un Paese sempre più simile al Venezuela.

E dopo chi potrà, anche molti che li hanno votati, se ne andrà, scapperà.

Probabilmente anche Guedes si trasferirà negli Stati Uniti.

E il Brasile?

Affonderà economicamente, socialmente.

E’ questo che vogliono Guedes e Bolsonaro.

Si dicono patrioti ma, di fatto, odiano il Paese.

Chi li appoggia o non vede perché è cieco o condivide con loro il progetto, cioè, come loro, odia il Brasile e i brasiliani.

Alla fine il politico latino americano a cui Bolsonaro più assomiglia è quello della foto pubblicata qui sopra.

Maduro è di sinistra, Bolsonaro di destra ma il progetto eversivo è lo stesso.

Bolsonaro: disputa legale sul suo esame del coronavirus

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Gli esperti stimano che il presidente possa rispondere per un crimine di responsabilità se ha mentito quando ha affermato di non aver contratto il coronavirus

Il presidente Jair Bolsonaro ha ripetuto che i risultati dei suoi test di screening Covid 19 erano negativi e quindi mantenuto il contatto fisico con altre persone durante le passeggiate e le dimostrazioni a Brasilia fin dall’inizio della pandemia.

La divulgazione dell’esame è oggetto di un procedimento in corso dinanzi al Tribunale federale. Il Presidente si rifiuta di mostrare gli esami e ha fatto appello a diversi tribunali.

Un’eventuale menzogna di Bolsonaro in questo episodio, anche se isolato, costituirebbe una violazione del dovere di dignità e decoro della posizione di Presidente della Repubblica, da alcuni esperti considerato crimine di responsabilità. Potrebbe persino portare a un processo di impeachment in seno al Congresso oltre a rischiare di essere bersaglio di azioni legali da parte di privati cittadini.

Tuttavia, ci sono costituzionalisti che ritengono che questa condotta, sebbene discutibile, non sarebbe sufficiente a caratterizzare il crimine di responsabilità.

Un’altra considerazione che fanno i giornalisti brasiliani riguarderebbe il fatto che Bolsonaro ha promosso agglomeramenti e mantenuto contatti fisici con altre persone dopo l’esame ignorando le raccomandazioni di isolamento sociale fatte dalle autorità sanitarie.

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