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UNA STORIA DEL CRACK

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Testo e foto Gianluca Uda

No… perché?

Insomma ti svegli con l’ansia, il cuore batte strano e hai paura.

Conosci la paura?

No… non credo, questa è differente, non la conosci sicuro.

Ahahaha

Poi hai quel gusto in bocca… ascolta i nervi come fanno rumore, li senti. Un sapore orribile, un gusto di bruciato che ti accompagna per tutto il giorno.

PAURA, ti svegli con la paura, tutti i giorni.

Sai cosa è il PANICO… orribile, non te lo consiglio.

Hai paura di esplodere, paura di morire.

Morire è brutto, molto brutto.

La gente ti fa paura e poi la polizia ti vuole morto.

Dove sono? Gli sbirri conosci… dove sono?

Loro sono qui?

Cominci per gioco… forse… o perché sei povero… forse perché non ce la fai a vivere. Ecco perche´ cominci… non sai vivere.

Vivere è difficile sai? Loro sono qua?

Cominci perché sei un coglione… ahahhaa… ecco perché cominci.

Tu hai mai provato? Non farlo perdi i denti.

Politici, miliziani e forze di sicurezza

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“Quero polícia não milícia” ha detto questa mattina una signora parlando con il portinaio di uno dei palazzi della strada nella quale vivo. Non so quale fosse il discorso, io stavo camminando nella direzione della metro, ho sentito quell’unica frase che bene ha sintetizzato ciò che mi passava per la testa.

 

Analizziamo la composizione della nuova Camera dei Deputati dello Stato di Rio de Janeiro, l’ALERJ.

Vi troveremo 12 nomi legati alle forze di sicurezza (nell’ultima legislatura erano 7). Il leader del PSL, il partito del presidente Bolsonaro, è Rodrigo Amorim, che recentemente ha dichiarato: “Dobbiamo diventare più duri con i partiti di sinistra che sono nocivi a Rio e al Paese”, parole in linea con quelle di Flavio Bolsonaro, figlio del Presidente, eletto al Senato.

Abbiamo poi Alexandre Knoploch, microimpresario, presidente dell’Associazione degli Abitanti di Barra da Tijuca, il cui cavallo di battaglia è la riduzione delle tasse per la fabbricazione e l’acquisto di macchine blindate.

Un articolo di Lucio, assiduo frequentatore del Blog

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Un breve articolo della rivista Limes sulla situazione in Brasile.
Il direttore della rivista, Lucio Caracciolo, presiede anche la “Fondazione Usa-Italia”: La proprietà della rivista è della GEDI (De Benedetti, Elkann), quindi non può certo essere tacciata di antiamericanismo, comunismo o ideologia da centro sociale… no, sono imprenditori sovranazionali liberisti filoamericani. E quando il “reo” confessa c’è da credergli o no?
Prende forma il Brasile di Jair Bolsonaro, presidente eletto che entrerà in carica dal gennaio 2019. Conservatore, sedicente anti-establishment, legato ai militari e capace di convogliare i voti di cattolici e protestanti nella corsa al Planalto. In campagna elettorale, Bolsonaro si è più volte definito un ammiratore di Donald Trump, “un esempio da seguire”, auspicando una deideologizzazione della politica interna ed estera.
In tal senso, lasciano pochi dubbi le figure scelte dall’ex capitano dell’esercito per formare la sua squadra di governo. Prima Sérgio Moro (magistrato artefice della condanna a Lula in primo grado) e Paulo Guedes (economista neoliberista), entrambi legati agli Usa, rispettivamente alla guida dei due superministeri di Giustizia ed Economia. Poi il generale della riserva Fernando Azevedo e Silva come ministro della Difesa. Infine la nomina di Ernesto Araújo a capo degli Esteri, un diplomatico di carriera già distaccato a Washington e sinora responsabile del dipartimento Usa, Canada e affari interamericani dell’Itamaraty, anch’egli ammiratore del magnate newyorchese.
Le mosse e la retorica “anti-comunista” di Bolsonaro stanno compromettendo i rapporti di Brasilia con Cuba, che ha annunciato il ritiro dei medici (sono circa 8 mila) impegnati dal 2013 nelle regioni brasiliane più arretrate, mettendo a rischio il sistema sanitario nazionale in queste aree. Resta da vedere in che misura il nuovo presidente riuscirà a tener fede alla promessa di limitare la penetrazione della Cina in comparti strategici dell’economia, data la crescente dipendenza delle esportazioni brasiliane verso la Repubblica Popolare (primo partner commerciale di Brasilia), in aumento anche in virtù della guerra commerciale fra Pechino e Washington.

I FIGLI DI CAM

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Testo e foto Gianluca Uda

Tra negri ci si può chiamare negri.

Questo lo avevo capito, come avevo capito che per salutarsi ci si dava il pugno ed altre cose del genere.

Li avevano caricati nelle navi e poi portati qua, tutto molto tempo fa questo.

Gli scafisti allora li pagavano bene e le navi erano di legno. Niente benzina solo il vento a guidare la rotta.

Li avevano portati per fargli il culo.

A lavorare… a lavorare come schiavi a vivere come schiavi.

Poi del resto, la biologia del tempo e le loro scienze, giustificavano molto bene la cosa. Non li vedi… i negri, sono quasi umani, ma non del tutto.

Guarda il naso, i capelli ed il colore della pelle, lo vedi è anche più dura della nostra è come quella di un porco, è come la cotica non ti sembra? La cotenna?

E poi la chiesa…

Si perché la chiesa, proprio quella romana, quella del papa.

Lei aveva già dovuto sostenere la storia di chiamare gialli i cinesi e non fu semplice.

Si, perché in realtà i cinesi erano più bianchi dei papi e questo era un problema.

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