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La scoperta del Brasile

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Inauguriamo oggi una serie di rubriche sulla cultura Brasiliana racchiuse nella categoria Conoscere il Brasile

La popolazione dell’odierno Brasile, che per dimensioni è il quinto paese del mondo, è il risultato di una lunga successione di contributi demografici provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’Europa e da altre nazioni delle Americhe. Da questa molteplicità di origini è derivata la straordinaria eterogeneità etnica della società brasiliana. La storia che ha portato tutte quelle comunità a raggiungere questa terra e a mescolarsi, dando vita all’identità brasiliana che tanto affascina i visitatori odierni, è costellata di episodi di coraggio, avidità, resistenza e crudeltà, che alla fine hanno condotto, pur con molte difficoltà, alla democrazia di cui oggi il paese gode.

Cronologia:

  • circa 12.000 a.C. Tra il 12.000 e l’8000 a.C. i primi abitanti delle Americhe arrivano dalla Siberia, attraversando le terre ora sommerse sotto lo Stretto di Bering
  • 1500 d.C. L’esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral sbarca presso l’odierna Porto Seguro e rivendica il possesso della terra (inizialmente scambiata per un’isola) in nome della Corona portoghese.

Prima dei portoghesi

Molti studiosi ritengono che i primi uomini stanziatisi nelle Americhe siano arrivati dalla Siberia attraversando le terre ora sommerse sotto lo Stretto di Bering. Questa migrazione sarebbe avvenuta in ondate successive tra il 12.000 e l’8000 a.C., per poi propagarsi nel corso dei millenni sempre più a sud. Tra gli storici, tuttavia, si stanno diffondendo teorie
secondo cui gruppi di individui sarebbero arrivati via mare dal Pacifico in epoca molto precedente (da 25.000 a 35.000 anni a.C.). Le ricerche condotte nella remota Serra de Capivara, nello stato nordorientale di Piauí, hanno portato alla luce le più antiche tracce della presenza umana nella regione dell’odierno Brasile.

Nella regione amazzonica, si possono vedere testimonianze dei primi insediamenti compiendo una deviazione durante l’escursione fluviale tra Santarém e Belém: si tratta di una serie di pitture rupestri risalenti a circa 12.000 anni fa e situate nei pressi di Monte Alegre.  All’epoca in cui i portoghesi approdarono su queste sponde, nel territorio corrispondente all’attuale Brasile vivevano probabilmente tra i due e i quattro milioni di persone.

Cabral e compagni

La storia del Brasile conobbe una drastica svolta nel 1500, quando una flotta di 12 navi portoghesi con a bordo un equipaggio di quasi 1200 uomini al comando di Pedro Álvares Cabral approdò nelle vicinanze dell’odierna Porto Seguro. Al loro arrivo, un comitato di accoglienza dei nativi era pronto a riceverli.

‘C’erano 18 o 20 uomini’, scrisse stupito Pêro Vaz de Caminha in una lettera inviata al re del Portogallo. ‘Avevano la pelle scura, erano tutti nudi e niente copriva le loro parti intime. In mano avevano archi e frecce’.

I festeggiamenti non durarono a lungo. Dopo aver eretto una croce e celebrato una messa su quella che battezzarono Terra de Vera Cruz, i portoghesi ripresero il mare. Li attendevano infatti le spezie, l’avorio e i diamanti di Asia e Africa, fonti sicure di lauti guadagni. Fu soltanto nel 1531 che il Brasile vide arrivare i primi coloni portoghesi.

Celebriamo la Fine, il Distacco, non rimaniamo insensibili

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Ricattando i governatori li ha costretti a cedere; spostando gli equilibri parlamentari verso il Centro e distribuendo incarichi ha formato una solida maggioranza che dovrebbe bloccare ogni richiesta di impeachment.
E poi a noi cosa ce ne dovrebbe fregare? Noi dovremmo occuparci di quale serie vedere, quali libri leggere per far passare il tempo o pensare a come non morire di fame. Lasciamo che di cose più grandi se ne occupino I Grandi.
A me dispiace per il Brasile e per la negazione della Morte. Non mi riferisco ai funerali di per sé ma alla Morte, la Grande Consolatrice. Perché dovremmo pubblicamente celebrare gli ormai consueti mille decessi al giorno, bisognerebbe non dico pregare tutti insieme ma quasi. Quando diventa una questione pubblica, condivisa, ci vorrebbe del rispetto, del silenzio, ci vorrebbero delle parole di cordoglio da parte delle Autorità.
Invece dalle Autorità giunge il solito brusio che pare scherno, le contese politiche hanno negato a migliaia di persone il sacrosanto silenzio davanti alla perdita.
Ormai ha vinto Bolsonaro.
Invito però i pochissimi che mi leggono a celebrare la Morte quando passa che significa rispettare la vita anche quando ci abbandona.

La normalità in Brasile

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Il modo in cui il Brasile ha reagito alla pandemia e ha gestito e sta gestendo l’emergenza potrebbe essere definito da due espressioni:

  • Alla cazzo
  • Crediamo nella buona volontà dei cittadini, medici, infermieri, nel volontariato…

Di fatto ognuno fa come gli pare. Chi vuole uscire, esce, chi vuole stare in casa e può farlo sta in casa.

(A  me dispiace non poter fare il bagno in mare, la spiaggia infatti qui a Copacabana è sorvegliata dalla polizia e io non sono ancora riuscito a svegliarmi alle cinque del mattino per correre in acqua ed eludere gli sguardi degli uomini dell’ordine)

per passare il tempo poi ci occupiamo di politica. Noi ci occupiamo dei politici mentre loro non si occupano di noi. Noi pensiamo a cosa loro potrebbero fare mentre loro pensano a come organizzare un colpo di stato.

Noi discutiamo tra di noi via messaggio via whatsapp di Bolsonaro e dei figli mentre lui promuove

la Clorochina (perché lo fa? Non è che ci guadagna qualcosa?)

e il Kaos (si è liberato di due ministri della salute, di Sergio Moro, il Kaos è quasi instaurato).

E allora chi gestisce la crisi, come sempre in Brasile, sono le persone normali che vanno tutti i giorni al lavoro in ospedale, che puliscono le strade, che insegnano online, che non stanno a sentire quali sono le direttive dall’alto ma agiscono e basta.

E’ come se fossimo senza governo e ci autogovernassimo.

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