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Brasile : dalla mancanza di istruzione nasce la diseguaglianza

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Concordo perfettamente con le conclusioni di questo articolo , tra l’altro anche ben documentato .L’istruzione è veramente il problema primario del Brasile , senza la quale una delle principali risorse del Paese , il suo popolo , sarà sempre sottovalutata . 

Nonostante il Brasile sia uno dei Paesi più ricchi al mondo di risorse naturali, uno degli aspetti più marcanti della società brasiliana è la stridente disuguaglianza tra i vari ceti. Per un processo storico che affonda le sue radici nei secoli passati, la ricchezza si concentra nelle mani di una ristrettissima elite di proprietari terrieri ed industriali che agiscono da lobbisti nelle più alte sfere del potere economico e politico.

Tuttavia, i due recenti governi di Luis Inacio Lula da Silva hanno provato (in molti casi con esiti positivi) ad intaccare tale sistema consolidato che costringe milioni di brasiliani ad una vita povera o addirittura miserabile .


Quello che però manca, affinché il Brasile possa intraprendere un cammino di sviluppo sociale di lungo periodo è l´investimento massiccio nel settore dell´istruzione, ad oggi considerato uno dei peggiori al mondo dalle organizzazioni internazionali: l´Unesco ha stimato che il Brasile raggiungerà livelli pari a quelli dei Paesi più avanzati del mondo, di questo passo, solamente nel 2036.

Certamente non mancano le eccezioni, come nel caso dell´Universidade de São Paulo che il QS World University ranking ha appena collocato al 169º posto, davanti perfino alla prima italiana in classifica, la storica Università di Bologna (183ª). In appena un anno, la USP ha scavalcato ben 84 posizioni dopo che il suo rettore ha annunciato di voler internazionalizzare l´istituzione grazie alla costruzione di 300 nuovi alloggi dedicati esclusivamente agli studenti stranieri.

Se l´università avanza, però elementari, medie e superiori rimangono ancora molto carenti. Del resto il sistema scolastico brasiliano è abbastanza peculiare: le università pubbliche, come quella di San Paolo, sono nella maggior parte dei casi di livello nettamente superiore rispetto alle private. Essendo gratuite e di buona qualità, accedervi è molto difficile: pochissimi posti sono disputati ogni anno da migliaia di studenti che devono affrontare durissimi test d´ingresso.

Al contrario, la scuola pubblica dell´obbligo è di pessimo livello e chi se lo può permettere paga tasse molto alte per mandare i propri figli negli istituti privati. Il risultato è il consolidarsi dello status quo: i ricchi fanno studiare i figli nelle migliori scuole del Paese, mentre le classi meno abbienti rimangono ferme al palo. Se l´ascensore sociale negli ultimi 10 anni ha ricominciato a funzionare lo si deve solamente alla forte ripresa economica che ha permesso a milioni di brasiliani di entrare nel mercato del lavoro, sebbene privi della qualificazione professionale necessaria proprio per le carenze del sistema scolastico.

Per sopperire al problema, negli ultimi anni il governo dello Stato di São Paulo (che dovrebbe essere preso a modello dagli altri 26 Stati della Federazione) ha cominciato ad investire massicciamente in centinaia scuole tecniche ETEC e in facoltà di tecnologia FATEC.

Tuttavia, molte aree del Paese, soprattutto nel nordest, rimangono in condizioni di estrema arretratezza culturale. Gli ultimi sondaggi, realizzati nel 2007, evidenziano come la tassa di analfabetismo totale si aggiri intorno al 10% della popolazione (circa 14 milioni di persone), mentre l´analfabetismo funzionale (cioè di chi sa leggere, ma senza comprendere il testo o che non sa svolgere semplici operazioni matematiche) supera il 20%. Addirittura alle spalle di Bolivia e Paraguay, i paesi più poveri dell´America meridionale.
Fonte : Andrea Torrente  corrispondente da San Paolo  di Articolotre 

La scommessa

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Vorrei  fare osservare a coloro che vedendo il cambio passato da 2.2 a 2.4  ( +10% ) stanno gridando al miracolo che , se avessero cambiato un anno fa ed investito in tranquilli titoli di stato brasiliani ,  avrebbero guadagnato lo stesso il 10% e  senza alcun rischio. 


Se nel 2012  il cambio arrivasse a 2.66 sarebbe lo stesso che aver cambiato a 2,2 nel 2010 ed investito al 10% e così via . Ecco perchè ho sempre detto che aspettare non paga . Per coloro che poi aspettano il  cambio a 3,5 posso dire che se questo evento si verificasse nel  2015  avrebbero perso la scommessa in quanto cambiando nel 2010 ed investendo avrebbero ottenuto lo stesso effetto di un cambio a 3.54 nel 2015 .


Staremo a vedere chi vince la scommessa . 



Inizio o fine ?

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Non intendo parlare del downgrading dell’Italia da parte di Standard & Poor che ha semplicemente  battuto sul tempo la decisione già annunciata dalla rivale Moody . Il mercato aveva già incorporato con la caduta dei giorni scorsi questa decisione pertanto non ci si aspetta un grosso effetto . Quello che invece preoccupa è  la prospettiva  che ci possano essere ulteriori tagli dovuti alla mancanza di una soluzione credibile al problema del debito che ricordiamo è il maggiore tra le nazioni con rating A . Insomma siamo solo all’inizio .

Economia