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L’unione fa la forza

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Quando abitavo in favela e decidevo di risalire verso la Roupa Suja dove c’era l’asilo di Márcia, per me era una specie di rituale abitudinario e speciale allo stesso tempo. L’abitudine risiedeva nel fatto che quasi tutti i giorni calpestavo i gradoni e la terra, sorpassavo gli uomini che trasportavano pesi (casse di birra e bevande, materassi, armadi, materiale da costruzione, vasi sanitari, lavandini, vernici varie, scatoloni), vedevo i narcos armati che vendevano sacchettini appallottolati a zombie ordinati, in fila e, quando raggiungevo il cancelletto bianco, umile, mi sentivo felice. Tutto era speciale per me perché ero felice di quello che stavo facendo, ero orgoglioso di essere lì in quel momento e di poter aiutare quelle donne a realizzare i loro sogni.

Da allora sono passati quattordici anni nei quali ho messo su famiglia. Le mie lotte hanno preso altre direzioni, intatto è rimasto però l’affetto per la ONG União de Mulheres Pró Melhoramento da Roupa Suja, associazione di donne della favela Rocinha, unite per continuare a credere in un mondo migliore. Le ho recentemente intervistate. Ho chiesto di raccontarmi qual è la situazione attuale, quali sono i progetti in andamento.

  • Oggi nell’asilo ci sono 30 bambini, dai 4 mesi ai 3 anni e mezzo. L’asilo funziona dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17. Come sai, la nostra istituzione funziona per i più piccoli e per i più grandini (sono una decina, dagli 11 ai 16 anni) che vengono da noi per le ripetizioni pomeridiane delle materie scolastiche.

Continuano poi le lezioni di inglese sia per i piccoli (abbiamo una classe di 20 alunni che vengono in asilo solo per studiare inglese) che per i grandi, e la professoressa Jaqueline, abitante della Rocinha, viene pagata da una ONG della Svizzera. I 30 alunni dell’asilo in orario integrale sono invece mantenuti da donatori indipendenti e da una ONG di Miami che ci gira i soldi per la nostra struttura; la ONG americana paga quasi tutti gli stipendi. Riso, fagioli, pollo, carne e i prodotti per le pulizie sono forniti da un’agenzia turistica qui di Rio (si chiama Be a local) che accompagna da noi tutti i giorni circa quaranta turisti divisi in due gruppi, uno viene al mattino e l’altro al pomeriggio.

Meg, la nostra pedagoga, organizza incontri con le donne della favela per parlare di temi quali la violenza domestica, le malattie sessualmente trasmissibili e corsi per la produzione di artigianato locale utili per insegnare a creare un micro reddito. Meg organizza anche incontri con gli adolescenti nei quali si parla di droga, aborto, crimine…

Abbiamo poi una struttura, qui dietro all’asilo, che si chiama Roupa Feliz ed è il nostro ostello per ospitare i volontari brasiliani e stranieri. Chi vuole fare un’esperienza di volontariato nell’asilo dorme nell’ostello. I costi per questa avventura sono ragionevoli (due settimane nell’ostello costano 700 reais, per chi rimane di più vengono fatti prezzi speciali), i volontari ci aiutano durante le ricreazioni, giocano con i bambini, raccontano storie, spesso studiano portoghese con Jaqueline e parlano inglese con i bambini e le bambine. Ci aiutano anche a pulire gli spazi, le classi, la cucina e a caricare i sacchetti della spesa lungo la salita di accesso all’asilo. Per loro è sempre una bella esperienza e lo puoi confermare tu che l’hai fatta – dice Márcia con il tono energico che le riconosco, da anni.

E io sì, confermo, l’esperienza di volontariato in questo asilo-scuola mi ha cambiato, in meglio. Quando arrivai quasi casualmente alla favela (il mio contatto era Barbara, un’italiana che ha collaborato a lungo con Márcia) avevo 27 anni ed ero un milanese un po’ annoiato, un po’ depresso alla ricerca di qualcosa. Quello che trovai vicino a Márcia, Carminha, Ivanilda, Barbara, Julio e ai tanti bambini, bambine e adolescenti che frequentai quotidianamente per un biennio fu un buon motivo per smettere di lamentarmi e rimboccarmi le maniche.

Contatti – Carminha – whatsapp 0055 21 999290756 – umpmrs@hotmail.com

Visita al frate della favela

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Mentre seduto davanti allo Shopping Center Fashion Mall a São Conrado (5 minuti a piedi dalla Rocinha) stavo perdendo tempo prima di entrare in favela (ero in anticipo di un’ora) mi si sono avvicinati due ragazzini, due bambini, uno era negro e io ho sentito la voglia di allontanarmi, cioè ho percepito il negretto come una minaccia, come un possibile ladruncolo. Non era un ladro. Mi ha detto: “Zio, ce l’hai qualche spicciolo?”.

Guardandolo allontanarsi ho riflettuto sul fatto che altri bambini ben vestiti, bianchi, altre persone mi erano passate davanti e io non le avevo ritenute una minaccia. Il negretto invece sì. Ecco, io stesso, che mi ritengo di “larghe vedute”, sono il primo ad avere, a produrre pregiudizi.

Li produco anche al contrario. Mi spiego: ci sono degli amici di un mio alunno che sono dei benestanti di sinistra che hanno studiato nelle migliori scuole e, grazie a difficili concorsi, sono diventati pubblici funzionari di alto livello. Si riuniscono il sabato mattina nel bellissimo parco Guinle vicino alla fermata della metro Largo do Machado. Mangiano, bevono e fumano spinelli in allegria. Anche loro sono di larghe vedute. Io però non sono riuscito a legarci, mi ci sono avvicinato e mi sono sentito subito respinto, immediatamente giudicato come “esotico professore di italiano, forse matto anche se colto” ed invece ero io a giudicarli, a trovarli anticipatici, a ritenerli “gente di sinistra che è contro il narcotraffico ma si fa le canne e magari ogni tanto anche di coca, finanziando il narcotraffico”.

Sono pieno di pregiudizi, come tutti. Ed entrare in favela per me non è più uno scherzo. Prima, quando ci abitavo, mi sentivo tranquillo a gironzolare per il Largo do Boiadeiro, passare davanti al mercatino e alla palazzina al terzo piano della quale per un anno ho dormito, salire per la via parallela alla via Apia, osservare la gente, uguale a tanta altra gente, le banche, i negozi, la sporcizia, ascoltare le grida; adesso ho paura che da un momento all’altro scoppi il finimondo e banditi e polizia si mettano a sparare. Ho paura che un poliziotto mi fermi, mi chieda cosa ci faccio da quelle parti, mi infili della droga in tasca e minacci di denunciarmi, tentando così di estorcermi due o tremila reais per evitare il carcere. Sono insicuro, per questo ho chiesto a un’amica, Meg, pedagoga nell’asilo di Márcia, di accompagnarmi dal frate. Lei è cattolica devota e ammira Frate Sandro, francescano di San Paolo, missionario nella chiesa Nossa Senhora da Boa Viagem, fondata da missionari portoghesi nel 1938. Per raggiungerla bisogna camminare una ventina di minuti, in salita. Si trova nell’Estrada da Gavea (almeno credo, continuo a non capire come vengono chiamate le vie della favela, dove finisce la via Apia e comincia l’Estrada da Gavea, dove inizia e dove finisce la Rua Um). Lo spiazzo antistante, separato come un’oasi dai suoni e dal tumulto del traffico e dell’andirivieni di moto, moto – taxi, macchine, autobus, donne incinte, donne in minigonna, uomini in bermuda, nerboruti, tatuati, subito mi rilassa e mi rilassa la visione del bellissimo murales (quello della foto all’inizio di questo post) con il Gesù favelado, il Gesù brasiliano capellone e i discepoli che sembrano dodici hippie di varie nazionalità e diversi colori della pelle.

Io e il frate abbiamo parlato una mezz’oretta e vi esporrò i contenuti nei dettagli, voglio però precisare che ciò che più mi ha interessato nella nostra conversazione sono state le chiacchiere sul Vangelo. Io ero convinto che il primo testo a raccontarci le vicissitudini di Gesù fosse quello di Matteo, il mio xará, Sandro invece categoricamente afferma (lui che ha studiato anche a Roma, al Vaticano) che il primo scritto fu quello di Marco.

(CONTINUA)

Che ” Time ” fa ?

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E’ vero , questo blog è dedicato al Brasile anzi a coloro che come me in passato , hanno deciso di vivere in Brasile . Tuttavia è anche vero che questo blog è scritto e mantenuto da italiani che non possono completamente dimenticare il loro paese di origine .Per questo motivo , innumerevoli volte , troviamo sia nei posts che nei commenti riferimenti e confronti tra i due Paesi . Questo è uno di quelli .

Come sapete da oltre un anno ho scelto di trascorrere più tempo in Italia che in Brasile dove comunque trascorro i miei due/tre mesi l’anno . Rientrando ho trovato , almeno al Sud , una Italia sostanzialmente rassegnata alla povertà . I giovani che ne hanno avuto sia le capacità che le possibilità sono emigrati all’estero e continuano . Il lavoro qualificato è praticamente sparito .

Amici ingegneri come me , lasciati 10 anni fa senza lavoro , continuano senza fissa occupazione . Un carissimo amico mi ha raccontato la scorsa settimana che nel suo peregrinare si è presentato  ad una scuola parificata che cercava insegnanti di matematica . Ebbene la posizione prevedeva una assunzione con busta paga regolare MA , senza ricevere realmente lo stipendio . Il responsabile ha candidamente e “sem vergonha ”  spiegato che fanno tutti così e gli insegnanti accettano perchè in tal modo acquisiscono punteggio utile per i concorsi pubblici !

I giovani , si fa per dire visto che si tratta di ultratrentenni , sono principalmente occupati in attività poco stabili , spesso a nero .Gli esperti la chiamano GIG economy .   Qui a Caserta dove un taglio di capelli costa 11 euro in negozio potete spendere solo 5 euro se chiedete al barbiere “digitale  ”  di venire a casa vostra in orario convenuto . Lo stesso vale per la manicure .

Su questa realtà si innesta il fenomeno della immigrazione vista dai più non come una risorsa come qualcuno sosteneva tempo fa ma come un grosso problema per la  sicurezza e lo stile di vita italiano . Posso garantirvi che OGNI GIORNO esistono dibattiti televisivi ed articoli di giornale che ne parlano . Questo sino a prima del nuovo governo . Da quando Lega e 5 Stelle sono al governo , il rappresentante della Lega Matteo Salvini ha fatto della lotta alla immigrazione clandestina ( e non ) il suo cavallo di battaglia . Il suo partito , nell’arco dei primi 100 giorni di governo , ha raddoppiato i consensi !

Il fatto è che il problema della immigrazione interessa non solo l’Italia ma tutta l’Europa che però se ne è lavata le mani in cambio di accordi scellerati con il vecchio governo al potere in Italia . Pertanto oggi parlare di immigrazione significa soprattutto parlare di una Europa fragile ed assente su problemi vitali per i cittadini italiani .

Nel frattempo la BCE con le ultime dichiarazioni di Mario Draghi lancia un avvertimento : le parole del governo hanno fatto danni alle famiglie ed alle imprese italiano spingendo in alto i tassi di interesse . Adesso si attendono i fatti ovvero la nuova legge di bilancio .

Ed ecco spiegata la copertina del Time di questa settimana che riporto in apertura . Una foto in bianco e nero di  Matteo Salvini quasi sghignazzante ed il sottotitolo “Matteo Salvini, lo zar dell’immigrazione in Italia. E’ in missione per disfare l’Unione Europea”.

Bolsonaro ampia il distacco dai concorrenti

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L’ultimo sondaggio Ibope ( Instituto Brasileiro de Opinião Pública e Estatística ) basato su 2002 elettori interrogati tra l’8 ed il 10 Settembre mostra un aumento del distacco tra il candidato Jair Bolsonaro al 26% ed i concorrenti , incluso Haddad che ieri ha ufficialmente sostituito Lula .

Il sondaggio conferma quanto pubblicato dall’Istituto DataFolha che dava al 24% le intenzioni di voto per Bolsonaro ( I valori in entrambi i casi hanno una approssimazione di +/-  2 punti percentuali )  e pertanto i valori sfumano l’uno nell’altro .

Il distacco nei confronti del candidato al secondo posto ,Ciro Gomez , è di ben 15 punti  un abisso che sembra difficilmente colmabile .

Nel frattempo Bolsonaro ha lasciato l’Unità di Terapia Intensiva dell’ospedale Albert Einstein di Sao Paulo , dove è ricoverato , e  sta riprogrammando le interviste  fissate per questa settimana con varie testate giornalistiche prima che fosse vittima dell’attentato venerdì 7 Settembre .

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