Home Blog

Calabria Carioca – Cantautore calabrese omaggia il Brasile e tutti gli italo-brasiliani con una canzone

0

Da Paola in Calabria, una volta chiamata dagli antichi greci Italia (il nome viene appunto dalla zona che prosegue da Catanzaro verso sud), il cantautore Pasquale Gallipoli canta il Brasile degli italiani che partirono per costruire il loro futuro e quello di città importanti come San Paolo e Rio de Janeiro.

In un’intervista esclusiva al podcast Buongiorno San Paolo, Pasquale Gallipoli racconta la sua storia e la sua passione per la musica partita dalla stesura di ben oltre 150 poesie, molte di queste poi musicate e diventate anche brani molto seguiti su YouTube.

Il cantautore calabrese colpisce il pubblico brasiliano con la canzone “Brasile” in cui parla della straordinaria magia di questo paese e non solo, Pasquale omaggia anche i milioni di italiani che arrivati nel paese verde-oro si sono dati da fare per costruire aziende, imprese, industrie e con il duro lavoro hanno creato una comunità forte e di successo, dando un grande contributo allo sviluppo economico brasiliano.

Qualsiasi cosa scriverò, sarà quella sbagliata

2

Dopo le ultime lezioni con la ragazzina di 14 anni e la bambina di 9, ho capito che non c’è più tempo da perdere.
E che qualsiasi cosa scriverò, sarà quella sbagliata.
La bambina di 9 non va a scuola da più di un anno. Ad ogni nostra conversazione online, io le chiedo “Cosa hai fatto durante il fine settimana?” e lei sempre risponde “Ho dormito”. “Cosa farai, domani?” dico io, per indurla ad usare il futuro semplice. “Mi sveglierò, mi laverò i denti, farò colazione…”, “Sì, e poi?”, “E poi… studierò, guarderò la televisione…”. “Cosa hai fatto ieri?” insisto, per indurla ad usare il passato prossimo, “Ieri mi sono svegliata, mi sono lavata i denti, ho fatto colazione, poi mi sono lavata i denti di nuovo e ho studiato, ho pranzato…”. “Fai sempre le stesse cose?” chiedo, per farle capire la differenza tra un’azione abituale e una che avviene in questo momento, “Sì”, risponde, “E cosa stai facendo ora, qui davanti a me, al cellulare?”, “Sto studiando italiano”, “Brava!” le sorrido, soddisfatto dei suoi progressi. Ma lei non sorride, da tempo. Si annoia, le lezioni sono un diversivo ma la noia è la condizione abituale.

La ragazzina di 14 anni invece mi apre la porta di casa e mi osserva con un’espressione che pare dire “Tu sei qui perché mia madre mi obbliga a studiare inglese”.
Mentre scrivo di lei, penso al figlio della signora che pulisce, ogni venerdì, la nostra casa. La madre pulisce e lui studia inglese. Sempre vestito di nero, capelli a spazzola neri, pieni di gel, è timido, mi risponde a stento ma sa scrivere. Se, invece di parlare, gli scrivo le battute di un possibile dialogo tra me e lui, lui scrive, replica ad ogni mia battuta con una risposta adeguata. Se però le stesse cose gliele dico a voce, allora mi osserva, muto. Il colorito del suo volto è sempre bianco, gli occhi chiari sembrano non vederti, non osservarti o per un dichiarato disinteresse o per uno strano malessere.

Ceará

Paraìba

Santa Catarina

Bahia

Economia

Permesso di soggiorno