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NUMEROLOGIA MODERNA

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Testo e foto Gianluca Uda

    Presto il Brasile affronterà il secondo turno elettorale e qua sono giorni che non smette di piovere.

Un ballottaggio… una lotta antica quanto l’essere umano. Una battaglia tra due forze opposte, la destra e la sinistra.

Il mondo che percepiamo fonda le sue leggi sulla dualità, non possiamo farci nulla, io personalmente ho cercato di uscire da questo dualismo da questo sistema ma come previsto mi è andata male.

E’ Matrix pensai.

Il giorno e la notte, il bene e il male, l’uomo e la donna, la sinistra e la destra, fascismo e comunismo… qua funziona così, il mondo funziona così.

E’ Maria ad iniziarmi verso il sistema elettorale Brasiliano.

La politica non fa per me, figuriamoci quella Brasiliana, ma Maria non poteva saperlo.

In linea di massima funziona così.

Ogni partito ha un numero che lo contraddistingue e la lotta politica Brasiliana vede due numeri emergere nel gran mare della democrazia numerica.

Il 13 e il 17, stranamente due numeri un po’ di merda.

Numeri ritenuti di malasorte, sfiga e cose simili almeno per qualche cultura.

La cosa non poteva finire bene, pensai.

Il tredici rappresenta il polo comunista e il diciassette quello fascista, uno la società l’altro l’individuo, uno il bene l’altro il male ma su quest’ultima divisione ci sono pareri discordanti ma non per Maria che sa bene da che lato votare.

La cabala ed altre correnti esoteriche fanno sommare i numeri per dare un’interpretazione a ciò che potrebbe accadere.

La numerologia per molti è qualcosa di serio, sicuro e affidabile, io non ho mai avuto un debole per la matematica e da quel poco che vedo nemmeno Maria.

Il calcolo è semplice si devono scomporre i numeri e sommarli tra loro.

Prendiamo ora i nostri numeri il 13 e il 17.

Quindi avremo 1+3+1+7… risultato 12.

I mesi dell’anno… dodici come il numero degli apostoli. Anche le fatiche di Ercole furono dodici,  coincidenza….non credo.

Non è finita qua, dobbiamo scomporre e sommare nuovamente e quindi il dodici diventa 1+2 uguale a 3.

Tre, numero perfetto legato alla trinità cristiana, anche l’induismo ha una sua trinità,  coincidenza… non credo.

Il 3 nel linguaggio esoterico, cabalistico, numerico ha il significato di armonia e perfezione associato al triangolo e all’equilibrio e per molti il suo pianeta guida è Giove.

Coincidenza… non credo.

Per quel poco che so, ho come la sensazione che tutta questa storia dei numeri della politica ce lo metteranno presto nel culo… coincidenza, non credo.

Maria che già si suda la vita a Parolin sogna un mondo diverso, lei è il numero 13.

Non credo a queste cose, non credo nemmeno nella democrazia se proprio vogliamo essere sinceri.

Tra l’altro il teorema di Arrow ha ampiamente spiegato il perché la democrazia sia impossibile.

Sinceramente parlando, Arrow, mi risulta un po’ complicato da spiegare, ma stiamo usando i numeri e quindi un teorema ci stava bene.

Il tredici porta male perché era il numero dei partecipanti dell’ultima cena ed uno di loro, nello specifico Gesù, morì  poco dopo.

Stranamente questo numero è legato a Lula attualmente detenuto per un reato di corruzione da scontare a Curitiba, la città dove vivo attualmente, con una pena di dodici anni di reclusione.

Il diciassette, porta male per innumerevoli ragioni e non solo perché è legato alla figura di Bolsonaro.

Tra le ragioni ce ne è una pitagorica che parla di quadrati e cose del genere, un’altra è di discendenza romana il XVII è l’anagramma di VIXI che significava ho vissuto quindi sono morto.

L’ultima ragione chiaramente è quella biblica, si pensa che il diluvio universale sia iniziato un giorno diciassette.

Bolsonaro è il 17 e sono giorni che a Curitiba piove di brutto.

Coincidenza…

Jair Bolsonaro ha vinto il primo turno elettivo, promette maggior sicurezza, è stato accoltellato allo stomaco di recente, era un militare, odia i negri, non gli piacciono i froci è un po’ maschilista ma nel complesso è una brava persona.

Maria con ´sta pioggia deve tamponare bene porte e finestre per evitare che l’acqua entri in casa.

Maria è nera, favelada, donna che ama altre donne.

Dio fa che Bolsonaro perda il secondo turno.

FCA chiude settembre come leader del mercato automobilistico brasiliano

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Il gruppo detiene il 17,7% delle vendite nel paese

Fiat Chrysler Automobili (FCA) si è consolidata a settembre come leader nelle vendite automobilistiche nazionali con 315.423 unità vendute nei primi nove mesi del 2018 pari al 17,7% delle vendite nel paese.

Fiat Argo, il modello di ingresso del marchio, è stato il principale responsabile del risultato con 6.934 unità vendute e un aumento del 3,7% rispetto al mese precedente. L’auto è la sesta migliore venduta sul territorio nazionale.

La Fiat ha anche guidato la concessione di licenze per veicoli commerciali leggeri conquistando il 42,6% del mercato con Fiat Fiorino e Fiat Ducato. Tra i pick-up Strada ha raggiunto la vetta con 4.696 unità registrate seguita da Fiat Toro che ha registrato 4.575 unità. Con questi risultati il marchio ha conquistato il dominio del 33% del segmento.

Anche nella fascia delle jeep sportive (i cosiddetti SUV) FCA ha dominato le vendite: con 5,006 unità vendute la Jeep Compass è il modello più venduto in Brasile.

da Copacabana

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Mentre a letto rileggevo quello che ho scritto e rivivevo il passato a San Donato, i narcotrafficanti che occupano le favelas che circondano la Figueiredo, Santa Clara e Siqueira Campos, a Copacabana, hanno cominciato a sparare colpi di mitra e bazooka. Sembra di essere in guerra. E’ surreale. E ancora più strano è ascoltare le voci qui in basso dei bambini ad una festa che gridano ad ogni raffica, tra lo stupiti e il divertiti.
Perché non te ne vai? Direbbe qualcuno.
Perché ormai so che il mio posto è qui.
Ma capisco perché in molti, illusi, voteranno l’estrema destra.
Io invece, rincantucciato in camera, dopo aver controllato che le bambine stanno bene, penso ancora che solo una riforma del sistema scolastico, una riforma radicale della scuola elementare brasiliana potrà migliorare la situazione.

Le parole di Sandro

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Il frate ha una tempra forte, è combattivo. Meg dice che è un po’ vanitoso e gli piace essere intervistato: ultimamente sono venuti quelli della Globo, volevano sapere come se la passano lui e la favela, cosa è cambiato dopo la invasione della fazione Amigos dos Amigos in una domenica del settembre 2017, la situazione si è normalizzata?

Io ho mezz’ora di tempo per l’intervista. Dopo di me c’è un altro giornalista, un ragazzo di colore che collabora con la Globo e che per carpire qualche parola a Frate Sandro userà la telecamera del cellulare. Io sono un giornalista vecchio stile: niente cellulare, solo un blocco dove annotare…

  • Mi chiedete tutti la stessa cosa, volete sapere della guerra, delle sparatorie. Io invece voglio parlare dei progetti.
  • Allora dimmi, per favore, cosa è cambiato nei vostri progetti, nei progetti dei missionari francescani della parrocchia Nossa Senhora da Boa Viagem nella favela della Rocinha dopo l’irruzione della fazione avversaria e lo scoppio dell’ondata di violenza dell’anno scorso.
  • Eh già, è passato un anno. Per questo i giornalisti mi cercano. Hai visto che è uscita una mia intervista nel telegiornale della Globo?

Il tempo è bello anche se fa un po’ freddo. La chiesa nella quale ci siamo seduti è piena di buoni spiriti. Davanti a Frate Sandro, accanto a Meg, la mia amica cattolica, io avverto una pace unica, un clima di raccoglimento e di devozione semplice che mi attrae. D’altronde Frate Sandro e Meg mi hanno spiegato che la chiesa è sempre piena durante le messe del sabato e della domenica ed è strapiena nelle feste, devozioni dei santi. La religiosità dei numerosi residenti in favela provenienti dal nordest del Paese non è di natura intellettuale ma emotiva. Si commuovono con le immagini dei santi, toccano le statue, toccano la veste del sacerdote, pregano con le lacrime agli occhi. E Sandro, intellettuale, parlatore di quattro lingue tra le quali l’italiano (più il latino, ovviamente) si è adattato.

  • La guerra cominciata un anno fa è finita. Continua però la sensazione di insicurezza e tutti abbiamo ancora paura. Alcuni dei nostri progetti abbiamo dovuto interromperli perché coinvolgevano persone che venivano da fuori. Per esempio quello delle ripetizioni scolastiche, che includeva 60 ragazzini dai 12 ai 15 anni ai quali erano somministrate ripetizioni di portoghese, matematica, inglese, lezioni su come aprire una micro impresa, sedute con uno psicologo, era finanziato da una ONG brasiliana ed è stato interrotto. E’ durato cinque anni, le lezioni si tenevano qui accanto alla chiesa tutti i pomeriggi dalle 13 alle 17 ed è stato chiuso perché i professori, che abitavano fuori dalla favela ed erano pagati dalla ONG, si sono rifiutati di entrare in Rocinha, era diventato troppo pericoloso.

Ed anche il progetto con le mamme della favela basato sulle chiacchierate con le signore altolocate del quartiere Gavea è stato sospeso. Le signore della Zona Sud impartivano lezioni di autostima, educazione civica, insegnavano piccoli lavori di bigiotteria (sempre nell’ottica del micro reddito), donavano viveri e vestiti in un clima di armonia e confronto tra due mondi, quello della favela Rocinha e quello del quartiere Gavea, così vicini e così lontani. Un sabato ci siamo ritrovati tutti nel mezzo di una sparatoria, ci siamo rifugiati in chiesa; i mariti, i figli delle signore di Gavea hanno telefonato preoccupati perché stavano guardando la televisione e le mogli, madri hanno risposto mentre tutt’intorno si scatenava l’inferno.

Ed anche il progetto ECOMODA è stato bloccato dalla violenza. Era gestito dalla ONG Viva Rio, vi partecipavano donne, madri di famiglia dai 25 ai 45 anni. Creavano borse, vestiti usando tutto ciò che trovavano tra i rifiuti (e, nella favela, di spazzatura ce n’è parecchia!). La sede degli incontri era una casettina povera nella Rua Um, proprio al centro della zona degli scontri a fuoco tra le due fazioni di narcotrafficanti, spesso accompagnate dagli spari dell’esercito e della polizia… Adesso però è ricominciato il progetto delle ripetizioni scolastiche grazie a Gabriel, un ragazzo della favela che è riuscito a laurearsi e che ora, da solo, senza nessuna contribuzione economica da parte di nessuno, ha ripreso le lezioni che si svolgono negli stabili della chiesa. I professori che Gabriel ha chiamato sono tutti volontari e lavorano gratis. Al momento vi partecipano circa 100 adolescenti -.

Quando sto per entrare nella metro, ormai lontano dal trambusto, sento che i luoghi della Rocinha e le parole del frate riecheggiano dentro di me. E’ sempre la stessa storia: la favela risveglia in me un’energia pazzesca che non riesco a definire, che non riesco nemmeno bene a capire e mi ricorda degli istanti della mia infanzia quando mi accovacciavo nella cameretta a San Donato, chiudevo gli occhi e sentivo che tutto dentro vibrava come se il flusso della vita presente in tutti gli esseri viventi, non solo gli uomini e le donne ma anche le piante, gli animali, i fiori, gli insetti, presente anche nelle cose inanimate, negli oggetti morti della casa, la moquette della sala, presente nella polvere che fuoriusciva dai tappeti e nel momento della morte, quel flusso stava usando in quel momento il mio corpo per manifestarsi, per rendermi cosciente che ero io, ed ero vivo lì sdraiato nella cameretta ed essere vivo era un piccolo miracolo.

Contatti – Frate Sandro – -whatsapp 0055 21 981232332

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