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La fumatrice

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Vi presento un capitolo del mio nuovo romanzo che ho appena finito di rivedere e correggere. Cerco una casa editrice italiana che voglia pubblicarlo. Se c’è qualcuno tra di voi che ha qualche contatto, che può aiutarmi a presentarlo a un editore italiano che possa distribuirlo, promuoverlo, mi può scrivere un messaggio. Un saluto a tutti.

La fumatrice

 Marzia, davanti a Don Matteo, trasporta un sacchettone pieno di giocattoli e di vestitini, il prete, il missionario la segue con tre sacchettoni neri che lei gli ha chiesto di sorreggere mentre risalgono il pendio della favela che, dal Largo do Boiadero, porta alla Roupa Suja. Sono andati assieme a fare spese per l’asilo, poi sono passati dalla Casa della Cultura nella quale un gruppo di turisti aveva lasciato delle donazioni per la Uniao de Mulheres Pro’ Melhoramento da Roupa Suja. E adesso, mentre Marzia con le caviglie gonfie, la gonna fin sotto al polpaccio (look da perfetto pastore evangelico) e una camicetta tutta abbottonata, lo precede, lui, Don Matteo, si chiede il perché di tante cose. Aveva pensato di avere gravissimi problemi, si era sentito in colpa per la mancanza di fede e per l’intenso desiderio sessuale che lo lascia insonne e non gli permette di rapportarsi serenamente con le studentesse del progetto, le più grandine, quelle che stanno cercando di entrare in università; si era lasciato andare ai vizi di fumare e bere e si era sentito davvero male immaginando sua madre, la vecchia Giuseppina di San Giuliano Milanese, che lo fissava e lo giudicava, poi però aveva saputo che Marzia, il suo idolo, il suo modello di evangelismo messo in pratica, non era riuscita a perdonare l’italiana con cui aveva collaborato, e anzi aveva chiesto al tribunale di Rio di aprire un secondo processo contro Barbara, l’angelo biondo venuto dall’Italia per salvare l’infanzia brasiliana. Marzia, la personificazione della generosità, non solo era orgogliosa e vendicativa ma contraddittoria. Leggeva e rileggeva il Vangelo eppure pareva essersi scordata di San Luca e San Matteo quando raccontano di Gesù che esorta gli apostoli, i discepoli e la folla tutta a perdonare le offese, a ricambiare l’odio con l’amore. Marzia, la sua amica Marzia, la nera leader comunitaria della Roupa Suja, direttrice dell’asilo e presidentessa della ong, Marzia che quasi tutti i fine settimana chiama gli amici per cucinare insieme una zuppa e distribuirla poi ai barboni del centro di Rio, appostati fuori dall’ospedale Souza Aguiar tra sporcizia e macchine sbuffanti gas, non è riuscita a perdonare e, senza dire niente al suo braccio destro Carmigna, senza dire niente a Don Matteo o ad altri membri della ong, senza parlare ai volontari e alle maestre, ha indetto una nuova causa contro l’ex amica, contro l’italiana. L’unico ben informato dei fatti è il suo avvocato, cioè un americano, marito di una ex volontaria ebrea, attivissima, che ora vive a New York, la quale già da tempo l’ammoniva:

  • Quegli immobili sono tuoi. Prenditeli.

Il risultato dell’azione, della decisione di Marzia è aver distolto il missionario italiano dai suoi pensieri, di averlo distratto a tal punto che tutto quello che c’era prima di aver saputo dell’odio, del rancore di lei, ha perso importanza. Hanno perso importanza e significato le birre bevute, le sigarette fumate, le ricerche su internet di una donna da amare (anche se solo per pochi minuti), tutto è passato in secondo piano perché la sua amica era ed è sempre stata fonte di bene, di parole cordiali, di aiuti reciproci. Come può un animo nobile provare odio?

Eccoli Don Matteo e Marzia che calpestano gradino dopo gradino, passano davanti ai baretti incastonati nella roccia come dei santuari o delle cripte che ospitano reliquie, le reliquie sono gli avventori e le donne grasse con i denti un po’ sfatti, i seni abbondanti, le cosce larghe piene di pieghe e di cellulite. Marzia cammina e lui la segue fino al cancelletto di ferro che segnala l’entrata dell’asilo. Oggi non si vedono narcotrafficanti, non si sentono i rumori degli stivali degli uomini dei reparti speciali che, quando sbattono sul terreno, ricordano i plotoni e le parate. Ieri e l’altro ieri è morto qualcuno a causa dei proiettili vaganti. Chi spara è la polizia, chi spara sono i narcotrafficanti quando la polizia entra nella favela. Ma oggi pare tutto tranquillo, il cancelletto dell’asilo viene aperto dalla donna, i due, lei e il missionario, entrano, salgono poche scale poi Don Matteo pensa che gli converrebbe cenare lì perché, di sera, dovrà supervisionare il professore che farà la lezione agli alunni iscritti all’ultimo anno della scuola pubblica, volonterosi di superare l’esame che gli garantirebbe l’accesso all’università. Potrebbe chiedere alla cuoca di scaldargli i resti del pranzo o di fargli mangiare i resti della merenda dei bambini…

Marzia è sfuggente, sa che Matteo le vuole parlare, sa di cosa le vuole parlare e si rintana nel suo ufficio al secondo piano lasciandolo con Carmigna e con la cuoca. L’asilo non è pulito come al solito, il numero degli alunni e delle alunne è ridotto allo stretto necessario per garantire la sopravvivenza dell’istituzione. Forse è per questo che la sua amica ha aperto quel nuovo processo, perché non ha soldi e la proprietà degli immobili nella parte bassa e meno violenta della Rocinha le farebbe comodo. Non pensa che l’italiana abbia diritto come lei di rimanere in favela e di svolgere il suo lavoro, non ricorda che è stata Barbara a convincere le persone a darle i loro soldi per aiutare l’infanzia brasiliana. Don Matteo, Barbara, non la conosce. Quando lui è arrivato, lei e Marzia già si erano separate, però ne ha sentito parlare, e molto, nei più diversi modi. C’è chi dice che sia una specie di santa, c’è chi dice che usi i soldi dei donatori per divertirsi a Fernando de Noronha. Comunque quando è passato nella sua scuola nella Traversa Liberdade per vedere com’era e come funzionava, ha trovato un bell’edificio curato, stanze pulite, bagni in ordine, molti bambini che studiavano, e questo gli è bastato. Lei poi è italiana di Milano come lui… Stranamente non si sono mai incontrati né parlati ed è proprio ora che pensa al fatto di non aver familiarizzato con l’italiana, ora che fa irruzione con i sacchetti nell’ufficio di Marzia al secondo piano dell’edificio adibito a asilo nella Roupa Suja, una stanza minuscola nella quale non batte mai il sole.

  • Dove li metto? – chiede.
  • Appoggiali pure lì da qualche parte.

Lei pare indaffaratissima. Mentre salivano la favela ansimavano entrambi e non hanno pronunciato nemmeno una parola. Ora che sono nell’asilo, lei gli fa capire che non ha niente da dirgli. D’altronde è stato lui ad abbordarla mentre faceva acquisti, è stato lui ad averle imposto la sua compagnia. E forse lei è stanca di collaborare con gli italiani, forse pensa che gli italiani sono tutti uguali, sono tutti soli come lui che fuma e beve la sera e cerca di sedurre le cameriere del ristorante Trapia’, sono tutti insicuri e contraddittori perché prima ti trattano bene e poi ti feriscono.

  • Perché hai deciso di avviare una nuova causa? Non ti sembra di esagerare? E poi non credi che ti faccia male sfogare così la tua rabbia? Non riesci a tenere a mente le parole del Vangelo che dicono di perdonare le offese e contraccambiare l’odio con l’amore?

Marzia alza gli occhi dal foglio che stava fingendo di leggere. E fissa Don Matteo. Lui fissa i suoi capelli arruffati, le occhiaie. Lei è stanca di tutto, anche di lui.

  • Sei venuto fino a qui per farmi la predica? Credi che io non sappia cosa fai la sera? Credi che nessuno qui nell’asilo sappia che stai sbavando dietro a Andressa e che muori dalla voglia di portartela a letto? Chi sei tu per farmi la predica?

Don Matteo pensa al culo di Andressa, la più bella alunna del corso serale, e ammette che sì, se la porterebbe volentieri a letto. Lui però un processo contro la vecchia collaboratrice italiana non l’avrebbe istituito. Troppa confusione, troppi rischi di uscirne sconfitti, troppi ricordi (lei gli ha raccontato come erano i loro rapporti). Meglio sarebbe metterci una pietra sopra.

  • Vuoi che me ne vada, vuoi che abbandoni il progetto? – chiede il missionario.
  • Voglio che ti occupi solo dei professori, degli alunni. E non credere che me ne freghi qualcosa di quello che fai la sera. La favela è grande e tu, Matteo, prete o non prete, sei libero di agire come vuoi. Ma non di farmi la predica.

Lui la saluta, poi si chiude la porta con le sbarre di ferro alle spalle e osserva le stesse sbarre dietro alle finestre, messe lì per attutire l’impatto dei proiettili. Scende le scale e raggiunge Carmigna al piano di sotto, la trova dove l’aveva lasciata,  in cucina a discutere con la cuoca e una professoressa davanti a una tazza fumante di caffè, e subito le chiede se può accompagnarlo fino alla parte bassa della favela perché in questo periodo di violenza non si fida di camminare da solo tra i vicoli.

  • E perché no? – replica lei – Se ti ferma la polizia, basta che mostri il contratto che ti abbiamo fatto firmare.

Matteo sospira e si dice che è tutto ok anche se le sue migliori amiche in favela non sembrano volergli più bene. Eppure era stata Carmigna a dirgli che Marzia stava male, che aveva preso delle decisioni avventate e aveva bisogno dei suoi consigli. Lui infatti le ha parlato anche se non è servito a niente. Forse è per questo che Carmigna è irritata, perché il missionario italiano non è riuscito a far cambiare idea alla direttrice dell’asilo.

  • Forse è tardi, è meglio se rimango qui – continua lui, cercando di far sembrare che sta seguendo il filo sempre di uno stesso discorso – Mangio qualcosa e aspetto gli alunni e il professore di storia e portoghese.
  • Se vuoi rimanere, rimani. Noi però prima dei corsi serali dobbiamo pulire.

Matteo si accende una sigaretta, così su due piedi, e sbuffa il fumo sulle facce attonite del braccio destro di Marzia (che però è stata l’ultima a sapere dell’apertura del processo) e di Ivanilda, la cuoca.

  • Ce ne hai una anche per me? – chiede Carmigna.
  • Ma come, tu non hai mai fumato!
  • Oggi mi pare il giorno giusto per iniziare.

Il missionario calvo e barbuto estrae una Marlboro dal pacchetto, l’accende con l’accendino argentato e la porge a Carmigna.

  • Sai come si fa?

Lei prende la sigaretta e aspira a pieni polmoni.

Uno strano ferragosto

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Un ferragosto strano questo del 2018 . Climaticamente tutto regolare . Dopo un’ estate assolata iniziano i primi temporali seri anche se i giornali tendono ad esagerare qualunque perturbazione atmosferica riportandola al riscaldamento globale . Il malessere e l’inquietudine nascono dagli avvenimenti dei giorni scorsi , la esplosione quasi da atomica sulla autostrada nei pressi di Bologna del 6 Agosto con due vittime e centinaia di feriti e ustionati  ed il crollo improvviso di un monumento nazionale come il Ponte Morandi di Genova  alle 12 meno un quarto di ieri con un numero di vittime ancora imprecisato e per non farsi mancare nulla due terremoti uno ad Udine l’11 Agosto e l’altro sempre ieri  a Campobasso .

Tutti i canali televisivi da ieri non parlano d’altro : il crollo del ponte di uno dei padri della ingegneria italiana Riccardo Morandi , un’opera monumentale ed ardita per il periodo , era il 1964 .La copertina della Domenica del Corriere così celebrava l’avvenimento della inaugurazione , presente il Presidente della repubblica di allora : Giuseppe Saragat .

Seguendo un canovaccio classico si alternano scene dei soccorritori , filmati amatoriali sul disastro , storie dei sopravvissuti e delle vittime . Poi pian piano  entra il perverso  gioco della politica . La ricerca delle responsabilità . Passano interviste di normali cittadini che questionano della manutenzione del ponte come fossero esperti parallelamente a tavole rotonde dove ingegneri  e giornalisti alla pari discutono delle cause e di cosa si sarebbe dovuto fare per evitare la tragedia . Su una cosa  comunque  tutti concordano , che nessuna opera di ingegneria è eterna , nonostante la manutenzione ! Si fa sempre più forte la convinzione  che la tecnologia del calcestruzzo precompresso , stato dell’arte e alla base del boom di opere pubbliche degli anni 60 , ha una vita utile non superiore ai 50 anni dopodichè il manufatto va demolito !  Questa drammatica realtà è stata ” nascosta ” agli italiani perchè demolire e ricostruire le infrastrutture che hanno compiuto i 50 anni richiederebbe miliardi di euro che non ci sono . Sono infatti oltre 60 000 i ponti in Italia !

Nel frattempo appare evidente che il peggio per Genova deve ancora venire .Divisa in due dopo la caduta del ponte e senza una infrastruttura alternativa per assorbire il traffico cittadino e quello pesante in direzione del porto,  il futuro economico della città appare nero . 25 milioni di veicoli all’anno , questo era il traffico sopportato dal ponte Morandi negli ultimi anni , non possono essere gestiti facilmente . Le autorità appaiono evidentemente in difficoltà . Cosa accadrà a Settembre al rientro dalle ferie ? Ci vorranno anni per ricostruire il ponte e portare a termine il cosiddetto progetto ” gronda ” per creare una alternativa al il traffico pesante .

La ricerca del colpevole ha unito M5S  e Lega . Messi da parte i disaccordi sugli sbarchi degli immigrati , il destino dell’ILVA ed il blocco della TAV , è stato individuato il nuovo untore : La società Autostrade e la famiglia Benetton , principale azionista , colpevole di avere le tariffe più alte d’Europa e di non aver condotto una adeguata manutenzione delle infrastrutture affidate con la licenza governativa .

Di Maio e Salvini: “Revoca concessione ad Autostrade e multa di 150 milioni”. Toninelli: “I vertici si devono dimettere”

Dopo quello che è accaduto ed i miliardi di euro che saranno necessari per rimettere in ordine Genova e parte delle infrastrutture italiane ha ancora senso il programma del governo basato sui tagli alle pensioni ed il blocco dell’IVA ? A questo punto l’unica via di uscita sembra quella paventata dal M5S e tanto osteggiata dalla opposizione : rinegoziare il deficit ammissibile per l’Italia con i partner europei . O aumentiamo il debito o non arriviamo a ” domani ” .

Lettera scritta nel 2016 e mai spedita

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Cara Mamma,

ti scrivo da Rio de Janeiro. Sono a Barra da Tijuca, il quartiere nel quale lavoro da più di dieci anni. Non ci vediamo spesso e allora approfitto di questo spiraglio di tempo tra una lezione e l´altra per raccontarti come vanno le cose.

Mi hai chiesto di spiegarti come sta questa nostra enorme città, la città che mi ha rapito da Milano, dall’Italia, e da te, in un certo senso. Mi hai detto l´altro giorno via skype che sei curiosa di sapere come andranno le Olimpiadi…

Raccontarti in poche righe due anni di crisi politica e economica sarebbe difficile. Il tempo, come sai, stringe, e mi devo limitare all’essenziale.

Rio de Janeiro è un caos, un vero caos, con tutta la bellezza che il caos produce e lo schifo che si cela tra le pieghe della bellezza. Ci siamo illusi alcuni anni fa che la scoperta del petrolio a qualche chilometro di profondità, in mezzo al mare, dalle parti di Macaé, avrebbe spostato gli equilibri, trasformando Rio in qualcosa di più moderno ed efficiente. Invece, la crisi della Petrobras (l´azienda statale che estrae il petrolio), legata alla corruzione e alle miriadi di indagini che l´hanno rivelata ai giornalisti e al pubblico, ha fatto sì che quello che poteva essere un motivo di gioia si sia trasformato in una causa di grande tristezza.

A Rio non funziona più niente. I costi eccessivi delle Olimpiadi, il buco nelle casse della Petrobras e dello Stato (il Brasile è diviso in Stati. Noi abitiamo nello Stato di Rio de Janeiro) hanno oggi conseguenze disastrose per la popolazione: la polizia non viene pagata regolarmente; la sicurezza non è garantita; la violenza è aumentata; negli ospedali mancano medici, medicinali e infermieri; i professori e le professoresse delle scuole pubbliche sono in sciopero da marzo perché da mesi non ricevono lo stipendio, così gli alunni (cosa che, se succedesse in Italia, ti farebbe piangere il cuore) rischiano di perdere l´anno. Allora (ti conosco troppo bene) tu mi chiederai, ti chiederai: ma cosa ci fa Matteo ancora in Brasile?

Come ti dicevo via skype, Mamma, il lungomare di Copacabana, attraverso la sabbia, gli ombrelloni, le reti di pallavolo, le gabbiette per i bagnini e, soprattutto, attraverso i bagnanti, i corridori, le donne in bikini e gli ubriachi al mattino presto, continua ad esprimere la sua rabbia e le sue contraddizioni rappresentate da gente troppo ricca e troppo povera che vive giornalmente, obbligatoriamente, a braccetto.

Le colline continuano a sovrastare l´orizzonte, inflessibili ma generose. La brezza serale ci sprona ad osservare le isolette e l’ oceano imperioso. Le onde producono ancora quello sciabordio silenzioso che pare una cantilena cantata da sirene impazzite o, forse, così sagge da sembrarci pazze.

Se Dio vuole, l´oceano rimarrà tale e quale e nessuna crisi (almeno spero) potrà intaccare, modificare il suo linguaggio cadenzato, la sua poesia surreale.

Per questo rimango in Brasile, Mamma.

Cresce oltre l’inflazione il costo del condominio in Brasile

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Lo straniero che  risiede in Brasile ed abita in un appartamento , scelta quasi obbligata se si vuole lasciare la casa disabitata per un  periodo dell’anno ed essere abbastanza sicuro di ritrovarla intatta al proprio rientro , conosce bene il problema del costo del condominio .Il problema vale naturalmente a maggior ragione per i brasiliani .

Per motivi storici che poco ci interessano ho scoperto , al mio arrivo in Brasile , che il valore del condominio , soprattutto in alcuni casi , poteva tranquillamente superare il costo dell’affitto . Una serie di servizi obbligatori e spesso nemmeno erogati o di pessima qualità elevano la tassa di condominio degli appartamenti a valori assurdi . A questo si aggiunge la inadempienza di una parte non trascurabile dei condomini che viene tranquillamente ” spalmata  ”  sulle rate di coloro che pagano . Cornuto e mazziato si dice dalle mie parti .

Il fenomeno viene combattuto ,come quasi tutte le cose in Brasile , senza cercare di capire le origini del problema . Pertanto , pur essendo oramai in una severa crisi economica con disoccupazione crescente , i sindaci dei condomini non trovano di meglio che aumentare la tassa annualmente di minimo il 10% , aumentare la multa al 10% ed oltre ed aumentare il juro mensile per mancato pagamento . Questo ovviamente si traduce in una ” bola de neve ” che rende il debito impagabile .

Può andare peggio di così ? Certo !  Supponiamo infatti che abbiate investito i vostri risparmi in un appartamento da affittare , ebbene da inizio 2015 al Giugno 2018 gli affitti sono saliti mediamente del 15.8% ed il condominio del 28% . Oramai in molti casi il condominio è superiore all’affitto .

Quando sono rientrato in Italia lo scorso anno ho lasciato il mio appartamento ammobiliato e l’ho affittato  per un valore complessivo di  R$ 1900 che includeva   R$1200 di condominio , R$100 di agenzia e R$ 600 per me .Parliamo di un appartamento con 4 camere da letto , due bagni , sala con veranda e cucina abitabile , area di servizio e “quarto de empregada ” oltre al posto auto per un totale di 185 mq.  No comment !

Naturalmente dopo un anno di pagamenti sempre in ritardo nonostante l’Agenzia , ho mandato via l’inquilino e l’Agenzia e sono rientrato in possesso dell’appartamento . Tuttavia questo non risolve il problema del condominio che nel frattempo è arrivato a  R$ 1400 . La situazione ovviamente è peggiore nelle capitali degli stati più popolosi come  Rio , Minas , Sao Paulo , Bahia . In alcune zone di Rio il condominio ha oramai raggiunto i R$ 4000 al mese  .

Secondo dati della IPCA ( Índice de Preços ao Consumidor Amplo) che valuta l’inflazione ufficiale del Paese negli ultimi 12 mesi il valore del condominio è aumentato del 5.1% mentre l’inflazione è aumentata del 4.4% e , udite udite , gli affitti di un misero 0.6% .

In alcune città la disparità è ancora più eclatante . In Campo Grande (MS) , per esempio , i condomini sono aumentati in media del 10.4% negli ultimi 12 mesi mentre gli affitti sono diminuiti dello 0.9% . A Rio gli affitti sono crollati del 2.2% contro un aumento dei condomini del 7.2% .

Questo fatto ovviamente si riflette anche sulle vendite degli appartamenti . Valori di condominio elevati allontanano prontamente i pochi acquirenti rimasti dopo la stretta creditizia che ha colpito il settore immobiliare .

Analizziamo ora un poco più in dettaglio la composizione media delle spese condominiali . Il 20% dei costi sono determinati da luce ed acqua ( acque di scarico incluse ) . Questi costi negli ultimi 12 mesi sono aumentati del 19% e dell’8% rispettivamente . Chi però fa la parte del leone sono i costi per il personale pari al 60% del totale di cui il 30% sono i salari  ed il 30%  i carichi sociali ( FGTS, INSS, benefici vari , vale trasporto , vale refeçao , aumenti sindacali di categoria , ecc ) .

Nel condominio dove vivevo il peso del personale era dell’80% a tutto discapito della manutenzione che era gestita con la emissione della  temuta : Taxa extra  .

La soluzione radicale al problema è l’automazione dell’edificio dalla apertura automatizzata del cancello d’ingresso alla cosiddetta ” portaria remota ” . Ricordo ancora l’assurdo che incontrai nel mio edificio quando acquistai l’appartamento . Il cancello all’ingresso , pur essendo meccanizzato , era aperto schiacciando un pulsante all’interno della guarita del portiere  .Nessuno dei condomini possedeva un telecomando e questo comportava una persono fissa 24 ore al giorno solo per aprire il cancello di ingresso .

Per concludere mi aspetto che nei prossimi anni un notevole contributo alla  disoccupazione verrà dal licenziamento di centinaia di migliaia di portieri .

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