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Anche l’agenzia di rating Fitch declassa il Brasile

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Seguendo l’esempio della Standard&Poor’s (S&P), anche l’agenzia di rating internazionale Fitch ha ulteriormente declassato la nota del credito sovrano del Brasile portandola da BB a BB- .

Il taglio era già atteso dal mercato in virtù della desistenza del Governo brasiliano della  approvazione della Riforma della Previdenza prima delle elezioni .

Il declassamento , specifica Fitch , riflette il grande deficit fiscale , l’aumento del debito pubblico ed il fallimento delle riforme tendenti a migliorare i conti della finanza pubblica . La prospettiva comunque è cambiata da negativa a stabile . Magra consolazione che significa che per recuperare l’investment grade ci vorranno dai 5 ai 10 anni .

Tutto questo nonostante l’ottimismo del ministro Meirelles che si era spinto a dichiarare a Davos di ritenere il Brasile prossimo a recuperare il grado di investimento  , addirittura prima del 2018 .

NARCOS

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Rogerio 157, l’attuale capo, era un banditello qualsiasi e, in Rocinha, nemmeno ci è nato. Non è nato a Rio ma ci è arrivato da Minas, da immigrato è andato in favela dove ha conosciuto una ragazza e ci ha fatto due figli. Per mantenere la famiglia si è dedicato all’attività di ladro per le vie della città (da qui deriva il numero 157 accanto al nome: è quello corrispondente al crimine di furto e latrocinio, nel codice penale) rivendendo la merce tra i viottoli, nelle scorciatoie, nei bar, nelle piazze della Rocinha. Poi è diventato narcotrafficante. Ha cominciato dal basso come umile manovale, spacciatore al dettaglio agli angoli delle vie accanto a un superiore armato. Poi si è messo a consegnare la droga a domicilio, in moto; quando capitava dava anche dei passaggi a pagamento come un normale moto tassista. Finalmente è stato notato da uno dei passeggeri, Nem, capo della fazione Amigos dos Amigos che l’ha promosso a suo guardaspalle ed è seguendo Nem, obbedendo ai suoi ordini che Rogerio ha imparato il mestiere del condottiero ed ha acquisito la ferocia necessaria per uccidere senza rimorsi.

Lui al capo gli era fedele e quando, sorpreso dalla polizia insieme ai suoi mentre tornavano armati fino ai denti da un baile funk di un’altra favela, invase l’hotel Intercontinental a Sao Conrado e fece numerosi prigionieri, Nem ordinò a tutti di consegnarsi alle forze dell’ordine, l’irruzione nell’hotel era stata un malinteso, gli accordi tra narcos e polizia prevedevano la pace nelle vie circostanti la favela. Rogerio si fece due anni di carcere e ottenne la libertà perché gli fu concesso di difendersi senza l’obbligo detentivo (alle udienze, ovviamente, non si presentò). Nem, il nordestino, pagò l’avvocato, assistette i suoi soldati ma il guardaspalle quando tornò a casa ebbe la spiacevole sorpresa di scoprire che il boss era stato arrestato.

I due, Nem e Rogerio, erano andati d’amore e d’accordo per anni e il loro “governo” segnò un tempo di relativa pace tra le vie della Rocinha: la gente circolava liberamente, le attività commerciali funzionavano regolarmente, gli innumerevoli mercatini e rivenditori di cibi e bevande erano sempre aperti, i baile funk erano frequentati dai favelados e dagli abitanti di altre zone della città, la droga era venduta a pieno ritmo. La gente della Rocinha rispettava Nem e si sentiva rispettata da un bandito che, in fondo, amava la comunità. Il suo profilo era discreto, poche armi a vista, libertà di transitare tra i vicoli, tra i viottoli non solo per i residenti ma anche per i ricchi abitanti della zona sud che compravano la droga in favela e si divertivano nei balli, nei bar. E poi Nem aveva un’etica: la vendita di crack era proibita, la violenza veniva esercitata solo quando strettamente necessaria. E questi “valori” forse derivavano dalle sue origini e dalla sua biografia: povero figlio di immigrati nordestini, a vent’anni era padre di una bambina con una grave malformazione tumorale. Per curarla avrebbe avuto bisogno di ventimila reais ma lui era un semplice lavoratore di un’azienda di telecomunicazioni, distribuiva una rivista di casa in casa e promuoveva la vendita di prodotti informatici. I soldi avrebbe potuto chiederli alla banca o a uno strozzino ma decise di rivolgersi all’allora capo del narcotraffico; in cambio offrì i suoi servigi e fu così che iniziò la carriera nel mercato del crimine. Oggi la figlia di Nem ha quasi vent’anni e sta bene, e lui questi dettagli li ha forniti in una lunga intervista a un giornalista inglese che ne ha lodato il profilo moderato e imprenditoriale nella gestione del narcotraffico, atteggiamento contrastante con quello aggressivo ed esibizionista del suo successore, Rogerio 157.

 

 

 

Phil Collins arrestato in Brasile

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l’ex frontman dei Genesis Phil Collins ha avuto un piccolo e increscioso contrattempo, questa mattina è stato arrestato e trattenuto per diverse ore dalla polizia brasiliana all’ aeroporto di Rio de Janeiro poiché privo di un regolare visto di lavoro.
Collins, infatti, è in questi giorni Brasile per tenere una serie di quattro concerti. Dopo un’ora trascorsa nella cella della polizia al Galeao International Airport, è stato finalmente rilasciato. Giovedì 22 febbraio potrà quindi esibirsi nel suo primo live brasiliano nel celeberrimo stadio Maracana di Rio de Janeiro. Il tour in Brasile proseguirà, sabato e domenica, con due concerti a San Paolo e poi martedì prossimo sarà a Porto Alegre per il concerto di chiusura. Il tour proseguirà in Messico.

La brasiliana EMBRACO chiude lo stabilimento di Torino .

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“On January 10, 2018, Whirlpool Corporation (the “Company”) announced certain restructuring actions related to streamlining operations in its Embraco compressor business.   Company management authorized such restructuring actions on January 4, 2018.  These actions are expected to result in ceasing operations and ending production at Embraco’s Riva Presso Chieri (Turin), Italy facility in 2018, and concentrating the assembly and manufacturing of compressors in Embraco’s other manufacturing centers.  The Company currently anticipates that approximately 500 positions would be impacted by these actions. The Company expects these actions to be substantially complete in 2018.”

Con questa comunicazione fatta dalla Whirpool alla SEC ( La CONSOB americana ) il 10 Gennaio di quest’anno , l’azienda statunitense comunicava la previsione di chiusura dello stabilimento torinese della sua controllata EMBRACO ( Gruppo brasiiliano con sede a Joinville  nello stato di Santa Catarina ) specializzata nella produzione di compressori ermertici per i frigoriferi . La comunicazione non lo dice ,ma l’intenzione della Whirpool è quella di concentrare la produzione nell’esistente stabilimento slovacco .

La EMBRACO ha circa 9600 dipendenti distribuiti in tutto il mondo con fabbriche in Europa ( Italia ,Slovacchia , Russia ), Asia ( Cina ) ed  America ( Brasile , Messico , USA ) ed ha la capacità di produrre  37 milioni di compressori per anno . Come tutte le buone multinazionali si localizza ma non si radicalizza , sempre pronta a dirigersi laddove i fattori produttivi ( leggi forza lavoro ) sono più favorevoli , le tasse più basse o il mercato locale estremamente allettante o protetto da regole che rendono improponibile la importazione di compressori prodotti fuori del paese .

Il caso EMBRACO non è nè il primo nè sarà l’ultimo : io stesso nella mia carriera ho vissuto questa esperienza quando la Texas Instruments Italia localizzata ad Aversa decise di chiudere la sua divisione Materiali e Controlli ( Incidentalmente vevivano prodotti parti per il compressore frigorifero )  e trasferirla in un paese dell’est europa . La caduta dei muri e l’unione europea significa anche questo , direi soprattutto questo .

E’ dunque con grande sorpresa osservare che ,dopo decine di anni da quello storico evento , un Ministro dell’Industria italiano ancora si scandalizza per quello che oggi si è concretizzato : la conferma del licenziamenti di circa 500 dipendenti della EMBRACO senza possibilità di ricorrere alla cassa integrazione avendo l’Azienda  escluso possibili  ristrutturazioni ed il trasferimento delle attività produttive in Slovacchia .

I giornali parlano di un ministro Calenda infuriato con l’Azienda e pronto a chiedere un intervento di Bruxelles.  “Non incontrerò più questa gentaglia”. Carlo Calenda chiude con Embraco e sposta la partita sullo stabilimento di Riva di Chieri in Europa, stanco di confrontarsi con un’azienda “che ci ha risposto negativamente e ci ha detto che deve licenziare subito: ci troviamo di fronte al peggior caso di multinazionale irresponsabile nei confronti dei lavoratori e senza rispetto per il governo”.

Calenda ha parlato di una “competizione non leale” da parte della Slovacchia, accusata di attirare le multinazionali offrendo condizioni di gran vantaggio anche grazie ai Fondi strutturali europei, che teoricamente non potrebbero esser usati per attirare  le società. “Hanno cinque milioni di abitanti e si sono da poco affacciati al mercato: è come amministrare una grande città con l’aiuto dei Fondi europei. Così è facile”, ha attaccato Calenda.

Ora mi chiedo : chi ha voluto incorporare nella Unione Europea paesi tanto eterogenei non sapeva a cosa si sarebbe andato incontro  ?  Questa guerra tra poveri era tranquillamente prevedibile da oltre dieci anni .

Cosa avrebbe dovuto fare per evitare questo il governo di una nazione come l’Italia che è tra l’altro  tra i membri fondatori della Unione ? La risposta è straordinariamente semplice anche se oggi non è più attuabile a causa del tempo trascorso . Si chiama ricerca , innovazione e lavoro  ovvero esattamente l’opposto di quello che è stato fatto dal governo italiano nel corso di questi ultimi 20 anni . La fuga dei cervelli ne è solo un esempio plateale ma non l’unico . Ed è  per questo che nel 2018 un ministro del governo si infuria perchè una fabbrica di compressori per  frigoriferi decide di andarsene . In realtà si sarebbe dovuto infuriare perchè nel 2018 ancora esiste una fabbrica di compressori per frigoriferi in Italia !!

A quest’ora noi dovremmo progettare microchips per l’immenso mercato della IOT ( Internet of Things ) , avere gruppi di giovani attivi nel mercato dei giochi elettronici , progettare nano -macchine , MEMS , ecc come si fa nei paesi europei evoluti : Germania e Francia .

Dopo 10 anni di assenza dalla vita lavorativa italiana trovo un Paese ancora più stremato , dove siamo alla guerra tra poveri , dove l’emigrato è visto come colui che toglie “lavoro” agli italiani . Ma di quale lavoro stiamo parlando ? E mentre le elezioni si avvicinano il governo in carica continua a presentare i suoi ” positivi ” risultati  : economia in crescita , anche se di poco e lumicino  in Europa , disoccupazione  in calo grazie al fatto che oramai cresce l’esercito degli scoraggiati che il lavoro vero nemmeno lo cerca più . E’ di ieri la notizia di un concorso per 20 infermieri a cui si sono presentati oltre 2000 candidati .

La prova che anche agli alieni piace la birra

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Ana Letizia Andreatta Fonseca  era scomparsa la  notte dell’ultimo venerdì ed è riapparsa alle  19 del mercoledì delle ceneri . La vittima ha dichiarato di essere stata rapita da un’astronave mentre tornava dal lavoro.

Ana Letizia ha 26 anni ed è sposata da 3 anni con Gustavo Fonseca. La notte prima del presunto rapimento avevano deciso di viaggiare per trascorrere il carnevale a guarapari, nello stato dello Spirito Santo. Aveva le valigie pronte e avrebbe incontrato  il marito nel suo ufficio situato nel quartiere di insenatura, a Vittoria (ES)

Dopo 4 ore di ritardo e nessun contatto  telefonico o social, Gustavo ha avvertito  la polizia civile comunicando la scomparsa. La Polizia ha indagato sul fatto e ha trovato strano il fatto che l’auto sia stata abbandonata ai margini della autostrada  senza il bagaglio di Ana Letizia, solo quella di Gustavo è rimasto nel portabagagli del veicolo.

Dopo cinque giorni Ana Letizia e ‘ stata abbandonata sulla stessa strada dove  era stata rapita.  Dato che l’auto era nel cortile della stazione di polizia, ha dovuto chiamare suo marito chiedendole  di prenderla.

Il Delegato Antonio Napoleone giorni ha detto che ” se è stata davvero rapita non ha ancora capito, ma se è così a questi alieni piace molto la birra perche ‘ l’odore e ‘ impregnato nei suoi vestiti “

Il dubbio

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  • E noi qui e altrove cerchiamo la pace nello spirito, la pace dentro, e la troviamo perché lo spiritismo spiega tutto.
  • Fai un esempio – dice Don Matteo, seduto al primo piano nella saletta delle riunioni del mercoledì.
  • Quel ragazzo di Goiania che è entrato nella scuola e ha ucciso con due pistole una dozzina di compagni… Poi la maestra, che è stata colpita, lo ha convinto a non ammazzarsi… E ora è in prigione o in clinica… Hai visto l’intervista a uno dei genitori di una vittima? Quello davanti alle telecamere ha detto io non sono preoccupato per mio figlio che è stato molto amato e ora sta in un posto migliore di questo, io sono preoccupato per l’assassino, per il suo equilibrio, cosa gli sarà passato per la testa?
  • Hai ragione – è intervenuto l’omone con gli occhi chiari – lo spiritismo ci dà la fede necessaria per sopportare i mali di questo mondo e per avere compassione di ogni essere umano.
  • Esattamente – Aline, la riccia, ha ripreso a parlare – i media in toto hanno condannato l’atto del ragazzo e, se potessero, lo lincerebbero assieme a qualche genitore ma pochi, pochissimi si sono chiesti quali fossero le estreme sofferenze che lo hanno indotto a spargere quel sangue.
  • Se così fosse – Don Matteo ha di nuovo preso la parola – se così fosse dovremmo avere pena anche di Giuda e chiederci cosa avrà indotto uno degli apostoli prediletti a tradire il Maestro e dovremmo ritenere che il traditore invece di impiccarsi avrebbe potuto riflettere su ciò che aveva fatto; ma il peccato che aveva commesso era troppo grande, consegnare il figlio di Dio nelle mani dell’ingiusto tribunale del sinedrio non era cosa da poco, per Giuda non ci fu perdono…
  • Non lo puoi sapere, Matteo – Aline insiste e lo fa con un sorriso pacificatore che irrita l’italiano, profondamente – forse Dio Giuda lo ha perdonato, forse l’anima di Giuda, disincarnata, è stata accolta da spiriti di luce che, anno dopo anno, secolo dopo secolo (il tempo è relativo nel mondo spirituale) lo hanno educato alla riflessione sulla gravità dell’atto compiuto, senza giudicarlo, forse Giuda, lo spirito di Giuda un giorno è tornato ad abitare sulla terra in nuove spoglie, forse Dio nella sua infinita bontà lo ha graziato nonostante abbia tradito il suo unico figlio, e gli ha concesso la possibilità di una nuova incarnazione -.

Il religioso non ha la forza di ribattere, c’è troppa sicurezza dietro gli occhi di Aline. Don Matteo la osserva e la trova carina: sicuramente è una donna che ha sofferto e che nella religione ha trovato una medicina per il suo dolore. Chi è lui per giudicarla, lui che molti anni fa è scappato dalla donna, dalla ragazzina che amava perché non sopportava il peso dell’aggressività che quell’amore gli disegnava nella mente, nel cuore?

Lo spiritismo spiega tutto con la reincarnazione, questa la differenza maggiore dal cattolicesimo. Il paradiso e l’inferno non esistono, esistono nuove vite nelle quali pagheremo per ciò che abbiamo fatto. O godremo la felicità della raccolta dei frutti dei buoni semi che abbiamo sparpagliato in terra fertile nelle passate incarnazioni. La colpa non esiste, non esiste il peccato o il giudizio, ogni azione ha le sue conseguenze, volenti o nolenti, in questa vita o nella prossima.

Il prete alza la fronte verso l’orologio e vede che mancano pochi minuti alla fine della sessione. Tra poco Aline, bianca come una rosa, dirà che, due alla volta, i partecipanti possono andare nell’altra stanza dove verranno loro imposte le mani per lo scambio energetico. Poi, prima di uscire, tutti berranno un bicchierino di acqua fluidificata dalla presenza di buoni spiriti, rituale questo che, secondo gli spiritisti, era realizzato anche ai tempi di Cristo, dai suoi seguaci. Ma il prete ha paura di uscire da quel centro, nella Rua Viuva Lacerda, sotto al colle del Corcovado, quello con il Cristo dalla braccia aperte, sul cocuzzolo. In quel posto tutto pare avere senso, tutto ha una spiegazione e la rassegnazione è la virtù più insegnata. Da quando il cattolico si è messo a girare decine di spazi religiosi per ingannare il tempo perso a non fare il bene, il centro spiritista Lar do Amor è quello nel quale si è sentito accolto, non tanto dalle persone che gli hanno aperto la porta, ma da una specie di pace interiore che lo assale tutte le volte che varca quella soglia. Lui ha riferito questo suo pensiero a Lina, la negra che comanda là dentro, e lei gli ha detto che sono gli spiriti illuminati della casa dell’amore che si incaricano, quando lui si presenta al loro cospetto, di allontanargli dalla mente i pensieri più riottosi, più confusi. E lei vede, lei sente che la mente di Matteo è disturbata da troppe cose, da troppi desideri e da infiniti dubbi intorno alla sua stessa vocazione e alla missione qui in Brasile, quella di aiutare adolescenti, che pare non poter seguire a causa dell’eccesso di pericoli.

Adesso però sono le nove e venti della sera e Don Matteo saluta Aline, Lina e tutti gli altri, li saluta cordialmente come sempre. E, come sempre, appena mette piede in strada e sente il rumore delle macchine, delle ambulanze, degli elicotteri della polizia e della stampa che, come scarafaggi, sorvolano la città ormai in guerra già da un pezzo (è guerra di fazioni di narcotrafficanti), lui intuisce quanto sia folle credere che tutto questo abbia un senso, e un Dio.

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