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Qualche pensiero

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Cari Bolsonistas all’ascolto,

come vedete il futuro governo comincia a scricchiolare prima di cominciare per davvero.

Questo dimostra: l’indipendenza della Polizia Federale, garantita e promossa dai bistrattati governi del Partito dei Lavoratori. La Polizia Federale furono Lula e Dilma che la resero ciò che è adesso (a loro discapito).

Questo dimostra: che il governo Bolsonaro altro non è che un Temer 2. Il Presidente si è illuso di vivere all’epoca dei militari, anni nei quali la stampa stava zitta e le inchieste non venivano effettuate. Oggi invece…

Come sempre però tutto dipende dall’economia (l’attuale crisi italiana docet). Se Paulo Guedes con le privatizzazioni riuscirà a far girare la macchina, il governo durerà e in secondo piano passeranno le scelte nefaste di un ministro degli esteri anti Onu, allineato con gli Stati Uniti (che ti usano finché gli servi e poi ti gettano via come un’amante da poco perché sudamericana). In secondo piano passeranno le dichiarazioni anti scientifiche contro il riscaldamento globale, in secondo piano passerà la mano data ai Fazendeiros con la deforestazione dell’Amazzonia e l’attacco alle comunità indigene.

In secondo piano passeranno una nuova ministra dell’educazione evangelica e le misure contro l’aborto.

Se invece l’economia non funzionerà (io mi auguro che non succeda, tutto sommato spero che Bolsonaro duri perché altrimenti, da immigrati disoccupati, in molti dovremo ritornare in patria con la coda tra le gambe) se l’economia girerà tutto il resto non avrà molta importanza.

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Ho trovato questo ” manifesto ” su internet , pubblicato da un amico italiano che vive a Natal come me . Non so se quanto riportato sia esatto dal punto di vista quantitativo ma sul Globo sono apparse molte notizie a conforto di questa tesi : ovvero che non mancano medici brasiliani disponibili ad occupare gli 8000 posti liberati dal programma Mais Medicos . Eppure durante il governo Dilma sembrava l’opposto .

Certo appare strano che il governo cubano abbia ordinato a tutti i suoi medici di rientrare precipitosamente a casa non appena Bolsonaro ha annunciato di NON voler più trasferire il 70% dello stipendio dei medici a Cuba e di consegnarlo direttamente ai medici in Brasile .

Chi ne sapesse di più e pregato di intervenire nella discussione .

Due racconti

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Fatima

La mia vicina di casa sta morendo. E’ sdraiata in una stanza a una trentina di metri, forse meno, da dove sto scrivendo. E’ piegata sul fianco destro, il lenzuolo le lascia scoperta una parte della coscia.

Un sacchetto di plastica adibito alla raccolta delle feci penzola nel vuoto tra il letto e il pavimento.

Di fianco a lei fino a poche ore fa c’era un’infermiera nera che, tra un’incombenza e l’altra, tra i ricambi dei sacchetti e dei cerotti imbevuti di morfina, traccheggiava con il cellulare.

Il marito, aiutato da parenti, stamattina si è sdraiato accanto a lei, accanto a Fatima e, piangendo, le ha accarezzato le braccia.

Lei non parla né mangia più, però si agita e lui cerca di calmarla come fosse una bambina appena nata.

Io sono andato a trovarla due volte, sono entrato nella stanza con un’ampia finestra che dà sul cortiletto del nostro palazzo, con alberi e uccelli che cantano al mattino e al pomeriggio (abitiamo come tutti a Rio vicino a una favela e ogni tanto il cinguettio è intervallato da scariche di mitragliatrice e di fucile).

Sono rimasto in piedi, mi sono seduto, rialzato e ho pregato non so quanti Padre Nostro.

Fatima dà qualche segnale di vita, respira, muove una gamba.

Il clima in casa è tranquillo, “Non abbiamo mai ricevuto così tante visite” mi ha detto il marito barbuto sui sessanta, medico, uomo razionale e buono. Lui e la figlia stanno cercando di vivere la morte come un fatto normale. I visitanti parlano a voce bassa di tutto e di niente. Non c’è disperazione, c’è attesa della morte come se fosse un parto. Tutti aspettano che da un momento all’altro lei respiri il suo ultimo respiro e consegni l’anima a Dio.

E’ venuta a trovarla anche la madre di novant’anni col fratello ed è stato il suo ultimo istante di coscienza. Li ha guardati e ha pianto, senza parlare.

Adesso li ho incontrati sulle scale che avevano comprato qualcosa da mangiare e da bere; loro aspettano ospiti anche perché, ironia della sorte, domani è il compleanno di lui e chissà che il regalo non sarà la partenza della moglie, la fine di una sofferenza che dura da due anni, di una tribolazione alla ricerca della cura per una malattia che non ha cura.

Quanto silenzio e quanto mistero s’aggirano attorno al letto di Fatima.

Dove starà andando? Quanta paura avrà di partire? A cosa starà pensando, nel sonno, starà cercando il coraggio per intraprendere l’ultimo viaggio?

Sarà un salto nel vuoto?

Quanti spiriti buoni e cattivi le staranno dicendo cose belle e spregevoli all’orecchio. Una delle ultime cose che lei ha detto è stata “Mi avrebbe fatto piacere avere fede, mi avrebbe aiutato in momenti come questi”.

Fatima, è ora di partire, te lo dice il tuo vicino di casa. Le valigie sono pronte, il viaggio è compiuto. Sei stata coraggiosa, valente, hai combattuto fino all’ultimo minuto. Tua figlia ti farà onore, ce l’ha scritto negli occhi.

Abbandona un corpo che non è più il tuo.

Abbandona il letto, l’infermiera, il marito, la madre, la figlia e la nostra palazzina di Copacabana. Va’, sorvola la favela e sali il più in alto possibile. Osserva gli esseri meschini e angelicali che popolano la terra, osservali dall’alto e sentiti finalmente lontana da tutto questo caos, dalle parole spese a vanvera, dalle ingiustizie, vai, segui la direzione che ti indicheranno e spera di trovare un Dio, un silenzio, un albero, una pace, qualcosa, ma va’, non aver paura, l’inferno non esiste, l’inferno lo hai già vissuto.

UNA STORIA DEL CRACK

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Testo e foto Gianluca Uda

No… perché?

Insomma ti svegli con l’ansia, il cuore batte strano e hai paura.

Conosci la paura?

No… non credo, questa è differente, non la conosci sicuro.

Ahahaha

Poi hai quel gusto in bocca… ascolta i nervi come fanno rumore, li senti. Un sapore orribile, un gusto di bruciato che ti accompagna per tutto il giorno.

PAURA, ti svegli con la paura, tutti i giorni.

Sai cosa è il PANICO… orribile, non te lo consiglio.

Hai paura di esplodere, paura di morire.

Morire è brutto, molto brutto.

La gente ti fa paura e poi la polizia ti vuole morto.

Dove sono? Gli sbirri conosci… dove sono?

Loro sono qui?

Cominci per gioco… forse… o perché sei povero… forse perché non ce la fai a vivere. Ecco perche´ cominci… non sai vivere.

Vivere è difficile sai? Loro sono qua?

Cominci perché sei un coglione… ahahhaa… ecco perché cominci.

Tu hai mai provato? Non farlo perdi i denti.

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